condropatia femoro rotulea

Condropatia femoro-rotulea

Condropatia femoro-rotulea: le migliori cure

La vittima della condropatia femoro-rotulea è la cartilagine interposta tra rotula e femore, che  riveste e protegge queste ossa del ginocchio.

Il processo infiammatorio dovuto allo sfregamento delle due ossa porta ad un rammollimento e deterioramento della cartilagine presente al lato interno della rotula.

Questa patologia degenerativa è nota anche come condromalacia rotulea, ginocchio del corridore, sindrome femoro-rotulea o sindrome dolorosa patello-femorale.

E’ una condizione dolorosa associata ad un malfunzionamento nel movimento della rotula: si manifesta con dolore nella zona antero-mediale. I soggetti più colpiti sono donne e sportivi.

Scopriamo sintomi, cause, diagnosi e le migliori cure per risolvere questa patologia.

Condropatia femoro-rotulea: cause e fattori di rischio

Chirurgia e terapia conservativa: ortopedico ginocchio napoli

Difficilmente, il dolore ad un’articolazione dipende da una sola causa. Certo è che, alla base della patologia che trattiamo in questo focus, c’è un movimento improprio della rotula. Il conseguente sfregamento della rotula contro il femore genera infiammazione.

Vediamo quali sono le principali cause responsabili della condropatia femoro-rotulea ed i fattori di rischio:

– allineamento scorretto della rotula, che porta ad un attrito con il femore, spesso dovuto a malformazioni congenite;

– scarsa massa muscolare (debolezza soprattutto del quadricipite e dell’anca), disfunzione dei muscoli che non consente alla rotula di muoversi correttamente;

– sovraccarico funzionale, overuse della rotula (condizione tipica di sportivi che praticano corsa, salto, ciclismo, sci, calcio, tennis, body building);

– precedenti infortuni al ginocchio con traumi a carico della rotula (lussazione, distorsione);

– sesso femminile: le donne sono le più colpite da questa patologia, probabilmente per la minore massa muscolare;

– forte squilibrio tra muscoli adduttori e abduttori della coscia;

– età giovanile e adolescenziale 15-18 anni). Gli adolescenti presentano ossa e muscoli in fase di accrescimento, quindi sono più soggetti ad anomalie e squilibri;

– piedi piatti;

– estensione inferiore del ginocchio;

– ginocchio varo o valgo;

– lassità legamentosa;

– vta sedentaria;

– obesità;

– artrite alle ginocchia;

– alterazioni della postura.

Sintomi e complicanze

La sindrome femoro-rotulea si manifesta, innanzitutto, con un dolore anteriore (tra rotula e femore, nella parte mediale del ginocchio) che si intensifica con il movimento, inginocchiandosi, percorrendo le scale, correndo, saltando, quando si sta seduti o troppo in piedi per un tempo prolungato. Si può avvertire dolore/fastidio anche alla palpazione della rotula.

Oltre al dolore tipico della condropatia femoro-rotulea, ecco quali sono i sintomi associati:

– gonfiore;

– rigidità;

– scricchiolio articolare in flesso-estensione;

– difficoltà ad estendere completamente il ginocchio.

Se il problema viene trascurato l’artrosi è destinata ad avanzare.

Diagnosi

Per eseguire una corretta ed accurata diagnosi sono necessari:

– Esame obiettivo;

– Anamnesi;

– Raggi X;

– Risonanza Magnetica Nucleare per verificare le condizioni dei tessuti molli (cartilagine, legamenti);

– Artroscopia, l’esame strumentale più indicato sia per diagnosticare sia per curare.

I 4 gradi della condropatia

Una diagnosi accurata e precisa è fondamentale non solo per individuare la patologia ma per scoprire il livello di gravità allo scopo di prescrivere la terapia più adeguata ed efficace.

Sono 4 i gradi di condropatia femoro-rotulea:

1° grado: il più lieve, che presenta un rammollimento della cartilagine rotulea;

2° grado: è caratterizzato da lesioni cartilaginee di piccola entità e dolore medio-grave;

3° grado: le lesioni sono più profonde con maggiore compromissione della cartilagine, dolore più intenso e ginocchio gonfio;

4° grado: il livello più grave, con un danno importante ed irreversibile della cartilagine rotulea. E’ caratterizzato da gravi erosioni: le superfici ossee, non più rivestite dalla cartilagine, subiscono uno sfregamento importante. Una condizione del genere necessita di intervento chirurgico per l’impianto di una protesi ginocchio.

Condropatia femoro-rotulea: quali sono le migliori cure?

tutori ginocchio

Nei casi non gravi di sindrome femoro-rotulea (che non richiedono l’intervento chirurgico), la terapia conservativa prevede, inizialmente:

– riposo;

– applicazione di ghiaccio e crioterapia;

– assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei per un tempo limitato (una settimana circa);

– utilizzo di ginocchiera rotulea (un tutore per il ginocchio) per un breve periodo.

Il dolore, però, è destinato a ricomparire.

Per risolvere concretamente il problema è importante affidarsi alla Fisioterapia d’avanguardia.

Noi del Centro Ryakos offriamo una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale. Oltre ad esaminare i referti medici, effettuiamo la nostra valutazione per scoprire la causa reale del problema e pianificare un percorso terapeutico su misura, personalizzato.

Per intervenire sulla condropatia femoro-rotulea, procediamo con i seguenti trattamenti:

Tecarterapia per contrastare dolore e infiammazione nonché per rigenerare e ripristinare le cellule cartilaginee;

Laser Yag ad Alta Potenza;

– Infiltrazioni con acido ialuronico per migliorare la lubrificazione articolare;

Terapia manuale;

Esercizi terapeutici mirati all’allungamento e rinforzo muscolare da svolgere sia in presenza e su indicazione del fisioterapista sia a domicilio;

Rieducazione Propriocettiva per il coordinamento dei movimenti;

Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres nel caso in cui risulti necessario correggere deficit posturali.

Nei casi più lievi (1° e 2° grado), è possibile recuperare dopo poche sedute astenendosi  dalle pratiche sportive per un mese mentre, nei casi più complessi, potrebbe essere necessaria una terapia di due mesi.

Il passo più importante da fare è riportare in buona forma i muscoli e mantenere un certo equilibrio tra i vari muscoli della coscia. Se necessario, sarà importante correggere la postura ed intervenire sui piedi piatti con calzature adeguate.

Post chirurgia di menisco e crociato

Post chirurgia di menisco e crociato

Post chirurgia di menisco e crociato: il trattamento Flowave 2

Il ginocchio è soggetto a traumi e infortuni che spesso richiedono un intervento chirurgico: in fase di post chirurgia di menisco e crociato cosa fare?

E’ necessario un percorso riabilitativo completo che includa trattamenti fisioterapici strumentali ed esercizi terapeutici mirati.

Uno dei trattamenti strumentali meno conosciuti, ad elevata efficacia che dura nel tempo, è  Flowave. Scopri di che si tratta.

Prima di scoprirlo, diamo un breve cenno di anatomia del ginocchio descrivendo le funzioni fondamentali del legamento crociato anteriore e del menisco.

In fase di diagnosi, la lesione del crociato viene accertata sia attraverso l’esame obiettivo con manovre cliniche sia attraverso esami strumentali (radiografia, Risonanza Magnetica Nucleare, TAC), mentre per il menisco lo specialista prescrive ecografia e RMN.

Oltre un terzo delle lesioni meniscali è associato a lesioni del legamento crociato anteriore.

Chirurgia e post chirurgia di menisco e crociato: anatomia del ginocchio

Lesione del crociato
Lesione del crociato

Il ginocchio è costituito da tre margini ossei: estremità distale del femore, estremità prossimale della tibia e rotula.

Il complesso legamentoso è composto da legamenti collaterali, alari, crociati e legamento rotuleo. I legamenti crociati si distinguono in anteriore e posteriore: sono posti all’interno della capsula articolare e hanno il compito di stabilizzare il movimento del ginocchio, specie quello di traslazione.

Legamento crociato anteriore (LCA) e menisco sono due strutture fondamentali per l’articolazione del ginocchio. Il crociato anteriore è una struttura essenziale per la stabilità del ginocchio in mancanza della quale si altera notevolmente la biomeccanica dell’articolazione stessa causando cedimenti improvvisi in fase di appoggio e conseguenti danni articolari al menisco e alla cartilagine che possono scatenare un’artrosi precoce.

Il legamento crociato anteriore, soprattutto nello sport, è una struttura particolarmente sollecitata, spesso soggetta a lesione o rottura a seguito di traumi, distorsioni, infortuni o incidenti stradali.

Il menisco, struttura fibro-cartilaginea posta all’interno dell’articolazione (sopra il piatto tibiale), funge da ammortizzatore consentendo lo scivolamento delle superfici articolari. Ciascun ginocchio dispone di due menischi (mediale e laterale) seppure vengano divisi in 4 quadranti (anteriore mediale, anteriore laterale, posteriore mediale, posteriore laterale). L’usura del menisco, un’eventuale frattura o fessurazione alterano la biomeccanica del ginocchio causando un forte dolore e la sensazione che l’articolazione si ‘incastri’.

Legamento crociato e menisco: intervento chirurgico

lesione del menisco intervento

In riferimento al legamento crociato, si ricorre all’intervento chirurgico per ricostruire l’articolazione allo scopo di recuperare la corretta mobilità, stabilità, flessibilità, forza e capacità di eseguire certi movimenti del ginocchio.

Il migliore intervento chirurgico non basta per il completo recupero funzionale senza un adeguato iter riabilitativo e rieducativo post-chirurgico.

La chirurgia moderna ha fatto passi da gigante. Attualmente, in caso di totale rottura del crociato, è possibile sostituire un legamento rotto con uno da cadavere o una porzione del tendine rotuleo oppure di uno dei tre tendini della zampa d’oca (semitendinoso, sartorio e gracile). Il tessuto viene fatto passare attraverso fori praticati nell’osso del femore e della tibia, dopodiché viene ancorato in posizione corretta all’osso per creare un nuovo legamento crociato anteriore.

Spesso, la post chirurgia viene preceduta da un iter pre-operazione allo scopo di preparare adeguatamente il paziente ad affrontare l’intervento.

All’atleta che ha una muscolatura in ottime condizioni basterà seguire cicli di ghiaccio, riposo e compressione con fasciatura.

Chi non pratica sport o regolare attività fisica dovrà seguire un periodo di fisioterapia e riposo per recuperare parzialmente la mobilità del ginocchio, migliorarne la fisiologia, ridurre gonfiore e dolore.

In caso di menisco rotto, si ricorre all’artroscopia, che prevede una pulizia articolare e meniscale dei frammenti lesionati.

Riabilitazione post chirurgia di menisco e crociato: percorso essenziale

artroscopia ginocchio

Il percorso essenziale di riabilitazione post chirurgica (dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore) è finalizzato al ripristino del movimento del ginocchio, al recupero della stabilità e di tutte le sue funzioni.

Dopo l’intervento viene applicato un tutore articolato, fissato in completa estensione o tra o° e 90° secondo le indicazioni del chirurgo. Per la deambulazione, vengono prescritte le stampelle.

A distanza di poche ore dall’operazione, è importante estendere completamente e flettere il ginocchio per evitare che si irrigidisca o si infiammi e per consentire al paziente di riprendere velocemente il pieno controllo dell’arto.

La riabilitazione prevede l’esecuzione esercizi terapeutici mirati (eccentrici, di mobilità, flessione ed estensione isotonica, rinforzo delle strutture articolari e muscolari, posturali, rieducazione propriocettiva) da svolgere secondo le indicazioni del Fisioterapista.

Ogni paziente è un essere unico. Ecco perché il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale allo scopo di pianificare un percorso terapeutico e riabilitativo personalizzato.

Il percorso di recupero non deve essere né troppo rapido né troppo lento: va programmato in base alle condizioni del paziente.

Oltre alla Tecarterapia e al Laser Yag ad Alta potenza, il trattamento strumentale d’elezione in fase di post chirurgia di menisco e crociato è Flowave 2. Scopri cos’è e come funziona.

Flowave 2: cos’è, come funziona

trattamento cellulite con flowave

Flowave 2 è un elettromedicale innovativo, altamente tecnologico e ad elevata efficacia del Sistema Integrato Novalinfa. E’ l’unico a sfruttare simultaneamente 4 mezzi fisici: Polarterapia, Biorisonanza, Vacuum connettivale e Veicolazione transdermica.

Generando onde sonore, apporta i seguenti benefici:

– Aumenta il flusso periferico di linfa e sangue;

– Drena i liquidi in eccesso;

– Vascolarizza la zona trattata;

– Aumenta l’ossigenazione e il nutrimento cellulare;

– Disintossica i tessuti;

– Riduce infiammazione, dolore, gonfiore, pesantezza dell’arto;

– Elimina le aderenze tissutali;

– Migliora il tono e l’elasticità della pelle;

– Rigenera i tessuti;

– Rafforza il sistema immunitario.

Il terapista può monitorare la risposta fisiologica al trattamento grazie ad un sistema di valutazione e di controllo integrato.

L’efficacia di Flowave 2 è a lungo termine.

Flowave 2: controindicazioni

Tutti possono essere sottoposti al trattamento Flowave 2?

No, questo elettromedicale è controindicato in caso di:

– Gravidanza;

– Pace-maker e protesi metalliche;

– Ipertensione e disturbi cardiaci gravi;

– Infezioni sistematiche;

– Epilessia;

– Tromboflebiti;

– Cartilagine in aumento;

– Placche stabili.

Tempi di recupero

Ogni paziente è un essere unico, l’abbiamo detto.

Per ogni paziente, è necessario programmare un iter riabilitativo personalizzato. Allo stesso modo, i tempi di recupero possono variare.

In genere, il paziente torna a camminare normalmente dopo 20 giorni/un mese dall’intervento. Per riprendere l’attività fisica, ci vorranno 6-8 mesi.

Per un atleta professionista, considerando le ottime condizioni fisiche, il discorso cambia: i tempi di recupero sono di 110/120 giorni.

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Lesione del Legamento Collaterale Mediale (LCM)

Lesione del Legamento Collaterale Mediale (LCM)

Lesione del Legamento Collaterale Mediale (LCM): come guarire senza complicanze

In questo articolo, descriviamo un particolare evento traumatico: la lesione del Legamento Collaterale Mediale (LCM). Quali sono le cause responsabili di questo trauma e la sintomatologia? Una volta diagnosticata la lesione, come intervenire?

Generalmente, questo tipo di lesione si verifica a seguito di una sollecitazione in valgo del ginocchio a causa di un trauma contusivo sulla parte laterale dell’arto o di una caduta su un fianco. Sono anche altre le cause dell’infortunio che elenchiamo più avanti.

L’obiettivo finale di questo focus? Scoprire la terapia più efficace, rapida e risolutiva per guarire senza complicanze.

Lesione del Legamento Collaterale Mediale (LCM): cenni di anatomia

lesione del legamento collaterale mediale

Prima di parlare di lesione, descriviamo brevemente cos’è il Legamento Collaterale Mediale o LCM.

Il legamento collaterale mediale è una larga e spessa banda di tessuto fibroso, lunga 4-6 cm circa.

Passa lungo la parte interna del ginocchio, dal femore alla tibia.

Ha la funzione di impedire alla gamba di piegarsi eccessivamente verso l’interno (in adduzione), di consentire la rotazione contribuendo a mantenere stabile il ginocchio.

Si tratta di un legamento molto innervato e vascolarizzato.

A differenza dei legamenti crociati del ginocchio che necessitano di intervento chirurgico per risolvere le lesioni, il legamento collaterale mediale può guarire grazie alla Fisioterapia e Riabilitazione nell’arco di 3-4 settimane.

Cause della Lesione del Legamento Collaterale Mediale (LCM)

lesione lcm

La lesione del Legamento Collaterale Mediale si verifica generalmente a seguito di traumi o sforzi ripetuti.

Sono principalmente due i movimenti che creano tensione al collaterale mediale: la torsione e le forze in valgo sul ginocchio (dall’esterno verso l’interno) eccessive o una combinazione di questi due movimenti.

Nella maggioranza dei casi, avviene in ambito sportivo, precisamente negli sport di contatto (calcio, rugby, lotta, ecc.) o che richiedono bruschi cambi di direzione.

Le cause  principali sono:

  • Torsione del ginocchio con il peso del corpo a carico del piede che resta fisso a terra (ad esempio, quando si atterra da un salto) con trauma contusivo sulla parte laterale dell’arto;
  • Trauma diretto sulla parte esterna del ginocchio che costringe l’arto a piegarsi nella direzione opposta (ad esempio, se un altro giocatore cade contro il lato esterno del ginocchio);
  • Caduta su un fianco con il ginocchio saldamente poggiato al suolo;
  • Trauma contusivo a livello del ginocchio in catena cinetica aperta (con il piede non a contatto con il suolo);
  • Overuse, sovraccarico funzionale che porta un’estensione ‘a frusta’ ripetuta dell’articolazione del ginocchio. Può verificarsi a causa di uno specifico gesto atletico ripetuto (come i nuotatori di stile a rana) seppure si tratti di un evento raro.

La lesione del LCM può avere come conseguenza, in casi gravi, la lacerazione del menisco mediale.

Sintomi

Come riconoscere la lesione del Legamento Collaterale Mediale (LCM)?

Per rispondere a questa domanda bisogna classificare le lesioni del collaterale mediale in tre differenti gradi:

  • Grado I, con lesione incompleta, tendine continuo e sintomi minimi (dolore contenuto se non del tutto assente). Resistenza e stabilità dell’articolazione vengono mantenute e l’allungamento è solo del 5% oltre la normale allungabilità del legamento. Il soggetto prova dolore alla pressione sul legamento ma può tornare a fare sport rapidamente (1-2 settimane);
  • Grado II, con lesione incompleta, allungamento che produce lesioni alle fibre. Si ha la compromissione della resistenza meccanica, sensazione di instabilità in fase di rotazione o quando si tenta di alzarsi. Dolore e gonfiore sono più gravi del primo grado, è necessario un periodo di riposo e di astensione delle attività fisiche più lungo (3-4 settimane);
  • Grado III, con rottura completa del legamento, caratterizzata da dolore e gonfiore importanti, instabilità e sensazione di cedimento, perdita della funzionalità e continuità delle fibre, difficoltà a piegare il ginocchio. In questo caso, è necessario indossare un tutore (ginocchiera) e si guarisce in 6 settimane.

Un video interessante di Massimo de Filippo di Fisioterapia Rubiera

In sostanza, un trauma di una certa gravità si riconosce dai seguenti sintomi:

  • Dolore acuto sulla parte interna del ginocchio che può durare diversi giorni rendendo impossibile qualsiasi tipo di movimento;
  • Gonfiore importante alla parte interna del ginocchio;
  • Ematoma più o meno esteso;
  • Instabilità o sensazione di cedimento;
  • Zoppia;
  • Impossibilità del ginocchio nel sostenere il peso corporeo.

Diagnosi

distorsione ginocchio con lesione legamento collaterale

Il medico ortopedico, in fase di anamnesi, chiederà al paziente di descrivere in che modo è avvenuto l’infortunio, se ha subito altri traumi in passato e che genere di sintomi avverte.

Durante l’esame obiettivo eseguirà test specifici: in base alla gravità del dolore o alla rigidità dell’articolazione del ginocchio, classificherà una lesione di grado I, II o III. Lo specialista valuterà anche un’eventuale lassità del ginocchio ed il grado di limitazione funzionale.

Se, a causa del dolore e gonfiore, al soggetto non sarà possibile eseguire il test, dovrà indossare un tutore, applicare ghiaccio e mantenere sollevato il ginocchio per 3-5 giorni.

Lo specialista può prescrivere i seguenti esami strumentali:

  • Ecografia utile per valutare il decorso del legamento e le lesioni dei tessuti molli;
  • Risonanza Magnetica Nucleare, più precisa, la proceduta diagnostica d’elezione in grado di mostrare la gravità della lesione, valutare eventuali lesioni associate, fornire dettagli in caso di lesione parziale o danni a carico di altre strutture legamentose o cartilaginee. Con questo esame non è possibile determinare il grado dello strappo.

Lesione del Legamento Collaterale Mediale: trattamento conservativo

tutore-ginocchio

E’ fondamentale procedere con le manovre di primo soccorso del protocollo RICE che prevede:

  • Riposo:
  • Applicazione di ghiaccio sulla parte colpita dal trauma;
  • Elevazione della gamba tenendo il ginocchio lievemente flesso per ridurre la pressione sulla parte lesionata;
  • Compressione con bendaggio elastico mantenendo fermo il ginocchio per almeno 7 giorni (lesioni di grado I) o 15 giorni (lesioni di grado II) prima di sottoporsi alla Riabilitazione.

Il medico prescriverà farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre dolore, infiammazione e gonfiore e l’utilizzo di una ginocchiera che blocca l’arto consentendo movimenti più o meno ampi in base alle condizioni del paziente. Questo tutore è prescritto per le prime 72 ore: se, in questo lasso di tempo, dolore e gonfiore migliorano si può iniziare un programma riabilitativo.

Raramente, si ricorre all’intervento chirurgico per la riparazione del legamento danneggiato (lesione di terzo grado e persistente instabilità) attraverso la sutura del legamento collaterale mediale con fili riassorbibili. La Riabilitazione post-operatoria consentirà la ripresa dell’attività sportiva dopo 4 mesi.

In genere, si opta per la terapia conservativa: i i legamenti collaterali, contrariamente ai legamenti crociati, vanno incontro ad un processo spontaneo di cicatrizzazione, favorito inizialmente dall’immobilizzazione.

E’ consigliabile rimuovere il tutore il prima possibile ed iniziare i trattamenti di Fisioterapia e Riabilitazione per prevenire la rigidità del ginocchio.

Lesione del Legamento Collaterale Mediale: la soluzione fisioterapica

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Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale allo scopo di pianificare un programma terapeutico personalizzato. Il Fisioterapista qualificato, oltre ad esaminare la diagnosi medica, esegue una propria valutazione. Il suo obiettivo è risolvere la causa reale di ogni patologia, non limitarsi ad eliminare i sintomi.

Una volta rimossa la ginocchiera, il paziente verrà sottoposto ai seguenti trattamenti fisici strumentali d’avanguardia;

Successivamente, il Fisioterapista procederà con la Riabilitazione per:

  • rieducare il paziente a deambulare eseguendo il movimento corretto;
  • recuperare e mantenere i movimenti di flessione ed estensione (leg extension);
  • recuperare il range di movimento;
  • aumentare la forza muscolare;
  • recuperare il controllo propriocettivo;
  • aumentare gradualmente i carichi.

Nella fase di rieducazione motoria, introdurrà gradualmente esercizi di velocità, di rinforzo dei muscoli (vasto mediale, adduttori, flessori mediali, gemello mediale e della zampa d’oca), resistenza muscolare, equilibrio, stabilità e propriocezione per ripristinare il controllo neuromuscolare e recuperare il gesto sportivo.

Mediamente, il completo recupero dell’articolazione avviene in 30-40 giorni mentre per il ritorno all’attività sportiva sono necessari circa 3 mesi.

Una volta lesionato, il legamento collaterale mediale è particolarmente esposto alle recidive. Ecco perché il Fisioterapista raccomanderà al paziente di eseguire costantemente un programma di rinforzo della muscolatura del ginocchio.

Come risolvere la sublussazione rotulea esterna

Come risolvere la sublussazione rotulea esterna

Come risolvere la sublussazione rotulea esterna

In questo approfondimento, rispondiamo ad un paio di domande: cos’è e come risolvere la sublussazione rotulea esterna?

Mentre la lussazione indica il distacco completo, la sublussazione è caratterizzata da un distacco incompleto dei capi articolari che fuoriescono dalla loro sede anatomica.

In gran parte dei casi, le sublussazioni sono di origine traumatica, dovute ad esempio a movimenti improvvisi oppure in caso di pazienti che soffrono di problematiche osteo-articolari o muscolo-tendinee.

Scopri tutto quello che c’è da sapere per la cura della sublussazione rotulea esterna, dalla diagnosi accurata e tempestiva a trattamenti risolutivi offerti dalla Fisioterapia d’avanguardia.

Come risolvere la sublussazione rotulea esterna: il primo step è la diagnosi

come curare la sublussazione rotulea

Liter diagnostico per sospetta sublussazione rotulea esterna prevede sia l’anamnesi e l’esame obiettivo (comprensivo di test come quello di Nonweiler e DeLee) sia indagini strumentali prescritti dal medico ortopedico.

La radiografia verrà eseguita per escludere eventuali fratture: per diagnosticare una sublussazione, va eseguita su vari piani (anteroposteriore bilaterale, laterale in piedi, assiale della rotula).

La Risonanza Magnetica Nucleare servirà per verificare l’integrità di legamenti, capsule e cartilagini.

E’ importante valutare anche la condizione cartilaginea dell’articolazione femoro-rotulea perché l’instabilità può accelerare il processo di usura della cartilagine.

Il medico chirurgo ortopedico eseguirà una manovra di riposizionamento osseo dell’arto fuori sede senza anestesia: è necessario intervenire tempestivamente per evitare complicazioni.

E’ bene considerare che la sublussazione della rotula è una condizione invalidante dovuta ad uno squilibrio delle forze di trazione mediali e laterali che portano ad uno spostamento mediale della stessa.

In genere, la rotula scivola nella troclea femorale, ma un’alterazione di queste forze potrebbe provocare un disassamento con dolore ed instabilità.

Qui un video che spiega l’anatomia del ginocchio

Sindrome femoro-rotulea e sublussazione rotulea esterna

La sindrome femoro-rotulea, come suggerisce il nome, interessa l’articolazione tra epifisi distale del femore e rotula. Si tratta di un disturbo dovuto ad iperpressione della patella verso l’esterno o l’interno. In sostanza, la rotula non è allineata, risulta spostata dalla sua normale sede anatomica a causa di un’alterazione anatomica (ad esempio, eccessivo valgismo o tibia ruotata) che va a modificare la biomeccanica dell’articolazione stessa. Colpisce soprattutto sportivi (in particolare, saltatori e runner) e donne.

Tra le varie cause della sindrome femoro-rotulea (tra cui, piede pronato, traumi diretti o indiretti, ginocchio valgo, lassità dei legamenti, disfunzione muscolare, alterazioni della rotula), ritroviamo l’aplasia dei condili femorali che sono il presupposto per la sublussazione della rotula.

Il quadro sintomatologico comprende il dolore tra rotula e femore (specie nella zona laterale esterna del ginocchio) durante la flessione del ginocchio, crepitii articolari, gonfiore, sensazione di instabilità.

Se la sindrome non viene curata o in caso di terapia inadeguata, si può sviluppare rigidità e limitazione articolare, debolezza del quadricipite.

Tutte le cause della sublussazione rotulea esterna

sublussazione rotulea esterna

La sublussazione rotulea è una condizione patologica che colpisce soprattutto donne e sportivi, molto comune anche negli adolescenti, una tra le prime patologie di tipo traumatico riferita al ginocchio prevalente in giovane età.

Prima di spiegarti come risolvere la sublussazione rotulea esterna, elenchiamo le principali cause di questa patologia:

  • Displasia della troclea femorale;
  • Ipotonia o ipotrofia del quadricipite;
  • Ipoplasia della troclea femorale;
  • Ginocchio valgo (gambe a X);
  • Lassità articolare;
  • Disassamento dell’apparato estensore del ginocchio.

Terapia conservativa

Nel caso in cui la sublussazione rotulea esterna sia provocata soltanto da uno squilibrio dei tendini e dei muscoli, il medico prescriverà una terapia conservativa che prevede:

  • Riposo, astensione dalle attività fisiche che riacutizzano il problema;
  • Applicazione di ghiaccio;
  • Assunzione di antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre temporaneamente i sintomi;
  • Infiltrazioni di acido ialuronico nell’articolazione del ginocchio (ciclo da 3 sedute);
  • Utilizzo di un tutore (ginocchiera) in grado di mantenere in asse la rotula all’interno della gola intercondiloidea, di plantari ortopedici o scarpe anti-pronazione in caso di valgismo femoro-rotuleo;
  • Fisioterapia strumentale e manuale, Riabilitazione (esercizi terapeutici).

Nei casi gravi (come mal allineamento dovuto a malformazioni ossee, lussazione della rotula), è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico in artroscopia di riallineamento rotuleo con tempi di recupero di 30-40 giorni.

Come risolvere la sublussazione rotulea esterna con la Fisioterapia 

cura rotula lussata

Una volta superata la fase acuta (2-3 giorni), il medico ortopedico raccomanderà al paziente un ciclo di Fisioterapia e Riabilitazione per eliminare il dolore e l’infiammazione, ripristinare la funzionalità del ginocchio, riallineare la rotula e rinforzare alcuni muscoli.

Il trattamento fisioterapico risolutivo deve essere personalizzato in base alle condizioni del singolo paziente ed il livello di attività fisica.

Oltre alla diagnosi medica, il Fisioterapista eseguirà una valutazione globale e distrettuale allo scopo di pianificare il percorso terapeutico personalizzato. Noi del Centro Ryakos offriamo una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale comprensiva di tutti i principali test.

In una prima fase, per eliminare dolore e infiammazione, i migliori risultati si ottengono con i seguenti trattamenti fisici strumentali ad alto indice di efficienza:

  • Tecarterapia;
  • Laser Yag ad Alta Potenza.

Queste terapie strumentali d’elezione vengono abbinate ai migliori trattamenti manuali ed alla Riabilitazione.

Terapia Manuale e Riabilitazione

I trattamenti manuali indicati per intervenire sulla sublussazione rotulea esterna sono:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;
  • Massoterapia;
  • Trattamento miofasciale dei trigger point nel caso in cui un’eventuale sindrome miofasciale possa mascherare una falsa sindrome rotulea. I muscoli su cui intervenire sono soleo, femorali, semimembranoso, semitendinoso, retto femorale, vasto laterale, vasto intermedio, vasto mediale ed i muscoli adduttori;
  • Kinesiotaping ad azione stabilizzante per la rotula.

La Riabilitazione è determinante per il recupero della funzionalità articolare del ginocchio e della flessibilità. Comprende l’esecuzione di esercizi terapeutici mirati (stretching con allungamento dei muscoli esterni e dei muscoli del polpaccio gastrocnemio e soleo, esercizi eccentrici, mobilizzazioni articolari, rinforzo muscolare del Vasto Mediale e Laterale del quadricipite con leg-extension, dei muscoli ischio-crurali, tensore della fascia lata e benderella ileo-tibiale, potenziamento dei muscoli extrarotatori grande gluteo, medio gluteo e piriforme, esercizi propriocettivi, ginnastica posturale).

A seconda delle condizioni del paziente, i tempi di recupero variano da due settimane a due mesi.

Correggere la postura con il metodo Mezieres

Mezieres

Per rispondere in modo esauriente alla domanda “Come risolvere la sublussazione rotulea esterna”, non si può trascurare la condizione posturale del paziente.

Un eventuale deficit posturale da verificare attraverso l’Esame Baropodometrico è un fattore di rischio che può portare a recidive. Non correggere la postura significa rischiare che il problema si ripresenti.

Il trattamento (preventivo e terapeutico) d’elezione per correggere la postura è la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres.

Questo percorso consiste nel graduale allungamento della catena muscolare posteriore.

L’obiettivo è ripristinare la corretta postura di tutta la colonna vertebrale e degli arti inferiori e superiori.

Risolve la rigidità muscolare (nemica della postura), elimina il dolore, consente un giusto rapporto tra le articolazioni, favorisce il buon funzionamento delle strutture muscolari che supportano la colonna per evitare eventuali infiammazioni.

Come curare la Periostite Tibiale e risolvere con la Fisioterapia

Come curare la Periostite Tibiale

Come curare la Periostite Tibiale e risolvere con la Fisioterapia

Il dolore che avverti alla gamba è talmente subdolo che non riesci né a descriverlo né a localizzarlo: tutto quello che ti serve di sapere è come curare la Periostite Tibiale.

Si tratta dell’infiammazione del periostio, la fascia che avvolge i muscoli della gamba nella zona d’inserzione sul margine posteriore e interno della tibia. Questo disturbo è noto anche come sindrome da stress tibiale mediale, sindrome del muscolo soleo, sindrome del muscolo tibiale posteriore o shin splint. Il più delle volte, colpisce i corridori ed è dovuta a sovraccarico funzionale.

Di solito, non è una condizione grave: il punto è che, come la fascite plantare o la pubalgia, è una patologia che può diventare cronica se trascurata o mal curata.

Evolvendosi, il processo infiammatorio stimola gli osteoblasti (cellule da cui si origina la matrice ossea) nel periostio alla produzione anomala di nuovo tessuto osseo.

Per evitare che diventi cronica, è fondamentale sottoporsi ad una diagnosi precoce per scoprirne la causa e seguire la terapia più adeguata. Scopri la soluzione offerta dalla Fisioterapia d’avanguardia, non rimandare più.

Come curare la Periostite Tibiale: su quali cause intervenire

periostite tibiale

Le possibili cause responsabili di Periostite Tibiale sono:

  • Traumi per eccessiva sollecitazione della muscolatura tibiale e per un suo utilizzo improprio che porta a microscopiche lacerazioni (in gran parte dei casi);
  • Processi di tipo infettivo (in casi più rari) come nel caso della sifilide sifilitica o tubercolare.

I fattori di rischio che aumentano notevolmente le probabilità di insorgenza della periostite tibiale sono:

  • Malformazioni del piede (cavo, valgo, piatto);
  • Sovrappeso;
  • Sovraccarico di lavoro senza un adeguato allenamento e tecnica di corsa errata;
  • Improvvisa variazione nel livello di attività sportiva (brusco aumento del chilometraggio o dell’intensità degli allenamenti);
  • Eccessiva corsa in salita o in discesa, su terreni sconnessi. irregolari o troppo duri;
  • Utilizzo di scarpe inadeguate o consumate, non in grado di ammortizzare o sostenere il piede;
  • Problemi posturali o deambulatori che sollecitano inadeguatamente i muscoli coinvolti (tibiale posteriore e soleo);
  • Dismetria degli arti inferiori (gambe di diversa lunghezza);
  • Caviglie deboli, polpacci contratti, tendine d’Achille troppo teso, squilibri muscolari, scarsa flessibilità muscolare;
  • Carenza di vitamina D;
  • Fumo

I soggetti più colpiti sono coloro che praticano determinati sport (corsa, calcio, pallavolo, basket, rugby, ecc.) caratterizzati da appoggio e carico frequente sulle gambe

Le donne sembrano essere più soggette alla periostite tibiale rispetto agli uomini.

Sintomi e classificazione

Generalmente, il quadro sintomatologico della Periostite Tibiale comprende:

  • Forte dolore circoscritto al margine mediale della tibia (circa 10 cm sopra la caviglia, 3° medio-distale), che può coinvolgere un’area più o meno ampia dello stinco. Inizialmente, dopo aver percorso pochi chilometri, il dolore scompare, ma col passare del tempo può diventare severo e costante rendendo difficile il movimento (in certi casi, anche a riposo). La palpazione del margine tibiale risulta essere molto dolorosa. Il dolore si acuisce anche flettendo dita e pianta del piede;
  • Gonfiore nell’area interessata.

Il dolore si sviluppa gradualmente, senza aver subito traumi, manifestarsi dopo la corsa o dopo aver camminato.

La Periostite Tibiale può essere:

  • Monolaterale o bilaterale (colpire, rispettivamente, una o entrambe le gambe);
  • Anteriore (con dolore localizzato nella parte frontale della tibia);
  • Posteriore (con dolore avvertito nella parte interna della gamba lungo la tibia);
  • Acuta o cronica.

Ai primi sintomi, è bene sottoporsi subito ad accertamenti rivolgendosi ad un medico ortopedico per evitare che l’infiammazione diventi cronica. Una Periostite in fase acuta si può curare e risolvere più facilmente rispetto a quella cronica.

Diagnosi di periostite tibiale

come curare la periostite tibiale

Il medico analizza i sintomi esaminando le gambe per determinare le cause del dolore. Durante la visita, il paziente avverte dolore alla presso-palpazione evocato anche dalla flessione plantare delle dita e del piede.

Dopo la visita, il medico prescriverà una radiografia o altra indagine strumentale necessaria (scintigrafia ossea o risonanza magnetica nucleare per escludere patologie come la frattura da stress).

La risonanza magnetica nucleare rappresenta l’indagine diagnostica di prima scelta in quanto l’esame radiografico non mostra alcun segno visibile fino alla terza-quarta settimana.

In base alle condizioni del paziente, il medico potrà consigliare il ricorso al fisioterapista (in grado di valutare il danno e pianificare un programma terapeutico e riabilitativo adeguato) oppure il consulto di un esperto di medicina sportiva o di un chirurgo ortopedico.

Periostite Tibiale: devi sapere che…

Non bisogna confondere la Periostite Tibiale con altre patologie che presentano un quadro clinico simile come la sindrome del compartimento anteriore, le fratture da stress (entrambe conseguenze di un violento evento traumatico osteoarticolare o dei tessuti molli) e la claudicatio intermittens.

In particolare, la sindrome del compartimento anteriore è una patologia che interessa principalmente maratoneti e pattinatori: è causata dall’aumento di pressione al di sotto della fascia responsabile di un rallentamento del flusso sanguigno.

La Periostite Tibiale potrebbe essere confusa anche con la contrattura del muscolo peroneo o soleo (a seconda che sia mediale o laterale) o con la sindrome del muscolo tibiale anteriore causata da un incremento della pressione dei fluidi muscolari interstiziali a seguito di microtraumi, duri allenamenti o ipertrofia del tibiale stesso.

Come curare la Periostite Tibiale: trattamento conservativo

Ricordiamo che è importante intervenire al più presto per risolvere la Periostite Tibiale causata da traumi ed evitare assolutamente che si cronicizzi.

Il medico prescrive, in genere, la terapia conservativa basata su:

  • Riposo, sospensione dall’attività fisica responsabile del disturbo per 2-3 settimane;
  • Applicazione di ghiaccio sulla zona colpita 2-3 volte al giorno (circa 15 minuti ciascuna) per ridurre dolore e gonfiore;
  • Assunzione di farmaci antidolorifici, antinfiammatori non steroidei e miorilassanti per un breve periodo e solo dietro prescrizione medica;
  • Infiltrazioni di corticosteroidi se l’antinfiammatorio per via orale risulta inefficace;
  • Utilizzo di plantari e/o fasce elastiche da supporto durante la fase riabilitativa e di scarpe adeguate;
  • Fisioterapia strumentale e manuale, Riabilitazione con esercizi terapeutici mirati.

In caso di periostite tibiale dovuta a processi infettivi batterici, bisogna ricorrere a farmaci antibiotici.

Come curare la Periostite Tibiale: la soluzione definitiva con la Fisioterapia mirata

cura periostite tibiale

Una volta confermata la patologia, è estremamente importante valutare le cause che hanno portato all’infiammazione del periostio allo scopo di evitare recidive.

Il Centro Ryakos interviene dopo aver esaminato la diagnosi medica ed aver eseguito una propria valutazione globale e distrettuale del paziente (comprensiva dei più importanti test) per pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

Nella prima fase, l’obiettivo è combattere il dolore attraverso i trattamenti strumentali più avanzati, efficaci e rapidi ovvero:

  • Tecarterapia;
  • Laser Yag ad Alta Potenza;
  • Onde d’Urto.

E’ importante abbinare il trattamento strumentale a quello manuale di prima scelta che prevede:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata finalizzata alla ricerca di blocchi articolari nei piedi e nella caviglia, disfunzioni dell’arto inferiore, colonna e bacino. L’obiettivo è liberare i blocchi articolari ed eliminare eventuali contratture muscolari;
  • Massaggi eseguiti dal Massofisioterapista che lavorerà in particolar modo sul muscolo tibiale anteriore;
  • Manipolazione miofasciale dei trigger point;
  • Kinesiotaping ad effetto neuromuscolare, bendaggio funzionale della tibiotarsica.

La fase successiva prevede la Riabilitazione e rieducazione al movimento. Punta a ripristinare gradualmente la funzionalità muscolare ed articolare, forza, elasticità e resistenza muscolo-tendinee, coordinamento (propriocezione).

Si raggiunge l’obiettivo eseguendo esercizi terapeutici mirati (stretching dei muscoli soleo e tricipite surale, esercizi eccentrici per il soleo, rinforzo muscolare, stabilizzazione, propriocezione, recupero del gesto atletico).

Un video di esercizi molto utili

In gran parte dei casi, la Fisioterapia d’avanguardia e la Riabilitazione sono in grado di offrire ottimi risultati per la soluzione della Periostite Tibiale.

Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres

Tra le varie cause o fattori di rischio, abbiamo citato i problemi posturali che possono essere indagati sottoponendosi all’Esame Baropodometrico.

Se necessario, il Fisioterapista raccomanderà al paziente di intraprendere un percorso importante sia per eliminare il dolore (eliminando la causa) sia per evitare recidive.

Il percorso in questione è la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres che consiste nel progressivo allungamento della catena muscolare posteriore.

Il metodo Mezieres ad effetto correttivo, riabilitativo e preventivo serve a riequilibrare la postura dell’intera colonna vertebrale, degli arti inferiori e superiori. Di particolare utilità, durante le sedute, è la corretta respirazione diaframmatica per favorire il rilascio muscolare.

Quando è necessario l’intervento chirurgico

Se, dopo 6 mesi di terapia conservativa, il problema non si risolve bisognerà intervenire chirurgicamente attraverso l’intervento di fasciotomia della loggia mediale della gamba per rilassare la fascia vicino alla tibia e distendere il compartimento mediale. Nell’80% dei casi, l’intervento dà ottimi risultati.

In genere, i tempi di recupero dall’intervento si aggirano a 30 giorni, trascorsi i quali è possibile riprendere a correre.

Tendinite-della-zampa-d-oca

Tendinite della zampa d’oca

Tendinite della zampa d’oca: cos’è e come si cura

Se avverti dolore nel lato interno del ginocchio potresti soffrire di tendinite della zampa d’oca. Cos’è? E’ un processo infiammatorio che interessa il punto in cui tre tendini si uniscono, localizzato nella parte interna della tibia, sotto al ginocchio  Da questo punto traggono origine tre muscoli (gracile, semitendinoso e sartorio) responsabili della flessione e intrarotazione del ginocchio, impegnati a stabilizzare l’articolazione. L’aspetto palmato di questa struttura complessa soggetta ad infortuni ricorda la zampa d’oca.11112

In stretto contatto con i tendini, al di sotto di essi, si trova una borsa sinoviale che spesso s’infiamma insieme ai tendini. Quando il disturbo coinvolge anche la borsa si parla di borsite di ansierina.

Questo disturbo, in genere, non è particolarmente grave ma è fondamentale intervenire subito e non sottovalutare il problema già dai primi sintomi per evitare la cronicizzazione.

Con un’accurata diagnosi ed un intervento adeguato e tempestivo, questo problema risponde ottimamente al trattamento antalgico e fisioterapico.

Scopri come.

Tendinite della zampa d’oca: cause e fattori di rischio

come curare la tendinite della zampa d'oca

La tendinite della zampa d’oca rappresenta una delle più diffuse sindromi dolorose dei tessuti molli che interessano il ginocchio.

I soggetti più colpiti sono gli sportivi che praticano la corsa, il ciclismo e lo step, le donne, gli obesi, persone affette da diabete di tipo 2, artrosi del ginocchio e dell’anca o con valgismo del ginocchio.

Le principali cause responsabili di tendinite della zampa d’oca o borsite di ansierina sono:

  • Sovraccarichi funzionali e microtraumi ripetuti nel tempo;
  • Scorretta meccanica della corsa;
  • Trauma diretto;
  • Squilibri muscolari;
  • Scarsa elasticità dei muscoli sartorio, gracile e semitendinoso con conseguente eccessiva tensione dei relativi tendini. Questa tensione, a sua volta, crea una frizione contro il legamento collaterale mediale infiammando la borsa sierosa;
  • Problemi di andatura (ginocchio valgo);
  • Instabilità pelvica;
  • Artrosi del ginocchio (gonartrosi) e dell’anca (coxartrosi);
  • Lesione meniscale;
  • Lesioni del legamento collaterale mediale.

I fattori di rischio sono:

  • Valgismo (ginocchia a X);
  • Sesso femminile (che presenta un maggior valgismo);
  • Sovrappeso;
  • Gonartrosi;
  • Debolezza muscolare e contratture del quadricipite;
  • Scarpe da corsa inadeguate.

Sintomi e diagnosi

tendinite della zampa d'oca

Trattandosi di un processo infiammatorio, i sintomi tipici della tendinopatia della zampa d’oca sono:

  • Dolore acuto, esacerbato salendo o scendendo le scale, camminando su superfici piane, evocato dalla palpazione. Talvolta, si manifesta anche di notte e in condizioni di riposo;
  • Bruciore nella parte bassa ed interna del ginocchio;
  • Edema, gonfiore (in caso di borsite);
  • Sensazione di crepitio nell’articolazione

La diagnosi è essenzialmente clinica: tuttavia, il medico può prescrivere l’ecografia in grado di evidenziare l’edema ed il versamento caratteristici della lesione.

Spesso, la tendinite zampa d’oca è associata con altre patologie (artrosi, lesione meniscale o del legamento collaterale interno): di conseguenza, sarà necessario eseguire una radiografia o una Risonanza Magnetica per approfondire le condizioni del paziente o per escludere tali patologie (in caso di semplice sospetto).

Tendinite zampa d’oca: terapia conservativa

infiammazione della zampa d'oca

In primis, per contrastare infiammazione e dolore, il medico consiglierà un periodo di riposo. Generalmente, nei casi meno gravi, osservando un riposo di 2-3 settimane la sintomatologia dolorosa tende a regredire per poi scomparire.

La terapia conservativa prevede:

  • Applicazione di ghiaccio più volte al giorno (10-15 minuti ciascuna);
  • Sospensione delle attività che hanno causato la tendinite;
  • Utilizzo di un tutore di ginocchio in estensione per mantenere a riposo e protetta l’articolazione;
  • Antinfiammatorio locale (pomate o gel a base di arnica) 3 volte al giorno, per via orale oppure veicolato mediante terapie fisiche come la Ionoforesi;
  • Iniezioni di corticosteroidi o infiltrazione steroidea locale, in caso di inefficacia dell’antinfiammatorio per uso topico;
  • Fisioterapia e riabilitazione.

In casi particolarmente gravi, il medico potrebbe valutare il ricorso alla chirurgia.

Come interviene la Fisioterapia d’elezione

La Fisioterapia è molto efficace per risolvere dolore e infiammazione tendinea a lungo termine.

Il Centro Ryakos, prima di intraprendere qualsiasi percorso terapeutico, offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale necessaria per pianificare un programma terapeutico personalizzato.

Per intervenire su dolore e infiammazione, applica i seguenti trattamenti strumentali d’elezione:

  • Tecarterapia;
  • Laser Yag ad Alta Potenza;
  • Onde d’urto.

Un video della Tecarterapia a cura di Fisioghio

Una volta superata la fase acuta, per favorire il recupero funzionale ed una corretta guarigione, il tendine dovrà essere sottoposto ad un carico (adeguato e controllato).

E’ fondamentale associare una buona riprogrammazione muscolare attraverso l’esecuzione di esercizi mirati graduali di:

  • stretching dei muscoli quadricipite femorale, flessori, muscoli sartorio, gracile e semitendinoso, polpacci per contrastare le contratture, la tensione muscolare e mantenere le strutture più elastiche possibile;
  • rinforzo muscolare del quadricipite femorale e del vasto mediale obliquo per potenziare la stabilità del ginocchio.

Video di stretching dei muscoli posteriori di My Personal Trainer

Risulta molto efficace la terapia manuale eseguita dall’Osteopata per sciogliere eventuali contratture e ripristinare la corretta funzionalità articolare.

Metodo Mezieres

mezieres

Il tocco finale è la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres che consente di ristabilire l’equilibrio e di distribuire in maniera omogenea le forze di carico a livello degli arti inferiori. Non si tratta di semplice stretching: il graduale allungamento della catena muscolare posteriore (dalla nuca ai piedi) previsto in questo metodo deve essere mantenuto in modo prolungato e duraturo, seduta dopo seduta.

Questo percorso correttivo e riabilitativo inizia dopo aver accertato il deficit posturale attraverso l’Esame Baropodometrico.

L’obiettivo del metodo Mezieres è correggere i diversi squilibri muscolari, restituire l’ampiezza articolare normale e la lunghezza fisiologica della catena muscolare posteriore. In sostanza, il suo compito è ristabilire l’equilibrio della postura dell’intera colonna, di arti inferiori e superiori attraverso il graduale allungamento della catena cinetica posteriore.

E’ fondamentale, durante le sedute, eseguire la corretta tecnica di respirazione diaframmatica che agevola il rilascio muscolare.

Prevenire è meglio che curare

Se ami lo sport ma, fino a ieri o all’altro ieri, non hai praticato regolare attività fisica, devi iniziare in modo graduale. Così facendo, potrai comprendere i tuoi limiti ed avere tempo e modo di superarli senza ‘farti male’. Concediti il tempo di trovare una giusta regolarità finché non ti sentirai in grado di prevenire eventuali infortuni.

Se la tua passione è la corsa, controlla periodicamente le tue scarpe e sostituiscile se sono consumate.

Una buona regola per prevenire la tendinite della zampa d’oca o borsite al ginocchio è quella di fare stretching regolarmente. Lo stretching dei muscoli agli arti inferiori serve a combattere le contratture, specie dei muscoli quadricipite femorale, flessori del ginocchio, polpacci.

Altrettanto importante è scegliere allenamenti bilanciati per i vari muscoli, in caso di ginnastica a corpo libero.

Stretching, rinforzo muscolare, mantenimento del peso forma in base allo sport praticato.

Ricorda che l’equilibrio muscolare unito alla pratica regolare di attività fisica sono essenziali per evitare di sviluppare tendinopatie.

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Gonalgia: cause e cura del dolore al ginocchio

Gonalgia: scopriamo insieme tutte le cause del dolore al ginocchio

Il dolore al ginocchio può dipendere da numerose cause molto diverse tra loro: ogni singolo caso di gonalgia va diagnosticato con cura e precisione. La diagnosi punta a scovare l’origine del problema per valutare la terapia più adeguata da seguire.

Le ginocchia sostengono il corpo, ci permettono di estendere e flettere le gambe. Qualsiasi disfunzione, patologia, disturbo e dolore condiziona la vita e, in casi estremi, può essere invalidante.

Quella del ginocchio è una delle articolazioni più delicate e complesse del corpo umano. Non vanta una stabilità ottimale: è costituita da femore, tibia, rotula, fibula e deve affidare la sua stabilità ai legamenti collaterali (mediale e laterale), ai legamenti crociati (anteriore e posteriore), menischi e capsula articolare che riveste l’articolazione. Queste strutture possono andare incontro a lesioni, usura, degenerazione, infiammazione. Il dolore è, come sempre, il campanello di allarme: ci avvisa che qualcosa non va.

Colpisce indiscriminatamente uomini e donne, soggetti di tutte le età, dall’anziano allo sportivo.

Scopri tutte le cause, i sintomi associati, quali sono le terapie più efficaci per intervenire.

La Fisioterapia d’avanguardia è pronta ad aiutarti a superare il problema alla radice.

Tutte le cause della gonalgia

gonalgia

Il dolore al ginocchio può essere dovuto a numerose cause a seconda della localizzazione della gonalgia e della struttura colpita:

  • Trauma diretto dovuto a cadute o incidenti (distorsione, frattura, strappo muscolare, lussazione, lesione del menisco, rottura dei legamenti);
  • Trauma alla caviglia o all’anca;
  • Sovraccarico funzionale;
  • Processi degenerativi e usura della cartilagine che riveste la superficie dei capi articolari (come la gonartrosi o artrosi del ginocchio, la causa più comune nei soggetti over 55);
  • Alterazione della normale biomeccanica articolare del ginocchio;
  • Patologie reumatiche infiammatorie;
  • Sindrome di Osgood Schlatter (osteocondrosi dell’apofisi tibiale anteriore) tipica negli adolescenti causata da ripetute trazioni esercitate dal tendine rotuleo;
  • Infiammazione del tendine rotuleo, detta anche ginocchio del saltatore, dovuta a sovraccarico funzionale, che colpisce perlopiù sportivi;
  • Borsite rotulea (ginocchio della lavandaia) ovvero infiammazione della borsa a seguito di traumi ripetuti;
  • Posture errate;
  • Sindrome muscolare da trigger point;
  • Tendinite del bicipite femorale;
  • Tendinite della zampa d’oca;
  • Condromalacia rotulea (ginocchio del corridore) che interessa la cartilagine della rotula;
  • Instabilità della rotula, un osso situato nella parte anteriore del ginocchio che, a lungo andare, potrebbe causare lussazioni;
  • Sindrome femoro-rotulea dovuta al mal allineamento dell’apparato estensore del ginocchio e all’usura della cartilagine articolare. Nei casi estremi, può provocare la lussazione della rotula;
  • Cisti di Baker (formazione cistica sinoviale) che può essere associata ad artrosi o lesione del menisco;
  • Malattia di König (osteocondrite dissecante);
  • Problemi ai piedi, anca o colonna lombare;
  • Malformazioni (ginocchio varo o valgo);
  • Sindrome della bandelletta ileotibiale, infiammazione che colpisce un muscolo fibroso situato nel comparto laterale della coscia;
  • periostite tibiale;
  • Gotta;
  • Artrite reumatoide;
  • Artrite settica;
  • Necrosi avascolare;
  • Emartrosi;
  • Infezioni;
  • Osteomielite.

Fattori di rischio

La comparsa del dolore al ginocchio può essere favorita dai seguenti fattori di rischio:

  • Postura scorretta;
  • Inattività;
  • Sovrappeso e obesità;
  • Età avanzata (superiore ai 55 anni);
  • Scarso tono muscolare, quindi minore supporto all’articolazione del ginocchio;
  • Attività ripetitive, sovraccarico, sforzi eccessivi che provocano infiammazione;
  • Anomalie strutturali come il ginocchio valgo o varo.

La gonalgia può associarsi anche a neuropatie e all’aumentato rischio di frattura (ad esempio, in caso di osteoporosi).

Gonalgia: sintomi associati

cura gonalgia

Il dolore al ginocchio, sintomo protagonista del nostro focus, generalmente aumenta durante il movimento e si attenua con il riposo.

Può essere accompagnato da altri sintomi a seconda della causa responsabile del dolore:

  • Debolezza del muscolo quadricipite;
  • Limitazione funzionale, rigidità o, peggio ancora, blocco articolare (con impossibilità di flettere o allungare);
  • Rigidità articolare, specie al risveglio o dopo un periodo di inattività;
  • Gonfiore articolare;
  • Ematomi per accumulo di liquido nel ginocchio;
  • Crepitio, scricchiolii articolari avvertiti anche senza dolore quando si salgono o si scendono le scale o in fase di movimento;
  • Sensazione di calore;
  • Sensazione di cedimento (in caso di instabilità della rotula);
  • Deformazione del ginocchio.

Gonalgia: tipologie di dolore al ginocchio

come curare la gonalgia

Il dolore può manifestarsi in varie aree del ginocchio: la localizzazione consente di capire quali potrebbero essere le strutture colpite.

In base alla localizzazione, distinguiamo la gonalgia:

  • Anteriore, che interessa la rotula (sindrome femoro-rotulea) con instabilità dell’articolazione;
  • Posteriore, tipica dell’infiammazione tendinea o del muscolo popliteo, per sovraccarico funzionale, posture errate, eccessivi sforzi, contrattura muscolare o presenza di cisti di Baker;
  • Mediale (o interna), a seguito di una lesione a carico del menisco o del legamento collaterale mediale;
  • Laterale (o esterna), tipica di traumi che interessano il legamento collaterale laterale o il menisco laterale. Può anche essere il sintomo della sindrome della benderella ileotibiale;
  • Sopra il ginocchio, associata ad un problema a carico dell’articolazione femoro-rotulea, a tendinite del quadricipite e fratture dei condili femorali;
  • Sotto il ginocchio, spesso causata da infiammazione del tendine rotuleo dovuta ad allenamenti errati, infortuni pregressi, alterazioni metaboliche;
  • Intrarticolare, quando interessa l’articolazione durante i movimenti, l’interno del ginocchio, coinvolgendo i legamenti crociati, la cartilagine (degenerazione).

Diagnosi e valutazione

Il primo step diagnostico consiste in una valutazione complessiva del paziente (anamnesi ed esame obiettivo comprensivo di test di Glide e test di apprensione).

In base all’esito della visita, lo specialista richiederà gli esami strumentali adeguati (Rx, Risonanza Magnetica Nucleare, ecografia, tomografia computerizzata, scintigrafia ossea).

Oltre alla diagnosi medica, è importante la diagnosi fisioterapica e funzionale. Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale allo scopo di pianificare un programma terapeutico personalizzato, individuale.

Si cura la causa, non i sintomi di una patologia: questo è l’obiettivo di un Fisioterapista qualificato.

Un video interessantissimo su tutti i test ortopedici per la valutazione del Ginocchio

Gonalgia: cure e trattamenti

Una volta individuata la patologia o il disturbo responsabile del dolore al ginocchio, lo specialista prescriverà un terapia conservativa mirata che può prevedere:

–       Riposo, immobilizzazione del ginocchio (con tutore rigido) ed elevazione dell’arto, in caso di trauma e gonfiore;

–       Applicazione di ghiaccio;

–       Ginocchiera in caso di patologia a carico della rotula o di un trauma distorsivo del ginocchio;

–       Ortesi di sostegno dell’arco plantare (in caso di eccessiva pronazione);

–       Farmaci antinfiammatori non steroidei, antidolorifici, miorilassanti (per contrattura muscolare), infiltrazioni locali con corticosteroidi o condroprotettori (come l’acido ialuronico);

–       Fisioterapia e Riabilitazione.

Nei casi gravi, quando il paziente non risponde alla terapia conservativa, è necessario ricorrere alla terapia chirurgica per via artroscopica (ad esempio, per la riparazione di legamenti e menischi lesionati). In caso di artrosi severa, è possibile valutare un intervento di sostituzione dell’articolazione con una protesi ginocchio mini invasiva.

Gonalgia: Fisioterapia mirata

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Gli effetti dei farmaci antinfiammatori e analgesici sono di breve durata. Per risolvere a lungo termine infiammazione e dolore del ginocchio affidati alla Fisioterapia d’avanguardia.

Dopo la valutazione globale e distrettuale offerta dal Centro Ryakos, verrà pianificato un percorso terapeutico personalizzato che comprende trattamenti fisici strumentali, manuali e riabilitativi.

Per combattere e ridurre dolore e infiammazione, il Fisioterapista sceglierà tra i seguenti trattamenti strumentali d’elezione:

La Terapia manuale e riabilitativa finalizzata a ripristinare la funzionalità articolare e muscolare prevede i seguenti trattamenti:

  • Linfodrenaggio per drenare l’edema ed il versamento articolare, in caso di gonfiore;
  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;
  • Massaggi eseguiti dal Massoterapista;
  • Manipolazione miofasciale dei trigger point;
  • Kinesiotaping per stabilizzare il ginocchio, decontratturare e ridurre il gonfiore;
  • Esercizi terapeutici (stretching, rinforzo muscolare, ginnastica posturale, esercizi propriocettivi);
  • Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres previo Esame Baropodometrico. Si tratta di un percorso esclusivo in grado di riequilibrare la postura di tutta la colonna vertebrale evitando, in tal modo, recidive.

Un video interessante del Dr. Chiapponi di esercizi per il dolore al ginocchio

Cura-gonartrosi

Cura gonartrosi

Cura gonartrosi: terapia conservativa, Fisioterapia mirata, consigli

Individuare le cause, studiare i sintomi, indagare attraverso una diagnosi accurata per valutare la cura per la gonartrosi più adeguata. In questo articolo approfondiamo i rimedi, tutte le possibili cure, terapia conservativa e Fisioterapia d’avanguardia per intervenire tempestivamente sull’artrosi del ginocchio (gonartrosi). E’ importante frenare il processo degenerativo articolare evitando il più possibile l’ultima spiaggia, l’intervento chirurgico.

Affrontiamo la più comune e diffusa patologia articolare degenerativa che, se curata male o trascurata, può diventare invalidante.

Cura gonartrosi: non sottovalutare i sintomi

cura artrosi del ginocchio

In presenza di gonartrosi, la cartilagine un po’ alla volta si usura, si assottiglia, cede, perde elasticità e si indurisce. L’usura del tessuto cartilagineo che riveste le articolazioni comporta una grave alterazione articolare del ginocchio. Non potendo più scorrere agevolmente, le ossa si deformano e modificano il trofismo dell’osso subcondrale col rischio di una formazione di osteofiti marginali che causano irritazioni della capsula e della membrana sinoviale. Tutto questo può verificarsi nello stadio avanzato dell’artrosi, quindi è bene intervenire tempestivamente proprio per evitare che la degenerazione avanzi.

Non sottovalutare i sintomi (dolore, rigidità articolare, gonfiore, limitazione funzionale, contratture muscolari, zoppia di ‘fuga’ che può alterare oltretutto la postura) perché un trattamento precoce può curare la gonartrosi in modo efficace bloccando il processo degenerativo.

Le due forme di gonartrosi

La cura per la gonartrosi può intervenire su due forme distinte di artrosi del ginocchio:

  • Primaria, la più frequente, dovuta all’avanzare dell’età ed al sovraccarico articolare (il principale fattore di rischio è il sovrappeso);
  • Secondaria, meno frequente, legata a traumi sportivi o incidenti stradali, interventi chirurgici, deformità scheletriche (ginocchio valgo o varo), cattive posture, patologie reumatologiche;

La gonartrosi è una patologia cronico-degenerativa che colpisce maggiormente donne (over 65) e persone obese.

L’infiammazione delle articolazioni è provocata dall’usura della cartilagine articolare e dal conseguente sfregamento delle ossa coinvolte.  Può compromettere un ginocchio o entrambe le ginocchia (gonartrosi bilaterale, che si manifesta in oltre la metà dei casi). Il più delle volte, non coinvolge l’intera articolazione ma 1-2 dei suoi 3 compartimenti (mediale, laterale o femoro-rotuleo).

Diagnosi di artrosi del ginocchio

In caso di sospetta gonartrosi, il medico prescriverà un esame diagnostico mirato, accurato, preciso che prevede:

  • Anamnesi (storia clinica del paziente);
  • Esame obiettivo, visita ortopedica che include test specifici;
  • Radiografia standard delle ginocchia in piedi sotto carico in varie proiezioni (antero-posteriore, laterale, assiale della rotula) per verificare eventuali alterazioni del profilo scheletrico e presenza di osteofiti;
  • TAC e Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), due esami consigliati allo scopo di evidenziare eventuali anomalie delle cartilagini e di approfondire le condizioni delle strutture capsulo-legamentose o meniscali.

L’esame più approfondito e significativo, in caso di gonartrosi, è la Risonanza Magnetica Nucleare in quanto permette di studiare l’entità della degenerazione, il livello di usura e di assottigliamento cartilagineo.

Gonartrosi cura: terapia conservativa

terapia gonartrosi

Per la cura della gonartrosi si può ricorrere a terapie farmacologiche, infiltrative, rigenerative, fisioterapiche. Soltanto nei casi più gravi, quando l’artrosi del ginocchio diventa invalidante, si valuta l’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi di ginocchio mini invasiva parziale o totale (meno traumatica, attualmente la più sicura, avanzata e risolutiva in ambito chirurgico). Se la causa dell’artrosi è il ginocchio valgo o varo, potrebbe essere necessario un intervento correttivo per riallineare l’arto.

In base ai risultati diagnostici il medico prescriverà la terapia più adeguata. L’ideale è intervenire in tempo per evitare l’intervento, frenare la degenerazione.

La terapia conservativa punta a risolvere i sintomi e prevede:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e antidolorifici (da assumere per il breve periodo della fase acuta);
  • Infiltrazioni di cortisone;
  • Terapia infiltrativa con acido ialuronico (viscosupplementazione), con sostanze rigenerative e fattori di crescita come il PRP (Platelet-Rich Plasma, plasma arricchito di piastrine per favorire la rigenerazione dei tessuti), il gel piastrinico o il gel di polinucleotidi (PDRN);
  • Utilizzo di plantari, scarpe ammortizzate, ginocchiera o bastone;
  • Dimagrimento (in caso di obesità o sovrappeso) per ridurre il carico sulle articolazioni;
  • Condroprotettori ovvero farmaci ed integratori a base di glucosamina, condroitina solfato, nutraceutici orali che contrastano il processo degenerativo favorendo la normalizzazione della cartilagine e del liquido sinoviale;
  • Esercizi di riabilitazione e trattamenti mirati d Fisioterapia d’elezione (una volta superata la fase acuta).

Fisioterapia: l’importanza della valutazione globale e distrettuale

cura gonartrosi

Per il Fisioterapista esperto (come per l’Osteopata qualificato), ogni paziente è un essere unico da ‘valutare’ nel suo insieme: una patologia localizzata in un punto del corpo può essere scatenata dalla disarmonia del corpo (nella sua interezza). Tutti noi sappiamo, ad esempio, che anche l’artrosi può essere provocata da cattive posture che creano uno squilibrio su tutta la colonna vertebrale.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale (che include i più importanti test fisioterapici, ortopedici, ecc.) per controllare le reali condizioni del paziente nel suo complesso. La valutazione è fondamentale (almeno quanto la diagnosi medica) per pianificare un percorso terapeutico personalizzato, su misura del paziente, che include la correzione posturale.

Gonartrosi: Fisioterapia d’avanguardia, i trattamenti strumentali mirati

Dopo la fase acuta, è fondamentale ricorrere ad un ciclo di Fisioterapia mirata suddivisa in due fasi.

Nella prima fase, si punta a ridurre ed eliminare infiammazione e dolore scegliendo tra le seguenti terapie fisiche strumentali d’avanguardia:

–       Tecarterapia;

–       Laser Yag ad alta potenza;

–       Ultrasuoni;

–       Ionoforesi;

–       Magnetoterapia;

–       TENS.

La Tecarterapia resta, ad oggi, il trattamento più richiesto ed utilizzato: oltre a ridurre dolore e infiammazione, è decontratturante, rigenerante ed è in grado di drenare il ginocchio gonfio. Ha un’altra virtù: consente al Fisioterapista di abbinare la terapia manuale per  decontrarre e rinforzare i muscoli  (esercizi isometrici e concentrici).

Cura gonartrosi: trattamenti fisioterapici manuali

Una volta risolto il dolore, nella seconda fase si procederà con il recupero della funzionalità articolare e muscolare attraverso i seguenti trattamenti di Fisioterapia:

  • Manipolazioni e manovre eseguite dall’Osteopata per sbloccare l’articolazione, decontratturare e rilassare i muscoli;
  • Kinesio taping;
  • Esercizi terapeutici mirati al recupero della mobilità articolare ed al potenziamento dei muscoli (in particolare, quadricipite, flessori e polpaccio). Si tratta di esercizi di stretching, mobilizzazione, rinforzo muscolare, di tipo concentrico ed isometrico a cui si aggiungeranno esercizi propriocettivi e posturali.

Gli esercizi terapeutici devono essere eseguiti in modo corretto e seguiti dal Fisioterapista se vorrai ottenere risultati concreti. Sono importanti, fondamentali per potenziare la resistenza, il tono e l’elasticità dei muscoli che sostengono l’articolazione del ginocchio. Considera che un trattamento riabilitativo efficace può non soltanto risolvere i sintomi ma rallentare l’evoluzione della gonartrosi.

Se vuoi davvero preservare l’articolazione, il passo più importante da fare dopo aver eliminato il dolore è rinforzare i muscoli per supportare la struttura articolare al meglio.

Correzione posturale per frenare il processo degenerativo

gonartrosi cura

E’ perfettamente inutile curare i sintomi e ripristinare la funzionalità articolare e muscolare se, in seguito, il deficit posturale resta perché quel deficit sarà responsabile, in futuro, di recidive e può rischiare di far evolvere il processo degenerativo dell’artrosi.

Attraverso l’esame Baropodometrico il Fisioterapista controllerà in modo accurato e preciso la tua condizione posturale complessiva. Se necessario, ti suggerirà un percorso determinante per la tua salute: la Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres. Questo metodo unico è finalizzato a riequilibrare la postura dell’intera spina dorsale.

Ricordati che una postura corretta migliora l’elasticità muscolare, il movimento di tutto il corpo, evita recidive, riduce lo stress da sovraccarico e blocca il processo degenerativo dell’artrosi del ginocchio.

Prevenzione: consigli utili

Hai risolto il problema ma, per mantenere il tuo benessere, devi essere costante e cercare di non ripetere gli errori passati.

Ti diamo qualche consiglio:

  • Mantieni il tuo peso forma, se sei in sovrappeso segui una dieta equilibrata per evitare il sovraccarico sulle articolazioni;
  • Evita un’attività fisica inadeguata, sforzi eccessivi, sovraccarichi funzionali ma anche una vita sedentaria. Il movimento è vita anche per le articolazioni;
  • Svolgi regolarmente (ogni giorno) gli esercizi suggeriti dal Fisioterapista;
  • Mantieni una corretta postura in ogni momento della giornata e durante il riposo notturno;
  • Utilizza plantari specifici, scarpe ammortizzate o ginocchiere per favorire un appoggio podalico corretto;
  • Segui un corretto stile di vita evitando alcol e fumo, dannosi per le cartilagini.
Gonartrosi

Gonartrosi

Gonartrosi: tutto sull’artrosi ginocchio, cure, Fisioterapia mirata

L’artrosi del ginocchio (gonartrosi) è una delle più diffuse patologie articolari degenerative. Se non trattata o mal curata, può compromettere seriamente la mobilità degli arti inferiori fino a diventare invalidante.

In sostanza, la cartilagine che riveste le articolazioni un po’ alla volta cede: si assottiglia, si indurisce e perde di elasticità.

Di conseguenza, le ossa non riescono più a scorrere agevolmente le une sulle altre fino a deformarsi alterando il trofismo dell’osso subcondrale, nella fase più avanzata dell’artrosi. Inoltre, la formazione di osteofiti marginali possono causare irritazioni della capsula e della membrana sinoviale

Il dolore e altri sintomi associati non sono da trascurare né da sottovalutare. Un trattamento precoce può risultare più efficace, frenare il processo degenerativo articolare e velocizzare i tempi di guarigione dai sintomi.

Nel nostro focus approfondiamo sintomi, cause, esami diagnostici, cure, terapia conservativa con particolare attenzione ai trattamenti mirati di Fisioterapia d’elezione.

Gonartrosi: cos’è

artrosi del ginocchio

In gran parte dei casi, la gonartrosi (artrosi o osteoartrite del ginocchio) non colpisce l’intera articolazione ma uno o due dei suoi tre compartimenti (mediale, laterale o femoro-rotuleo).

Esistono, oltretutto, due forme di gonartrosi:

  • Primaria, legata all’invecchiamento dell’articolazione ed al sovraccarico articolare (il sovrappeso è il principale fattore di rischio);
  • Secondaria, meno frequente della prima, associata a traumi subiti dall’articolazione, interventi chirurgici, deformità scheletriche (ginocchio valgo o varo), patologie reumatologiche;

Questa patologia cronico-degenerativa che porta alla riduzione della cartilagine articolare colpisce più di frequente donne e persone obese.

L’infiammazione delle articolazioni è data dall’assottigliamento degli strati di cartilagine articolare (localizzate sulla superficie inferiore del femore e superiore della tibia) e dal conseguente sfregamento delle ossa coinvolte.

L’articolazione ‘reagisce’ producendo una maggiore quantità di liquido sinoviale e causando, in questo modo, gonfiore: anche le ossa ‘reagiscono’ al processo degenerativo, si adattano formando speroni detti osteofiti.

In fase avanzata, la capsula articolare si ispessisce, la muscolatura si retrae ed il ginocchio diventa rigido, semiflesso e varo.

Questa patologia può colpire un ginocchio o entrambi: in oltre la metà dei casi, interessa entrambe le ginocchia (gonartrosi bilaterale).

Sintomi dell’artrosi ginocchio

dolore al ginocchio da gonartrosi

Il quadro sintomatologico della gonartrosi è tipico, inequivocabile.

I sintomi caratteristici sono:

  • Dolori articolari e muscolari al ginocchio che, solitamente, si intensificano durante il movimento e si attenuano con il riposo;
  • Gonfiore, nodulo;
  • Arrossamento della pelle e senso di calore in corrispondenza del ginocchio;
  • Limitazione funzionale e della mobilità, difficoltà nella deambulazione;
  • Rigidità articolare, soprattutto al mattino e dopo lunghi periodi di inattività;
  • Zoppia ‘di fuga’ per appoggio incompleto allo scopo di ridurre la sensazione dolorosa;
  • Contratture muscolari;
  • Rumori articolari (scrosci, scricchiolii interni) in fase di movimento del ginocchio;
  • Formazione di osteofiti e cisti di Baker (cisti poplitea);
  • Disabilità (nella fase più avanzata di gonartrosi).

Cause della gonartrosi

Generalmente, l’artrosi del ginocchio trae origine da più cause.

Tra le cause e fattori di rischio più comuni, ritroviamo:

  • Età avanzata (oltre i 60 anni) seppure possa manifestarsi anche in soggetti più giovani (40-50 anni);
  • Sovrappeso, obesità che causano stress e notevole sovraccarico articolare;
  • Predisposizione genetica all’osteoartrite;
  • Passati episodi di ripetuti infortuni (soprattutto sportivi) alle ginocchia, esiti di fratture o lesioni capsulo-legamentose;
  • Movimenti ripetuti in ambito lavorativo;
  • Sovraccarico funzionale;
  • Cattive posture;
  • Interventi chirurgici di rimozione del menisco laterale o mediale;
  • Pregresse infezioni articolari;
  • Osteonecrosi condilica;
  • Appartenenza al sesso femminile in quanto le donne di età superiore ai 55 anni sono più predisposte alla gonartrosi rispetto agli uomini;
  • Altre forme di artrite (ad esempio, l’artrite reumatoide) o patologie metaboliche (morbo di Paget);
  • Deformazioni scheletriche (disallineamenti come ginocchio valgo o varo);
  • Instabilità per rottura dei legamenti crociati;
  • Sedentarietà;
  • Attività fisica eccessiva e inadeguata.

La precoce correzione di deformità come valgismo e varismo, l’accurata riduzione di fratture articolari saranno in grado di limitare l’incidenza dell’artrosi del ginocchio.

Diagnosi

radiografia ginocchio

L’iter diagnostico per individuare la gonartrosi comprende:

  • Esame obiettivo;
  • Anamnesi;
  • Raggi X in posizione eretta (sotto carico, in proiezione antero-posteriore, laterale e assiale della rotula) per evidenziare le alterazioni del profilo scheletrico e presenza di osteofiti;
  • TAC e Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) utili per rilevare eventuali irregolarità delle cartilagini e studiare più approfonditamente le strutture capsulo-legamentose o meniscali.

La RMN è l’esame strumentale più significativo: consente di verificare l’entità della degenerazione e il grado di assottigliamento cartilagineo.

Terapie

In base ai risultati dell’esame diagnostico, lo specialista valuterà la terapia più adeguata.

La terapia conservativa comprende:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei e analgesici;
  • Infiltrazioni cortisoniche, di acido ialuronico (viscosupplementazione), di gel piastrinico o di PRP (Platelet-Rich Plasma ovvero plasma arricchito di piastrine che favorisce la rigenerazione tissutale);
  • Ausilio di supporti (tutori specifici, bastone);
  • Perdita di peso (in caso di sovrappeso o obesità);
  • Integratori alimentari (preparati a base di glucosamina, condroitinsolfato e composti analoghi) noti come condroprotettori;
  • Interventi correttivi (in caso di ginocchio varo o valgo) per riallineare l’arto;
  • Esercizi di riabilitazione e trattamenti mirati d Fisioterapia.

Nei casi più gravi in cui la terapia conservativa non sortisce alcun effetto, il medico ortopedico valuterà la possibilità di un intervento chirurgico per l’impianto di protesi mini invasiva del ginocchio totale o parziale (monocompartimentale).

Gonartrosi: Fisioterapia d’avanguardia, i trattamenti mirati

gonartrosi

Attualmente, non esiste una cura risolutiva per la gonartrosi bensì trattamenti sintomatici finalizzati ad alleviare i sintomi (ridurre il dolore, ripristinare la mobilità articolare delle ginocchia).

Il trattamento di Fisioterapia prevede due fasi che puntano, rispettivamente, al controllo di infiammazione e dolore e ad un intervento di tipo muscolare.

Nella prima fase, dolore e infiammazione vengono risolti con i seguenti trattamenti strumentali di Fisioterapia d’elezione:

–       Tecarterapia;

–       Laser Yag ad alta potenza;

–       Ultrasuoni;

–       Ionoforesi;

–       Magnetoterapia.

In particolare, la Tecarterapia non si limita a ridurre dolore e infiammazione: agisce a livello muscolare, rilassa i muscoli contratti,  drena il ginocchio gonfio. Le sessioni di Tecarterapia possono essere abbinate al lavoro di rinforzo muscolare (esercizi isometrici e concentrici).

Nella seconda fase finalizzata al ripristino della funzionalità articolare e muscolare, si procederà con le seguenti terapie fisiche:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata, in grado di sbloccare l’articolazione, rilassare i muscoli contratti e ridurre la pressione sui nervi delle gambe;
  • Kinesio taping;
  • Esercizi terapeutici finalizzati ad aumentare la mobilità articolare e rinforzare i muscoli degli arti inferiori (soprattutto quadricipite, flessori e polpaccio).

Gli esercizi terapeutici (stretching dei muscoli appartenenti alla catena posteriore come il tricipite surale e il muscolo femorale, mobilizzazione, rinforzo muscolare, di tipo isometrico e concentrico, esercizi propriocettivi, ginnastica posturale) devono essere eseguiti correttamente su indicazione e sotto la guida del fisioterapista. In tal modo, si otterranno risultati concreti. Potenziare la muscolatura con gli esercizi è fondamentale per preservare l’articolazione.

Un trattamento riabilitativo efficace, eseguito da un fisioterapista qualificato, può migliorare notevolmente la qualità della vita rallentando l’evoluzione della patologia.

Qui un video a cura di Phisiolabroma

Rieducazione Posturale Globale: il metodo Mezieres

Tra la cause della gonartrosi, ritroviamo difetti posturali che devono essere assolutamente risolti per evitare recidive e non peggiorare il problema.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale (inclusi i più importanti test) per controllare le reali condizioni del paziente. In seguito, si potrà pianificare un percorso terapeutico personalizzato che include la correzione posturale.

Verrai sottoposto ad esame Baropodometrico per controllare in modo molto preciso la tua condizione posturale totale. Se necessario, il Fisioterapista qualificato ti consiglierà la Rieducazione Posturale Globale con il metodo Mezieres. E’ l’unico metodo che permette di riequilibrare la postura dell’intera colonna vertebrale. Una postura completamente corretta significa migliorare l’elasticità muscolare, il movimento di tutto il corpo, evitare che dolore e infiammazione si ripresentino e ridurre lo stress da sovraccarico rallentando l’evoluzione della gonartrosi.

Lesione-del-crociato-anteriore

Lesione del Crociato Anteriore

Lesione del Crociato Anteriore parziale: Fisioterapia d’elezione

Cos’è, quali sono i sintomi e le cause, come trattare la lesione del Crociato Anteriore parziale? E’ possibile risolvere senza sottoporsi ad intervento chirurgico? Il nostro approfondimento si basa, principalmente, su queste domande.

L’articolazione del ginocchio è la più esposta a distorsioni e traumi. A farne le spese, tra i due legamenti crociati anteriore e posteriore, è soprattutto quello anteriore (colpito dieci volte di più del crociato posteriore). Si tratta di un trauma tra i più temuti da sportivi agonisti e non (in gran parte uomini nella fascia di età compresa tra i 17 ed i 50 anni), in particolare da chi pratica sport come calcio, basket, sci, corsa.

Il legamento può lesionarsi parzialmente o può rompersi completamente. In caso di totale rottura del Crociato Anteriore, la soluzione non può che essere l’intervento chirurgico che riesce a ripristinare la funzionalità del ginocchio in più del 90% dei casi. In caso di lesione parziale, è possibile evitare l’operazione recuperando completamente mobilità e funzionalità articolare?

Scoprilo leggendo l’articolo.

Lesione del Crociato Anteriore parziale: meccanismi di stress, cause

legamento-crociato-per-calciatori

Il Legamento Crociato Anteriore (LCA) insieme a quello Posteriore (LCP) forma il centro di rotazione del ginocchio. Ha la funzione di impedire che la tibia si sposti in avanti rispetto al femore. E’ composto da due fasci: antero-mediale e postero-laterale. Tra i 4 legamenti che compongono l’articolazione del ginocchio, è quello più soggetto a sollecitazioni e stress: per questo motivo è più sottoposto a traumi e lesioni rispetto ad altri legamenti (oltre il 60% dei casi).

I maggiori meccanismi di stress responsabili della lesione totale o parziale del Legamento Crociato Anteriore sono tre, tutti dovuti a traumi causati da sport, attività fisica o incidenti stradali:

  • Flessione del ginocchio con intrarotazione;
  • Extrarotazione in valgo;
  • Iperestensione associata a intrarotazione.

Raramente, questa lesione si associa a fratture, spesso ad altre lesioni che coinvolgono strutture articolari prossime (menischi, legamenti collaterali).

Qui un video sull’articolazione del ginocchio

Lesione Crociato Anteriore: sintomi

A causa di un’eccessiva rotazione del ginocchio, di un brusco cambio di direzione o di uno stop improvviso, il Crociato Anteriore può subire una trazione anomala. Si sfilaccia, produce una lesione come se si trattasse di un elastico che si strappa. Nel 52% dei casi, alla lesione del crociato anteriore si associa la lesione del menisco. Chi ne resta colpito riferisce di aver sentito un forte rumore (uno schiocco) e, subito dopo, un forte dolore al ginocchio destinato a gonfiarsi in poche ore.

I sintomi, variabili a seconda del paziente e del grado di lesione, sono:

  • Dolore intenso;
  • Gonfiore importante che sopraggiunge in modo rapido;
  • Sensazione di cedimento e instabilità;
  • Impotenza funzionale che non consente alcun movimento in nessuna direzione;

Se non viene trattato, il ginocchio rimane instabile, con dolore e gonfiore ricorrenti. L’instabilità può causare ulteriori traumi distorsivi.

Diagnosi

lesione del crociato

La lesione del Crociato Anteriore parziale o totale viene diagnosticata attraverso i seguenti esami:

  • Esame obiettivo con manovre cliniche (come la manovra di Lachman, il Jerk test o il test del ‘cassetto anteriore’) per controllare la stabilità del ginocchio;
  • Radiografia standard per verificare la presenza di eventuali lesioni ossee o fratture associate;
  • Risonanza Magnetica Nucleare, essenziale per valutare eventuali lesioni ai legamenti collaterali, menisco o cartilagine;
  • Tomografia assiale computerizzata (TAC) in grado di visualizzare accuratamente le lesioni del legamento e del crociato, che può rappresentare un’alternativa alla RMN.

Trattamento conservativo

cura legamento crociato

La scelta della terapia più adeguata (conservativa o chirurgica) dipende da vari fattori: età del paziente, grado di instabilità, stile di vita, eventuale presenza di altre lesioni (menisco, cartilagine, altri legamenti) e livello di attività.

Una lesione del Crociato Anteriore parziale in pazienti con basse richieste funzionali può essere trattata non chirurgicamente optando per la terapia conservativa.

Il medico prescriverà:

  • Un periodo di riposo;
  • Terapia con farmaci antinfiammatori non steroidei e antidolorifici;
  • Applicazione di ghiaccio locale;
  • Utilizzo di un tutore per impedire che la lesione diventi completa;
  • Fisioterapia e riabilitazione attraverso esercizi terapeutici.

Arrivati a questo punto, parliamo di recupero del legamento crociato anteriore senza intervento.

Fisioterapia e Riabilitazione: terapia strumentale e manuale

In caso di lesione parziale, talvolta è possibile evitare l’intervento chirurgico sottoponendosi a trattamenti strumentali mirati di Fisioterapia per intervenire su dolore e infiammazione.

I più efficaci sono:

Una volta superata la fase acuta del dolore, si rivelano molto utili le seguenti terapie fisiche per ripristinare mobilità e funzionalità articolare e muscolare:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;
  • Massoterapia;
  • Manipolazione miofasciale dei trigger point;
  • Kinesiotaping;
  • Terapia propriocettiva per ristabilire l’equilibrio.

Il percorso riabilitativo si basa su tutta una serie di esercizi terapeutici per i quali è bene farsi seguire dal fisioterapista qualificato se si vogliono ottenere risultati ottimali.

Vediamo quali sono.

Esercizi terapeutici per trattare la lesione del Crociato Anteriore parziale

Quando il dolore si riduce, la mobilità del ginocchio migliora notevolmente. A questo punto, sarà possibile iniziare a compiere esercizi terapeutici eccentrici, di mobilità, flessione ed estensione isotonica, di rinforzo delle strutture articolari e muscolari per il ripristino della stabilità articolare.

E’ preferibile limitare l’estensione tra 0 e 45° nelle prime 8-12 settimane dall’evento traumatico per limitare le sollecitazioni.

Gli esercizi di rinforzo muscolare andranno a sollecitare i muscoli gastrocnemio e posteriori della coscia anche per aumentare la stabilizzazione dinamica tramite contrazione simultanea del quadricipite.

Gli esercizi di contrazione eccentrica servono a potenziare i muscoli ischiocrurali (bicipite femorale, semitendinoso e semimembranoso).

Questa fase riabilitativa è importante anche per riprogrammare l’esperienza percettiva del movimento, riacquisire la propriocezione dell’articolazione ed il controllo neuromuscolare.

La Fisioterapia resta il cardine della riabilitazione, indipendentemente dal fatto che l’intervento venga eseguito o meno.

La lesione del legamento crociato anteriore si può prevenire?

In che modo è possibile prevenire la lesione del Crociato anteriore?

Per prevenire il più possibile questo rischio, è bene aumentare:

  • La forza muscolare della coscia allenando i muscoli anteriori del ginocchio che permettono la flessione del ginocchio sull’anca;
  • La flessibilità;
  • La propriocezione ovvero la capacità di percepire il corpo nello spazio.

Acquisire una maggiore agilità ed un maggior equilibrio significa ridurre il rischio di lesioni.

Trattamento della lesione Crociato Anteriore parziale: prima visita gratuita

Diagnosi e valutazione accurata sono fondamentali per scegliere la terapia più adeguata a qualsiasi tipo di disturbo o patologia.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale al fine di pianificare un programma terapeutico personalizzato.

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