osteopatia

Osteopatia: una guida completa

Si sente sempre più spesso parlare di osteopatia, ma sono in pochi a sapere in cosa consiste davvero e quali siano i principi posti alla base del suo funzionamento e della sua efficacia.

Per cominciare, il suo nome deriva dal greco antico, che nella medesima parola unisce due termini, quali osso e sofferenza, per cui l’osteopatia viene qualificata come una terapia alternativa, cui si ricorre in caso di sofferenza del corpo, in particolare delle ossa.

Nota anche con il nome di medicina osteopatica, questa terapia nasce negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, per poi diffondersi in seguito in Europa, intorno all’inizio del Novecento, in modo particolare in Francia e in Inghilterra.

Questa terapia deve il suo nome al proprio fondatore, ossia un chirurgo americano, il dottor Andrew Taylor Still, il quale studiò e portò alla luce le relazioni esistenti tra la salute del soggetto e l’equilibrio funzionale dell’insieme delle strutture del suo corpo.

Osteopatia cos’è

L’osteopatia è qualificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una scienza rientrante tra le medicine tradizionali e complementari.

Questo tipo di trattamento prevede la manipolazione di alcune parti del corpo, in modo particolare quelle di collo, schiena e testa, utilizzando un approccio di tipo olistico nei confronti della cura e della guarigione del soggetto.

In sostanza, la pratica osteopatica prevede la palpazione e la manipolazione delle ossa, dei muscoli, delle articolazioni e delle fasce muscolari.

L’idea di base dell’osteopatica sta nel concepire e vedere il corpo umano come un’unità funzionale dinamica, all’interno della quale ogni parte è in costante interconnessione con le altre componenti.

Secondo questa visuale, il corpo è dotato di meccanismi di autoguarigione e di autoregolazione veri e propri.

In definitiva, l’osteopatia abbraccia il principio in base al quale il benessere di un soggetto dipende dal funzionamento generale di muscoli, ossa, legamenti e tessuto connettivo.

Questo approccio e la filosofia alla sua base sono ritenuti di tipo pseudoscientifico e vedono l’esistenza di una costante correlazione tra il corpo e lo spirito.

Per questi motivi, l’osteopatia è stata oggetto di critiche da parte della comunità scientifica, nonostante i pur evidenti benefici terapeutici apportati da questa nel trattamento di pazienti, soprattutto in presenza di dolori nella zona lombo sacrale.

Osteopata significato

In molti si chiedono se l’osteopata è un medico, tuttavia la risposta a questa domanda è da ricercarsi nel fatto che questi rappresenta una figura professionale, pur dotata di un regolamento a sé stante.

L’osteopata agisce sul corpo umano dal punto di vista fisiologico ed energetico.

Il suo compito primario è quello di ripristinare l’equilibrio articolare, viscerale e fasciale, stimolando e favorendo i meccanismi di autoregolazione, di adattamento corporeo e di recupero dell’omeostasi, ossia di quella capacità degli esseri viventi di autoregolarsi.

Gli osteopati si servono della manipolazione fisica, degli esercizi di stretching e delle terapie manuali di massaggio per aumentare la mobilità delle articolazioni e per renderle più elastiche, per ridurre la tensione muscolare, migliorare l’afflusso di sangue ai tessuti e affiancare il paziente nel percorso di guarigione del corpo.

In questo modo, dunque, l’osteopata aiuta il paziente sia per il trattamento di problemi di salute sia per la prevenzione degli stessi, eseguendo un lavoro di allungamento e di massaggio muscolare e articolare.

Principi osteopatici

osteopata

La pratica osteopatica si basa su sette principi fondamentali, introdotti dal dottor Still e tutt’oggi accettati e riconosciuti in modo unanime da tutta la comunità osteopatica, come principi cardine.

L’idea centrale di Still era quella dell’essere umano come un’unità dinamica di funzioni, in cui la salute dipende da mente, corpo e spirito insieme e non da uno solo di essi.

I principi osteopatici sono riassumibili in sette assunti essenziali per la pratica osteopatica e che l’osteopata deve sempre tenere a mente:

  • il corpo è una unità: l’essere umano costituisce un sistema complesso, capace di generare adattamenti; il suo stato di salute può essere influenzato dalle relazioni con l’ambiente circostante, che sia di tipo naturale o socio culturale, da fattori genetici ed epigenetici e da fattori psicologici. L’individuo viene esaminato nella sua interezza e rappresenta un sistema composto da muscoli, strutture scheletriche e organi interni, i quali hanno il loro collegamento nei centri nervosi della colonna vertebrale. Ogni parte della persona, compresa la sua psiche inclusa, e l’ambiente in cui vive sono legati alle altre e il corretto funzionamento di parte garantisce quello dell’intera struttura;
  • la struttura e la funzione sono inter correlate: se tale equilibrio viene alterato, si verifica quella che prende il nome di disfunzione osteopatica, la quale si caratterizza per la presenza di una zona corporea in cui viene a mancare la corretta mobilità; in tale condizione di squilibrio, il corpo reagisce creando delle zone di compenso e di adattamento corporeo, che non favoriscono il benessere generale del corpo;
  • il corpo è dotato di meccanismi di autoregolazione e autoguarigione, che prendono il nome di omeostasi: in osteopatia, il terapeuta non guarisce il paziente, ma il suo compito si limita ad essere quello di eliminare gli eventuali ostacoli alle vie di comunicazione del corpo, in modo da permettere all’organismo di raggiungere la guarigione, utilizzando e facendo forza proprio sui suoi processi di autoregolazione;
  • nel caso in cui risulti interrotta la regolare adattabilità dell’organismo o nei casi in cui vi siano cambiamenti ambientali che superino la capacità del corpo di ripararsi in modo autonomo, da questa condizione può derivarne una disfunzione;
  • il movimento dei fluidi corporei è fondamentale per mantenere la salute dell’organismo;
  • il sistema nervoso autonomo detiene una ruolo centrale nel controllo dei fluidi del corpo;
  • esistono componenti somatiche della malattia, che non pongono solo come manifestazione della malattia, ma che fungono anche da fattori in grado di contribuire al mantenimento dello stato di malattia.

La terapia osteopatica si basa sull’applicazione di tutti questi principi e mira a ristabilire l’armonia della struttura scheletrica di sostegno, in modo da permettere al corpo di ritrovare un proprio equilibrio e un proprio benessere.

Inoltre, i principi così individuati non sono da considerarsi e non sono considerati dagli osteopati stesse delle vere e proprie leggi scientifiche.

Questi, infatti, non si pongono in contrasto né in contraddizione con i principi della scienza medica, ma sono insegnati come parte fondamentale della filosofia osteopatica e come aspetti da tenere sempre in considerazione con riguardo alla salute e alla malattia del singolo paziente.

Trattamento osteopatico: osteopata cosa fa 

Il trattamento manipolativo osteopatico è dato da un insieme di tecniche messe in atto dall’osteopata.

Queste mirano al trattamento delle disfunzioni presenti a livello muscolo scheletrico, craniale, miofasciale e viscerale.

Il trattamento si basa sul contatto manuale attraverso le manipolazioni osteopatiche, che mirano ad effettuare una valutazione e una diagnosi specifiche e, in seguito, ad eseguire il trattamento sul soggetto.

In sostanza, consiste in una terapia manuale, che viene considerata complementare rispetto alla medicina classica e che si concentra sulla salute del soggetto, utilizzando un approccio casuale e non sintomatico.

Lo scopo è quello di individuare la presenza di eventuali alterazioni funzionali del corpo, che sono all’origine della manifestazione dei primi sintomi e segnali, che possono poi trasformarsi in dolore.

Osteopatia: cosa cura 

In genere, chi decide di affidarsi all’osteopatia lo fa per risolvere una serie di problematiche e disturbi.

Tra questi, in particolare, rientrano:

  • mal di schiena nella zona lombare;
  • dolore al collo, che non sia dovuto ad un colpo di frusta;
  • dolore alla spalla e al gomito, come nel caso di patologie quali epicondilite o gomito del tennista e epitrocleite o gomito del golfista;
  • artrite;
  • problematiche a carico di bacino, fianchi e gambe;
  • infortuni di natura sportiva;
  • dolori muscolari e articolari associati alla guida, al lavoro o alla gravidanza.

Il trattamento osteopatico si rivela particolarmente efficace quando viene combinato con l’esercizio fisico.

Prima di dare inizio ad un percorso di osteopatia, l’osteopata svolge la visita osteopatica.

Quest’ultima è la prima sessione del percorso che seguirà e durante il suo svolgimento l’osteopata chiede al paziente di riferirgli i sintomi e i disturbi avvertiti, il suo stato di salute generale e se stia seguendo altre tipologie di assistenza medica.

A questo punto, l’osteopata utilizza il contatto manuale per individuare la presenza nel corpo di eventuali aree di debolezza, di tensione e di limitazione, soprattutto nella zona della colonna vertebrale, eseguendo manipolazioni vertebrali.

Nel corso della manipolazione, l’osteopata può richiedere al paziente l’esecuzione di alcuni movimenti, che gli permettono di approfondire in modo ulteriore il proprio esame.

Individuata la problematica, può rivelarsi necessario eseguire ulteriori testi, come risonanze magnetiche o analisi del sangue, che aiutino a dare una diagnosi più precisa del problema.

In seguito, viene elaborato un programma di trattamento, di durata variabile: in genere, la prima seduta dura da circa 45 minuti a un’ora, mentre i trattamenti successivi hanno una durata di circa 30 minuti. 

La durata del percorso di trattamento, invece, sarà decisa dall’osteopata e dipenderà soprattutto dai sintomi avvertiti in fase iniziale e dai miglioramenti registrati nel tempo.

Tecniche osteopatiche

trattamento osteopatico

Una volta iniziato il percorso di trattamento, l’osteopata mira al ripristino della regolare funzione e stabilità delle articolazioni, attraverso specifiche tecniche, che hanno lo scopo di aiutare il corpo a guarire in modo autonomo.

Le manipolazioni sono manuali e combinano tecniche più delicate con altre più decise e forti, scelte sulla base delle esigenze di trattamento del singolo paziente e dai sintomi riferiti da questo.

In sostanza, le tecniche osteopatiche sono:

  • il massaggio, che mira a rilassare i muscoli in modo generale;
  • l’allungamento delle articolazioni rigide, attraverso cui l’osteopata sposta le articolazioni, nei limiti della loro naturale gamma di movimento:
  • spinte ad alta velocità, che consistono in movimenti brevi e bruschi esercitati sulla colonna vertebrale, che possono produrre un rumore simile a quello di uno scricchiolio.

Le tecniche illustrate allo lo scopo di ridurre il dolore, migliorare i movimenti e favorire il flusso sanguigno.

In genere, l’osteopatia non è una terapia dolorosa, anche se in alcuni casi e con alcune manipolazioni può accadere di avvertire dolore o rigidità nei primi giorni successivi al trattamento.

Ciò avviene soprattutto nei casi in cui ci si sottopone ad un trattamento per la cura di una ferita dolorosa o infiammata.

In ogni caso, l’osteopata interviene spiegando in anticipo al paziente se il tipo di trattamento e di manovre che andrà ad eseguire può portare ad avvertire determinate  reazioni nei giorni successivi. 

Nel caso in cui il paziente dovesse avvertire dolore durante o al termine del trattamento, è sempre bene informare in modo tempestivo l’osteopata, il quale darà i necessari consigli ed ulteriori indicazioni sull’auto aiuto e sull’esercizio fisico da eseguire.

In questo modo, il paziente viene messo in condizione di vedere un più rapido recupero dalla problematica in atto e di prevenire il rischio di un’eventuale ricomparsa o di un peggioramento ulteriore dei sintomi.

Osteopatia: quando evitarla

Nonostante si tratta di una terapia dai comprovati effetti benefici, il trattamento osteopatico viene sconsigliato in alcuni casi specifici.

Pur essendo gli osteopati addestrati ad utilizzare il proprio giudizio clinico per identificare i pazienti per i quali il trattamento osteopatico non è appropriato, è bene essere a conoscenza delle condizioni per le quali è controindicato.

In primis, è sconsigliato in presenza di un aumentato rischio di danni riportati alla colonna vertebrale o ad altre ossa, ai legamenti, al muscolo scheletrico, ai nervi o alle articolazioni.

Proprio per questo motivo, le persone che presentino determinate condizioni di salute o specifiche patologie potrebbero non riportare i benefici, che, in genere, porta il trattamento osteopatico.

In particolare, le condizioni che rendono preferibile evitare questo tipo di trattamento sono:

  • osteoporosi;
  • fratture;
  • condizioni infiammatorie acute, come alcune tipologie di artrite;
  • infezioni;
  • disturbi della coagulazione del sangue, come la sclerosi multipla.

Allo stesso modo, è sconsigliato il ricorso all’osteopatia nei casi in cui il paziente sta assumendo medicinali per fluidificare il sangue.

Inoltre, per quanto riguarda il periodo di gravidanza, la donna può sottoporsi a manipolazioni dell’osteopata, ma è preferibile sempre chiedere prima un parere al proprio medico di famiglia o all’ostetrica prima di procedere. 

Anzi, con riguardo alla natura specifica della condizione della gestante, è fondamentale assicurarsi di farsi seguire da un osteopata che abbia una propria specializzazione in dolori muscolari o articolari durante la gravidanza.

Taping: cos’è e come funziona

Il taping o kinesio taping è un sistema terapeutico, riabilitativo e preventivo, che trova ampia applicazione nella medicina sportiva e in ambito ortopedico e traumatologico.

Il termine taping significa fasciatura o bendaggio e include non solo l’applicazione del cosiddetto cerotto colorato, ma anche trattamenti più complessi.

Questa terapia consiste nell’applicazione di tape, ossia di fasce o bande adesive, che esercitano una trazione e trasferiscono la forza sulla pelle, alleviando così il carico fisiologico che grava sulle zone trattate.

Lo scopo è quello di risolvere in via non farmacologica il dolore e l’infiammazione, sfruttando la naturale capacità fisiologica di rigenerazione.

Se viene utilizzato come rimedio, invece, impedisce o riduce i movimenti eccessivi o pericolosi e svolge la funzione di un bendaggio funzionale.

Le fasce possono essere elastiche o anelastiche e sono dotate di adesivo da un lato, così da permettere loro di aderire alla pelle.

I cerotti taping non vengono applicati direttamente sulla pelle, ma su uno strato adesivo intermedio: entrambi devono essere stesi in modo uniforme, senza pieghe, così da non esercitare una pressione eccessiva.

Taping kinesiologico funzioni

Il taping è un’applicazione molto versatile, può essere utilizzato per il trattamento di tutte le articolazioni di gambe e braccia e svolge diverse funzioni, quali:

  • supporto dell’apparato legamentoso capsulare di un’articolazione;
  • scarico di tendi e muscoli;
  • miglioramento della propriocezione;
  • contrasto al gonfiore del tessuto;
  • stabilizzazione di ferite e fratture.

Nella zona di tronco e collo, viene utilizzato per limitare i movimenti che possono portare problemi ai muscoli interessati da stiramenti, strappi o contratture.

Il medico valuterà se associare al kinesio taping una terapia farmacologica e ulteriori trattamenti, quali massaggi, tecar, magnetoterapia, laser o altri.

Taping come si applica

Le bande elastiche vengono applicate sulla pelle seguendo il decorso delle strutture danneggiate e in base alla loro funzione, così che le forze di trazione agiscano sui legamenti e siano trasferite sulla pelle.

Il taping non comporta una totale immobilizzazione, ma permette la mobilità dell’articolazione entro limiti tali da evitare conseguenze dannose.

Stabilità e limitazione dei movimenti dipendono dal materiale con cui sono realizzate le bende e dalla procedura seguita per la loro applicazione.

Utilizzi del kinesio taping

Il kinesio taping viene utilizzato per il trattamento degli infortuni e a scopo preventivo.

A fini preventivi, sono utilizzate le bende funzionali, in quanto riducono la mobilità dell’articolazione, ma senza eliminarla.

In questo caso, ci si serve del taping per scongiurare infortuni in diverse attività sportive, come basket, pallavolo, arrampicata, arti marziali: i bendaggi vengono applicati in modo da stringere la zona e vanno poi rimossi subito dopo la prestazione. In questo modo, permettono di evitare che si verifichi una sovradistensione dei legamenti.

Inoltre, il taping riduce il rischio di recidive, svolgendo una funzione di mantenimento.

I casi in cui si utilizza il taping possono essere individuati come segue:

  • danni all’apparato legamento capsulare delle articolazioni;
  • instabilità articolare;
  • fratture semplici;
  • lesioni muscolari;
  • danni derivanti da sovraccarico funzionale.

Per svolgere tali funzioni, esistono quattro tipologie di taping, ognuna delle quali svolge un’azione specifica:

  • azione drenante;
  • azione stabilizzatrice;
  • azione antidolorifica;
  • induzione fasciale.

Taping caviglia

Il taping da applicare alla caviglia si serve di bende a nastro per curare lesioni acute e per compensare la debolezza del legamento danneggiato.

I danni alla caviglia possono essere di diversa natura:

  • distorsione semplice;
  • lacerazione parziale di una o più parti del legamento esterno;
  • rottura totale.

Taping ginocchio

Il kinesio taping ginocchio viene utilizzato in caso di instabilità antero mediale, che si verifica quando il crociato anteriore è debole, per cui la gamba tende a slittare in avanti.

Spesso, ciò avviene a causa di un trauma in valgo, dovuto alla posizione e alla forza di rotazione sull’asse.

In questo caso, il kinesio taping viene applicato in leggera flessione, così da sollecitare in modo minore il legamento interno.

Taping epicondilite

Conosciuta anche come gomito del tennista, l’epicondilite può essere trattata in modo adeguato anche con il taping.

Durante la fase infiammatoria, è importante osservare un periodo di riposo funzionale dell’articolazione, in combinazione con l’utilizzo di un linfo taping, che svolge azione drenante.

Nella fase di riabilitazione funzionale, invece, si può svolgere un’attività ridotta e si procede ad un bendaggio con funzione di decompressione articolare del gomito.

Per la fase di rientro alle attività quotidiane o all’attività sportiva, viene utilizzato un taping stabilizzante multi assiale, che dà il supporto adeguato all’articolazione in caso di sollecitazioni.

Taping spalla

Il taping alla spalla viene utilizzato per contrastare il dolore e la ridotta mobilità derivanti da diverse patologie che possono colpire l’articolazione della spalla.

Ad esso si ricorre nel trattamento di dolori o fastidi generici alla spalla, di lesioni al sovra spinato o ai muscoli della cuffia dei rotatori e di sindromi che interessano l’articolazione, come la sindrome da impingement.

muscoli-corpo-umano

Muscoli: anatomia e funzione

Anatomia dei Muscoli

I muscoli sono organi costituiti in prevalenza da tessuto biologico in grado di contrarsi, da fibre bianche (a contrazione rapida che assicurano velocità) e rosse (a contrazione lenta che assicurano resistenza).

Le cellule dei muscoli sono in grado di contrarsi e rilassarsi in reazione a stimoli nervosi e ormonali; è questo il meccanismo da cui trae origine il movimento.

L’insieme dei muscoli forma l’apparato muscolare che, con lo scheletro e le articolazioni, costituisce l’apparato locomotore del corpo umano.

Il tessuto muscolare complessivo costituisce nell’adulto il 40% del corpo umano ed è la principale componente della massa corporea. La percentuale è maggiore nell’adulto (rispetto al bambino e all’anziano), nell’uomo (rispetto alla donna), nell’atleta (rispetto al sedentario).

Gran parte dei muscoli sono pari (due bicipiti, due glutei, ecc.) ma alcuni sono impari come il diaframma (il muscolo della respirazione). un muscolo involontario ma che può anche essere controllato dalla volontà.

Le parti carnose (ventri muscolari) sono di colore rosso più o meno intenso, mentre le parti tendinee presentano un colorito madreperlaceo.

I muscoli sono riccamente vascolarizzati ed innervati con un andamento obliquo dei vasi e dei nervi per favorire le continue modificazioni in lunghezza dei muscoli stessi.

L’intero muscolo è rivestito da una guaina di connettivo fibro-elastico (epimisio o fascia muscolare) che contiene e protegge i muscoli in fase di esecuzione del movimento. I vari fasci di fibre muscolari sono invece rivestiti dal perimisio. L‘endomisio è la guaina che ricopre le fibre muscolari ovvero le cellule più grandi dell’organismo di dimensioni variabili (da 10 a 100 µm di diametro e da un millimetro e 20 centimetri di lunghezza). Il corpo umano contiene circa 250 milioni di fibre muscolari.

Funzioni

I muscoli svolgono 6 principali funzioni:

– determinano il movimento attraverso la contrazione;

– mantengono la postura (posizione eretta o da seduti) nonostante la forza di gravità;

– stabilizzano le articolazioni dello scheletro;

– proteggono le strutture ossee e gli organi interni fungendo da cuscinetto o barriera in caso di traumi esterni;

– producono calore, riscaldano il corpo grazie alla contrazione durante cui si libera energia sotto forma di calore. Questa funzione mantiene la temperatura corporea costante (37° circa);

– determinano il movimento di liquidi e sostanze ‘spremendo’ i vasi sanguigni e linfatici in fase di contrazione.

L’attività muscolare è essenziale non soltanto per la locomozione ma anche per mantenere diverse funzioni vitali come la respirazione (diaframma), la circolazione sanguigna e la digestione dei cibi.

Tipologie di muscoli

Le principali tipologie di muscoli sono classificate in base alla morfologia e alla funzione.

In base alla MORFOLOGIA, si distinguono muscoli:

Striati scheletrici le cui striature dipendono dalla disposizione regolare degli elementi contrattili. Sono collegati a segmenti scheletrici e volontari (controllati dalla nostra volontà). Talvolta, il muscolo scheletrico può essere responsabile di movimenti involontari (riflessi come la deglutizione) in risposta a stimoli esterni. La contrazione dei muscoli striati scheletrici avviene per impulsi nervosi provenienti dai motoneuroni del sistema nervoso centrale. L’alta percentuale di Miosina conferisce a questi muscoli resistenza e forza;

Striati cardiaci che compongono il tessuto muscolare del cuore (miocardio). Sono caratterizzati, oltre che dalle strie trasversali, anche da strie intercalari (aree di giunzione delle fibre). Il muscolo cardiaco è involontario;

Lisci, sprovvisti di striature trasversali in quanto gli elementi contrattili sono disposti in modo irregolare. Rappresentano la componente muscolare degli organi interni (visceri). Questi muscoli presentano un’alta percentuale di Actina. Gran parte dei muscoli lisci sono involontari; la contrazione avviene attraverso lo stimolo ormonale e meccanico o impulsi provenienti dal sistema nervoso autonomo. La contrazione è lenta e meno potente rispetto ai muscoli striati scheletrici ma, in compenso, è più prolungata. La caratteristica singolare del muscolo liscio è che la contrazione avviene contemporaneamente per tutto il muscolo, come se fosse un’unica fibra.

In base alla forma, si distinguono muscoli lunghi (fusiformi), larghi, brevi e anulari (curvilinei). I muscoli anulari, a loro volta, sono suddivisi in orbicolari (che si comportano come gli altri muscoli scheletrici nel modo di contrarsi) e sfinteri (dal tono accentuato al punto tale da mantenersi in uno stato di continua contrazione).

In termini di FUNZIONE, si distinguono muscoli:

Agonisti preposti all’azione;

Antagonisti, che si oppongono al movimento oppure si rilassano (come il bicipite rispetto al tricipite);

Estensori che hanno la funzione di allontanare i capi delle ossa avvicinati nell’azione. Distendono l’articolazione;

Sinergisti che fanno da supporto ai muscoli agonisti aiutandoli nell’esecuzione del movimento, riducendo i movimenti inutili o controproducenti;

Fissatori, un tipo di muscoli sinergisti specializzati in azioni mirate: trattengono un osso oppure stabilizzano un movimento primario.

Altre classificazioni dei muscoli

Altre classificazioni riguardano:

– la forma geometrica dei muscoli (deltoide, trapezio, quadrato dei lombi, romboide, ecc.);

– l’azione svolta (estensori, flessori, pronatori, ecc.);

– l’organo supportato (muscoli gastrici, esofagei, laringei);

– le ossa in cui s’inseriscono (tibiali. peronieri);

– il numero dei capi d’inserzione (bicipiti, tricipiti, quadricipiti);

– la loro direzione (obliqui, trasversi, retti).

In riferimento al punto di origine e di inserzione, ritroviamo anche i muscoli pellicciai la cui contrazione muove la pelle in quanto hanno almeno uno dei punti di attacco nel derma.

In caso di presenza o meno di tendini intermedi, i muscoli si classificano in:

monogastrici, che non presentano alcun tendine intermedio;

digastrici, che ne presentano uno;

poligastrici con più tendini intermedi.

I 7 movimenti muscolari scheletrici

Sono sette i movimenti eseguiti dai muscoli striati scheletrici.

In tal senso, si distinguono muscoli:

Flessori che consentono a due ossa di un’articolazione di avvicinarsi tra loro;

Estensori che permettono a due ossa di un’articolazione di allontanarsi fra loro;

Abduttori che danno modo ad un arto di allontanarsi dalla linea mediana del corpo;

Adduttori che consentono ad un arto di avvicinarsi alla linea mediana del corpo;

Rotatori che permettono di ruotare una parte del corpo;

Mimici grazie a cui possiamo muovere la pelle del volto realizzando e controllando le diverse espressioni facciali;

Antagonisti, già accennati in precedenza, che concorrono ad un movimento permettendo azioni opposte e contemporanee.

Uso eccessivo e complicanze

L’uso eccessivo (overuse) tipico della ripetitività del gesto atletico o di un lavoro che costringe a movimenti ripetuti e sovraccarico funzionale può portare a lesioni muscolari e complicanze come la sindrome del dolore miofasciale (MFPS) oppure i trigger points dolorosi (nodi che si formano nelle fibre muscolari) dovuti ad un singolo muscolo o ad un gruppo di muscoli contratti e accorciati.

Spesso, gli infortuni (sportivi e non) si associano all’uso eccessivo ed al sovraccarico funzionale coinvolgendo non solo i muscoli e relativi tendini ma anche ossa, cartilagini, legamenti, borse (le sacche che contengono il liquido sinoviale).

Fratture, distorsioni, strappi muscolari spesso sono dovuti ad un singolo evento traumatico.

I fattori di rischio delle lesioni da overuse possono essere l’impreparazione atletica, un tono muscolare non sufficiente a sostenere lo stress di un allenamento troppo intenso o di un’eccessiva attività fisica, le condizioni generali del soggetto.

Un microtrauma a lento esordio può insorgere anche a seguito di attività quotidiane (ad esempio, lavori domestici o giardinaggio) o movimenti ripetitivi e prolungati nel tempo durante determinate attività lavorative stressanti a livello meccanico (sarto, addetto al confezionamento di pacchi, addetto alle pulizie, al trasporto e allo scarico, saldatore, ecc.).

Nello sport, in particolare, è necessario allenarsi secondo la propria preparazione fisica, utilizzare scarpe adeguate, evitare di allenarsi su terreni duri o superfici sconnesse, procedere per gradi, eseguire esercizi di riscaldamento e stretching rispettivamente prima e dopo il workout, rispettare i tempi di recupero.

E’ importante rispettare i tempi di recupero considerando anche l’acido lattico, il principale prodotto di scarto dell’attività muscolare. La sua produzione è direttamente proporzionale all’intensità e alla durata della contrazione. Quando si supera una determinata velocità di sintesi, l’acido lattico si accumula nel muscolo e provoca la cosiddetta ‘fatica muscolare’. Bisogna attendere un breve periodo di riposo per dar modo all’acido lattico di ripulire il muscolo e il sangue.

Tornando alla lesione da sovraccarico, l’overuse colpisce ovviamente i distretti ed i tessuti maggiormente sollecitati: spalla per il nuoto, gomito per il tennis, ginocchio e piede per la corsa. L’uso eccessivo espone a microtraumi ripetuti e cumulativi che, a lungo andare, causano lesioni.

Spesso, le lesioni da overuse vengono ignorate o sottovalutate dagli atleti che continuano ad allenarsi nonostante i disturbi ed i sintomi avvertiti (indolenzimento o dolore, spasmi, crampi, rigidità) finché non si manifestano in forma acuta quando risultano più difficili da trattare.

Trascurare e non trattare tempestivamente le lesioni da overuse significa andare incontro a complicanze. Una distorsione di caviglia porta ad un deficit persistente nella dorsiflessione, ad alterare la postura con tutte le possibili conseguenze muscolo-scheletriche, tra cui alterazioni anatomo-patologiche.

Tra le principali complicanze, ritroviamo fratture da stress, lesioni e microlesioni muscolari di natura infiammatoria, disturbi dei tendini (tendiniti, peritendiniti, tendinopatie inserzionali, ma anche degenerazione in assenza di infiammazione come le tendinosi).

Spesso, a farne le spese sono i tendini, particolarmente soggetti a lesioni a causa della loro scarsa vascolarizzazione e limiti di elasticità.

Deterioramento e patologie conseguenti

I muscoli possono andare incontro a patologie di natura infiammatoria o degenerativa.

Le patologie più frequenti a carico dei muscoli sono:

– Mialgia

– Stiramento muscolare

– Crampi muscolari

– Ipertrofia muscolare

– Ipotonia muscolare

– Miosite

– Polimiosite

– Rabdomiolisi

– Ipostenia muscolare

– Sindrome pseudo radicolare

– Atrofia muscolare

– Distrofia muscolare

– Miastenia gravis

– Sarcopenia

– Miopatia.

fisioterapia respiratoria

Coronavirus e Fisioterapia

COVID 19: l’importanza della Fisioterapia respiratoria

La riabilitazione respiratoria viene svolta all’interno di un progetto riabilitativo interdisciplinare, che combina in modo integrato l’assistenza medica, infermieristica, la terapia farmacologica, la terapia riabilitativa e il supporto psicologico. Con l’obiettivo:

  1. Aiutare i pazienti affetti da malattie respiratorie croniche
  2. Migliorare il controllo dei sintomi
  3. Miglior svolgimento delle attività di vita quotidiana

Coronavirus e Fisioterapia

All’interno di questa equipe il fisioterapista svolge un ruolo determinante nel percorso di cura del paziente, che richiede una solida preparazione specialistica.

Il fisioterapista respiratorio, quando il quadro clinico lo permette, ripristina un’adeguata funzione respiratoria consentendo un recupero del respiro spontaneo e della ventilazione dalle vie aeree fisiologiche. Altro obiettivo importante della riabilitazione è prevenire i danni da immobilizzazione, attraverso una precoce mobilizzazione dopo e durante l’allettamento prolungato anche nella prospettiva di contribuire a ridurre i tempi di degenza.

«La fisioterapia respiratoria è molto importante anche per ridurre la durata della degenza e quindi liberare più velocemente posti letto e permettere di accogliere altri pazienti, vista la grave carenza di posti letto che abbiamo in questo momento».

Riguardo la riabilitazione respiratoria nei pazienti colpiti dal Covid-19, il 16/03 è stato pubblicato un documento contenete le linee guida condivise dei fisioterapisti italiani firmato da ARIR e AIFI (Associazione dei Riabilitatori dell’insufficienza respiratoria e dei Fisioterapisti Italiani), che contiene tutte le indicazioni operative sul trattamento del Covid-19:

  • prevenzione delle complicanze
  • procedure a rischio di contaminazione
  • procedure da non applicare in fase acuta
  • misure appropriate per la prevenzione

Covid-19

fisioterapia covid

Il Coronavirus Covid-19 produce una polmonite che determina una grave insufficienza respiratoria ipossica, conseguente ad una seria alterazione del rapporto ventilazione-perfusione, che determina nell’infetto una restrizione dei polmoni significativa che necessità di alti flussi di ossigeno per mantenere la saturazione fisiologica nei valori standard.

Riabilitazione del Covid19? Come e dove 

La riabilitazione deve essere effettuata in strutture a norma ed adeguate: il Coronavirus è una patologia che crea un serio deficit dei muscoli respiratori. Per i pazienti che sono stati ricoverati e intubati è consigliata una seconda degenza per un periodo di almeno 2-3 settimane mentre per i pazienti che hanno avuto percorso del Covid meno grave può bastare una-due settimane di riabilitazione. La restante parte di riabilitazione si può fare presso i classici centri di Riabilitazione per almeno un mese.

 Prima fase di Riabilitazione

La prima fase di riabilitazione serve per prevenire le complicanze da allettamento e immobilità, evitare l’aumento del distress respiratorio, evitare le fastidiose manovre di disostruzione bronchiale, l’allenamento allo sforzo, e soprattutto non meno importante evitare la respirazione diaframmatica.

Seconda Fase Riabilitativa

Successivamente, dopo aver svezzato il paziente dalla ventilazione meccanica invasiva o non, la riabilitazione prevedere le seguente tecniche:

  • Rieducazione respiro (sia diaframmatica e non con muscolatura accessoria)
  • Incrementare i volumi polmonari attraverso l’utilizzo di particolari apparecchi
  • Rinforzo e stimolazione dei muscoli respiratori e di tutto il sistema muscolo-scheletrico (allettamento prolungato)
  • Training deambulatorio (considerando la resistenza del paziente)
  • Recupero delle attività di vita quotidiana
  • Allenamento allo sforzo
  • Disostruzione bronchiale (quando è necessaria)
  • Corretta gestione dell’ossigeni terapia (quando è necessaria)

Fisioterapia respiratoria nei pazienti con Coronavirus

fisioterapia respiratoria

Paziente con respiro spontaneo

  • Ossigenoterapia convenzionale
  • High flow nasal oxygenation, dove le cannule nasali siano posizionate perfettamente nelle narici
  • Ventilazione non invasiva, che non sia protratta per più di un’ora per un massimo di una volta

Molto importante nel paziente con respiro spontaneo risulta essere la postura. Bisogna evitare assolutamente la postura scivolata a letto favorendo la posizione seduta o semi-seduta.

Paziente con ventilazione meccanica invasiva

  1. Pronazione è raccomandata almeno 12-16h al giorno da effettuare entro le 72 h dall’intubazione. Questa posizione prevede che il paziente sia posizionato con il lato ventrale verso il basso e il lato dorsale verso l’alto.

I pazienti che rispondono alla posizione prona sono quelli in cui scende a parità di ventilazione l’anidrite carbonica. Vi sono alcuni effetti indesiderati quali:

  • Lesioni del plesso brachiale
  • cattiva posizione del padiglione auricolare
  • La pronazione da interrompere in caso di discesa dell’ossigenazione
  • Lesioni da decubito
  • Edema facciale
  • Danni cornea o congiuntiva
  1. Manovre di reclutamento
  2. Broncoaspirazione: attraverso sistemi di aspirazione a circuito chiuso

Controindicazioni: procedure da non applicare in fase acuta

  • Respirare con il muscolo diaframma
  • Respirare a labbra socchiuse
  • Disostruzione bronchiale (da limitare poichè favorisce il rischio di contaminazione)
  • Utilizzo di spirometria incentivante
  • Mobilizzazioni della gabbia toracica
  • Lavaggi nasali
  • Mobilizzazione in paziente con instabilità clinica
  • Allenamento allo sforzo
  • Allenamento dei muscoli respiratori
come curare lo stiramento muscolare

Cura per lo stiramento muscolare

Come curare lo stiramento muscolare

Chi pratica sport ha dovuto fare i conti, almeno una volta nella vita, con lo stiramento muscolare. Si tratta di una lesione di lieve/media entità dovuta ad allungamento eccessivo delle fibre muscolari. I muscoli più colpiti sono, generalmente, quelli che interessano coscia e polpaccio ma lo stiramento può coinvolgere anche i muscoli di braccia, schiena, petto, addome, collo/spalle.

Dopo averti illustrato le cause e i sintomi dello stiramento (noto anche come elongazione), ti sveleremo come curare lo stiramento muscolare con le migliori terapie ed i trattamenti di Fisioterapia mirata.

10 Massaggi decontratturanti o rilassanti

Cause degli stiramenti muscolari

Sono diverse le cause ed i fattori di rischio che provocano lo stiramento muscolare soprattutto tra gli sportivi:

– fase di riscaldamento inadeguato prima di iniziare l’attività fisica;

– movimento scorretto, brusco o violento durante l’allenamento, scorretta dinamica nella corsa o nel salto;

– scarsa preparazione fisica non idonea al tipo di sforzo eseguito durante la pratica sportiva;

– sovraccarico funzionale e ripetute sollecitazioni;

– allenamento su terreno sconnesso con scarpe inadeguate;

– piccoli traumi alle articolazioni preesistenti;

– squilibri posturali e muscolari;

. mancanza di coordinazione;

– condizioni ambientali non ideali (sbalzi di temperatura, umidità);

– fase di recupero insufficiente tra un allenamento e l’altro.

Sintomi dello stiramento

Lo stiramento muscolare si riconosce dai seguenti sintomi:

– dolore localizzato improvviso, acuto ma sopportabile il più delle volte;

– spasmi;

edema e gonfiore;

– ematoma;

– infiammazione;

– indolenzimento;

– riduzione della forza;

– difficoltà a muoversi;

– rigidità muscolare e tensione.

Diagnosi di uno stiramento

Per escludere lesioni più gravi (strappo muscolare, distorsione, frattura), è necessario sottoporsi a visita specialistica.

Lo specialista (ortopedico, fisiatra) eseguirà la diagnosi tramite palpazione e verifica della funzionalità dell’arto. Per ulteriori accertamenti, il medico può richiedere un esame strumentale (ecografia muscolo/scheletrica) per indagare sulla struttura muscolare.

Cura

In caso di stiramento muscolare, è necessario seguire il protocollo RICE (immobilizzazione, ghiaccio per lenire dolore e infiammazione, compressione, elevazione per limitare l’ematoma) entro le 48-72 ore dall’infortunio.

Oltre al riposo, si raccomanda di evitare assolutamente movimenti di allungamento (stretching) che potrebbero portare ad una rottura delle fibre muscolari.

Se necessario, il medico prescriverà FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) e miorilassanti in caso di tensione muscolare.

Stiramento muscolare: trattamenti di Fisioterapia mirata

Benefici della tecarterapia

Il Centro Ryakos pianifica un percorso terapeutico personalizzato dopo aver eseguito una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale.

I trattamenti d’elezione per intervenire sullo stiramento muscolare sono strumentali:

Tecarterapia (Human Tecar), che riduce drasticamente dolore e infiammazione, favorisce il rilassamento muscolare stimolando il metabolismo cellulare, stimola i processi riparativi rigenerando i tessuti danneggiati;

Laser Tag ad Alta Potenza, che stimola l’attività metabolica cellulare e il drenaggio dei liquidi riducendo dolore e infiammazione.

Queste due terapie strumentali d’elezione riducono il dolore e l’infiammazione, favoriscono il drenaggio locale e permettono una ripresa rapida.

Risultano efficaci anche i trattamenti con Ultrasuoni, TENS, Onde d’Urto (che favoriscono la cicatrizzazione della lesione).

Per risolvere tensioni e rigidità muscolare, si consigliano i seguenti trattamenti:

– Massaggio terapeutico;

– Trattamento miofasciale;

– Kinesiotaping, bendaggio elastico che stimola il drenaggio e la vascolarizzazione del muscolo;

– Esercizi terapeutici mirati (stretching, esercizi isometrici, isotonici e dinamici, rinforzo muscolare, propriocettivi).

Metodo Mezieres per prevenire recidive di stiramenti

Se il fattore di rischio (o la causa) è uno squilibrio posturale e muscolare, al paziente verrà consigliato un percorso unico: la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres che ristabilisce l’equilibrio posturale di tutta la colonna vertebrale tramite allungamento graduale della catena muscolare posteriore.

Il recupero, generalmente, avviene nell’arco di 2-3 settimane nei casi più lievi, fino a 3-4 mesi nei casi più gravi.

E’ importante eseguire un controllo con ecografia per verificare l’avvenuta guarigione prima di riprendere le attività. Risulta quantomai necessario accertarsi che non vi siano complicazioni perché una lesione da stiramento non risolta potrebbe portare a recidive o lesioni muscolari più gravi.

dolore cervicale da divano

I problemi muscolari e posturali causati dal divano

Il divano spesso è un tuo nemico

Devi sapere che dolori lombari e cervicali possono essere dovuti a problemi muscolari e posturali causati dal divano. Scuola, lavoro in smart working, TV ci costringono a stare seduti per molte ore durante la giornata. La sedentarietà diventa uno stile di vita (sbagliatissimo) ed è importante cercare di muoversi il più possibile cambiando spesso posizione. La vita sedentaria è nemica della salute in genere; il movimento è vita e serve a combattere molti disturbi, primi fra tutti lombalgia e cervicalgia.

E’ importante assumere posture corrette sempre: quando si siede, durante il riposo notturno, davanti al PC e sul divano.

Quando guardiamo la TV, usiamo lo smartphone o il tablet sul divano, ci illudiamo di rilassarci. In realtà, assumiamo posture scorrette, viziate. Anche per poche ore, il divano può rivelarsi un nemico per la schiena, il collo, gambe e braccia. Il divano costringe la colonna vertebrale in posizioni innaturali, non fisiologiche, assurde, spesso responsabili di dolore e altre conseguenze alla schiena e al collo.

Il nostro focus ha due principali obiettivi: spiegarti quali sono le posizioni da evitare assolutamente sul divano e quali sono le posture corrette da assumere.

Seguendo i nostri consigli la tua schiena e il tuo collo ti ringrazieranno.

Problemi muscolari e posturali causati dal divano: posizioni da evitare

cattiva postura sul divano

Vuoi evitare mal di schiena e dolori cervicali? Bene, allora evita di sederti in modo scomposto sul divano, soprattutto quando guardi la TV, usi il telefono o leggi.

Innanzitutto, scegli un divano che fa sprofondare.

Cosa s’intende esattamente per ‘sprofondare‘? Significa che il bacino si trova più in basso delle gambe, una posizione da evitare.

I divani ergonomici sono pensati proprio per sostenere la zona lombare evitando che il corpo sprofondi. Questo vale anche per sedie, poltrone, sedili per auto.

Il divano dovrebbe essere realizzato in modo tale da potersi sdraiare rispettando l’allineamento del tratto lombare e cervicale, assecondando il corpo. Deve disporre di una base per la testa e di un poggiapiedi per far riposare le gambe facilitando la circolazione sanguigna. Schienale e seduta del divano dovrebbero essere basculanti, in grado di avanzare e indietreggiare leggermente per consentire un movimento minimo anche quando si rimane seduti.

Qualsiasi posizione sbagliata, soprattutto se mantenuta a lungo, può causare dorso curvo (ipercifosi), curvatura in avanti del tratto  lombare (iperlordosi), quindi problemi e dolore alla schiena che si ripercuotono sulla cervicale.

Non restare seduto troppo a lungo sul divano. Pur mantenendo una postura corretta, evita di restare seduto più di due ore. Trova un pretesto qualsiasi per alzarti e fare una pausa, di tanto in tanto, magari per camminare o svolgere esercizi di allungamento (stretching), rilassamento e rinforzo muscolare indicati da un fisioterapista esperto.

Disturbi muscolari e articolari alla schiena e alla cervicale

Assumere una postura sbagliata non fa bene alla schiena e neanche alla cervicale quando, guardando la TV, sprofondi nello schienale del divano o della poltrona, senza un sostegno (come un cuscino) per la schiena. Se usi lo smartphone mentre siedi sul divano tienilo all’altezza degli occhi senza piegare la testa in avanti e verso il basso sovraccaricando il rachide cervicale.

Una postura scorretta sul divano può far emergere disturbi muscolari o articolari latenti o provocarne di nuovi, a breve e lungo termine. Questo vale sia per la schiena sia per la cervicale. Crea tensione, contratture, irrigidimento e un’inevitabile conseguenza: dolore nella zona lombo-sacrale e  cervicale.

Oltre a mantenere una postura corretta, è importante anche non rimanere a lungo nella stessa posizione ma cambiarla.

Quali sono le posizioni corrette da assumere sul divano

problemi posturali causati dal divano

Quando sei seduto sul divano, il bacino non deve trovarsi più in basso delle gambe, l’abbiamo detto.

Una postura corretta permette alla spina dorsale di mantenere le curve fisiologiche, naturali, ovvero la corretta lordosi lombare e cifosi dorsale.

Ecco quali sono le regole d’oro per assumere posizioni corrette sul divano:

– bacino aderente allo schienale del divano;

– area lombare distaccata dallo schienale per assecondare la curvatura fisiologica. Puoi aiutarti sistemando un cuscino alla parte bassa della schiena;

– dorso sistemato a stretto contatto con lo schienale del divano;

– cosce perpendicolari alla schiena in modo da formare con essa un angolo retto (90°);

– gambe sollevate o sistemate in modo tale da assecondare la corretta postura sul divano;

– testa e collo diritti, in linea con la spina dorsale, se possibile poggiati ad un supporto per consentire alla muscolatura di rilassarsi evitando contratture.

Dolori lombari e cervicali: cause

dolore alla schiena a causa del divano

Trova mille pretesti per alzarti da quel divano. Prenditi molte pause, fai movimento, esci per una passeggiata, balla davanti allo specchio al ritmo del tuo brano preferito, fai sport. L’esercizio fisico è essenziale sia in termini di prevenzione che di trattamento, in caso di lombalgia o cervicalgia.

Le cause della lombalgia e cervicalgia possono essere diverse e, spesso, il tuo dolore può dipendere da più fattori: trauma, malattia specifica, fattori genetici, fattori psicologici (ansia, stress che creano tensioni muscolari), fumo, obesità, ernia, fratture, infezioni, inattività fisica. Una delle cause più frequenti del mal di schiena è la sindrome miofasciale.

La diagnosi è meno semplice di quello che si possa pensare.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita per la valutazione globale e distrettuale proprio per questo: per indagare sulla vera causa del problema e pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

Una volta esclusa qualsiasi patologia o disturbo di natura fisica, sarà facile comprendere che il tuo problema dipende da posture scorrette e abitudini sbagliate.

Le posture sbagliate creano tensioni alla schiena e al collo facendo soffrire i muscoli e portando a contratture muscolari.

I problemi muscolari e posturali causati dal divano non si risolvono con i farmaci

Assumere farmaci (FANS) per illudersi di sbarazzarsi del mal di schiena o del dolore cervicale è una strategia sbagliata e pericolosa. I farmaci non risolvono la causa e, a lungo andare, assumerli porta ad effetti collaterali indesiderati.

Per risolvere i problemi muscolari e posturali causati dal divano e, di conseguenza, dolore, contratture, rigidità, assumi posture corrette evitando gli errori che abbiamo descritto.

La vita sedentaria, la mancanza di movimento fa soffrire i muscoli ma anche i dischi intervertebrali quando assumi per troppo tempo posizioni fisse e statiche. I dischi rischiano di schiacciarsi ed i muscoli di contrarsi, perdere tono ed irrigidirsi. Il movimento è fondamentale per idratare e nutrire i dischi intervertebrali.

Quando il tuo stile di vita è scorretto, pur non avendo alcuna patologia, inizi a soffrire di disturbi e di dolori. Questo perché la tua struttura muscolo-scheletrica, pur essendo sana, non funziona come dovrebbe.

Quando passi molte ore seduto, in posizioni in cui affondi nella seduta (sul divano, in poltrona, in auto, a letto) devi sapere che stai danneggiando non solo i tuoi muscoli ma anche i tuoi dischi intervertebrali. Negli anni, potresti rischiare un’ernia.

La posizione da seduti è la peggiore per il corpo umano. Ecco perché bisogna sfuggire a questa posizione il più possibile o, quantomeno, sedere assumendo posizioni corrette.

Problemi muscolari e posturali causati dal divano: disfunzione dei muscoli psoas

Rachide lombare

Il mal di schiena può dipendere anche da problematiche che interessano i muscoli psoas, connettori principali tra busto e gambe, che proteggono ed assicurano la postura contribuendo a stabilizzare la colonna vertebrale.

Una disfunzione dei muscoli psoas può causare alterazioni posturali, lombalgie e dolori pelvici. Assicurano solidità alla spina dorsale quando ti muovi o stai seduto.

I muscoli psoas si contraggono e si accorciano quando sei in tensione ma anche quando resti seduto a lungo e in posizioni scomode. Un problema al muscolo psoas può provocare dolore lombare, al ginocchio, problemi posturali, blocchi al bacino.

Il modio migliore per risolverlo è evitare di stare seduto troppo a lungo, risposare bene, sottoporsi a massaggi specifici eseguiti da un fisioterapista qualificato. 

Un fisioterapista specializzato in terapia manuale o un osteopata possono risolvere i tuoi problemi muscolari e posturali causati dal divano.

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Diastasi addominale fisioterapia

Diastasi addominale: come si cura

La diastasi addominale è una problematica che si verifica, in prevalenza, dopo il parto.

In gravidanza, con l’accrescimento della pancia, la donna va incontro ad una trasformazione fisiologica. Aumenta il volume dell’utero, si modifica l’assetto posturale (aumento della lordosi lombare), la produzione di relaxina (un ormone) porta ad un rilassamento dei muscoli lombari, fascia addominale e pavimento pelvico.

I retti dell’addome sono muscoli anteriori costituiti da un fascio destro e sinistro che parte dal margine superiore del pube ed arriva fino alla parte inferiore dello sterno. Durante la gravidanza vengono sollecitati dalla pressione e dai volumi esercitati dal feto. Si distanziano tra loro (e dalla linea alba), si separano in modo eccessivo (di almeno 2,7 cm) e perdono tonicità causando la diastasi addominale. La linea alba tende a sfilacciarsi perdendo elasticità.

Di solito, la diastasi addominale si risolve da sé a distanza di 4-5 mesi dal parto. In alcuni casi, però, il problema persiste e bisogna intervenire per scongiurare conseguenze.

Per risolvere il problema si ricorre, il più delle volte, alla Fisioterapia mentre, nei casi più severi, sarà necessario l’intervento chirurgico.

Diastasi addominale: sintomi, come riconoscerla

In presenza di diastasi addominale, la parete dell’addome si indebolisce e non riesce più a contenere gli organi interni, i visceri. Di conseguenza, qualsiasi sforzo aumenta la pressione all’interno dell’addome causando una maggiore distensione.

La pancia si fa prominente, si riduce il controllo del tronco sul bacino, la postura si altera provocando problemi a catena e squilibri alle anche, bacino e schiena.

I sintomi tipici della diastasi addominale sono:

– rigonfiamento longitudinale dell’addome;

– mal di schiena da sovraccarico per instabilità della spina dorsale (postura da iperlordosi);

– anche e bacino doloranti;

– gonfiore (soprattutto dopo i pasti);

– ombelico che tende a sporgere;

– senso di pressione e pesantezza a livello del pavimento pelvico;

– incontinenza e bruciore;

– problemi di digestione;

– peristalsi evidente a occhio nudo;

– difficoltà respiratorie;

– nausea.

Fattori di rischio e conseguenze

Dopo il parto, la causa di diastasi addominale è lo stiramento eccessivo della parete addominale dovuto alla pressione esercitata dall’utero in accrescimento.

Tra i principali fattori di rischio, ritroviamo:

– fattori ereditari;

– età superiore ai 35 anni;

– feto dal peso notevole o gravidanza gemellare;

– precedenti gravidanze.

Trascurare una diastasi addominale o non curarla adeguatamente può significare correre un maggior rischio di traumi (ad esempio, erniazioni) visto che la parete addominale alterata non riesce a proteggere i visceri in modo ottimale.

Si possono rischiare diverse conseguenze:

– ernia inguinale, addominale, ombelicale;

– rigonfiamento al centro dell’addome, specie dopo sforzi fisici;

– prolasso dato dal cedimento del pavimento pelvico;

– incontinenza urinaria e dolore costante;

– lombalgia;

– dolore lombo-pelvico;

– scollamento e flaccidità dell’area addominale;

– bruciore e pesantezza di stomaco, cattiva digestione.

Diagnosi

Per diagnosticare un’eventuale diastasi addominale è necessaria una visita specialistica.

In certi casi, è sufficiente l’esame obiettivo per stabilire l’alterazione della parete addominale.

Il medico può anche prescrivere un’ecografia della parete addominale oppure una risonanza magnetica.

Questi esami strumentali gli consentiranno di misurare con precisione gli effettivi centimetri della diastasi e di valutare la terapia più adeguata.

Fisioterapia Diastasi addominale

Il più delle volte, la diastasi addominale viene trattata con un percorso fisioterapico.

Si tratta di un programma riabilitativo finalizzato a rinforzare i muscoli del pavimento pelvico e del trasverso addominale (muscolo profondo della parete addominale).

Gli esercizi terapeutici mirati e specifici, da eseguire sotto controllo di un fisioterapista specializzato, servono a recuperare la funzionalità dei muscoli della parete addominale.

E’ estremamente importante eseguire anche esercizi che favoriscono il riallineamento posturale.

Un metodo specifico è la ginnastica ipopressiva addominale, ideata dal Prof. Caufriez, specializzato in fisioterapia uro-genitale. Questa tecnica consiste in una serie di esercizi e posture che puntano a migliorare il tono muscolare della fascia addominale. Con questi esercizi si lavora a basse pressioni intraddominali.

Il percorso fisioterapico risolve del tutto i sintomi e scongiura eventuali conseguenze.

Mediamente, dura circa due mesi.

La Fisioterapia mirata rappresenta l’unico trattamento in grado di ridurre e risolvere la diastasi addominale.

Molto utile il trattamento con Sinergy Viss da combinare con gli esercizi di fisioterapia sopra proposti.

Quando ricorrere all’intervento chirurgico

L’intervento chirurgico risulta necessario in caso di diastasi addominale severa o quando il trattamento conservativo non sortisce gli effetti sperati.

Si ricorre all’intervento di addominoplastica in presenza di lesioni anatomiche del retto addominale e/o della linea alba. Il motivo è chiaro: si punta ad evitare ernie addominali oppure ombelicali gravi.

L’addominoplastica è un intervento di ricostruzione della parete addominale finalizzato a ridurre il più possibile la distanza tra le due fasce muscolari del retto addominale.

Anche in caso di intervento, la Fisioterapia riveste un ruolo importante prima e dopo l’operazione.

Prima dell’intervento, prepara la muscolatura a raggiungere le condizioni ottimali, dopo l’operazione favorisce il recupero dei tessuti. In più, interviene per prevenire la ricomparsa della diastasi addominale.

chinesiterapia-spalla

Kinesiterapia spalla

Kinesiterapia spalla: quando è utile

In questo focus affrontiamo la metodica di kinesiterapia salla per spiegare quando è utile e in cosa consiste.

Facciamo una premessa: la chinesiterapia è un approccio terapeutico che si può eseguire ovunque siano presenti articolazioni e muscoli. Non potrebbe essere altrimenti visto che ‘chinesiterapia’ significa terapia del movimento. Favorisce e velocizza il recupero della corretta mobilità e viene applicata per il rinforzo muscolare.

La chinesiterapia spalla interviene, dunque, sul distretto di questa articolazione.

Scopriamo come funziona, cos’è l’idrokinesiterapia e quali sono i benefici.

Chinesiterapia spalla: quando è utile?

Le cause di una spalla dolorosa o rigida possono essere molteplici.

Potrebbe trattarsi di:

conflitto subacromiale (impingement);

– capsulite adesiva (o spalla congelata);

– lesioni della cuffia dei rotatori;

– tendiniti;

– esito di immobilizzazione da frattura;

– traumi diretti o indiretti:

– osteoporosi;

– fratture;

– atrofia muscolare;

– lussazioni.

La spalla potrebbe essere coinvolta dalla cervicobrachialgia e presentare calcificazioni.

Il paziente si rivolge al fisioterapista quando la terapia con farmaci (FANS o infiltrazioni) si rivela inadeguata o dannosa (effetti collaterali). Cura i sintomi ma il problema resta e si ripresenta puntualmente. E’ qui che entra in gioco la kinesiterapa spalla.

Talvolta, la spalla colpita da una patologia (lesione della cuffia dei rotatori, tendinite calcifica, protesi inversa, lussazione, instabilità, ecc.) necessita di intervento. In tal caso, il chirurgo stesso dovrebbe dare indicazioni precise consigliando, in particolare, l’idrokinesiterapia che, a seconda dei casi, potrebbe essere abbinata con la terapia manuale.

Kinesiterapia spalla: l’importanza della valutazione

Per programmare un percorso terapeutico mirato e personalizzato, è fondamentale l’anamnesi, la visita e la valutazione fisioterapica.

Bisogna osservare i vari piani di movimento del paziente, indagare su eventuali squilibri muscolari o a livello osseo, valutare l’esecuzione dei movimenti della spalla.

Il paziente potrebbe eseguire movimenti compensatori che, a lungo andare, possono provocare l’usura delle strutture articolari.

Anche i test sono importanti per la valutazione, soprattutto il Neer’s Test grazie a cui si verifica un’eventuale condizione che può creare problemi al capo lungo del bicipite o alla cuffia dei rotatori.

Ogni percorso terapeutico deve essere adeguato al tipo di problematica, ecco perché una valutazione accurata è essenziale per pianificare la terapia corretta.

Kinesiterapia allla spalla post-intervento

Dopo un intervento chirurgico alla spalla, l’ortopedico prescrive un periodo di immobilità, l’utilizzo di un tutore che sorregge l’arto superiore consentendo ai tessuti di recuperare le condizioni ideali per iniziare il trattamento fisioterapico.

Nella prima fase di fisioterapia, si procede al recupero passivo dell’articolazione per liberare eventuali fibrosità e aderenze e rendere elastici i tessuti molli.

A seguito di un intervento o a causa di un dolore subito per un lungo periodo, il paziente perde forza e tono muscolare che devono essere recuperati assolutamente per consentire il corretto movimento e la massima flessibilità.

Vengono utilizzati elastici e pesi per consentire un graduale recupero funzionale.

Dopo aver recuperato il movimento e ripristinato il tono muscolare, si procede alla chinesiterapia attiva/assistita (il paziente lavora in sinergia con il terapista) e attiva (con la collaborazione del paziente) per il recupero dei gesti e del completo range di movimento.

Tutto (anche il carico di lavoro e gli sforzi) deve essere svolto progressivamente, giorno dopo giorno, come pure l’allungamento dei tessuti accorciati durante il periodo di immobilità.

Idrokinesiterapia: la chinesiterapia della spalla in acqua

Che si tratti di rotture, lesioni o fratture subite dall’articolazione, per curare il dolore e la rigidità della spalla si utilizza spesso la chinesiterapia in acqua meglio conosciuta come idrokinesiterapia.

Il movimento in acqua presenta dei vantaggi:

– consente di rilassare i muscoli;

– favorisce l’ampiezza dei movimenti;

– stimola il riassorbimento del versamento intrarticolare e dell’edema;

– permette di dosare il carico di lavoro.

L’idrokinesiterapia è un trattameto ideale per la riabilitazione conservativa e post-chirurgica della spalla.

Nell’acqua si possono eseguire mobilizzazioni passive e attive dell’articolazione, esercizi di potenziamento muscolare in base al grado di immersione.

Questo tipo di terapia serve a rieducare il paziente al corretto schema propriocettivo e motorio. Ristabilisce il range articolare, tono ed elasticità, gesto sportivo.

Il movimento in acqua è più facile e naturale, asseconda le capacità individuali, è meno traumatico, più uniforme, meno doloroso.

Il trattamento, in genere, prevede 2-3 sedute a settimana per un periodo che varia in base alle condizioni e patologie del paziente.

Kinesiterapia alla spalla e terapie strumentali

La Kinesiterapia spalla va abbinata a terapie fisiche strumentali d’elezione per intervenire sul dolore e sulla rigidità:

Tecarterapia che accelera i processi di guarigione ad effetto riparativo e antinfiammatorio;

Onde d’Urto ad effetto antidolorifico, antinfiammatorio, antiedemigeno, che stimola la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) e il trofismo dei tessuti;

Laserterapia ad effetto antinfiammatorio, analgesico, biostimolante, rigenerativo, vasodilatatorio e antiflogistico;

Elettroterapia ad effetto antalgico, trofico ed eccitomotorio, che stimola il muscolo riducendo l’ipotrofia.

Questi trattamenti strumentali, insieme a terapie manuali come la Massoterapia o l’Osteopatia, rendono la chinesiterapia spalla più efficace velocizzando il processo di guarigione del paziente.

Benefici della chinesiterapia

La kinesiterapia presenta molti vantaggi:

– ripristina i normali movimenti;

– consente al paziente di ritrovare il vigore fisico dopo un trauma;

– migliora la circolazione sanguigna e il metabolismo;

– apporta benefici all’apparato respiratorio;

– scioglie la tensione muscolare;

– tratta disturbi che interessano anche l’apparato digerente;

Controindicazioni

La chinesiterapia è controindicata in caso di:

– gravidanza;

– patologie degenerative del muscolo;

– infezioni e infiammazioni acute;

– tumori;

– stati psicotici;

– disturbi vascolari (trombosi venosa profonda, flebite),

– frattura non trattata chirurgicamente;

– assenza di callo osseo.

Massaggio-decontratturante-cervicale-schiena-gambe

Massaggio Decontratturante

Massaggio decontratturante

In Fisioterapia e Riabilitazione, il massaggio decontratturante rappresenta uno dei migliori trattamenti manuali.

E’ ideale in caso di contratture, rigidità, tensioni muscolari e trigger point.

Soltanto specialisti abilitati (fisioterapista, massoterapista) possono eseguire questo tipo di massaggio.

Per il massaggio decontratturante, gli esperti del settore possono operare autonomamente, senza alcuna prescrizione, mentre in ambito terapeutico, riabilitativo e sportivo devono attenersi alle indicazioni del fisiatra, medico ortopedico o preparatore atletico.

Il fisioterapista qualificato può intervenire su gambe, cosce, cervicale, schiena.

Perché è fondamentale affidarsi soltanto a specialisti? Come funziona il massaggio decontratturante? Quali sono i benefici?

Scoprilo in questo articolo.

Massaggio decontratturante: affidati a specialisti

Questo trattamento può essere effettuato soltanto da personale qualificato, primo fra tutti il Fisioterapista. Perché?

Perché il Massoterapista esperto è laureato, il massaggiatore ‘improvvisato’ no.

Lo specialista utilizza tecniche specifiche, è preparato in termini di conoscenza del corpo umano. Sa quali sono i fasci di fibre muscolari che partecipano al movimento. In sostanza, sa dove mettere le mani, come decontratturare e curare il paziente attraverso il modellamento (impasto) delle mani per ripristinare la corretta mobilità delle articolazioni.

Come riconoscere un massaggiatore esperto?

Il professionista possiede una laurea ed è registrato ad un albo dedicato mentre il massaggiatore ‘abusivo’ no.

Affidati ad un massaggiatore laureato, riconosciuto, qualificato.

Dovresti diffidare di chi propone prezzi diversi da quelli indicati nel tariffario consigliato dall’A.I.F.I.

Ricorda anche che un massaggiatore non qualificato, che non conosce neanche le tecniche di base, potrebbe provocare danni irreversibili (lussazioni, contratture, fratture) a chi è affetto da patologie ai muscoli, ossa o nervi.

Massaggio decontratturante del rachide cervicale

Attraverso manovre e manipolazioni mirate (pressioni, sfioramenti, sfregamenti, frizioni, percussioni, vibrazioni) lo specialista cura lombalgie o dolori cervicali allo scopo di accelerare i tempi di guarigione.

Il massaggio decontratturante interviene sulle contratture muscolari risolvendo la rigidità soprattutto a livello di schiena, cervicale, gambe.

Il segmento cervicale va trattato con cura eseguendo pressioni ad hoc dal collo fino alle spalle.

Il terapista inizia ad operare prima su un lato e poi sull’altro concludendo la seduta con leggeri colpi allo scopo di riattivare il tessuto connettivale dei muscoli.

Questo trattamento risolve le tensioni a livello muscolare e il dolore caratteristico della cervicale infiammata e contratta, spesso dovuta a vizi posturali, movimenti scorretti prolungati nel tempo.

I muscoli cervicali reagiscono al dolore contraendosi e peggiorando ulteriormente la situazione. tendono a contrarsi aumentando ulteriormente la sintomatologia dolorosa in quanto comprimono le vertebre rischiando di provocare un’ernia discale.

Questo trattamento è ideale per contratture, rigidità, blocchi articolari, tensione muscolare da stress.

Massaggi decontratturanti per la schiena

Generalmente, il mal di schiena viene avvertito a livello della zona lombare o trapezio.

In caso di dolore in queste aree, il massaggiatore professionista inizia il trattamento dall’alto, lavorando inizialmente con sfioramenti allo scopo di favorire la circolazione. La  digitopressione va incrementata gradualmente. Lo specialista opera ponendo i pollici in direzione della spina dorsale fino ad arrivare sull’area lombare evitando accuratamente pressioni sulle vertebre. Esegue pizzicamenti per sciogliere i muscoli lavorando su quelli posti ai lati della spina dorsale.

Grazie a specifiche manipolazioni e manovre allevia il dolore, ristabilisce la mobilità, ripristina il tono muscolare e l’elasticità dei movimenti, riduce tensioni, stress.

Con il massaggio decontratturante è possibile anche riattivare i centri nervosi e la microcircolazione al fine di migliorare il drenaggio linfatico, eliminare tossine ed ossigenare i tessuti.

Il fisioterapista esperto è specializzato anche nel trattamento dei trigger point e della sindrome miofasciale responsabile dei trigger point. In particolare, il metodo Ticchi consente di individuare facilmente e rapidamente i trigger point, ovvero masse o noduli percepiti all’interno di bande tese del muscolo che provocano dolore e limitazione funzionale.

Trattamento alle gambe

Spesso, la contrattura è data da un’involontaria o improvvisa sollecitazione ai muscoli che può interessare anche gli arti inferiori: gambe, polpacci e cosce.

I muscoli contratti, indebolendosi, si stancano con più facilità e sono più soggetti ad eventuali ulteriori contratture.

Eseguendo un massaggio decontratturante, lo specialista lavora su cosce e polpaccio. Parte dal polpaccio salendo verso la coscia attraverso sfioramenti.

Lavora effettuando una pressione via, via maggiore, progressiva, soprattutto alla parte esterna. La parte interna della coscia deve essere trattata eseguendo manipolazioni più delicate.

Questo massaggio ha diversi effetti: antinfiammatorio, rilassante, drenante. Serve a ristabilire la corretta funzione dei muscoli.

Si tratta di una tecnica cui ricorrono spesso anche gli sportivi per il recupero e la prevenzione.

Attenzione: è controindicata a soggetti cardiopatici e che presentano vene varicose.

Fisioterapia strumentale associata al massaggio decontratturante

Per ottimizzare i risultati ottenuti grazie al Massoterapista, si raccomanda di abbinare il massaggio decontratturante alle migliori terapie strumentali come Tecar o Laser Yag ed  esercizi di stretching e mobilizzazione.

Se la causa della  contrattura muscolare è un vizio posturale, il paziente dovrà sottoporsi all’Esame Baropodometrico da cui risulteranno con precisione le sue condizioni posturali.

In caso di necessità, verrà consigliata la Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres, un percorso unico nel suo genere che ha l’obiettivo di ristabilire la corretta postura dell’intera spina dorsale per evitare recidive.

Lesioni muscolo tendinee: come si curano

Lesioni muscolo tendinee: come si curano

Lesioni muscolo tendinee: come e perché Flowave 2 funziona

Approfondiamo le lesioni muscolo-tendinee descrivendone cause e sintomi e spiegando quali sono, attualmente, le terapie più adeguate.

In un unico articolo trattiamo di lesioni muscolari e tendinee strettamente collegate tra loro.

Il muscolo, tessuto connettivo responsabile dei movimenti, è costituito da parti carnose e parti tendinee tramite cui si inserisce sull’osso.

I numerosi muscoli del corpo umano si distinguono in base a vari fattori: forma, numero di capi d’inserzione e di origine, funzione, modalità di interazione (agonisti, antagonisti).

Il sistema muscolo tendineo è la struttura propulsiva dell’apparato locomotore: il muscolo è il motore, mentre il tendine è la cinghia di trasmissione del movimento.

Le patologie muscolari e tendinee acute affliggono, più di frequente, lo sportivo. Possono manifestarsi con quadri clinici più o meno gravi ma, al di là del livello di gravità. è bene intervenire tempestivamente.

La Fisioterapia d’avanguardia interviene per contrastare infiammazione, dolore, contrattura e per rigenerare i tessuti danneggiati. Tra gli strumenti innovativi, ti spieghiamo come funziona Flowave ed il perché della sua elevata efficacia a lungo termine.

Lesioni muscolo tendinee di origine traumatica

Lesioni muscolo tendinee
Lesioni muscolo tendinee

Le principali lesioni muscolo tendinee sono la conseguenza di un trauma diretto (per sollecitazione meccanica esterna o contusione) o indiretto (dovuto ad una sollecitazione in trazione delle fibre muscolari).

Le lesioni muscolari si manifestano con dolore vivo, ecchimosi, gonfiore, tumefazione, impotenza funzionale.

Per diagnosticarle, oltre all’anamnesi e all’esame palpatorio, lo specialista prescriverà un esame strumentale come l’ecografia o la Risonanza Magnetica Nucleare.

Contrattura, stiramento e strappo sono le principali lesioni muscolari e si differenziano in quanto:

  • La contrattura coinvolge poche fibre e non causa impotenza funzionale;
  • Lo stiramento, causato da un trauma indiretto, interessa un alto numero di fibre muscolari, provoca dolore acuto, ematoma, ipertono muscolare e impotenza funzionale immediata;
  • Lo strappo, la forma più grave di lesione muscolare, porta ad un’interruzione anatomica del muscolo. I sintomi tipici sono dolore acuto violento, ematoma, interruzione del fascio muscolare, impotenza funzionale.

Queste lesioni presentano il rischio di complicazioni (perdita di elasticità, eventuali lacerazioni recidivanti, ossificazione del tessuto danneggiato).

Le lesioni tendinee, molto frequenti negli sportivi, sono spesso dovute alla continua ricerca del miglioramento della prestazione atletica ma le cause sono anche altre. Ci spieghiamo meglio.

Lesioni muscolo tendinee: cause

Le possibili cause che favoriscono e portano allo sviluppo di lesioni muscolo tendinee sono:

  • Squilibrio tra muscolo agonista e antagonista;
  • Fragilità e debolezza muscolare costituzionale;
  • Fattori anatomici particolari;
  • Sollecitazione oltre il limite fisiologico di un’articolazione;
  • Esecuzione scorretta del gesto atletico;
  • Disfunzioni neuromuscolari;
  • Equipaggiamento sportivo inappropriato;
  • Mancanza di preparazione atletica;
  • Allenamento su terreni inadeguati;
  • Deficit posturali, errato appoggio plantare;
  • Cattivo controllo della velocità e dell’intensità della messa in tensione del muscolo o dell’ampiezza e direzione del movimento.

Generalmente, i muscoli più coinvolti sono quelli superficiali, i più esposti ai traumi esterni:

  • gemelli, ischiocrurali (gamba);
  • quadricipite femorale (coscia);
  • intercostali (torace);
  • deltoide o bicipite brachiale (arti superiori).

I tendini collegano i muscoli alle ossa e funzionano da leva per consentire ai muscoli stessi di muovere le strutture scheletriche. Sono molto elastici ma poco resistenti alla trazione ed alle continue sollecitazioni. In più, sono costituiti da tessuto connettivo poco vascolarizzato. Considerando la loro importante funzione, i tendini sono soggetti ad un continuo stress che, a lungo andare, provoca microtraumi fino ad alterare la loro stessa struttura.

Lesioni muscolo tendinee: livelli di gravità

Le lesioni muscolari possono essere di:

I grado con dolore acuto ma di intensità non elevata e di breve durata, arrossamento cutaneo, lieve tumefazione e comparsa di un piccolo livido (ecchimosi);

II grado caratterizzata da danno anatomico più consistente, ematoma, dolore più forte e di maggiore durata;

III grado con dolore vivo e improvviso, descritto dal paziente come ‘qualcosa che si è rotto’, calore interno e totale impotenza funzionale.

Le lesioni tendinee si distinguono in:

tendiniti, forme d’infiammazione acuta che può interessare la giunzione osteo-tendinea (tendinopatia inserzionale) o la guaina sinoviale (tenosinovite);

tendinosi, forme croniche di infiammazione che portano alla degenerazione della struttura tendinea fino alla rottura (che spesso coinvolgono il tendine d’Achille e il capo lungo del bicipite brachiale).

Lesioni muscolo tendinee: terapie

Il trattamento varia in base alla gravità della lesione muscolare o tendinea.

E’ sempre consigliabile seguire entro le 48 ore il protocollo R.I.C.E. (riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione).

Per intervenire su infiammazione e dolore il medico prescriverà FANS (antinfiammatori non steroidei), antidolorifici, miorilassanti (in caso di contrattura).

La Fisioterapia fa molto di più: non punta ad eliminare i sintomi (come fanno, per un breve periodo di tempo, i farmaci) ma interviene sulle cause per risolvere definitivamente il problema evitando recidive.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

In caso di lesioni muscolo tendinee (escludendo la rottura muscolare e tendinea), il Centro Ryakos interviene con terapie fisiche strumentali d’elezione come la Tecarterapia e le Onde d’Urto utilizzando anche Flowave 2, un elettromedicale innovativo.

Oltre alle terapie strumentali, procede con la Terapia Manuale, kinesiotaping ed esercizi terapeutici (stretching, rinforzo muscolare, esercizi isometrici, propriocettivi, Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres).

L’efficacia di Flowave 2 in caso di lesioni muscolo tendinee

L'efficacia di Flowave 2 in caso di lesioni muscolo tendinee
L’efficacia di Flowave 2 in caso di lesioni muscolo tendinee

L’innovativo elettromedicale del Sistema Integrato Novalinfa Flowave 2 è indicato per il trattamento di numerosi disturbi tra cui le lesioni muscolo tendinee.

E’ l’unico elettromedicale che utilizza contemporaneamente 4 mezzi fisici: Polarterapia, Biorisonanza, Vacuum connettivale e Veicolazione transdermica di principi attivi naturali.

In più, integra un sistema di valutazione e controllo che permette all’operatore di controllare la risposta fisiologica al trattamento.

Produce onde sonore in grado di:

– drenare i liquidi in eccesso;

– incrementare il flusso periferico di sangue e linfa;

– vascolarizzare la zona trattata;

– aumentare l’ossigenazione e il nutrimento cellulare con effetto disintossicante;

– ridurre infiammazione, dolore, gonfiore;

– eliminare le aderenze tissutali;

– rigenerare i tessuti aumentando tono ed elasticità della pelle;

– potenziare il sistema immunitario..

Flowave 2 è un elettromedicale ad elevata efficacia, a lungo termine: dopo il trattamento, la condizione patologica non si ripresenta.

Flowave 2: controindicazioni

Come qualsiasi altro trattamento, Flowave 2 presenta alcune controindicazioni.

E’ controindicato in caso di:

– Gravidanza;

– Pace-maker e protesi metalliche;

– Ipertensione e disturbi cardiaci gravi;

– Infezioni sistematiche;

– Epilessia;

– Tromboflebiti;

– Cartilagine in aumento;

– Placche stabili.

Affidati esclusivamente a centri qualificati come il nostro.

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