Racchetta per epicondilite: selezione delle migliori

Racchetta per epicondilite: caratteristiche, i 5 migliori modelli

Spesso, la tendinite nota come il gomito del tennista richiede l’utilizzo di una racchetta per epicondilite. Questo perché l’infiammazione dolorosa ai tendini estensori può dipendere, tra le varie cause, da scarsa preparazione, allenamento inadeguato ed utilizzo di una racchetta sbagliata.

L’epicondilite può scatenarsi a causa delle vibrazioni che dalla racchetta si irradiano ai tendini estensori della mano e del gomito, colpo dopo colpo. Una racchetta sbagliata può sollecitare eccessivamente anche il legamento collaterale ulnare.

L’infiammazione dei tendini del gomito (epicondilite laterale) si può prevenire o evitare semplicemente scegliendo una racchetta con determinate caratteristiche e che sia in grado, innanzitutto, di ridurre le vibrazioni. Alle migliori cure ci pensa la Fisioterapia.

Miglior racchetta per epicondilite: quali fattori considerare

Chi soffre di epicondilite o è a rischio di recidive, deve valutare con cura determinati fattori per scegliere la racchetta giusta. Il fattore numero uno è il livello di preparazione sportiva (amatoriale, professionale): se il tuo livello di gioco è amatoriale evita racchette da tennis consigliate a professionisti.

Gli altri fattori da considerare sono:

  • Telaio;
  • Materiali;
  • Impugnatura e grip;
  • Tensione delle corde;
  • Dimensioni del piatto/testa corde;
  • Lunghezza;
  • Peso e bilanciamento;
  • pallina.

Telaio

L’indice di rigidità del telaio è contraddistinto dalla sigla RA cui segue un numero. Un indice inferiore a RA 70 significa che la racchetta da tennis trasmette meno vibrazioni, quindi meno stress al gomito.

Materiali

Il materiale ideale per principianti o per chi soffre di epicondilite è la grafite: è leggera e, allo stesso tempo, garantisce una certa potenza ai colpi. Anche l’alluminio o il titanio assicurano potenza e manovrabilità.

Impugnatura e grip

Uno dei maggiori fattori di rischio è una misura errata del grip. Il grip è un materiale di riempimento che permette di adottare una presa corretta sulla racchetta. Non deve essere né troppo grande né troppo piccolo: l’impugnatura della racchetta deve essere adeguata alla grandezza della mano di un giocatore. Una presa grande per una mano piccola rischia di stressare i muscoli. Una presa piccola per una mano grande provoca un lavoro muscolare scorretto con il rischio di infiammare i tendini.

Il grip ideale è poco spesso per una mano piccola e più spesso per una mano grande.

Di regola, afferrando l’impugnatura della racchetta, il pollice non dovrebbe toccare le dita della mano: in più, la distanza tra pollice e dita dovrebbe essere di un cm circa.

Racchette con manici riempiti di gel o schiume di elastomeri servono a controllare meglio peso, bilanciamento ed assorbimento delle vibrazioni trasmesse dalla racchetta al gomito.

Tensione delle corde

miglior racchetta per epicondilite

Più le corde sono sottili, maggiore sarà la giocabilità e più facile lo spin, il controllo, il comfort. In questo modo, si riduce il rischio epicondilite.

L’accordatura della racchetta è un altro fattore importante per evitare infiammazioni. La tensione ideale deve essere inferiore ai 22 Kg per varie ragioni: ridurre la rigidità della racchetta, le vibrazioni, la potenza del colpo, tutto ciò che può stressare i muscoli.

Punta su corde morbide e, visto che ci sei, anche su gommini antivibrazione.

Dimensioni del piatto/testa corde

La potenza del tiro è associata alla testa della racchetta. A parità di forza impressa al colpo, una testa più ampia offrirà più potenza di una testa più piccola. Oggi, vengono proposte racchette con un piatto corde che misura tra i 98 ed i 100 pollici quadrati (ovvero tra 632 e 645 cm quadrati).

Lunghezza

La lunghezza di una racchetta può variare da 68 a 74 cm. Una lunghezza maggiore imprime una potenza di tiro aumentata, ma costringe anche a sforzarsi di più per completare la rotazione durante il colpo. Una racchetta per epicondilite dovrebbe essere lunga 68 cm circa.

Peso e bilanciamento

Il peso delle racchette da tennis va da 260 grammi (super leggere) ad oltre 320 grammi (pesanti). Sia il peso sia il bilanciamento sono importanti per gestire al meglio una racchetta da tennis in dritto e in rovescio. Una racchetta per epicondilite deve essere leggera (fino a 300 grammi) perché più manovrabile, in grado di far completare l’oscillazione del tiro più velocemente.

Palline

La scelta delle palline da tennis non è da trascurare. In caso di epicondilite, è preferibile usare palline più leggere perché quelle più dure e pesanti richiedono un maggiore sforzo del braccio che può provocare infiammazione ai tendini.

Un video interessante per la scelta della giusta racchetta a cura di Madabouttennis

Le 5 migliori racchette per epicondilite

Fatte le dovute premesse, ecco 5 racchette indicate per chi soffre di epicondilite, da usare per evitare ricadute.

Pro-Kennex QTOUR 300 2018 3

Il marchio Pro Kennex ha la tecnologia proprietaria Kinect in grado di ammortizzare efficacemente il colpo riducendo le vibrazioni, Tutto questo grazie alle capsule contenute nel telaio con all’interno minuscole sfere. Questa racchetta pesa 300 grammi, è realizzata in graphite per garantire leggerezza e manovrabilità. Il piatto corde a 16 verticali conferisce potenza alla palla e grandi rotazioni. E’ una racchetta confortevole, ideale per giocatori che cercano soprattutto velocità di palla senza affaticarsi.

Pro-Kennex KI5 300 2018 3

Mantenendo la tecnologia Kinect della Pro-Kennex, anche questa KI5 300 è una racchetta salva-gomito. Pesa 300 grammi, è lunga 68.5 cm, presenta un piatto testa di 100 pollici ed un profilo di 22 mm. La tecnologia Kinetic Ionic rappresenta l’evoluzione del sistema di protezione per gli shock da impatto e  vibrazioni, con le microsfere incapsulate. La struttura del telaio è a D-section con sezione piatta da un lato ed ellittica dall’altro. Il grip è di ottima fattura, sufficientemente sensibile per un ottimo comfort della presa.

Head S6 Original

Unica nel suo genere costruita in titanio e carbonio, è tra le più leggere e versatili nel campo professionistico.  Non cordata pesa soltanto 225 grammi per consentire al giocatore leggerezza e agilità nei movimenti.  E’ ideale per chi gioca su potenza, profondità e spin e risulta performante sugli scambi più intensi. Testa ampia (misura 115 pollici), arriva già cordata.

Babolat AeroPro Drive

Consigliata per giocatori intermedi o semiprofessionisti, ha una struttura leggerissima in grafene che la rende molto maneggevole, perfetta per giocate veloci e spin. E’ una racchetta rigida che consente colpi secchi e precisi. Punti forti: controllo, manovrabilità, equilibrio, facilità di utilizzo. Pesa 300 gr, è lunga 69 cm, la larghezza della testa è di 100 pollici (645 cm) quadrati.

Wilson Pro Lite 100

Lunghezza 68 cm, larghezza piatto testa 100 pollici (645 cm), peso circa 279 grammi. La Wilson Pro Lite 100 è leggera, molto equilibrata, adatta a giocatori che difettano di forza muscolare. Consente di giocare con praticità e velocità di spin. Non affatica il braccio consentendo colpi non esageratamente potenti.

Racchette per epicondilite e Fisioterapia

Farmaci antinfiammatori non steroidei e analgesici hanno un effetto temporaneo. La Fisioterapia interviene sulla causa per offrire una soluzione a lungo termine per l’epicondilite.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per programmare un percorso terapeutico personalizzato.

Per intervenire su dolore e infiammazione, il Fisioterapista sceglierà i migliori trattamenti strumentali d’elezione (Tecarterapia, Laser Yag ad Alta Potenza e Onde d’urto).

In seguito, per ripristinare la mobilità, procederà con la terapia manuale (eseguita dall’Osteopata, trattamento manuale dei trigger point, kinesiotaping) e riabilitativa attraverso esercizi terapeutici mirati (stretching, esercizi di estensione, flessione, rinforzo e propriocezione).

Miglior racchetta da paddle

Miglior racchetta da paddle contro le infiammazioni

Per non rinunciare alla voglia di fare sport evitando infiammazioni, ti consigliamo la miglior racchetta da paddle. Il paddle è uno sport nato in Argentina che rappresenta una variante del tennis. Prevede le stesse regole del tennis ad eccezione del ‘fuori campo’ con, in più, i fondamenti dello squash e del racquetball.

Negli ultimi anni, il gioco del paddle sta riscuotendo sempre più successo a livello internazionale ed è stato ufficialmente riconosciuto dal C.O.N.I. nel 2008.

Questo sport necessita di una racchetta paddle (o padel) che può essere realizzata in diversi pesi, forme e materiali. La racchetta da padel è costituita da telaio (o profilo) che dà alla struttura forza e rigidità, superficie d’impatto per il rimbalzo della palla e impugnatura che deve garantire una presa salda.

Di solito, i telai di queste pale sono in fibra di carbonio o vetro.

In questo focus, ti spieghiamo le caratteristiche di una racchetta di qualità progettata per farti giocare al meglio evitando sovraccarichi funzionali e, di conseguenza, infiammazioni o lesioni da postura scorretta.

Miglior racchetta da paddle: differenze con quella da tennis

le migliori racchette da paddle

A differenza delle racchette da tennis, quelle da paddle possono avere diverse forme e varianti: a diamante, a goccia o tonde.

Anche l’impugnatura è differente: è più piccola per consentire al giocatore una presa fissa e stabile.

Per il resto, sia le racchette da tennis sia quelle da padel possono essere costruite in fibra di vetro o carbonio.

Una racchetta padel inadeguata può causare infiammazioni o lesioni da postura scorretta. E’ importante, quindi, non solo scegliere quella giusta ma anche riscaldarsi prima dell’allenamento.

Le caratteristiche della miglior racchetta da paddle

racchetta da paddle

Per fare un acquisto sicuro e sensato, è importante valutare non soltanto il proprio livello di attività sportiva (principiante o professionista) ma altri fattori importanti:

  • Peso e dimensioni;
  • Design;
  • Materiali;
  • Elasticità;
  • Velocità di azione;
  • Tecnologia utilizzata;
  • Grip e laccetto.

Peso e dimensioni

Peso e dimensioni della racchetta devono essere adatti alle tue esigenze e preparazione. Il peso può variare dai 350 ai 390 grammi (superiore alla racchetta da tennis).

Al di sotto di 375 grammi, il peso è classificato leggero, mentre al di sopra (fino a 390 gr) pesante.

Design

La forma della racchetta da paddle può essere tonda, a diamante, a goccia: queste forme, oltre a stimolare i tuoi gusti personali, hanno la loro funzionalità.

La forma tonda è più ampia con un ottimo bilanciamento orientato verso il manico per il massimo controllo ed è più adatta ai principianti.

Quella a forma di diamante presenta una testa più schiacciata ed il peso spostato in avanti, E’ pensata per giocatori intermedi, progettata per un gioco di potenza a discapito del controllo.

Il modello a goccia (o lacrima) è a mezza via tra i due modelli precedenti per garantire un bilanciamento intermedio.

Materiali

I materiali, di solito, coincidono con quelli usati per la racchetta da tennis (puoi scegliere tra fibra di vetro o carbonio). La fibra di carbonio è la più utilizzata per la parte esterna in quanto rende la racchetta più resistente e, al tempo stesso, più leggera. Il nucleo della parte interna, invece, (generalmente, con spessore da 38 mm) è composta da gomma speciale che può essere in EVA Mega Flex o FOAM, materiali che rendono la pala flessibile e più potente.

Elasticità

L’elasticità è un aspetto delicato per questo tipo di racchetta che non ha un piatto corde ma è piena.

Non potendo cambiare periodicamente le corde, dopo 6-12 mesi può rischiare di perdere elasticità. Oltre a scegliere un modello di qualità, è bene custodire la racchetta con cura proteggendola contro gli sbalzi termici.

Velocità di azione

La velocità di azione di  gioco consente alla palla maggiore velocità di uscita dalla racchetta.

Tecnologia utilizzata

Ogni brand ha la sua tecnologia proprietaria in grado di assicurare velocità e forza al colpo sferrato. Dunlop e Adidas, per esempio, sfruttano tecnologie in gel che permettono movimenti fluidi e potenti, colpi veloci e sicuri, impugnatura corretta e stabile.

Grip e laccetto

A differenza delle racchette da tennis, quella da padel non prevede diverse taglie di grip: l’impugnatura di base è molto piccola. Il giocatore dovrà adattarla con una serie di overgrip. La cura dell’overgrip è fondamentale per mantenere una presa solida e stabile.

Per evitare un pericoloso scivolamento della racchetta, è previsto anche un laccetto con dimensioni regolabili da legare al polso.

Miglior racchetta da paddle: gli 8 modelli top 

racchetta paddle

Per un gioco equilibrato, efficace e non troppo faticoso, ti proponiamo 8 modelli tra i più apprezzati e venduti, a marchio Dunlop, Head, Adidas, Nox, Bullpadel e Power Padel.

Altri brand specializzati da considerare sono Babolat, Wilson, Drop Shot, Black Crown, Sioux, Royal Padel, Starvie, Mystica e Asics.

Un video molto utile per la scelta della racchetta paddle

Ecco, di seguito, i modelli selezionati. Dai un’occhiata e scegli la miglior racchetta da paddle adatta a te.

Dunlop Titan

Pala di fascia medio alta in fibra di carbonio con spessore di 38 mm, caratterizzata da buona resistenza e tenuta per chi tende ad un gioco potente. Il corpo in carbonio e la parte interna in EVA mega flex la rendono adatta al controllo, alla capacità di attutire il colpo e ad una giocata improntata su uno stile sia offensivo sia difensivo. La tecnologia Power Bar la rende versatile.

Head Ultimate Pro Ltd. 2016

Questa racchetta da paddle realizzata in fibra di carbonio e materiale plastico EVA ha uno spessore di 38 mm. Ha una buona adattabilità a più tipologie e livelli di gioco. La morbidezza della parte centrale è studiata, più che per la potenza, per una gestione controllata della palla. Grazie alla Control Ring Technology, la pala sfrutta un elastomero interno. Il manico dal grip funzionale è in grado di restituire una presa adatta alla giocata.

Head Graphene Touch Alpha PRO

Questa racchetta padel è da consigliare a chi preferisce un gioco veloce, con una buona resa in attacco e in risposta. La sua natura è, principalmente, da attacco, ideale per chi si concentra sulla forza del colpo.

Head Graphene XT

Il design leggermente ovale (a goccia) sfrutta al meglio l’angolatura per mantenere una potenza adeguata in risposta. Assicura un buon effetto ai colpi, una gestione e una tenuta sia in attacco sia in difesa di alto livello.

E’ realizzata in carbonio e graphene XT che le conferisce malleabilità e versatilità.

Adidas X-Treme LTD 2018

La racchetta da paddle Adidas X-Treme è adatta a chi comincia a praticare questo sport essendo versatile e leggera. Il corpo è in fibra di vetro e gomma EVA soft che assicurano resistenza e praticità di utilizzo. Resiste nel tempo, è adatta ad un gioco polivalente. Profilo da 38 mm.

Nox Ultimate Fiber Pro

Realizzata in carbonio al 100% (per il tubolare) e gomma HR3 (nucleo centrale), questa pala consente una buona gestione ed un controllo accurato dei colpi grazie anche alla sua forma tonda, una giocata attenta ed una risposta mirata. Lo spessore del profilo è di 38 mm.

Bullpadel Hack Proline

Questa è una delle migliori racchette da paddle per giocatori esperti che cercano la massima potenza. Il  nucleo esterno in XT-Carbon permette la massima potenza nel colpo e un grande controllo, mentre la gomma Blackeva consente una grande giocabilità. Le parti in polimero Vibradrive offrono una buona ammortizzazione delle vibrazioni. In dotazione un overgrip.

Power Padel Black Mate

I punti forti di questa racchetta da paddle realizzata in carbonio è la leggerezza, la maneggevolezza il notevole controllo. Essendo molto agile, non dovrai colpire con troppa forza per dare precisione alla palla. E’ un modello che dà il meglio di sé nel gioco difensivo piuttosto che in quello offensivo.

La miglior racchetta da paddle deve vedersela con due fattori: la qualità e le tue esigenze.

Miglior Tutore per Epicondilite: guida completa alla scelta

Tutore epicondilite: la selezione dei migliori

Hai abusato del muscolo estensore del polso, avverti un dolore costante al lato esterno del gomito: hai assolutamente bisogno di un tutore per l’ epicondilite. Inizialmente, provavi un lieve fastidio: poi, quel fastidio si è trasformato in dolore fisso, costante, localizzato sulla parte esterna del gomito che si è irradiato all’avambraccio fino a raggiungere le dita.

Il medico ortopedico ti ha diagnosticato il gomito del tennista (epicondilite laterale), una tendinopatia inserzionale che colpisce i tendini estensori, la più frequente. Se ti avesse diagnosticato il gomito del golfista (epitrocleite) che colpisce i tendini flessori sarebbe cambiato poco. Avresti sentito ugualmente la necessità di un tutore.

Oltre a prescriverti farmaci antinfiammatori e analgesici, lo specialista ti ha vivamente consigliato l’utilizzo di un tutore (fascia, bracciale, gomitiera) per ridurre il dolore e il sovraccarico, per comprimere e proteggere la parte colpita da ulteriori traumi. Ti ha consigliato anche di affidarti alla Fisioterapia d’avanguardia che non si limita a curare i sintomi bensì interviene sulla causa per risolvere il problema a lungo termine e prevenire recidive.

Quali sono i migliori tutori per epicondilite? Quali i trattamenti fisioterapici più efficaci e risolutivi?

Tutori epicondilite: fasce, bracciali e gomitiere delle migliori marche

migliori tutori per epicondilite

Il tutore per epicondilite ha tutte le funzioni necessarie per non farti soffrire e contrastare il problema:

  • riduce dolore e gonfiore;
  • protegge il tendine infiammato diminuendo il sovraccarico;
  • non consente di abusare del gomito con sollecitazioni eccessive;
  • riscalda l’area compromessa;
  • previene lesioni.

Puoi scegliere tra diversi modelli in base al livello di dolore e infiammazione: fascia, bracciale regolabile e gomitiera. Indubbiamente, la gomitiera regolabile in neoprene protegge di più assicurando il massimo comfort.

Le fasce, generalmente, si applicano sull’avambraccio superiore: non fare l’errore di applicare la fascia sul punto più dolente, indossalo poco al di sotto della zona più dolorosa del gomito.

Il bracciale si può anche regolare con cinghie e chiusura a velcro.

Le gomitiere si indossano sopra l’articolazione del gomito coprendo parte del braccio e dell’avambraccio: proteggono e comprimono delicatamente tutti i muscoli che circondano le articolazioni del gomito.

Il materiale migliore è il neoprene, antisudore e antisfregamento. Per pelli sensibili si consigliano modelli in cotone.

I modelli più apprezzati sul mercato per qualità dei materiali e funzionalità appartengono alle seguenti marche:

  • Mcdavid;
  • Epysistem;
  • Epibrace Pro;
  • Actesso,
  • Isermeo;
  • Tomight;
  • RDX.

Ti elenchiamo i singoli prodotti scelti direttamente per te su Amazon:

Consigli per la scelta del miglior tutore per epicondilite

Considera le seguenti caratteristiche, prima di acquistare un tutore per epicondilite:

  • Taglia, deve essere quella giusta oppure opta per modelli di taglia unica, fasce elastiche che si adattano a tutte le corporature;
  • Materiali di qualità, primo fra tutti il neoprene antisudore e antisfregamento che garantisce il massimo comfort;
  • Chiusura a scatto per la fascia in velcro che fissa in posizione il tutore. E’ importante fissarlo correttamente per renderlo efficace;
  • Comfort visto che dovrai indossare la gomitiera o la fascia per molte ore. La comodità è data sia dai materiali di qualità traspiranti sia dalla struttura del tutore.

Come si mette il tutore per epicondilite?

Un video del Dott. De Filippo Fisioterapista

Tutore epicondilite e Fisioterapia

Tra i rimedi naturali per l’epicondilite (integratori, alimentazione adeguata, applicazione di ghiaccio, sali di Epsom, creme, pomate e oli essenziali), la Fisioterapia resta la più efficace e risolutiva.

I farmaci antinfiammatori non steroidei, analgesici e miorilassanti agiscono per un tempo limitato sui sintomi, mentre la Fisioterapia interviene sulla causa per offrire una soluzione a lungo termine.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale necessaria per pianificare un percorso terapeutico personalizzato, su misura per te.

Nella prima fase, per combattere dolore e infiammazione, il Fisioterapista interverrà con i seguenti trattamenti strumentali d’elezione:

  • Tecarterapia ad azione antinfiammatoria, antidolorifica, decontratturante e rigenerante a cui si può abbinare la terapia manuale;
  • Laser Yag ad Alta Potenza, un metodo rapido contro dolore e infiammazione che favorisce la vasodilatazione ed aumenta il drenaggio linfatico;
  • Onde d’urto, trattamento d’elezione che colpisce selettivamente il muscolo infiammato e i tendini dolenti. Sfrutta l’azione di onde ad elevata energia acustica trasmesse attraverso l’epidermide che penetrano nell’organismo diffondendosi in senso radiale. Favorisce la vascolarizzazione e cambiamenti biologici all’interno delle cellule, attiva una nuova formazione di vasi sanguigni (neoangiogenesi)
  • Ultrasuoni terapia.

Nella seconda fase, la terapia manuale e riabilitativa punta al ripristino della funzionalità muscolare ed articolare ed al rafforzamento del tono muscolare. I migliori trattamenti per ripristinare il range di movimento sono:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata (manipolazioni, massaggi con mobilizzazione di gomito e polso, prono-supinazione);
  • Massoterapia;
  • Trattamento manuale dei trigger point;
  • Kinesiotaping;
  • Esercizi terapeutici di stretching passivo, di estensione e flessione, di rinforzo e propriocezione.

Un video interessante sugli esercizi eccentrici per il Gomito

Visto che i tendini estensori sono scarsamente vascolarizzati, è più difficile risolvere un’infiammazione rispetto ad altre strutture del corpo.

Gli esercizi di allungamento e rinforzo muscolare favoriscono la circolazione del sangue nell’area colpita contribuendo ad apportare ossigeno ai tessuti ed eliminando le scorie dell’infiammazione.

Racchetta per epicondilite: una scelta importante

racchetta per epicondilite

Oltre al tutore epicondilite, hai bisogno della racchetta giusta per te se vorrai continuare a giocare a tennis, da usare sia per gestire il dolore sia dopo la guarigione per evitare recidive.

Spesso, il fattore di rischio è una misura inadeguata del grip (troppo grande o troppo piccolo rispetto alla grandezza delle mani).

Chi è affetto da epicondilite o a rischio di ricadute deve verificare l’accordatura della racchetta, la tensione delle corde. Si consiglia una tensione inferiore ai 22 Kg per ridurre la rigidità della racchetta, la potenza del colpo, le vibrazioni. Insomma, preferisci corde morbide e la presenza di gommini antivibrazione.

Consigliamo due modelli di racchette a marchio Pro Kennex:

  • Pro-Kennex QTOUR 300 2018 3;
  • Pro-Kennex KI5 300 2018 3.

La tecnologia Kinect del brand Pro Kennex è capace di ammortizzare notevolmente il colpo e di ridurre le vibrazioni grazie alla presenza nel telaio della racchetta di capsule con all’interno minuscole sfere.

Non sottovalutare mai la presa, l’impugnatura deve essere adeguata alla grandezza della tua mano. Ad esempio, se una mano è piccola con una presa grande farai fatica e stresserai i muscoli, mentre se la mano è grande e la presa è piccola il lavoro muscolare non corretto potrebbe causare l’infiammazione del gomito.

Il grip è un materiale di riempimento che aiuta ad adottare una corretta presa sulla racchetta. L’ideale per una mano piccola è un grip poco spesso, per una mano grande un grip più spesso.

Consiglio la lettura dell’articolo cura epicondilite e rimedi epicondilite.

I-migliori-tutori-per-alluce-valgo

I migliori tutori per alluce valgo

Tutore per alluce valgo: i migliori in commercio

Indossare un tutore per alluce valgo funziona? Una delle deformità più comuni del piede consiste nella deviazione in adduzione del primo dito dovuta ad uno squilibrio tra i muscoli estrinseci ed intrinseci del piede e delle strutture legamentose.

Per definirlo tale, la deviazione deve essere maggiore di 20 gradi rispetto alla posizione fisiologica.

Il quadro sintomatologico comprende, oltre al dolore, un rossore cutaneo nella zona delle deviazione articolare, borsite, disallineamenti ossei, limitazione funzionale dell’articolazione metatarso-falangea, difficoltà a correre. Nei casi più gravi, si prova fastidio anche a camminare normalmente ed a salire le scale. Se l’alluce valgo non viene curato col passare del tempo può peggiorare e influire negativamente sulla deambulazione, sulla funzionalità del piede e sulla postura.

Le donne sono i soggetti più colpiti dall’alluce valgo (detto anche a cipolla), 10 volte più degli uomini. Le cause più frequenti sono il piede piatto, instabilità dell’arco plantare, fattori ereditari, l’abitudine ad indossare scarpe inadeguate o con tacchi alti per molte ore al giorno. I tacchi alti costringono l’alluce ad assumere una posizione innaturale.

Spesso, l’alluce valgo è accompagnato da altre problematiche come dita a martello e metatarsalgia plantare.

Prima di valutare l’intervento chirurgico, è bene tentare altre strade a seconda della gravità del problema tra cui l’utilizzo di un tutore ed un ciclo di Fisioterapia mirata.

Parliamoci chiaro: il tutore (correttore o divaricatore che sia) non fa miracoli. Utilizzato quotidianamente (anche di notte) può agire su un alluce valgo lieve o moderato influendo sul riallineamento dell’alluce, ridurre il problema causato dall’infiammazione e correggere la postura dell’alluce. Non può, in nessun modo, migliorare un alluce valgo in stadio avanzato. Al limite, il tutore potrà tornare utile prima e dopo l’intervento chirurgico per attenuare il dolore ed evitare recidive.

Il tutore per alluce valgo funziona?

rimedi alluce valgo

I medici consigliano l’uso del tutore quando insorgono i primi sintomi (cipolla e distorsione del 1° raggio del piede verso l’interno).

Nello stadio iniziale, nei casi lievi e moderati, i soggetti colpiti da alluce valgo trovano sollievo nell’uso di un tutore: ha una funzione di contenimento, riadattamento, rimette il piede in asse massimizzando la buona postura e limitando il progresso patologico.

Rappresenta la terapia conservativa più efficace nei casi non gravi: non può correggere la deformità dell’alluce ma attenua i sintomi e ritarda il momento dell’intervento.

Tutore per alluce valgo correttivo e soluzioni alternative

Il tutore correttivo è facile da usare: una volta posizionato sotto l’alluce, dona subito una sensazione di benessere. E’ un supporto ortopedico che tende a raddrizzare il disallineamento esercitando una pressione sull’alluce valgo.

Ne esistono di due tipi: uno da indossare di giorno (da portare nelle scarpe) e l’altro notturno. Usati entrambi agiscono, di conseguenza, sfruttando tutte le 24 ore.

Che si tratti di diurno e notturno, il tutore è generalmente composto da un cappuccio in silicone da posizionare nella zona dell’alluce, un morbido cuscinetto da sistemare sulla deformità del piede, una banda elastica ed una cinghia posteriore regolabile.

Un altro tipo di supporto è il divaricatore, piccola struttura in silicone o lattice da porre nello spazio tra alluce e secondo dito del piede. Permette il riallineamento delle dita, previene la formazione di callosità. Alcuni modelli di divaricatori dispongono di cuscinetto posto all’altezza dell’esostosi (protuberanza dell’alluce valgo).

Le guaine protettive (in tessuto o silicone) sono progettate per evitare il doloroso sfregamento della sporgenza dell’alluce con la scarpa che provoca infiammazione e arrossamento. Dispongono di una protezione in gel per diminuire l’attrito.

Chi necessita di un supporto completo e personalizzato per problemi di postura può far realizzare da uno specialista il plantare ortopedico modellato sul piede della persona che soffre di alluce valgo. Deve essere realizzato con materiali in grado di ammortizzare il piede dal terreno sia per l’appoggio sia nella spinta del movimento.

Miglior tutore per alluce valgo: i 6 modelli top

Tra tante marche, ti suggeriamo i migliori tutori per alluce valgo in termini di materiali e funzionalità, i più venduti, apprezzati e richiesti del momento.

Footfix

Tutore in silicone ipoallergenico e atossico, resistente agli urti ed agli sbalzi di temperatura. La  forma di questo prodotto made in Italy della Natural Fit è stata appositamente studiata per combattere dolore e infiammazione e ridurre la curvatura di un alluce valgo lieve o moderato. Usato costantemente 6-10 ore al giorno permette in soli 3 mesi di migliorare le condizioni dell’alluce valgo. E’ molto versatile, avvolge il piede come una guaina alleviando subito il dolore, si può usare anche durante l’attività sportiva e con qualsiasi scarpa (anche estiva).

ValgoMed

Tutore elastico ipoallergenico la cui guaina tubolare contiene all’interno un cuscinetto di 3 mm di silicone medicale che protegge l’esostosi del primo metatarso frenando il peggioramento della situazione. Si può indossare con qualsiasi calzatura, preferibilmente a pianta larga e non a punta.

ValgoSocks

Non è un semplice tutore di correzione ma un calzino aperto sul davanti che interviene sull’aspetto biomeccanico della pianta del piede. All’interno è presente un cuscinetto metatarsale e una benda ditale che lo rende comodo e poco ingombrante. Avvolge il piede in una corretta posizione riducendo il dolore. I calzini ValgoSocks sono adatti a tutti i tipi di scarpe (tranne quelle con tacchi molto alti) e si possono indossare tutto il giorno.

Hallufix

Indicato per alluce valgo lieve e moderato, Hallufix di Eumedica è un tutore flessibile, dinamico, brevettato ambidestro, dotato di  cuscino in gel e fasce regolabili. Distribuisce la pressione in modo uniforme, offre un efficace sostegno correttivo e migliora la deambulazione. Grazie alla sua struttura semi-rigida con giuntura corregge il mal posizionamento dell’alluce e lo mantiene immobile anche in fase post-chirurgica. E’ facilmente indossabile sia di notte sia di giorno durante i lavori di routine per 2-3 ore indossando scarpe dalla pianta larga.

Un video di questo tutore

Attenzione: è controindicato per chi soffre di problemi di circolazione o diabete.

Isermeo

E’ un correttore/divaricatore da usare durante la notte indicato per alluce valgo allo stadio iniziale. Attenua ed elimina il dolore in breve tempo. E’ composto interamente in velcro, privo di stecche, si adatta alle curve del piede senza comprimere le dita o stringere. Morbido, privo di componenti rigide, dai materiali leggeri e traspiranti. Essendo un divaricatore notturno va indossato senza scarpe.

Bunion Splint

Correttore per alluce valgo composto da fasce e stecche che, nonostante l’aspetto rigido, risulta essere estremamente comodo. La cerniera laterale consente di mantenere l’allineamento dell’alluce anche quando il piede è in movimento. Il supporto all’arco plantare sostiene efficacemente il piede. Ogni parte di questo tutore (inclusa la cerniera) è regolabile. Può essere indossato 24 ore al giorno senza problemi. E’ un modello unisex, si adatta facilmente ad ogni tipo di piede.

Altre soluzioni alternative sono i tutori a marchio Roten, Farmasystem, FGP (antiscivolo), Gibaud, Foot Mate, Epitact (con sistema di termoregolazione), Aircast Hallufix Bunion Aid (con fasce regolabili e cuscinetto in gel), Otto Bock (con imbottitura in Comfortemp), Bauerfeind Valguloc (con sistema di contenimento e stabilizzazione).

Alluce valgo e Fisioterapia

La diagnosi spetta al medico ortopedico che potrà, dopo la visita ed eventuali radiografie del piede in carico, prescrivere l’utilizzo del tutore per alluce valgo.

Massaggi ed esercizi specifici per ridurre gonfiore e infiammazione sono sempre utili come pure gli impacchi di ghiaccio. Il medico raccomanderà di non usare scarpe inadeguate che possono aggravare la situazione e di non stare in piedi per molte ore.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per programmare un percorso terapeutico personalizzato. La valutazione baropodometrica e podologica è fondamentale per pianificare il percorso terapeutico più adeguato.

Nei casi lievi o moderati, la Fisioterapia d’avanguardia può intervenire in due fasi. La prima punta a ridurre dolore e infiammazione con i migliori trattamenti strumentali:

–       Tecarterapia;

–       Laser Yag ad Alta Potenza.

A questi trattamenti strumentali viene integrata la terapia fisica e manuale con mobilizzazioni passive in trazione per migliorare la mobilità ed elasticizzare i tessuti. Viene allenato, in particolare, il muscolo abduttore dell’alluce che consente al dito la corretta posizione ed allungato il muscolo estensore dell’alluce.

L’utilizzo di un tutore per alluce valgo di qualità serve ad aumentare la stabilità del piede diminuendo la sensazione di pressione sull’alluce.

Questi trattamenti di Fisioterapia consentono di camminare senza avvertire dolore e di limitare la progressione della patologia.

Un video di alcuni esercizi molto utili

Intervento chirurgico nei casi più gravi di alluce valgo

Generalmente, sono le donne over 40 le più colpite da questa deformazione che, però, non risparmia neanche uomini o donne giovani.

Il tutore per alluce valgo funziona in caso di deformazione lieve o moderata.

Farmaci antinfiammatori o tutori ortopedici possono ridurre i sintomi ma, di certo, non sono in grado di far regredire l’alluce valgo, responsabile di dolore e destinato a peggiorare alterando progressivamente la biomeccanica del passo.

Quando l’alluce rigido o cipolla peggiora e si aggrava ed i sintomi diventano importanti e condizionanti (dolore, callosità plantari, borsite), è necessario ricorrere all’intervento chirurgico per recuperare una buona qualità della vita.

Le tecniche chirurgiche risolutive, da valutare in base alla causa e gravità della deformazione nonché della presenza di altre deformità, sono tre:

Un video interessante del Dott. Massimo Drommi

Tutore Spalla

Tutore spalla lussata, sport: come funziona, come si mette, consigli

Chi pratica sport può rischiare infortuni come la lussazione della spalla e, in gran parte dei casi, il medico ortopedico prescriverà l’utilizzo di un tutore spalla. Che cos’è la lussazione? E’ lo spostamento delle superfici articolari che può verificarsi in modo totale (con la completa perdita dei rapporti) o parziale (in questo caso, viene denominata sublussazione). Con l’ortesi si punta ad immobilizzare la spalla per un periodo variabile a seconda della gravità del trauma (da pochi giorni fino a tre settimane).

Sarà il tuo medico ortopedico attraverso una visita specialistica ed esami specifici a diagnosticare il livello di gravità della tua lussazione indicandoti sia il modello di tutore spalla da indossare sia il periodo utile per il processo di guarigione.

In questa guida, non ci limitiamo ad analizzare i tutori spalla solo per lussazioni ma anche per altre problematiche e patologie. Ti descriveremo le funzioni, le tipologie, le caratteristiche importanti, come usarlo.

Tutore spalla: funzioni

La spalla è formata da tre ossa: scapola, omero e clavicola. Queste ossa sono collegate ad un complesso sistema di muscoli e tendini. Il tutore spalla sport (che interviene o previene infortuni durante l’attività sportiva) ed i modelli che servono a supportare distorsioni, contusioni e fratture incidentali, patologie degenerative, traumi dovuti all’esecuzione ripetuta di movimenti violenti hanno il delicato compito di alleviare la sintomatologia dolorosa oppure di proteggere e bloccare la parte interessata dopo un intervento chirurgico.

Nello specifico, il tutore spalla lussata serve ad immobilizzare la parte infortunata mantenendo l’arto nella corretta posizione per impedire movimenti che andrebbero a rallentare (se non ostacolare) la guarigione. Modelli sbagliati, scadenti o applicati in modo scorretto sarebbero inutili e perfino dannosi, quindi scegli un tutore più efficace e di qualità chiedendo un parere al tuo medico.

Tutori spalla: caratteristiche da considerare

migliori tutori per la spalla

Come tutte le ortesi, anche i tutori spalla in grado sia di intervenire su una lu7ssazione sia di prevenirla devono possedere caratteristiche essenziali. Prima fra tutte, la struttura più idonea; a seguire, materiali di qualità resistenti, funzionali, lavabili in lavatrice, traspiranti, anallergici da indossare sopra gli abiti. A tutto questo si aggiunga la corretta applicazione; quando lo applichi non stringerlo troppo o troppo poco perché, in entrambi i casi, la sua efficacia risulterebbe vana se non dannosa.

Il tutore deve impedire movimenti che andrebbero ad aggravare la lussazione (anziché guarirla nel più breve tempo possibile) ma, allo stesso tempo, non deve risultare scomodo né bloccare la circolazione sanguigna.

La qualità di un tutore dipende anche e soprattutto dai materiali di tessitura ed imbottitura. Il materiale migliore è indubbiamente il neoprene, elastico e contenitivo, leggero, confortevole, traspirante, lavabile. Essendo elastico si adatta alla conformazione fisica di chi deve usarlo, quindi è maggiormente personalizzabile rispetto ad altri materiali anche se, ovviamente, è importante scegliere la taglia giusta.

Il miglior tutore deve essere resistente ma, allo stesso tempo, sufficientemente elastico per consentire movimenti minimi di vitale e quotidiana importanza. Deve anche disporre di allacci regolabili per adattarsi perfettamente alla conformazione fisica: una cinghia regolabile da stringere attorno al petto per mantenere in posizione l’ortesi è la soluzione più raccomandata dai medici.

Oltretutto, ricorda che il tutore spalla braccio di solito non è universale: è disponibile per braccio destro e sinistro, quindi verifica se il lato che stai acquistando è quello che ti serve. Comunque sia, esistono in commercio modelli universali ma non sono la regola. Affidati a marche conosciute, specializzate in ortesi, evitando accuratamente di acquistare modelli cinesi, con strutture e materiali non meglio identificati.

In quali casi ricorrere al tutore per la spalla?

Di seguito, sintetizziamo il genere di infortuni, conseguenze traumatiche e patologie supportati dai tutori spalla;

  • lussazione e sublussazione
  • distorsione
  • contusione
  • frattura non dislocata del trochite
  • frat. della clavicola
  • frattura dell’omero
  • sindrome da conflitto post-operatorio
  • trattamento post-operatorio per la ricostruzione della cuffia dei rotatori o della protesi spalla
  • diverse lesioni della spalla
  • lesioni degenerative
  • periartrite omero scapolare
  • emiparesi
  • emiplegia
  • capsulite adesiva.

 Tutore spalla: tipologie

Le tipologie variano a seconda della zona da trattare, proteggere e mantenere bloccata pur assicurando il necessario comfort. Il tutore può essere prescritto per un infortunio non grave o come supporto dopo un intervento di artroscopia della spalla: non considerarlo un semplice accessorio ma una vera e propria terapia riabilitativa.

Alcuni modelli sono progettati per stabilizzare la clavicola, altri servono per sostenere il movimento del braccio. La categoria dei tutori spalla è ampia, dedicata a qualsiasi genere di problematica: si passa dagli immobilizzatori spalla/braccio ai supporti funzionali per le spalle, dai bendaggi clavicolari e tutori per acromion-claveare al semplice reggibraccio in caso di ingessatura.

Che tipo di supporto deve dare un tutore? Deve essere rigido per immobilizzare al meglio o deve concedere una certa mobilità? Dipende dalla problematica, dalla lesione e dalla sintomatologia dolorosa. Se la lesione è dovuta ad una cattiva postura, è preferibile una di quelle fasce progettate per l’artrite, diverse dai modelli pensati in caso di abduzione.

Esistono un paio di modelli particolari che presentiamo di seguito. Questo è quello più utilizzato nelle lesione da sport nella fase di riabilitazione, riatletizzazione e prevenzione:

Tutore spalla braccio a cuscino

Il modello a cuscino indicato per l’abduzione spalla 45°-70° serve, in particolare, a stabilizzare e proteggere l’arto da immobilizzare nel trattamento post-operatorio delle ricostruzioni della cuffia dei rotatori o per le lesioni dei nervi. La struttura in gomma-schiuma traspirante è rivestita da tessuto garzato, dispone di cinturino all’altezza dell’omero e dell’avambraccio per assicurare comfort e leggerezza. Le cinghie di regolazione a velcro impediscono movimenti inopportuni e rendono questo tutore spalla facile da indossare e da togliere. Il dispositivo è dotato di un’asta di appoggio opzionale per mano e polso.

Tutore spalla per lussazione acromion-claveare

Questo modello specifico per la lussazione acromion-claveare è particolarmente anatomico, imbottito, flessibile ed universale. Il sistema di cinghie e tiranti è progettato per spingere verso il basso la clavicola e verso l’alto l’omero allo scopo di riallineare sia l’acromion sia la clavicola. La parte riservata alla clavicola è flessibile ed anatomica: presenta un’imbottitura in polietilene espanso, snodi rotanti, tiranti anteriori studiati per mantenersi costantemente in tensione e regolabili. E’ regolabile anche la tasca gomito, anch’essa con imbottitura in polietilene espanso. Il cinturone toracico e le cinghie in velour si possono tagliare a misura.

Tutore per spalla: come si mette

Sono due le ‘mosse giuste’ da fare: scegliere il modello più adatto per l’obiettivo che vuoi raggiungere ed applicarlo nel giusto modo per ottimizzarne l’efficacia senza rischiare, addirittura, l’effetto contrario ovvero provocare ulteriori danni e complicazioni.

Come si usa? Prendendo come esempio un modello base di tutore per spalla, posizioni la parte più delicata sulla spalla, esegui il bloccaggio nella posizione ideale grazie alla cinghia che farai passare sopra il petto. Ti ritroverai, praticamente con una specie di manicotto a due lacci che si chiudono all’altezza del petto, da regolare secondo le tue necessità. Lo stesso vale per la parte che avvolge il braccio: anche questa può disporre di una cinghia per il fissaggio, da stringere nel modo giusto, né troppo lenta né eccessivamente stretta.

Qui un Video dell’applicazione del tutore per la spalla:

In genere, i tutori spalla sono disponibili in varie taglie (dalla XS alla XXXL).

ginocchiera

Tutore Ginocchio

Tutore ginocchio sport, per artrosi, traumi, crociato: a cosa serve, benefici

Prima di chiederti qual è il miglior tutore ginocchio, dovresti rispondere alla domanda numero uno: qual è la causa del mio disturbo al ginocchio? Ogni ortesi è ideale in base alla funzione per cui è stata progettata; sbagliare modello non solo non risolve ma potrebbe complicare la situazione.

Le origini del dolore o limitazioni della funzionalità articolare possono essere molto diverse tra loro: può trattarsi di un trauma sportivo, di un infortunio, lesione al legamento crociato, al menisco, artrosi. Per questo motivo, suddividiamo i tutori ginocchio in varie tipologie in base alla funzione del supporto, a specifiche patologie, alla struttura.

Ci sono modelli sviluppati per prevenire infortuni quando si pratica sport, altri post-infortunio, altri ancora da indossare dopo un’operazione chirurgica.

Il compito di consigliare il tutore ideale per te spetta al medico ortopedico o al fisioterapista professionista dopo la necessaria visita specialistica, tutti gli esami del caso, una corretta ed approfondita diagnosi.

A fronte delle tante richieste da parte di pazienti in tutta Italia ci siamo sforzati di realizzare un tutore per il ginocchio tutto nostro.

Visita il sito tutoriginocchio.it per acquistarlo.

Tutore ginocchio: a cosa serve, benefici

Il tutore per il ginocchio può intervenire su tre livelli: prevenzione da infortuni e traumi, supporto per infortuni lievi (strappi muscolari, distorsioni non gravi), di media o grave entità (tutore ginocchio menisco, lesioni ai legamenti, crociato, artrite, rotula) e supporto post-operatorio (ad esempio, dopo un intervento chirurgico per la ricostruzione di un legamento crociato).

In linea generale, i tutori ginocchia servono a:

  • Comprimere il ginocchio per aiutare muscoli e tendini a rilassarsi;
  • Mantenere una temperatura ideale allo scopo di velocizzare la guarigione;
  • Attenuare il dolore;
  • Mantenere stabile il ginocchio in caso di infortunio;
  • Impedire sforzi eccessivi, movimenti bruschi e involontari;
  • Prevenire infortuni;
  • Bilanciare il carico su zone sensibili dell’arto.

Tutore ginocchio: tipologie in termini di supporto

tutore ginocchio

I tutori ginocchio si possono suddividere in base al livello di supporto fornito, a specifiche patologie ed alla struttura.

Riguardo al livello di supporto, un tutore può essere indicato per:

  • Lievi infortuni e strappi muscolari, utile per alleviare dolori o piccoli fastidi;
  • Infortuni di livello intermedio, che fornisce un buon livello di sostegno impedendo alle ginocchia di compiere sforzi eccessivi. Questo tutore è regolabile, si adatta perfettamente alla conformazione del ginocchio ed è confortevole;
  • Post-intervento per il massimo supporto, indicato per non sottoporre a stress i legamenti ed impedire cedimenti involontari del ginocchio in caso di instabilità.

Tutore ginocchio: tipologie in base alla patologia

tutori ginocchio

In base a specifiche condizioni di una certa entità, un tutore ginocchio in grado di offrire il massimo della stabilità per ridurre il dolore, superare il periodo post-operatorio o prevenire ulteriori infortuni può essere indicato per:

Tutore ginocchio: tipologie in base alla struttura

A livello strutturale, sono disponibili(selezionati e scelti per te in base alla qualità del prodotto):

  • tutori sportivi (pensati per sport come running, calcio, tennis, pallavolo, basket) utili per preservare da eventuali infortuni a legamenti ed articolazioni. Sono realizzati prevalentemente in struttura semirigida ed in neoprene, materiale particolarmente elastico e resistente;
  • fasce elastiche riscaldanti (indicate per piccoli dolori, fastidi, per stabilizzare la rotula, riscaldare i muscoli e comprimere la zona interessata);
  • ortesi con chiusura laterale a strappo perfettamente adattabili alla fisionomia del ginocchio, da usare quando il ginocchio si gonfia spesso o instabilità e durante la riabilitazione;
  • tutori con chiusura a cerniera particolarmente indicati in caso di instabilità e dolore perché assicurano un elevato livello di stabilità del ginocchio;
  • modelli con cinturino sotto rotuleo in grado di comprimere il tendine rotuleo attenuando il dolore dovuto a tendinite, indicati per chi pratica sport come pallavolo o basket, in presenza di infiammazione del tendine rotuleo o quando la rotula è lussata (per ridurre il dolore causato dall’infiammazione) o dislocata (per riportarla in asse);
  • tutori termici per magnetoterapia con magneti integrati allo scopo di alleviare il dolore articolare e rendere più rapida la guarigione;
  • fasce in neoprene, un materiale capace di trattenere il calore emesso dal corpo durante un’attività fisica favorendo la guarigione. Riscaldano ginocchio e muscoli, spesso per risultare più efficaci partono da sopra il ginocchio terminando sotto il polpaccio;
  • ortesi protettive indicate a coloro che, per lavoro, trascorrono molto tempo in ginocchio (ad esempio, gli idraulici) e sono, quindi, più a rischio di artrosi e dolore cronico articolare;
  • tutori per gonartrosi (artrosi del ginocchio) che limitano i movimenti (la flessione) allo scopo di rallentare il processo di degenerazione della cartilagine articolare posticipando il ricorso ad un intervento chirurgico. Presentano stecche e snodi (parti mobili) per consentire un movimento controllato del ginocchio;
  • tutori per infortuni gravi (come lesioni dei legamenti crociati o collaterali) con stecche e chiusure a strappo in grado di adattarsi perfettamente alle esigenze di stabilità del ginocchio. Velocizzano la guarigione (se possibile), riducono il rischio di complicanze (gonartrosi) e sono perfetti anche nelle fasi post-operatorie dopo un intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore o posteriore.

Tutore ginocchio: caratteristiche da valutare

Il tutore ginocchio svolge un compito molto delicato, troppo importante per poterti permettere di scegliere con superficialità il prodotto giusto.

La struttura deve essere in grado di offrire un sostegno ottimo altrimenti non solo non otterrai i benefici sperati ma potresti peggiorare la situazione.

Altrettanto importanti sono i materiali che aiutano la struttura a fare il suo dovere: devono quindi essere funzionali, atossici, traspiranti, anallergici, resistenti, confortevoli, antibatterici, antiodore, antiscivolo, in grado di mantenere la temperatura ideale per velocizzare la guarigione.

Oltre alla struttura più adatta per il tuo problema specifico, scegli la taglia giusta: indossare un tutore ginocchio della taglia sbagliata non sarebbe soltanto inutile ma dannoso. Per capire qual è la tua taglia, ti basterà fare una semplice operazione: misurare con il metro (posizionato a qualche cm sopra la rotula) la circonferenza del ginocchio a gamba tesa.

Tutore per il ginocchio: come indossarlo, consigli

Che si tratti di una fascia elastica dal diametro decrescente (ovvero con un’estremità più larga dell’altra) o di un tutore dalla struttura più complessa, questo supporto va indossato da seduti. Applicarlo stando in posizione eretta può essere pericoloso perché potresti perdere l’equilibrio, rischiare di cadere procurandoti ferite o traumi.

L’importante è capire il giusto verso quando infili il tutore: il piede va inserito dall’estremità più larga del manicotto elastico o del tutore rigido. Va anche posizionato alla giusta altezza per essere efficace: è facile capire quale sia la giusta altezza, basta osservare se si adatta male alla struttura del ginocchio, se dà fastidio durante la camminata.

Per i tutori più complessi, occorre chiudere correttamente eventuali cerniere, allacciare stringhe o fissare chiusure a strappo. Soprattutto gli utenti più anziani potrebbero aver bisogno dell’aiuto di una persona per applicarli.

Il tutore non deve stringere troppo o troppo poco: se noti qualcosa che non va, verifica con cura le chiusure e sigillature controllando se ti trovi a tuo agio.

Un video del Dott. Di Filippo su come si applica il tutore sottorotuleo:


Tutore Polso

Tutore polso per tendinite, tunnel carpale: tipologie, guida alla scelta

Sai che, per il tuo problema, dovrai indossare un tutore polso e vuoi approfondire, saperne di più sull’ortesi che, nei giorni a venire, avrà il compito di bloccare l’articolazione per impedirti di fare ‘mosse false’. Esistono diversi modelli pensati per traumi, immobilizzazione post-chirurgica o progettati allo scopo di prevenire infortuni (sportivi e non): stai leggendo questo articolo per scoprire quale tutore per polso fa al caso tuo.

Per scegliere il tutore ideale in grado di risolvere il tuo problema, ovviamente devi individuare qual è il problema, quindi, è fondamentale una visita specialistica ed una diagnosi accurata se vuoi che questo supporto risulti davvero efficace in termini terapeutici.

Sarà il medico ortopedico a prescrivere il tipo di tutore giusto per te, dopo aver individuato la causa del tuo dolore o disturbo. In questa guida, troverai le varie tipologie di tutori polso con relative funzioni.

In fase di acquisto del tutore prescritto, cerca online prodotti di marche affidabili, leggi recensioni di utenti verificati e segui i nostri consigli.

Tutore polso: a cosa serve, per quali patologie è indicato

tutore tunnel carpale

I tutori polso sono un valido supporto ortopedico sia per prevenire sia per risolvere le principali patologie del polso. Come ti abbiamo accennato, ne esistono di diverso tipo (più avanti li tratteremo uno ad uno).

Ecco, in sintesi, tutte le possibili funzioni svolte dal tutore polso a seconda del disturbo:

  • Sorregge il polso garantendone la stabilità durante l’attività sportiva per prevenire eventuali infortuni;
  • Tiene a riposo l’articolazione dopo aver subito traumi o interventi chirurgici;
  • Favorisce la guarigione isolando l’articolazione da eventuali movimenti pericolosi o ulteriori traumi;
  • Protegge in via preventiva il polso mentre si svolgono attività lavorative o manuali che, col passare del tempo, possono compromettere legamenti e tendini dell’articolazione;
  • Allevia il dolore provocato da disturbi come la sindrome del tunnel carpale o la tendinite.

Per quali patologie del polso è indicato questo tutore?

  • Distorsione;
  • Fratture semplici o composte;
  • Rottura di un tendine;
  • Rizoartrosi;
  • Tendinite (infiammazione di un tendine);
  • Tenosinovite stenosante di De Quervain;
  • Ricostruzione chirurgica del polso, dopo un periodo di ingessatura;
  • Mancato consolidamento dello scafoide, complicanza a seguito di una frattura dello scafoide;
  • Sindrome del tunnel carpale per compressione del nervo mediano.

Le caratteristiche importanti di un tutore polso

tutori polso

Per risultare efficace, il tutore per il polso deve rispettare alcune caratteristiche importanti ovvero deve:

  • Essere ergonomico per non ostacolare eccessivamente i movimenti naturali della mano. Deve rispettare la particolare struttura dell’articolazione, particolarmente complessa, costituita da diversi elementi (porzioni ossee, cartilagine, legamenti, tendini, liquido sinoviale);
  • Offrire una compressione ideale dell’articolazione per mantenere l’asse della mano in posizione corretta riducendo movimenti che possano risultare traumatici;
  • Essere comodo e realizzato, possibilmente, con materiale traspirante, atossico, antiallergico, resistente;
  • Regolabile con chiusure in velcro per adattarsi perfettamente al polso, seppure sia disponibile in taglie diverse.

I modelli di tipo morbido, realizzati in materiale elastico, non sono veri e propri tutori ma fasce che si infilano al polso adattandosi alla forma dell’articolazione: in tal caso, si parla di polsiere che forniscono un supporto in caso di disturbi meno gravi.

Vediamo quali sono i vari tipi di tutori per il polso e per quali patologie sono indicati.

Polsiera morbida

La polsiera morbida è costruita con un materiale non rigido ma flessibile, anallergico e traspirante: il materiale più innovativo è il neoprene che, meglio di altri, non ostacola il movimento bensì limita flessione, estensione e rotazione del polso. La polsiera morbida, come pure il tutore adesivo, serve in caso di:

  • Malattie degenerative del polso e delle articolazioni del metacarpo;
  • Riabilitazione dopo un infortunio alla mano;
  • Malattie infiammatorie come tenosinovite, artrite, miosite e sindrome del tunnel carpale.

E’ ideale per atleti e sportivi che intendono prevenire gli infortuni in fase di allenamento.

Tutori polsi adesivo

Come nel caso della polsiera morbida, il tutore adesivo è realizzato con materiale morbido (il migliore è in neoprene) anallergico, flessibile, traspirante. Non blocca il movimento, serve semplicemente a limitare la flessione, l’estensione e rotazione del polso. Il tutore polso adesivo è particolarmente indicato per prevenire contratture e normalizzare la funzionalità articolare.

Tutore rigido

Il tutore polso rigido, realizzato in materiale traspirante, ha una struttura rinforzata con un supporto in metallo o plastica che dal palmo si estende lungo tutta l’ortesi.

Viene prescritto, di solito, dopo interventi chirurgici o di supporto al polso in caso di malattie degenerative o infiammatorie.

Tutore polso destro e sinistro: tipologie in base alla struttura

In riferimento alla struttura dell’ortesi, si distinguono tutori polso:

  • A benda con chiusura in velcro, semplici fasce che si avvolgono attorno al polso chiudendosi con uno strato di velcro, che pur lasciando piena libertà di movimento aiutano in caso di lievi dolori o per mantenere calda l’articolazione;
  • Per pollice e parte della mano in materiale elastico, tipo guanti senza dita, indicati per lieve tendinite;
  • Avvolgenti il pollice e parte della mano, simili ai precedenti ma dotati di una o più chiusure a strappo, che offrono più stabilità al polso. Sono indicati in caso di distorsioni, tendiniti di gravità media o sindrome del tunnel carpale;
  • Per pollice e parte della mano con chiusure a strappo e stecche rigide, utilizzati in caso di recupero da una frattura del polso, che immobilizzano la mano fino al palmo;
  • Per pollice e parte della mano con chiusure a strappo, elementi rigidi e snodi adatti agli atleti che sono in fase di recupero da un grave infortunio. Controllano i movimenti del polso per evitare ricadute, sono ancora più stabili, proteggono da eventuali cadute e traumi pur adattandosi perfettamente ai movimenti naturali dell’articolazione.

Tutore polso per tendinite e tunnel carpale

Il tunnel carpale è causato da una compressione nervosa all’altezza del polso, mentre la tendinite è un’infiammazione del tendine. I tutori polso adatti per trattare una tendinite o la sindrome del tunnel carpale presentano la stessa struttura allo scopo di mantenere a riposo l’articolazione evitando di eseguire movimenti che rischiano di aggravare la patologia.

Esistono modelli con o senza blocco del pollice, entrambi efficaci.

In caso di tunnel carpale, si consiglia di indossare il tutore polso giorno e notte (per alcune settimane), di evitare sforzi con il tutore per evitare di stressare muscoli ed articolazioni. I movimenti di pinza e ripetitivi sono assolutamente da evitare.

Se la gravità del tunnel carpale richiede necessariamente l’intervento chirurgico, il tutore dovrà essere applicato anche dopo l’operazione per la riabilitazione.

Tutore per Sindrome di de Quervain e Rizoartrosi.

Questo tutore è molto utile soprattutto la notte per limitare la mobilità articolare in caso di artrosi e di infiammazione tendinea e della guaina.

Consigli su come usare un tutore polso

E’ importante consultare le istruzioni d’uso presenti nella confezione del tutore che hai acquistato.

Certo è che un semplice tutore a benda con velcro o un semplice tutore tipo guanto senza dita privo di rinforzi per la chiusura sono molto più semplici da indossare rispetto ad un tutore polso dotato di strappi, stecche rigide e snodi.

Per applicare i tutori a benda o tipo guanto senza dito con velcro basta, rispettivamente, avvolgerli o infilarli al polso avendo cura di non stringere troppo (col rischio di bloccare la circolazione o provare dolore) né troppo poco (per evitare che si rivelino inefficaci).

Per i modelli più elaborati (con strappi, stecche rigide, snodi), sarebbe bene farsi aiutare la prima volta da un esperto (fisioterapista o medico ortopedico) per valutare la corretta applicazione e la possibilità di movimento del polso.

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Cerotti schiena ThermaCare

Cerotti schiena ThermaCare: la terapia del calore funziona?

Non ne puoi più di farmaci antinfiammatori e antidolorifici, il tuo stomaco chiede pietà e, in attesa di iniziare il tuo percorso fisioterapico, vuoi provare ad usare i cerotti schiena ThermaCare. Hai già sentito parlare più volte della terapia del calore (i due termini ‘therma’ + ‘care’ si traducono in ‘cura del calore’).

Sai che esistono fasce autoriscaldanti per mal di schiena e dolori muscolari ma non conosci i dettagli, non sai come agiscono, come si usano, cosa contengono e se hanno controindicazioni.

Tutto quello che sai è che agiscono contro le tensioni muscolari ed i dolori articolari in varie zone del corpo, da quella lombare a quella cervicale, dal polso alla spalla. Favoriscono il rilassamento ed attenuano il dolore.

Ti interessa sapere tutto sui cerotti schiena Thermacare perché il tuo problema è lombare, il tuo dolore si concentra nella parte bassa della schiena, quindi sai che in farmacia chiederai espressamente questo prodotto: una confezione di fasce ThermaCare schiena.

Cerotti schiena ThermaCare: cosa sono

La tecnologia ThermaCare, che trasforma i cerotti in veri e propri dispositivi medici CE, consente al calore di penetrare in profondità fino a raggiungere i muscoli contratti.

I cerotti schiena ThermaCare, disponibili in confezioni da 2 o più fasce monouso (non riutilizzabili), sono stati disegnati per adattarsi alla zona lombare. Sono quasi invisibili sotto i vestiti, molto sottili ed è per questo che dimenticherai di averne uno addosso.

La fascia autoriscaldante Thermacare per la schiena è una banda rettangolare da applicare sulla zona lombare realizzata in speciali fibre elastiche, morbide e flessibili che presentano celle di calore brevettate. Queste celle contengono ingredienti naturali (carbone, ferro, acqua e sale). Una volta aperta la confezione, l’ossigeno dell’aria innesca una reazione chimica nelle celle con conseguente ossidazione del ferro e sviluppo di calore.

Sei uno sportivo e, forse, non sai che questi cerotti sono ideali anche per alleviare il dolore muscolare post-allenamento. Non sei un atleta professionista e sai che certi dolori tornano a farsi sentire quando intensifichi o diversifichi la tua attività fisica, se riprendi a correre dopo un periodo di stop oppure dopo una partita di calcetto nel fine settimana o una corsa in bici.

Non chiamare i cerotti schiena ThermaCare ‘antinfiammatori’ perché non lo sono.

C’è una differenza sostanziale tra cerotti antinfiammatori e cerotti autoriscaldanti. ThermaCare appartiene alla seconda categoria.

Cos’è la terapia del calore

cerotti therma care collo

Le fasce autoriscaldanti ThermaCare sfruttano i principi della termoterapia o terapia del calore che utilizza il calore a scopi terapeutici per trattare disturbi di varia natura. Il calore sprigionato penetra nei tessuti muscolari portando ai seguenti effetti immediati:

  • Vasodilatazione e riattivazione della circolazione sanguigna;
  • Stimolazione delle terminazioni nervose (sensibili alla temperatura) e produzione di endorfine;
  • Rilassamento della muscolatura;
  • Attenuazione del dolore.

La terapia del calore è molto apprezzata nel trattamento dei dolori muscolari ed articolari perché è un’efficace alternativa ai farmaci. E’ indicata in caso di mal di schiena, dolori cervicali, dolori muscolari localizzati, su collo e polso. In particolare, i dolori muscolari ed articolari possono essere dovuti a contratture, artrite, affaticamento, stiramenti, distorsioni, possono essere passeggeri o di tipo cronico, posture errate sul lavoro.

Cerotti schiena antinfiammatori e autoriscaldanti: le differenze

I cerotti antinfiammatori, come suggerisce il nome, contengono antidolorifici antinfiammatori come idrossietilpirrolidina, flurbiprofene e diclofenac sodico: questi sono tre FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) che conosci fin troppo bene. Agiscono localmente, non passano per lo stomaco ma proprio non vuoi saperne più di FANS anche se questi sono privi di affetti avversi. Oltretutto, hai scoperto che il tuo dolore deriva da tensioni muscolari non da infiammazioni muscolari, articolari, problemi a legamenti o tendini, traumi alle ossa o, peggio ancora, malattie reumatiche ed a questo servono i cerotti antinfiammatori.

I cerotti autoriscaldanti sono stati pensati proprio per i dolori causati da eccessiva tensione dei muscoli della schiena. Non contengono farmaci, agiscono attraverso i principi della termoterapia, generano calore terapeutico, rilassano i muscoli grazie anche ad una combinazione di ingredienti naturali, tra cui ferro, carbone, sale e acqua, che, entrando in contatto con l’aria, reagiscono producendo calore.

I cerotti schiena ThermaCare autoriscaldanti possono raggiungere la massima temperatura di 40°C dopo 30 minuti dall’applicazione. Sono facili da usare e privi di effetti collaterali rilevanti ma ti consigliamo di controllare il paragrafo delle controindicazioni e di seguire i nostri consigli.

I vantaggi dei cerotti ThermaCare

cerotti riscaldante schiena e collo

I cerotti ThermaCare pensati per la schiena o per altre parti del corpo presentano vantaggi confermati dai consumatori:

  • Sono pratici, facili da applicare;
  • Sono efficaci contro il dolore, funzionano;
  • Non hanno effetti collaterali;
  • Hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo considerando i risultati;
  • Si possono acquistare senza ricetta medica
  • Sono quasi invisibili e pratici da indossare.

Come si applicano i cerotti schiena ThermaCare

E’ molto semplice. Prima di applicare il cerotto, assicurati che l’area da trattare sia perfettamente pulita ed asciutta: sporco, umidità, creme e prodotti cosmetici impediscono alla fascia autoriscaldante di aderire perfettamente alla pelle col rischio che si stacchi e perda la sua efficacia terapeutica.

Apri l’involucro e posiziona sulla zona dolente il lato più scuro delle celle termiche verso la pelle, dopodiché puoi allacciare la fascia. Il cerotto schiena ThermaCare può impiegare fino a 30 minuti per raggiungere la temperature terapeutica ideale.

A chi ha superato i 55 anni di età si consiglia di applicarlo sopra un indumento sottile (ad esempio, una canottiera di cotone leggera) per evitare il contatto diretto con la pelle.

Per lasciar agire il cerotto al massimo della sua efficacia, non rimuoverlo prima delle 8 ore indicate. La sua azione benefica antidolorifica, se il cerotto viene utilizzato in maniera corretta, dura fino a 16 ore.

Cerotti schiena ThermaCare: controindicazioni

E’ preferibile consultare il medico prima di iniziare il trattamento con i cerotti schiena ThermaCare in caso di gravidanza o se si soffre di:

  • diabete
  • problemi di circolazione
  • artrite reumatoide
  • malattie cardiache.

L’utilizzo è sconsigliato a bambini ed anziani non autosufficienti, non in grado di rimuovere da sé il prodotto.

Si sconsiglia assolutamente di utilizzare i cerotti su pelle escoriata o graffiata, lividi e gonfiori comparsi nelle ultime 48 ore, su parti del corpo insensibili al calore o in abbinamento con creme o unguenti medicati, cerotti, altre fonti di calore.

Se noti che la fascia è danneggiata o fuoriesce il contenuto dalle celle evita di applicarlo ed usarlo.

Cerotti schiena ThermaCare: consigli e avvertenze

Le fasce autoriscaldanti devono essere applicate su una pelle sana, non su una cute irritata o danneggiata e non devono entrare a contatto con genitali, occhi, mucose.

Devono essere usate 8 ore al giorno (nell’arco di 24 ore) per 7 giorni consecutivi (il massimo per ragazzi di età inferiore ai 16 anni) fino ad un massimo di due settimane (per gli adulti).

I cerotti schiena Thermacare non devono essere indossati più di 8 ore al giorno in quanto, sfruttando i principi della terapia del calore, potrebbero irritare o scottare la pelle se mantenuti oltre il tempo indicato.

Sono monouso, quindi non riutilizzabili.

Nell’applicare il cerotto e dopo averlo applicato, non esercitare una pressione eccessiva.

Se avverti una sensazione di calore anomala, provi fastidio, bruciore, gonfiore o la pelle si arrossa nella zona trattata rimuovi il cerotto.

Per evitare il rischio di ustioni rimuovi il cerotto prima di eseguire una risonanza magnetica, non scaldarlo in nessun modo perché il cerotto potrebbe prendere fuoco.

Le celle termiche dei cerotti schiena ThermaCare contengono circa 2 grammi di ferro: se questo entra in diretto contatto con occhi o pelle togli la fascia, sciacqua con abbondante acqua e consulta il tuo medico. Fai lo stesso in caso di ingestione accidentale.

Collare Cervicale

Collare cervicale: cos’è, come scegliere i migliori tutori per il collo

La definizione generica del collare cervicale o collarino cervicale è quella di “presidio medicale prescritto per impedire il movimento delle vertebre cervicali nel caso si sospetti o sia conclamato un trauma fisico”.

Indipendentemente dalle cause del tuo dolore cervicale, che possono essere diverse dal trauma (dovuti, ad esempio, ad incidenti), il dolore e la rigidità che stai provando ti serviranno ad imparare la corretta postura e ad evitare il più possibile lo stress a collo, spalle, braccia, schiena.

Il tuo non è un semplice torcicollo e non va via assumendo soltanto analgesici.

Ti serviranno trattamenti mirati di fisioterapia e manipolazioni osteopatiche per sbarazzarti del dolore, infiammazione, rigidità muscolare, ma non ora.

Tutto quello che ti serve, al momento, è mantenere immobile il collo, le vertebre cervicali, per un certo periodo di tempo.

Ecco perché ti serve un cervicale collare, un tutore che, all’occorrenza, puoi indossare anche di notte mentre dormi.

Ti spiegheremo a cosa serve, quando usarlo, come usarlo e le diverse tipologie a seconda delle necessità.

Collare cervicale: a cosa serve, quando usarlo

collare per cervicale morbido

Scopri se, tra le varie funzioni del collare ortopedico cervicale, trovi quella specifica per il tuo problema.

Il collarino cervicale serve a:

  • bloccare la parte superiore della colonna vertebrale, la cosiddetta rachide cervicale, negli interventi di primo soccorso;
  • sostenere la colonna vertebrale a seguito di incidenti o a titolo precauzionale se si rischiano danni permanenti al nervo spinale;
  • mantenere perfettamente allineati la testa, il collo ed il tronco evitando il più possibile traumi cerebrali e della spina dorsale;
  • evitare o anticipare un trauma che interessa la colonna vertebrale (lesioni da flessione, estensione o rotazione cervicale);
  • trattare patologie come ernia cervicale, schiacciamento vertebrale, artrosi cervicale, colpo di frusta, nevralgia cervico-brachiale;
  • alleviare ogni tipo di tensione che interessa la zona cervicale.

A seconda dell’intensità del trauma, è necessario utilizzare una determinata tipologia di collare che soltanto il tuo medico ortopedico potrà consigliarti.

Tipologie di collare ortopedico cervicale

collari cervicale

Sono stati progettati diversi tipi di collare cervicale in base alla gravità del trauma o della lesione riportata.

Esistono collari cervicali rigidi, che hanno la funzione di immobilizzare completamente le vertebre cervicali in asse con la colonna vertebrale impedendo la rotazione del collo, ed altri più morbidi e meno restrittivi in grado di assicurare più stabilità al tratto cervicale ma non solo.

In sintesi, riportiamo le principali tipologie disponibili sul mercato:

  • rigido
  • morbido
  • semirigido
  • ortopedico
  • massaggiante
  • termico
  • riscaldabile.

Come abbiamo specificato, sarà lo specialista (ortopedico, fisioterapista professionista) a stabilire quale tra questi collari è il più adatto a te o se, addirittura, bisognerà ricorrere ad un collare cervicale su misura.

Collare cervicale rigido

Il collare cervicale rigido, solitamente realizzato in schiuma indurita, poliestere o vinile, ha il compito di sorreggere adeguatamente la testa riducendo il carico sulla colonna vertebrale e di immobilizzare completamente il tratto cervicale per limitare il più possibile i movimenti del rachide cervicale.

Viene raccomandato dallo specialista in caso di traumi cervicali maggiori come il colpo di frusta (da indossare per almeno 10-15 giorni) o in caso di cervicobrachialgia, una forma di nevralgia con sofferenza del nervo dovuta a discopatia (come ernia del disco) o artrosi cervicale.

Questo tipo di collare presenta due parti rigide da sovrapporre con tre chiusure a strappo e possibilità di regolare l’altezza e la lunghezza. I modelli migliori come Gibaud o Schanz prevedono fori per la traspirazione.

Va indossato 24 ore su 24 finché la lesione non si è ricomposta.

Il collare cervicale tipo Halo o SOMI (Sterno-Occipital Mandibular Immobilization) viene usato, in genere, dopo un intervento chirurgico o per fratture cervicali.

Questo tutore ha il delicato (e vitale) compito di proteggere le vertebre cervicali per scongiurare la morte o lesioni permanenti (paralisi) a seguito, ad esempio, di un danno del midollo spinale.

Collare cervicale morbido

Una volta concluso il periodo d’uso del collare rigido, spesso il medico ortopedico consiglia di passare ad un collare cervicale morbido o semirigido per dar modo alle strutture muscolo-scheletriche del tratto cervicale di riabituarsi gradualmente all’assenza del sostegno offerto dal tutore.

Il modello morbido, quindi, può essere usato per facilitare la transizione dal collare rigido alla rimozione totale del collarino, ma può essere usato anche per il comune torcicollo dovuto ad infiammazioni o contratture muscolari o per chi soffre di lieve artrosi cervicale, cervicalgia e traumi distorsivi del rachide cervicale.

La sua funzione principale è quella di sostenere alleviando il dolore e contrastare eventuali vertigini. In caso di necessità, può essere indossato anche mentre si dorme.

È flessibile e consente un minimo di movimento, alcuni lo usano solo durante la notte per mantenere la corretta postura del collo.

Ne esistono di tre tipi:

  • basso, da usare soprattutto di notte dopo aver tolto quello rigido o in caso di artrosi cervicale;
  • medio, simile al primo in termini di struttura e funzionalità, ma un po’ più alto, utile in caso di torcicollo e cervicoartrosi;
  • regolabile, indicato per dolori cervicali, infiammazioni dei nervi, lievi colpi di frusta, da usare di giorno, dotato di fasce regolabili sotto al mento.

Collare cervicale semirigido

Anche il collarino semirigido è utilizzabile come sostegno antalgico del tratto cervicale e come tutore di passaggio, dopo aver usato quello rigido, per riabituare il collo gradualmente.

E’ indicato anche per nevralgie cervicobrachiali, torcicollo, artrosi cervicale, riabilitazione funzionale post-operatoria o piccoli traumi. Limita i movimenti di testa e collo, ne contiene l’estensione e la rotazione.

Rispetto al collarino morbido, quello semirigido dispone di una fascia rigida che accresce il livello di sostegno.

Collare cervicale ortopedico

Il modello ortopedico, abbastanza rigido, serve a ridurre i movimenti del collo e la rotazione pur risultando comodo, facile da indossare e piegare. Ha, solitamente, l’imbottitura in schiuma, un rivestimento in vinile e fori che lo rendono traspirante. Dispone di chiusura con fasce in velcro o gancetti.

Il più delle volte, il medico ortopedico prescrive questo tipo di collare cervicale per nevralgie, lievi artrosi cervicali, piccole lesioni, riabilitazione a seguito di traumi non gravi.

Collare cervicale massaggiante

Il collare massaggiante è un tutore tecnologicamente avanzato dotato di diversi optional a seconda dei modelli. E’ una fascia che si posiziona attorno al collo ed alle spalle con chiusure a velcro, rivestita con cuscino vibrante che si alimenta a corrente oppure a batteria. Offre un massaggio che rilassa completamente la parte superiore del busto sciogliendo tensioni muscolari ed attenuando il dolore.

Alcune varianti emettono calore, dispongono di telecomando per regolare vari tipi di massaggio oppure emettono suoni grazie a micro casse integrate nel cuscino per favorire il relax.

Collare cervicale termico e riscaldabile

Come alcune varianti di collare massaggiante, il collare cervicale termico e riscaldabile serve ad alleviare dolori al collo ed alle spalle, ridurre la tensione muscolare causata da stress o posture scorrette.

E’ semplice da usare, comodo e poco invasivo, facilmente trasportabile. Diffonde calore in modo mirato nelle aree da trattare.

Si usa, in genere, per il torcicollo o l’artrosi cervicale ed è particolarmente consigliato per rilassare i muscoli.

Si presenta, solitamente, in doppio pile per mantenere il calore del corpo ma può anche disporre di sacca dove poter inserire bustine di acqua calda.

Collare cervicale gonfiabile

Il collare di tipo gonfiabile offre la possibilità di regolare la circonferenza del collo, l’altezza tra spalle e testa e la larghezza dell’appoggio sotto il mento.

Lo indossi da sgonfio ed immetti aria utilizzando la pompa a mano in dotazione finché non ti sentirai a tuo agio ed avrai regolato il sostegno in modo giusto.

Ha la funzione di eliminare contratture e fastidi, stimolare la circolazione sanguigna, riequilibrare la pressione esercitata sulla colonna vertebrale.

Questo modello è indicato per dolori cervicali, malattie degenerative del disco, problemi iniziali al tratto cervicale.

Usando il collare cervicale gonfiabile periodicamente è possibile correggere la postura della parte superiore del corpo mantenendo sciolti i muscoli del collo e spalle.

Altri tipi di collare cervicale

Fin qui, abbiamo descritto i collari per cervicale più usati ma la lista è lunga.

Elenchiamo, di seguito, altri tipi di collare cervicale:

  • bivalva (o bivalve) dotato di stecche a spirale anteriori e posteriori regolabili, rivestimento interno in spugna di cotone ed imbottitura con parti in velluto. Offre un sostegno medio ed è indicato per torcicollo, dolori reumatici, traumi del rachide cervicale;
  • ambu (o d’emergenza), di tipo rigido, che presenta uno spazio per eseguire tracheotomie e mantenere l’allineamento del collo impedendo movimenti antero/posteriori e laterali in fase di primo soccorso e trasporto del paziente;
  • per ernie, che assicurano una corretta postura, riduzione del dolore, immobilizzazione del collo, di struttura semirigida imbottita in schiuma di gomma. Si può regolare in altezza;
  • da viaggio, realizzato in memory foam per rilassare spalle e collo e mantenere corretta la postura, flessibile;
  • con mentoniera, costituito da due parti rigide e scorrevoli ed una mentoniera removibile che immobilizza il rachide cervicale. E’ utile per traumi e lesioni lievi, nevralgie cervicobrachiali traumatiche;
  • small, per bambini e ragazzi oppure per soggetti dal collo molto piccolo;
  • Philadelphia, un modello particolare con appoggio per sterno e mento, rinforzi anteriori e posteriori, progettato per impedire movimenti di testa e collo in fase di rotazione e flesso-estensione.

Usare il collare cervicale mentre si dorme?

Probabilmente, l’idea non ti attira molto: sappi, però, che non solo si può dormire con un collare cervicale adeguato ma, spesso, è il medico ortopedico a consigliarlo se necessario.

Viene indossato di notte per svolgere diverse funzioni:

  • Ridurre il disagio provocato dall’artrite;
  • Mantenere equilibrio e comodità del collo;
  • Prevenire danni o spasmi ai muscoli;
  • Impedire qualsiasi movimento che può generare tensione al collo;
  • Ridurre la tensione muscolare migliorando anche la qualità del sonno.

Se hai un disturbo cervicale chiama lo 0813419278 per una Visita Gratuita.

Consiglio lettura dell’articolo sui rimedi per la cervicale, esercizi cervicale.

Tutori Caviglia

Tutori caviglia per distorsione, fascite plantare, tendiniti, fratture

Esistono diversi tipi di tutori caviglia a seconda del trauma da trattare e c’è anche da distinguere il tutore vero e proprio (quello rigido e semirigido) dalla cosiddetta cavigliera.

Per quali traumi è indicato il tutore caviglia? Distorsione, fascite plantare o tendinite d’Achille, tendiniti, lussazioni, frattura del malleolo. L’ortesi ha la principale funzione di stabilizzare l’arto, facilitare i movimenti ed il recupero per tornare a camminare con scioltezza. Servirà anche in seguito, per proteggere la caviglia prevenendo recidive di distorsione tornerai a praticare sport.

Vogliamo spiegarti come funziona il tutore per la caviglia e darti tutte le informazioni utili per aiutarti nella scelta del modello più adatto a te.

Prima di tutto, chiariamo quali sono le differenze tra il classico tutore e la cavigliera, quando è il caso di usare l’uno o l’altra e perché.

Cavigliere e tutori per caviglia: le differenze

tutore caviglia

Spesso viene usato, impropriamente, il termine cavigliera quando, invece, si sta descrivendo un tutore.

La cavigliera è un’ortesi realizzata in materiale elastico, una sorta di manicotto da applicare semplicemente infilandolo intorno alla caviglia, una vera e propria fascia di contenzione.

Serve a comprimerla, aderisce adattandosi alla caviglia per dare sollievo e maggiore propriocezione ma non offre un supporto strutturale vero e proprio.

E’ indicata perlopiù in caso di distorsione lieve della caviglia. La cavigliera consente di muoversi e svolgere le normali attività quotidiane riducendo il rischio di distorsioni o traumi.

Non dispone di lacci o cinturini per regolare la larghezza: di conseguenza, non si può stringere più tanto ed è meno efficace del tutore.

Indipendentemente dal tipo di infortunio subito, in genere, cavigliera e tutore devono comunque circondare completamente l’articolazione.

Il tutore è il modello semirigido o rigido progettato per dare un sostegno a legamenti e muscoli della caviglia allo scopo di migliorare la stabilità dell’articolazione.

Per raggiungere l’obiettivo, il tutore limita i movimenti della caviglia e viene prescritto dal medico ortopedico in caso di distorsione o slogatura medio/grave anche se può essere usato anche per la distorsione di 1° grado.

Il tutore caviglia previene o cura?

tutore aircast

I tutori caviglia proteggono da eventuali rischi di traumi e distorsioni, li riducono ma non sono in grado di prevenirli al 100%: sarebbe molto più utile come forma di prevenzione un percorso di rieducazione propriocettiva per migliorare la condizione posturale, ad esempio.

Il tutore è ottimo per stabilizzare l’articolazione ma è consigliabile non usarlo più di 7/10 giorni perché potrebbe causare rigidità e dipendenza psicologica.

Questo supporto non ha neanche la funzione di curare nel senso che non può sostituire un programma di fisioterapia e riabilitazione nel trattamento della distorsione.

Il miglior tutore caviglia: la nostra opinione

Prima di illustrarti le varie tipologie di tutori, diamo la nostra opinione in merito alla scelta del tutore caviglia migliore e più efficace, ideale per un giusto sostegno strutturale.

Il migliore supporto deve:

  • Avvolgere la caviglia completamente;
  • Essere dotato di cinture regolabili a strappo;
  • Disporre di due allacci capaci di avvolgere il tallone da entrambi i lati: un cinturino passa sotto e l’altro dietro al calcagno.

Certi tutori caviglie coprono soltanto i malleoli, non l’intera articolazione: danno un minimo sostegno ma non assicurano una sufficiente compressione né la funzione di propriocezione ottimale.

I tutori realizzati in neoprene, oltre a stabilizzare l’arto, hanno la virtù di mantenere costante il calore corporeo attenuando così il dolore.

I migliori sono traspiranti, realizzati con materiali anallergici, impermeabili, antibatterici ed antiscivolo, con spot e scarichi a contatto con la pianta del piede per stimolare la motilità e la stabilizzazione.

Le 3 principali tipologie di tutori caviglie

Si possono classificare 3 principali tipi di tutori:

  • Con i lacci, realizzato in nylon o plastica, regolabile. La struttura è semirigida, più flessibile rispetto al modello rigido, da usare ad esempio prima di una gara, dopo aver subito una lieve distorsione;
  • Post-infortunio, di tipo rigido, pieno d’aria o di gel all’interno, dotato di due stecche in plastica per lato, con cerniera per consentire la flessione plantare e dorsale. E’ utilizzato in caso di distorsioni di 3° grado, instabilità cronica o contusioni acute, serve per assorbire il gonfiore ed impedire movimenti di rotazione della caviglia;
  • Rigido, ortesi con fasce o lacci usato perlopiù in fase di riabilitazione dopo un infortunio. Dispone di staffe che consentono all’articolazione di muoversi verso l’alto o il basso proteggendola dall’eccessiva rotazione. La variante con i lacci presenta due stecche in plastica ai due lati e serve a prevenire rotazioni interne ed esterne. La versioni con cinghie avvolgono ancora di più la caviglia assicurando una maggiore stabilizzazione.

I migliori tutori caviglia per fascite plantare

Il tutore caviglia interviene efficacemente sia in caso di distorsione sia in caso di fascite plantare o tendinite d’Achille.

Nel secondo caso, ha la funzione di alleviare il dolore allo sperone calcaneare sia di giorno che di notte.

Per mettere delicatamente in stiramento il tendine d’Achille, il modello con stecca migliore da usare anche di notte si inserisce solo sul lato superiore o dorsale del piede, mentre il tallone poggia comodamente e liberamente sul materasso.

E’ meno ingombrante, confortevole ed efficace. Questo tutore caviglia è leggero, regolabile grazie alle morbide cinture di velcro.

I tutori caviglia bivalve: quando si usano

L’ortesi nota come tutore caviglia bivalva (o bivalve) viene utilizzata in caso di:

  • Distorsioni tibiotarsiche;
  • Instabilità cronica dell’articolazione tibio-tarsica;
  • Terapia post-operatoria di lesione (II e III grado) dei legamenti dell’articolazione tibio-tarsica.

C’è da fare attenzione: questo tutore caviglia non deve essere indossato se si hanno ferite aperte sulla gamba o sul piede: la pelle deve essere intatta.

Questo perché il contatto prolungato, oltre ad interrompere il processo di guarigione, potrebbe causare un’infezione della pelle dovuta anche a scarsa traspirazione.

E’ regolabile con chiusure a velcro e cinturini, da adattare posizionando l’articolazione a 90° evitando di esercitare una pressione eccessiva sulla caviglia.

I tutori caviglie bivalve entrano senza problemi in una scarpa da ginnastica e garantiscono una buona stabilità all’articolazione.

Rispetto al gesso, questo tutore può essere rimosso nelle ore notturne. Generalmente, va mantenuto per un totale di 25 giorni dall’evento traumatico.

I tutori Aircast caviglia bivalva , indicati per distorsioni di I, II e III grado (trattamento post-operatorio funzionale), dispongono di guscio esterno semi-flessibile ed anatomico per il corretto posizionamento, una parte interna con celle a camera d’aria per un’azione traspirante ottimale.

Tutori walker per la caviglia: cosa sono?

L’era del gesso sta per finire. In caso di fratture composte agli arti inferiori, l’alternativa che sta prendendo ‘piede’ sempre di più è il tutore di tipo walker.

Per quali tipi di fratture è indicato affinché riesca a garantire una buona formazione di callo osseo?

  • Frattura trimalleolare composta;
  • Fratture dei metatarsi (dalla base del V metatarso ovvero il pollice alla diafisi) composte, anche plurime;
  • Distorsioni della caviglia di 1°, 2° e 3° grado;
  • Fratture distali di tibia e fibula;
  • Immobilizzazione post-operatoria in caso di osteosintesi bimalleolare, trimalleolare, watson jones, artrodesi e protesi di caviglia.

Non ha controindicazioni: l’unica avvertenza consiste nel fatto che il peso del soggetto non deve superare i 110 Kg.

Questo tipo di tutore caviglia ha in dotazione anche imbottiture per pazienti con gambe molto sottili allo scopo di recuperare lo spazio restante tra gamba e tutore, sotto la cintura.

Come è fatto il tutore walker? Ha una struttura in lega di alluminio (leggera e, allo stesso tempo, molto resistente), rivestimento in tessuto ipoallergenico, una speciale conformazione della suola antiscivolo, ambidestro, disponibile in varie taglie. Dispone di barre laterali fisse che assicurano stabilità e comfort ed è facilmente removibile.

Il percorso fisioterapico necessario

A seguito di una distorsione di caviglia, una volta trascorso il periodo di stabilizzazione necessario con l’utilizzo di un tutore caviglia (di solito, 7 giorni), è importante seguire un percorso di fisioterapia.

Nella prima fase, per trattamenti mirati, ci si affida alla tecarterapia, laserterapiamagnetoterapia (per favorire la calcificazione ossea), terapie manuali eseguite dall’osteopata.

Nella seconda fase, si passa al recupero del tono-trofismo muscolare, ripristino del controllo propriocettivo e della kinestesia, esercizi di potenziamento muscolare anche in acqua oppure stretching statico e dinamico.

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