fisioterapia respiratoria

Coronavirus e Fisioterapia

COVID 19: l’importanza della Fisioterapia respiratoria

La riabilitazione respiratoria viene svolta all’interno di un progetto riabilitativo interdisciplinare, che combina in modo integrato l’assistenza medica, infermieristica, la terapia farmacologica, la terapia riabilitativa e il supporto psicologico. Con l’obiettivo:

  1. Aiutare i pazienti affetti da malattie respiratorie croniche
  2. Migliorare il controllo dei sintomi
  3. Miglior svolgimento delle attività di vita quotidiana

Coronavirus e Fisioterapia

All’interno di questa equipe il fisioterapista svolge un ruolo determinante nel percorso di cura del paziente, che richiede una solida preparazione specialistica.

Il fisioterapista respiratorio, quando il quadro clinico lo permette, ripristina un’adeguata funzione respiratoria consentendo un recupero del respiro spontaneo e della ventilazione dalle vie aeree fisiologiche. Altro obiettivo importante della riabilitazione è prevenire i danni da immobilizzazione, attraverso una precoce mobilizzazione dopo e durante l’allettamento prolungato anche nella prospettiva di contribuire a ridurre i tempi di degenza.

«La fisioterapia respiratoria è molto importante anche per ridurre la durata della degenza e quindi liberare più velocemente posti letto e permettere di accogliere altri pazienti, vista la grave carenza di posti letto che abbiamo in questo momento».

Riguardo la riabilitazione respiratoria nei pazienti colpiti dal Covid-19, il 16/03 è stato pubblicato un documento contenete le linee guida condivise dei fisioterapisti italiani firmato da ARIR e AIFI (Associazione dei Riabilitatori dell’insufficienza respiratoria e dei Fisioterapisti Italiani), che contiene tutte le indicazioni operative sul trattamento del Covid-19:

  • prevenzione delle complicanze
  • procedure a rischio di contaminazione
  • procedure da non applicare in fase acuta
  • misure appropriate per la prevenzione

Covid-19

fisioterapia covid

Il Coronavirus Covid-19 produce una polmonite che determina una grave insufficienza respiratoria ipossica, conseguente ad una seria alterazione del rapporto ventilazione-perfusione, che determina nell’infetto una restrizione dei polmoni significativa che necessità di alti flussi di ossigeno per mantenere la saturazione fisiologica nei valori standard.

Riabilitazione del Covid19? Come e dove 

La riabilitazione deve essere effettuata in strutture a norma ed adeguate: il Coronavirus è una patologia che crea un serio deficit dei muscoli respiratori. Per i pazienti che sono stati ricoverati e intubati è consigliata una seconda degenza per un periodo di almeno 2-3 settimane mentre per i pazienti che hanno avuto percorso del Covid meno grave può bastare una-due settimane di riabilitazione. La restante parte di riabilitazione si può fare presso i classici centri di Riabilitazione per almeno un mese.

 Prima fase di Riabilitazione

La prima fase di riabilitazione serve per prevenire le complicanze da allettamento e immobilità, evitare l’aumento del distress respiratorio, evitare le fastidiose manovre di disostruzione bronchiale, l’allenamento allo sforzo, e soprattutto non meno importante evitare la respirazione diaframmatica.

Seconda Fase Riabilitativa

Successivamente, dopo aver svezzato il paziente dalla ventilazione meccanica invasiva o non, la riabilitazione prevedere le seguente tecniche:

  • Rieducazione respiro (sia diaframmatica e non con muscolatura accessoria)
  • Incrementare i volumi polmonari attraverso l’utilizzo di particolari apparecchi
  • Rinforzo e stimolazione dei muscoli respiratori e di tutto il sistema muscolo-scheletrico (allettamento prolungato)
  • Training deambulatorio (considerando la resistenza del paziente)
  • Recupero delle attività di vita quotidiana
  • Allenamento allo sforzo
  • Disostruzione bronchiale (quando è necessaria)
  • Corretta gestione dell’ossigeni terapia (quando è necessaria)

Fisioterapia respiratoria nei pazienti con Coronavirus

fisioterapia respiratoria

Paziente con respiro spontaneo

  • Ossigenoterapia convenzionale
  • High flow nasal oxygenation, dove le cannule nasali siano posizionate perfettamente nelle narici
  • Ventilazione non invasiva, che non sia protratta per più di un’ora per un massimo di una volta

Molto importante nel paziente con respiro spontaneo risulta essere la postura. Bisogna evitare assolutamente la postura scivolata a letto favorendo la posizione seduta o semi-seduta.

Paziente con ventilazione meccanica invasiva

  1. Pronazione è raccomandata almeno 12-16h al giorno da effettuare entro le 72 h dall’intubazione. Questa posizione prevede che il paziente sia posizionato con il lato ventrale verso il basso e il lato dorsale verso l’alto.

I pazienti che rispondono alla posizione prona sono quelli in cui scende a parità di ventilazione l’anidrite carbonica. Vi sono alcuni effetti indesiderati quali:

  • Lesioni del plesso brachiale
  • cattiva posizione del padiglione auricolare
  • La pronazione da interrompere in caso di discesa dell’ossigenazione
  • Lesioni da decubito
  • Edema facciale
  • Danni cornea o congiuntiva
  1. Manovre di reclutamento
  2. Broncoaspirazione: attraverso sistemi di aspirazione a circuito chiuso

Controindicazioni: procedure da non applicare in fase acuta

  • Respirare con il muscolo diaframma
  • Respirare a labbra socchiuse
  • Disostruzione bronchiale (da limitare poichè favorisce il rischio di contaminazione)
  • Utilizzo di spirometria incentivante
  • Mobilizzazioni della gabbia toracica
  • Lavaggi nasali
  • Mobilizzazione in paziente con instabilità clinica
  • Allenamento allo sforzo
  • Allenamento dei muscoli respiratori

Terapia fisica strumentale

Fisioterapia: trattamenti strumentali d’elezione

In Fisioterapia, i migliori trattamenti strumentaliquelli più efficaci, rapidi, risolutivi e definitivi – si contano sulle dita di una mano. Oggi, la Fisioterapia strumentale d’avanguardia non si limita a ridurre il dolore e l’infiammazione per qualche giorno, ma raggiunge i suoi obiettivi in modo stabile e duraturo con in più la virtù di rigenerare i tessuti (azione biostimolante). Oguno dei trattamenti strumentali che presentiamo ha un compito specifico e viene preferito ad altri in base ad una precisa valutazione fisioterapica.

Tecarterapia: il trattamento più richiesto in Fisioterapia

La Tecar è il trattamento strumentale più richiesto ed utilizzato in Fisioterapia. Sfrutta l’energia interna del nostro corpo al fine di stimolare la riparazione dei tessuti danneggiati da un’infiammazione o trauma. La Tecarterapia è ad azione rigenerante nel senso che produce nell’organismo l’attivazione dei naturali processi riparativi accelerando i tempi di recupero e guarigione. Viene impiegata per trattare patologie osteo-articolari e muscolari acute e croniche. In base alla modalità di esecuzione, ha effetti: – Antalgico/sedativo, antinfiammatorio, antiedemigeno e drenante, in modalità atermica (senza calore); – Decontratturante e di vasodilatazione (per una maggiore ossigenazione dei tessuti) in modalità termica. La prima e unica apparecchiatura efficace, denominata Human Tecar, viene prodotta da Unibell. Utilizza una frequenza di lavoro brevettata che la rende davvero efficace. Non basta possedere l’apparecchiatura Human Tecar della Unibell ma bisogna saperla usare in modo corretto da operatori preparati e specializzati. E’ importante abbinare la Tecar alla terapia manuale, riabilitativa o posturale per ottenere i migliori risultati, definitivi e stabili.

Onde d’Urto e la neoangiogenesi

La terapia delle Onde d’Urto utilizza onde acustiche di natura meccanica (ad elevata energia) con effetto molto più potente rispetto ai classici ultrasuoni. Non ha nulla a che vedere con le radiazioni ionizzanti (a rischio radioattività). Queste onde acustiche, che agiscono per stimolazione meccanica diretta e selettiva, intervengono su dolori, infiammazioni, edemi. Favoriscono la riparazione dei tessuti per trattare anche piaghe, ferite, cicatrici. Le Onde d’Urto stimolano cambiamenti biologici a livello cellulare, favoriscono una nuova formazione di vasi sanguigni (neoangiogenesi) per riparare anche tessuti scarsamente vascolarizzati. Per apprezzare l’effetto di questa terapia, bisogna attendere da una settimana ad oltre un mese dall’ultima seduta (a seconda della patologia trattata) in quanto le reazioni biologiche ed i processi riparativi necessitano di tempo per instaurarsi. Le Onde d’Urto sono da escludere sulla colonna vertebrale. In Fisioterapia, sono indicate in particolare nel trattamento di tendiniti, calcificazioni ossee e tendinee, fratture non consolidate, contratture, fibrosi muscolari, cellulite. Questa terapia non interferisce con altri trattamenti: al contrario, abbinarla con terapie come Tecar o Laser Yag ne aumenta l’efficacia. In certi casi, le Onde d’Urto rappresentano una valida alternativa all’intervento chirurgico per certe patologie dei tendini o disturbi della consolidazione ossea.

Laserterapia elevata a potenza

Il Laser Yag ad Alta Potenza è uno degli strumenti più utilizzati in Fisioterapia. Utilizza l’elettromagnetismo tramite un’apparecchiatura capace di generare ed amplificare radiazioni luminose (con una specifica lunghezza d’onda). Viene impiegato per la cura di disturbi e patologie che interessano l’apparato muscolo-scheletrico, muscoli, legamenti, tendini e tessuti molli, specie di origine traumatico-articolare. Patologie che necessitano di un trattamento in profondità e che manualmente è difficile eseguire. Il Laser Yag ad Alta Potenza, evoluzione della Laserterapia Antalgica, penetra ad una profondità massima di 5-6 cm. Uilizza un materiale attivo (cristallo YAG). La potenza ed il potere di penetrazione del Laser Yag sono elevati. Può agire in modalità continua (cw), pulsata o in q-switch. In modalità termica E2C permette di ridurre significativamente il dolore in soli 6 minuti, ottenendo risultati immediati, stabili e duraturi. Agisce in profondità per combattere rapidamente ed efficacemente dolore e infiammazione rigenerando i tessuti (azione biostimolante). Riscalda e ripara i tessuti. Non ha solo un effetto antidolorifico, antinfiammatorio e antiedemigeno. Serve ad energizzare le cellule, a favorire la produzione di ATP, a rilassare i muscoli (azione decontratturante), a stimolare il microcircolo e il sistema linfatico. E’ particolarmente indicato per l’edema vertebrale. In sintesi, i suoi effetti sono 5: biostimolante, antinfiammatorio, antidolorifico, antiedemigeno e decontratturante. Può essere applicato in fase acuta e cronica.

Magnetoterapia: l’interazione con le cellule

Le cellule ed il nostro organismo nel complesso sono attraversati da correnti elettrodinamiche. Artrosi, fratture o ferite possono interrompere questo flusso. La Magnetoterapia sfrutta l’interazione tra campi magnetici pulsati ed organismo e lo fa con grande efficacia a scopo terapeutico. Interviene su diverse patologie ed è oggi utilizzata in quasi tutti gli ambulatori di riabilitazione. Le onde elettromagnetiche generate da un’apposita apparecchiatura vengono utilizzate per interagire con le cellule senza provocare un aumento della temperatura corporea. Operano a livello dei tessuti e non vengono assorbite dagli organi. Lo scopo è quello di accelerare i processi di scambio ionico nella membrana cellulare per stimolare la rigenerazione dei tessuti. La Magnetoterapia stimola le cellule ad espellere tossine e ad immagazzinare ossigeno per ristabilire l’equilibrio biochimico cellulare. La Magnetoterapia a bassa frequenza (con frequenze comprese tra i 10 ed i 200 Hz) è ideale per stimolare la rigenerazione dei tessuti, trattare patologie ossee, reumatiche, muscolari, cefalee, ecc. Quella ad alta frequenza (o radiofrequenza) genera onde radio di frequenze elevatissime (da 18 a 900 Mhz): la sua azione è antinfiammatoria ed analgesica. La sua azione è analgesica, antinfiammatoria, decontratturante, rigenerante, antinvecchiamento. Contrasta disturbi di tipo reumatico/articolare, accelera il processo di calcificazione delle fratture, imcrementa e migliora la circolazione, incrementa la resistenza e mineralizzazione delle ossa. Gli effetti benefici riguardano, in particolare, il sistema articolare, osseo, muscolare e vascolare. Ha un grande potere di penetrazione, agisce in profondità e la sua efficacia dura a lungo.

Ultrasuonoterapia: il potere delle vibrazioni acustiche

La Fisioterapia si avvale di diversi strumenti efficaci ed avanzati per combattere il dolore: tra questi, troviamo gli Ultrasuoni. La terapia con gli Ultrasuoni utilizza onde meccano-sonore, vibrazioni acustiche non udibili ad alta frequenza (oltre i 20 kHz, frequenze superiori a quelle del suono) prodotte da un apposito generatore di vibrazioni elettriche. Queste vibrazioni acustiche erogano calore dalle proprietà terapeutiche e sono capaci di aumentare la temperatura fino ad una profondità di 3-5 cm. Una volta penetrate nell’organismo, il fascio di onde perde energia cedendola al sistema biologico (muscolo, tendine, osso) che riesce ad attraversare con un meccanismo di attenuazione. Questa terapia è indicata per molte patologie muscolo-scheletriche, traumi, fratture, zone trigger point, tessuti fibrosi e cicatriziali. L’Ultrasuonoterapia, applicabile in modalità termica e non termica, offre svariati benefici: – combatte dolore, infiammazione e gonfiore; – rilassa i muscoli, migliora l’elasticità riducendo la rigidità articolare; – è biostimolante, rigenerante a livello cellulare, quindi velocizza i tempi di guarigione; – migliora il flusso sanguigno; – cura le aderenze dei tessuti; – combatte la cellulite perché favorisce il drenaggio dei liquidi; – potenzia il tono muscolare e vascolare; – favorisce una maggiore estensibilità del collagene. I suoi effetti terapeutici sono antalgici, antiedemigeni, rilassanti, trofici, biostimolanti, fibrilonitici e chimici (modificano il pH e la permeabilità delle membrane cellulari). Il più delle volte, gli Ultrasuoni vengono applicati in associazione ad altri trattamenti (Tecar, Onde d’Urto, Terapia manuale, esercizi di stretching).

Elettroterapia: l’azione eccitomotoria

L’Elettroterapia (elettrostimolazione muscolare) non ha nulla a che vedere con il ‘giocattolo’ acquistato online. L’apparecchiatura professionale di Elettroterapia utilizzata in Fisioterapia viene applicata efficacemente a scopo terapeutico, sportivo ed estetico. I microimpulsi elettrici a bassa frequenza generati dall’apposito apparecchio servono ad eccitare le cellule nervose stimolando la contrazione dei muscoli. In base al tipo di trattamento da effettuare, il generatore di corrente con impulsi a onda quadra verrà programmato a livello di parametri dell’impulso (durata, frequenza, intensità). I due principali obiettivi sono combattere il dolore ed ottenere un’azione eccitomotoria determinando una contrazione del muscolo trattato. L’Elettroterapia viene utilizzata in campo medico, riabilitativo, sportivo. In campo terapeutico e riabilitativo è indicata in caso di dolore, ipotrofia muscolare, muscolo denervato, patologie muscolari di tipo traumatico e degenerativo, mantenimento o recupero della tonicità. In campo sportivo serve a potenziare le performance atletiche e mantenere un tono/trofismo muscolare ottimale. Specifici programmi mirano ad incrementare forza, forza esplosiva e resistenza dei diversi gruppi muscolari. Sottolineiamo che l’elettrostimolazione non può sostituirsi all’allenamento. In campo estetico, l’elettrostimolazione serve a dimagrire, aumentare e rinforzare la massa muscolare, rassodare e rimodellare glutei, cosce e gambe, favorire il drenaggio migliorando circolazione sanguigna e linfatica, favorire la lipolisi (per bruciare grassi). Ai suoi effetti antalgici, antinfiammatori, di recupero del tono/trofismo muscolare ed incremento della circolazione sanguigna/linfatica, l’Elettroterapia svolge un’altra importante funzione: migliora la postura
come curare lo stiramento muscolare

Cura per lo stiramento muscolare

Come curare lo stiramento muscolare

Chi pratica sport ha dovuto fare i conti, almeno una volta nella vita, con lo stiramento muscolare. Si tratta di una lesione di lieve/media entità dovuta ad allungamento eccessivo delle fibre muscolari. I muscoli più colpiti sono, generalmente, quelli che interessano coscia e polpaccio ma lo stiramento può coinvolgere anche i muscoli di braccia, schiena, petto, addome, collo/spalle.

Dopo averti illustrato le cause e i sintomi dello stiramento (noto anche come elongazione), ti sveleremo come curare lo stiramento muscolare con le migliori terapie ed i trattamenti di Fisioterapia mirata.

Stiramento, strappo e contrattura muscolare: differenze

10 Massaggi decontratturanti o rilassanti

Esiste una netta differenza fra strappo contrattura e stiramento muscolare.

Ecco le differenze sostanziali tra queste tipologie di lesione muscolare:

– la contrattura è caratterizzata da una contrazione involontaria del muscolo che supera le capacità della fibra muscolare. Il muscolo perde elasticità ma non avviene la rottura delle fibre. Causa dolore, rigidità, limitazione funzionale;

– lo strappo muscolare si verifica a seguito di scatti o contrazioni improvvise. Porta alla rottura delle fibre muscolari, il dolore dà la sensazione di una stilettata;

– lo stiramento muscolare è una lesione comune tra gli sportivi dovuta ad allungamento anomalo. Non provoca rottura delle fibre.

In ordine di gravità, lo stiramento è al secondo posto tra la più lieve contrattura e lo strappo muscolare.

In base alla gravità della lesione, esistono tre gradi di stiramento:

– 1° grado (lieve) che non manifesta rigidità muscolare o impotenza funzionale;

– 2° grado (medio), con difficoltà di movimento e conseguente contrattura muscolare;

– 3° grado (grave) ad un passo dallo strappo muscolare, con dolore, difficoltà di movimento e contrattura importante.

Lo stiramento ad uno stadio avanzato può tramutarsi in un vero e proprio strappo muscolare.

Cause

Sono diverse le cause ed i fattori di rischio che provocano lo stiramento muscolare soprattutto tra gli sportivi:

– fase di riscaldamento inadeguato prima di iniziare l’attività fisica;

– movimento scorretto, brusco o violento durante l’allenamento, scorretta dinamica nella corsa o nel salto;

– scarsa preparazione fisica non idonea al tipo di sforzo eseguito durante la pratica sportiva;

– sovraccarico funzionale e ripetute sollecitazioni;

– allenamento su terreno sconnesso con scarpe inadeguate;

– piccoli traumi alle articolazioni preesistenti;

– squilibri posturali e muscolari;

. mancanza di coordinazione;

– condizioni ambientali non ideali (sbalzi di temperatura, umidità);

– fase di recupero insufficiente tra un allenamento e l’altro.

Sintomi

Lo stiramento muscolare si riconosce dai seguenti sintomi:

– dolore localizzato improvviso, acuto ma sopportabile il più delle volte;

– spasmi;

edema e gonfiore;

– ematoma;

– infiammazione;

– indolenzimento;

– riduzione della forza;

– difficoltà a muoversi;

– rigidità muscolare e tensione.

Diagnosi

Per escludere lesioni più gravi (strappo muscolare, distorsione, frattura), è necessario sottoporsi a visita specialistica.

Lo specialista eseguirà la diagnosi tramite palpazione e verifica della funzionalità dell’arto. Per ulteriori accertamenti, il medico può richiedere un esame strumentale (ecografia muscolo/scheletrica) per indagare sulla struttura muscolare.

Terapia conservativa

In caso di stiramento muscolare, è necessario seguire il protocollo RICE (immobilizzazione, ghiaccio per lenire dolore e infiammazione, compressione, elevazione per limitare l’ematoma) entro le 48-72 ore dall’infortunio.

Oltre al riposo, si raccomanda di evitare assolutamente movimenti di allungamento (stretching) che potrebbero portare ad una rottura delle fibre muscolari.

Se necessario, il medico prescriverà FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) e miorilassanti in caso di tensione muscolare.

Stiramento muscolare: trattamenti di Fisioterapia mirata

Benefici della tecarterapia

Il Centro Ryakos pianifica un percorso terapeutico personalizzato dopo aver eseguito una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale.

I trattamenti d’elezione per intervenire sullo stiramento muscolare sono strumentali:

Tecarterapia (Human Tecar), che riduce drasticamente dolore e infiammazione, favorisce il rilassamento muscolare stimolando il metabolismo cellulare, stimola i processi riparativi rigenerando i tessuti danneggiati;

Laser Tag ad Alta Potenza, che stimola l’attività metabolica cellulare e il drenaggio dei liquidi riducendo dolore e infiammazione.

Queste due terapie strumentali d’elezione riducono il dolore e l’infiammazione, favoriscono il drenaggio locale e permettono una ripresa rapida.

Risultano efficaci anche i trattamenti con Ultrasuoni, TENS, Onde d’Urto (che favoriscono la cicatrizzazione della lesione).

Per risolvere tensioni e rigidità muscolare, si consigliano i seguenti trattamenti:

– Massaggio terapeutico;

– Trattamento miofasciale;

– Kinesiotaping, bendaggio elastico che stimola il drenaggio e la vascolarizzazione del muscolo;

– Esercizi terapeutici mirati (stretching, esercizi isometrici, isotonici e dinamici, rinforzo muscolare, propriocettivi).

Metodo Mezieres e tempi di recupero

Se il fattore di rischio (o la causa) è uno squilibrio posturale e muscolare, al paziente verrà consigliato un percorso unico: la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres che ristabilisce l’equilibrio posturale di tutta la colonna vertebrale tramite allungamento graduale della catena muscolare posteriore.

Il recupero, generalmente, avviene nell’arco di 2-3 settimane nei casi più lievi, fino a 3-4 mesi nei casi più gravi.

E’ importante eseguire un controllo con ecografia per verificare l’avvenuta guarigione prima di riprendere le attività. Risulta quantomai necessario accertarsi che non vi siano complicazioni perché una lesione da stiramento non risolta potrebbe portare a recidive o lesioni muscolari più gravi.

dolore cervicale da divano

I problemi muscolari e posturali causati dal divano

Il divano spesso è un tuo nemico

Devi sapere che dolori lombari e cervicali possono essere dovuti a problemi muscolari e posturali causati dal divano. Scuola, lavoro in smart working, TV ci costringono a stare seduti per molte ore durante la giornata. La sedentarietà diventa uno stile di vita (sbagliatissimo) ed è importante cercare di muoversi il più possibile cambiando spesso posizione. La vita sedentaria è nemica della salute in genere; il movimento è vita e serve a combattere molti disturbi, primi fra tutti lombalgia e cervicalgia.

E’ importante assumere posture corrette sempre: quando si siede, durante il riposo notturno, davanti al PC e sul divano.

Quando guardiamo la TV, usiamo lo smartphone o il tablet sul divano, ci illudiamo di rilassarci. In realtà, assumiamo posture scorrette, viziate. Anche per poche ore, il divano può rivelarsi un nemico per la schiena, il collo, gambe e braccia. Il divano costringe la colonna vertebrale in posizioni innaturali, non fisiologiche, assurde, spesso responsabili di dolore e altre conseguenze alla schiena e al collo.

Il nostro focus ha due principali obiettivi: spiegarti quali sono le posizioni da evitare assolutamente sul divano e quali sono le posture corrette da assumere.

Seguendo i nostri consigli la tua schiena e il tuo collo ti ringrazieranno.

Problemi muscolari e posturali causati dal divano: posizioni da evitare

cattiva postura sul divano

Vuoi evitare mal di schiena e dolori cervicali? Bene, allora evita di sederti in modo scomposto sul divano, soprattutto quando guardi la TV, usi il telefono o leggi.

Innanzitutto, scegli un divano che fa sprofondare.

Cosa s’intende esattamente per ‘sprofondare‘? Significa che il bacino si trova più in basso delle gambe, una posizione da evitare.

I divani ergonomici sono pensati proprio per sostenere la zona lombare evitando che il corpo sprofondi. Questo vale anche per sedie, poltrone, sedili per auto.

Il divano dovrebbe essere realizzato in modo tale da potersi sdraiare rispettando l’allineamento del tratto lombare e cervicale, assecondando il corpo. Deve disporre di una base per la testa e di un poggiapiedi per far riposare le gambe facilitando la circolazione sanguigna. Schienale e seduta del divano dovrebbero essere basculanti, in grado di avanzare e indietreggiare leggermente per consentire un movimento minimo anche quando si rimane seduti.

Qualsiasi posizione sbagliata, soprattutto se mantenuta a lungo, può causare dorso curvo (ipercifosi), curvatura in avanti del tratto  lombare (iperlordosi), quindi problemi e dolore alla schiena che si ripercuotono sulla cervicale.

Non restare seduto troppo a lungo sul divano. Pur mantenendo una postura corretta, evita di restare seduto più di due ore. Trova un pretesto qualsiasi per alzarti e fare una pausa, di tanto in tanto, magari per camminare o svolgere esercizi di allungamento (stretching), rilassamento e rinforzo muscolare indicati da un fisioterapista esperto.

Disturbi muscolari e articolari alla schiena e alla cervicale

Assumere una postura sbagliata non fa bene alla schiena e neanche alla cervicale quando, guardando la TV, sprofondi nello schienale del divano o della poltrona, senza un sostegno (come un cuscino) per la schiena. Se usi lo smartphone mentre siedi sul divano tienilo all’altezza degli occhi senza piegare la testa in avanti e verso il basso sovraccaricando il rachide cervicale.

Una postura scorretta sul divano può far emergere disturbi muscolari o articolari latenti o provocarne di nuovi, a breve e lungo termine. Questo vale sia per la schiena sia per la cervicale. Crea tensione, contratture, irrigidimento e un’inevitabile conseguenza: dolore nella zona lombo-sacrale e  cervicale.

Oltre a mantenere una postura corretta, è importante anche non rimanere a lungo nella stessa posizione ma cambiarla.

Quali sono le posizioni corrette da assumere sul divano

problemi posturali causati dal divano

Quando sei seduto sul divano, il bacino non deve trovarsi più in basso delle gambe, l’abbiamo detto.

Una postura corretta permette alla spina dorsale di mantenere le curve fisiologiche, naturali, ovvero la corretta lordosi lombare e cifosi dorsale.

Ecco quali sono le regole d’oro per assumere posizioni corrette sul divano:

– bacino aderente allo schienale del divano;

– area lombare distaccata dallo schienale per assecondare la curvatura fisiologica. Puoi aiutarti sistemando un cuscino alla parte bassa della schiena;

– dorso sistemato a stretto contatto con lo schienale del divano;

– cosce perpendicolari alla schiena in modo da formare con essa un angolo retto (90°);

– gambe sollevate o sistemate in modo tale da assecondare la corretta postura sul divano;

– testa e collo diritti, in linea con la spina dorsale, se possibile poggiati ad un supporto per consentire alla muscolatura di rilassarsi evitando contratture.

Dolori lombari e cervicali: cause

dolore alla schiena a causa del divano

Trova mille pretesti per alzarti da quel divano. Prenditi molte pause, fai movimento, esci per una passeggiata, balla davanti allo specchio al ritmo del tuo brano preferito, fai sport. L’esercizio fisico è essenziale sia in termini di prevenzione che di trattamento, in caso di lombalgia o cervicalgia.

Le cause della lombalgia e cervicalgia possono essere diverse e, spesso, il tuo dolore può dipendere da più fattori: trauma, malattia specifica, fattori genetici, fattori psicologici (ansia, stress che creano tensioni muscolari), fumo, obesità, ernia, fratture, infezioni, inattività fisica. Una delle cause più frequenti del mal di schiena è la sindrome miofasciale.

La diagnosi è meno semplice di quello che si possa pensare.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita per la valutazione globale e distrettuale proprio per questo: per indagare sulla vera causa del problema e pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

Una volta esclusa qualsiasi patologia o disturbo di natura fisica, sarà facile comprendere che il tuo problema dipende da posture scorrette e abitudini sbagliate.

Le posture sbagliate creano tensioni alla schiena e al collo facendo soffrire i muscoli e portando a contratture muscolari.

I problemi muscolari e posturali causati dal divano non si risolvono con i farmaci

Assumere farmaci (FANS) per illudersi di sbarazzarsi del mal di schiena o del dolore cervicale è una strategia sbagliata e pericolosa. I farmaci non risolvono la causa e, a lungo andare, assumerli porta ad effetti collaterali indesiderati.

Per risolvere i problemi muscolari e posturali causati dal divano e, di conseguenza, dolore, contratture, rigidità, assumi posture corrette evitando gli errori che abbiamo descritto.

La vita sedentaria, la mancanza di movimento fa soffrire i muscoli ma anche i dischi intervertebrali quando assumi per troppo tempo posizioni fisse e statiche. I dischi rischiano di schiacciarsi ed i muscoli di contrarsi, perdere tono ed irrigidirsi. Il movimento è fondamentale per idratare e nutrire i dischi intervertebrali.

Quando il tuo stile di vita è scorretto, pur non avendo alcuna patologia, inizi a soffrire di disturbi e di dolori. Questo perché la tua struttura muscolo-scheletrica, pur essendo sana, non funziona come dovrebbe.

Quando passi molte ore seduto, in posizioni in cui affondi nella seduta (sul divano, in poltrona, in auto, a letto) devi sapere che stai danneggiando non solo i tuoi muscoli ma anche i tuoi dischi intervertebrali. Negli anni, potresti rischiare un’ernia.

La posizione da seduti è la peggiore per il corpo umano. Ecco perché bisogna sfuggire a questa posizione il più possibile o, quantomeno, sedere assumendo posizioni corrette.

Problemi muscolari e posturali causati dal divano: disfunzione dei muscoli psoas

Rachide lombare

Il mal di schiena può dipendere anche da problematiche che interessano i muscoli psoas, connettori principali tra busto e gambe, che proteggono ed assicurano la postura contribuendo a stabilizzare la colonna vertebrale.

Una disfunzione dei muscoli psoas può causare alterazioni posturali, lombalgie e dolori pelvici. Assicurano solidità alla spina dorsale quando ti muovi o stai seduto.

I muscoli psoas si contraggono e si accorciano quando sei in tensione ma anche quando resti seduto a lungo e in posizioni scomode. Un problema al muscolo psoas può provocare dolore lombare, al ginocchio, problemi posturali, blocchi al bacino.

Il modio migliore per risolverlo è evitare di stare seduto troppo a lungo, risposare bene, sottoporsi a massaggi specifici eseguiti da un fisioterapista qualificato. 

Un fisioterapista specializzato in terapia manuale o un osteopata possono risolvere i tuoi problemi muscolari e posturali causati dal divano.

Diastasi addominale: fisioterapia

Diastasi addominale: come si cura

La diastasi addominale è una problematica che si verifica, in prevalenza, dopo il parto.

In gravidanza, con l’accrescimento della pancia, la donna va incontro ad una trasformazione fisiologica. Aumenta il volume dell’utero, si modifica l’assetto posturale (aumento della lordosi lombare), la produzione di relaxina (un ormone) porta ad un rilassamento dei muscoli lombari, fascia addominale e pavimento pelvico.

I retti dell’addome sono muscoli anteriori costituiti da un fascio destro e sinistro che parte dal margine superiore del pube ed arriva fino alla parte inferiore dello sterno. Durante la gravidanza vengono sollecitati dalla pressione e dai volumi esercitati dal feto. Si distanziano tra loro (e dalla linea alba), si separano in modo eccessivo (di almeno 2,7 cm) e perdono tonicità causando la diastasi addominale. La linea alba tende a sfilacciarsi perdendo elasticità.

Di solito, la diastasi addominale si risolve da sé a distanza di 4-5 mesi dal parto. In alcuni casi, però, il problema persiste e bisogna intervenire per scongiurare conseguenze.

Per risolvere il problema si ricorre, il più delle volte, alla Fisioterapia mentre, nei casi più severi, sarà necessario l’intervento chirurgico.

Diastasi addominale: sintomi, come riconoscerla

In presenza di diastasi addominale, la parete dell’addome si indebolisce e non riesce più a contenere gli organi interni, i visceri. Di conseguenza, qualsiasi sforzo aumenta la pressione all’interno dell’addome causando una maggiore distensione.

La pancia si fa prominente, si riduce il controllo del tronco sul bacino, la postura si altera provocando problemi a catena e squilibri alle anche, bacino e schiena.

I sintomi tipici della diastasi addominale sono:

– rigonfiamento longitudinale dell’addome;

– mal di schiena da sovraccarico per instabilità della spina dorsale (postura da iperlordosi);

– anche e bacino doloranti;

– gonfiore (soprattutto dopo i pasti);

– ombelico che tende a sporgere;

– senso di pressione e pesantezza a livello del pavimento pelvico;

– incontinenza e bruciore;

– problemi di digestione;

– peristalsi evidente a occhio nudo;

– difficoltà respiratorie;

– nausea.

Fattori di rischio e conseguenze

Dopo il parto, la causa di diastasi addominale è lo stiramento eccessivo della parete addominale dovuto alla pressione esercitata dall’utero in accrescimento.

Tra i principali fattori di rischio, ritroviamo:

– fattori ereditari;

– età superiore ai 35 anni;

– feto dal peso notevole o gravidanza gemellare;

– precedenti gravidanze.

Trascurare una diastasi addominale o non curarla adeguatamente può significare correre un maggior rischio di traumi (ad esempio, erniazioni) visto che la parete addominale alterata non riesce a proteggere i visceri in modo ottimale.

Si possono rischiare diverse conseguenze:

– ernia inguinale, addominale, ombelicale;

– rigonfiamento al centro dell’addome, specie dopo sforzi fisici;

– prolasso dato dal cedimento del pavimento pelvico;

– incontinenza urinaria e dolore costante;

– lombalgia;

– dolore lombo-pelvico;

– scollamento e flaccidità dell’area addominale;

– bruciore e pesantezza di stomaco, cattiva digestione.

Diagnosi

Per diagnosticare un’eventuale diastasi addominale è necessaria una visita specialistica.

In certi casi, è sufficiente l’esame obiettivo per stabilire l’alterazione della parete addominale.

Il medico può anche prescrivere un’ecografia della parete addominale oppure una risonanza magnetica.

Questi esami strumentali gli consentiranno di misurare con precisione gli effettivi centimetri della diastasi e di valutare la terapia più adeguata.

Diastasi addominale e Fisioterapia

Il più delle volte, la diastasi addominale viene trattata con un percorso fisioterapico.

Si tratta di un programma riabilitativo finalizzato a rinforzare i muscoli del pavimento pelvico e del trasverso addominale (muscolo profondo della parete addominale).

Gli esercizi terapeutici mirati e specifici, da eseguire sotto controllo di un fisioterapista specializzato, servono a recuperare la funzionalità dei muscoli della parete addominale.

E’ estremamente importante eseguire anche esercizi che favoriscono il riallineamento posturale.

Un metodo specifico è la ginnastica ipopressiva addominale, ideata dal Prof. Caufriez, specializzato in fisioterapia uro-genitale. Questa tecnica consiste in una serie di esercizi e posture che puntano a migliorare il tono muscolare della fascia addominale. Con questi esercizi si lavora a basse pressioni intraddominali.

Il percorso fisioterapico risolve del tutto i sintomi e scongiura eventuali conseguenze.

Mediamente, dura circa due mesi.

La Fisioterapia mirata rappresenta l’unico trattamento in grado di ridurre e risolvere la diastasi addominale.

Quando ricorrere all’intervento chirurgico

L’intervento chirurgico risulta necessario in caso di diastasi addominale severa o quando il trattamento conservativo non sortisce gli effetti sperati.

Si ricorre all’intervento di addominoplastica in presenza di lesioni anatomiche del retto addominale e/o della linea alba. Il motivo è chiaro: si punta ad evitare ernie addominali oppure ombelicali gravi.

L’addominoplastica è un intervento di ricostruzione della parete addominale finalizzato a ridurre il più possibile la distanza tra le due fasce muscolari del retto addominale.

Anche in caso di intervento, la Fisioterapia riveste un ruolo importante prima e dopo l’operazione.

Prima dell’intervento, prepara la muscolatura a raggiungere le condizioni ottimali, dopo l’operazione favorisce il recupero dei tessuti. In più, interviene per prevenire la ricomparsa della diastasi addominale.

Riabilitazione Post Operatoria

Riabilitazione post-operatoria: percorso completo, obiettivi

La Riabilitazione post-operatoria contribuisce notevolmente al successo di un intervento chirurgico. Sappiamo che la riabilitazione e rieducazione funzionale (anche post-intervento) è la terza missione della Fisioterapia. Il primo obiettivo della terapia fisica è ridurre e risolvere il dolore (o altri sintomi); il secondo è normalizzare le aree o strutture colpite da traumi, malattie o disfunzioni mentre il terzo è la Riabilitazione.

Vogliamo approfondire proprio questa terza missione della Fisioterapia concentrandoci sulla rieducazione funzionale post-operatoria, a seguito di interventi alla spalla, anca, ginocchio, gomito, polso, ecc.

In questo ambito, fisiatra e fisioterapista collaborano tra loro.

Dopo un intervento chirurgico, il fisioterapista che si occupa di riabilitazione post-chirurgica si avvale di tutti gli strumenti utili allo scopo: terapie fisiche strumentali, manuali ed esercizi terapeutici. Passa abilmente da trattamenti di tipo strumentale a terapia manuale e rieducazione posturale che vanno combinati al meglio.

Si punta non solo al recupero psico-fisico ma anche a quello psicologico ed emozionale. Il fisioterapista supporta il paziente al pari di uno psicologo o di un personal trainer motivandolo, aiutandolo a superare il dolore ed il trauma. Ciò che porta alla guarigione è la forza non solo fisica ma anche mentale con tutta la voglia di muoversi e tornare alla normalità superando dolore e limitazione funzionale.

Scopriamo meglio come funziona questo tipo di assistenza post-operatoria e rieducazione funzionale cresciuta di pari passo con lo sviluppo della chirurgia.

Riabilitazione operatoria: terapie strumentali

Qualsiasi percorso fisioterapico (riabilitazione inclusa) necessita di una valutazione del paziente, fondamentale per avere un quadro esauriente delle sue condizioni e per valutare la terapia più adeguata al singolo caso.

In fase post-operatoria, per intervenire su dolore e infiammazione, le terapie fisiche strumentali più rapide e ad elevata efficacia sono:

Human Tecar (la più utilizzata);

Laser Yag ad Alta Potenza;

Onde d’Urto.

Queste tre terapie strumentali possono essere combinate tra loro.

In particolare, le Onde d’Urto non devono essere utilizzate sulla spina dorsale: risultano ideali per trattare calcificazioni, tendiniti, fratture non consolidate, contratture muscolari.

Si potrebbero utilizzare anche altri strumenti (Ultrasuonoterapia, Magnetoterapia, TENS) che, però, non sono altrettanto efficaci e rapidi.

Riabilitazione post-chirurgica: terapie manuali

Le migliori terapie strumentali (Tecar, Onde d’Urto e Laser Yag) devono essere associate a trattamenti manuali mirati per risultare ancora più efficaci.

Le tecniche manuali utilizzate in Riabilitazione post-chirurgica sono:

Massoterapia;

– Mobilitazioni miofasciali e articolari;

– Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;

– Linfodrenaggio;

– Pompage;

– Digitopressione;

– Kinesiotaping (bendaggio funzionale).

Esercizi terapeutici in Riabilitazione post-operatoria

Una volta ridotto ed eliminato il dolore, si passa agli esercizi terapeutici (rilassamento, stretching, decompressione, esercizi decontratturanti e di potenziamento muscolare).

Gli esercizi terapeutici di Kinesiterapia indicati dal terapista possono essere:

passivi, ovvero eseguiti dall’operatore senza la collaborazione del paziente;

attivi/assistiti, che consistono nell’esecuzione di movimenti guidati e coadiuvati dal terapista;

attivi, eseguiti dal paziente in modo autonomo.

Quando sarà conclusa anche questa fase, si passerà ad un altro tipo di esercizi, altrettanto importanti.

Rieducazione post-chirurgica: postura e propriocezione

Una volta ripristinati la forza e resistenza muscolare, la flessibilità, funzionalità ed elasticità articolare ed il corretto movimento, si passerà all’ultima ed importantissima fase.

Consiste in specifici esercizi finalizzati al recupero della propriocettività (coordinazione ed equilibrio) e della corretta postura dell’intera spina dorsale.

Riguardo alla postura sarà necessario indagare sulle condizioni del paziente eseguendo l’esame Baropodometrico. Se necessario, il paziente dovrà seguire un percorso di Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres o Souchard.

L’obiettivo è ristabilire l’equilibrio della colonna vertebrale tramite allungamento globale (di tutti i gruppi muscolari) con riposizionamento dei segmenti articolari.

Recuperando l’armonia fisiologica si eviteranno recidive ed eventuali infortuni.

Tempi di recupero

I tempi di recupero dipendono da vari fattori:

– motivazione, condizioni fisiche ed età del paziente;

– sovrappeso;

– tipo di articolazione sottoposta ad intervento chirurgico e tipo di intervento (tradizionale o mini invasivo);

– qualità del percorso terapeutico offerto dal centro di riabilitazione post-operatoria.

Lesioni muscolo tendinee: come si curano

Lesioni muscolo tendinee: come si curano

Lesioni muscolo tendinee: come e perché Flowave 2 funziona

Approfondiamo le lesioni muscolo-tendinee descrivendone cause e sintomi e spiegando quali sono, attualmente, le terapie più adeguate.

In un unico articolo trattiamo di lesioni muscolari e tendinee strettamente collegate tra loro.

Il muscolo, tessuto connettivo responsabile dei movimenti, è costituito da parti carnose e parti tendinee tramite cui si inserisce sull’osso.

I numerosi muscoli del corpo umano si distinguono in base a vari fattori: forma, numero di capi d’inserzione e di origine, funzione, modalità di interazione (agonisti, antagonisti).

Il sistema muscolo tendineo è la struttura propulsiva dell’apparato locomotore: il muscolo è il motore, mentre il tendine è la cinghia di trasmissione del movimento.

Le patologie muscolari e tendinee acute affliggono, più di frequente, lo sportivo. Possono manifestarsi con quadri clinici più o meno gravi ma, al di là del livello di gravità. è bene intervenire tempestivamente.

La Fisioterapia d’avanguardia interviene per contrastare infiammazione, dolore, contrattura e per rigenerare i tessuti danneggiati. Tra gli strumenti innovativi, ti spieghiamo come funziona Flowave ed il perché della sua elevata efficacia a lungo termine.

Lesioni muscolo tendinee di origine traumatica

Lesioni muscolo tendinee
Lesioni muscolo tendinee

Le principali lesioni muscolo tendinee sono la conseguenza di un trauma diretto (per sollecitazione meccanica esterna o contusione) o indiretto (dovuto ad una sollecitazione in trazione delle fibre muscolari).

Le lesioni muscolari si manifestano con dolore vivo, ecchimosi, gonfiore, tumefazione, impotenza funzionale.

Per diagnosticarle, oltre all’anamnesi e all’esame palpatorio, lo specialista prescriverà un esame strumentale come l’ecografia o la Risonanza Magnetica Nucleare.

Contrattura, stiramento e strappo sono le principali lesioni muscolari e si differenziano in quanto:

  • La contrattura coinvolge poche fibre e non causa impotenza funzionale;
  • Lo stiramento, causato da un trauma indiretto, interessa un alto numero di fibre muscolari, provoca dolore acuto, ematoma, ipertono muscolare e impotenza funzionale immediata;
  • Lo strappo, la forma più grave di lesione muscolare, porta ad un’interruzione anatomica del muscolo. I sintomi tipici sono dolore acuto violento, ematoma, interruzione del fascio muscolare, impotenza funzionale.

Queste lesioni presentano il rischio di complicazioni (perdita di elasticità, eventuali lacerazioni recidivanti, ossificazione del tessuto danneggiato).

Le lesioni tendinee, molto frequenti negli sportivi, sono spesso dovute alla continua ricerca del miglioramento della prestazione atletica ma le cause sono anche altre. Ci spieghiamo meglio.

Lesioni muscolo tendinee: cause

Le possibili cause che favoriscono e portano allo sviluppo di lesioni muscolo tendinee sono:

  • Squilibrio tra muscolo agonista e antagonista;
  • Fragilità e debolezza muscolare costituzionale;
  • Fattori anatomici particolari;
  • Sollecitazione oltre il limite fisiologico di un’articolazione;
  • Esecuzione scorretta del gesto atletico;
  • Disfunzioni neuromuscolari;
  • Equipaggiamento sportivo inappropriato;
  • Mancanza di preparazione atletica;
  • Allenamento su terreni inadeguati;
  • Deficit posturali, errato appoggio plantare;
  • Cattivo controllo della velocità e dell’intensità della messa in tensione del muscolo o dell’ampiezza e direzione del movimento.

Generalmente, i muscoli più coinvolti sono quelli superficiali, i più esposti ai traumi esterni:

  • gemelli, ischiocrurali (gamba);
  • quadricipite femorale (coscia);
  • intercostali (torace);
  • deltoide o bicipite brachiale (arti superiori).

I tendini collegano i muscoli alle ossa e funzionano da leva per consentire ai muscoli stessi di muovere le strutture scheletriche. Sono molto elastici ma poco resistenti alla trazione ed alle continue sollecitazioni. In più, sono costituiti da tessuto connettivo poco vascolarizzato. Considerando la loro importante funzione, i tendini sono soggetti ad un continuo stress che, a lungo andare, provoca microtraumi fino ad alterare la loro stessa struttura.

Lesioni muscolo tendinee: livelli di gravità

Le lesioni muscolari possono essere di:

I grado con dolore acuto ma di intensità non elevata e di breve durata, arrossamento cutaneo, lieve tumefazione e comparsa di un piccolo livido (ecchimosi);

II grado caratterizzata da danno anatomico più consistente, ematoma, dolore più forte e di maggiore durata;

III grado con dolore vivo e improvviso, descritto dal paziente come ‘qualcosa che si è rotto’, calore interno e totale impotenza funzionale.

Le lesioni tendinee si distinguono in:

tendiniti, forme d’infiammazione acuta che può interessare la giunzione osteo-tendinea (tendinopatia inserzionale) o la guaina sinoviale (tenosinovite);

tendinosi, forme croniche di infiammazione che portano alla degenerazione della struttura tendinea fino alla rottura (che spesso coinvolgono il tendine d’Achille e il capo lungo del bicipite brachiale).

Lesioni muscolo tendinee: terapie

Il trattamento varia in base alla gravità della lesione muscolare o tendinea.

E’ sempre consigliabile seguire entro le 48 ore il protocollo R.I.C.E. (riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione).

Per intervenire su infiammazione e dolore il medico prescriverà FANS (antinfiammatori non steroidei), antidolorifici, miorilassanti (in caso di contrattura).

La Fisioterapia fa molto di più: non punta ad eliminare i sintomi (come fanno, per un breve periodo di tempo, i farmaci) ma interviene sulle cause per risolvere definitivamente il problema evitando recidive.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

In caso di lesioni muscolo tendinee (escludendo la rottura muscolare e tendinea), il Centro Ryakos interviene con terapie fisiche strumentali d’elezione come la Tecarterapia e le Onde d’Urto utilizzando anche Flowave 2, un elettromedicale innovativo.

Oltre alle terapie strumentali, procede con la Terapia Manuale, kinesiotaping ed esercizi terapeutici (stretching, rinforzo muscolare, esercizi isometrici, propriocettivi, Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres).

L’efficacia di Flowave 2 in caso di lesioni muscolo tendinee

L'efficacia di Flowave 2 in caso di lesioni muscolo tendinee
L’efficacia di Flowave 2 in caso di lesioni muscolo tendinee

L’innovativo elettromedicale del Sistema Integrato Novalinfa Flowave 2 è indicato per il trattamento di numerosi disturbi tra cui le lesioni muscolo tendinee.

E’ l’unico elettromedicale che utilizza contemporaneamente 4 mezzi fisici: Polarterapia, Biorisonanza, Vacuum connettivale e Veicolazione transdermica di principi attivi naturali.

In più, integra un sistema di valutazione e controllo che permette all’operatore di controllare la risposta fisiologica al trattamento.

Produce onde sonore in grado di:

– drenare i liquidi in eccesso;

– incrementare il flusso periferico di sangue e linfa;

– vascolarizzare la zona trattata;

– aumentare l’ossigenazione e il nutrimento cellulare con effetto disintossicante;

– ridurre infiammazione, dolore, gonfiore;

– eliminare le aderenze tissutali;

– rigenerare i tessuti aumentando tono ed elasticità della pelle;

– potenziare il sistema immunitario..

Flowave 2 è un elettromedicale ad elevata efficacia, a lungo termine: dopo il trattamento, la condizione patologica non si ripresenta.

Flowave 2: controindicazioni

Come qualsiasi altro trattamento, Flowave 2 presenta alcune controindicazioni.

E’ controindicato in caso di:

– Gravidanza;

– Pace-maker e protesi metalliche;

– Ipertensione e disturbi cardiaci gravi;

– Infezioni sistematiche;

– Epilessia;

– Tromboflebiti;

– Cartilagine in aumento;

– Placche stabili.

Affidati esclusivamente a centri qualificati come il nostro.

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Post chirurgia di menisco e crociato

Post chirurgia di menisco e crociato

Post chirurgia di menisco e crociato: il trattamento Flowave 2

Il ginocchio è soggetto a traumi e infortuni che spesso richiedono un intervento chirurgico: in fase di post chirurgia di menisco e crociato cosa fare?

E’ necessario un percorso riabilitativo completo che includa trattamenti fisioterapici strumentali ed esercizi terapeutici mirati.

Uno dei trattamenti strumentali meno conosciuti, ad elevata efficacia che dura nel tempo, è  Flowave. Scopri di che si tratta.

Prima di scoprirlo, diamo un breve cenno di anatomia del ginocchio descrivendo le funzioni fondamentali del legamento crociato anteriore e del menisco.

In fase di diagnosi, la lesione del crociato viene accertata sia attraverso l’esame obiettivo con manovre cliniche sia attraverso esami strumentali (radiografia, Risonanza Magnetica Nucleare, TAC), mentre per il menisco lo specialista prescrive ecografia e RMN.

Oltre un terzo delle lesioni meniscali è associato a lesioni del legamento crociato anteriore.

Chirurgia e post chirurgia di menisco e crociato: anatomia del ginocchio

Lesione del crociato
Lesione del crociato

Il ginocchio è costituito da tre margini ossei: estremità distale del femore, estremità prossimale della tibia e rotula.

Il complesso legamentoso è composto da legamenti collaterali, alari, crociati e legamento rotuleo. I legamenti crociati si distinguono in anteriore e posteriore: sono posti all’interno della capsula articolare e hanno il compito di stabilizzare il movimento del ginocchio, specie quello di traslazione.

Legamento crociato anteriore (LCA) e menisco sono due strutture fondamentali per l’articolazione del ginocchio. Il crociato anteriore è una struttura essenziale per la stabilità del ginocchio in mancanza della quale si altera notevolmente la biomeccanica dell’articolazione stessa causando cedimenti improvvisi in fase di appoggio e conseguenti danni articolari al menisco e alla cartilagine che possono scatenare un’artrosi precoce.

Il legamento crociato anteriore, soprattutto nello sport, è una struttura particolarmente sollecitata, spesso soggetta a lesione o rottura a seguito di traumi, distorsioni, infortuni o incidenti stradali.

Il menisco, struttura fibro-cartilaginea posta all’interno dell’articolazione (sopra il piatto tibiale), funge da ammortizzatore consentendo lo scivolamento delle superfici articolari. Ciascun ginocchio dispone di due menischi (mediale e laterale) seppure vengano divisi in 4 quadranti (anteriore mediale, anteriore laterale, posteriore mediale, posteriore laterale). L’usura del menisco, un’eventuale frattura o fessurazione alterano la biomeccanica del ginocchio causando un forte dolore e la sensazione che l’articolazione si ‘incastri’.

Legamento crociato e menisco: intervento chirurgico

lesione del menisco intervento

In riferimento al legamento crociato, si ricorre all’intervento chirurgico per ricostruire l’articolazione allo scopo di recuperare la corretta mobilità, stabilità, flessibilità, forza e capacità di eseguire certi movimenti del ginocchio.

Il migliore intervento chirurgico non basta per il completo recupero funzionale senza un adeguato iter riabilitativo e rieducativo post-chirurgico.

La chirurgia moderna ha fatto passi da gigante. Attualmente, in caso di totale rottura del crociato, è possibile sostituire un legamento rotto con uno da cadavere o una porzione del tendine rotuleo oppure di uno dei tre tendini della zampa d’oca (semitendinoso, sartorio e gracile). Il tessuto viene fatto passare attraverso fori praticati nell’osso del femore e della tibia, dopodiché viene ancorato in posizione corretta all’osso per creare un nuovo legamento crociato anteriore.

Spesso, la post chirurgia viene preceduta da un iter pre-operazione allo scopo di preparare adeguatamente il paziente ad affrontare l’intervento.

All’atleta che ha una muscolatura in ottime condizioni basterà seguire cicli di ghiaccio, riposo e compressione con fasciatura.

Chi non pratica sport o regolare attività fisica dovrà seguire un periodo di fisioterapia e riposo per recuperare parzialmente la mobilità del ginocchio, migliorarne la fisiologia, ridurre gonfiore e dolore.

In caso di menisco rotto, si ricorre all’artroscopia, che prevede una pulizia articolare e meniscale dei frammenti lesionati.

Riabilitazione post chirurgia di menisco e crociato: percorso essenziale

artroscopia ginocchio

Il percorso essenziale di riabilitazione post chirurgica (dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore) è finalizzato al ripristino del movimento del ginocchio, al recupero della stabilità e di tutte le sue funzioni.

Dopo l’intervento viene applicato un tutore articolato, fissato in completa estensione o tra o° e 90° secondo le indicazioni del chirurgo. Per la deambulazione, vengono prescritte le stampelle.

A distanza di poche ore dall’operazione, è importante estendere completamente e flettere il ginocchio per evitare che si irrigidisca o si infiammi e per consentire al paziente di riprendere velocemente il pieno controllo dell’arto.

La riabilitazione prevede l’esecuzione esercizi terapeutici mirati (eccentrici, di mobilità, flessione ed estensione isotonica, rinforzo delle strutture articolari e muscolari, posturali, rieducazione propriocettiva) da svolgere secondo le indicazioni del Fisioterapista.

Ogni paziente è un essere unico. Ecco perché il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale allo scopo di pianificare un percorso terapeutico e riabilitativo personalizzato.

Il percorso di recupero non deve essere né troppo rapido né troppo lento: va programmato in base alle condizioni del paziente.

Oltre alla Tecarterapia e al Laser Yag ad Alta potenza, il trattamento strumentale d’elezione in fase di post chirurgia di menisco e crociato è Flowave 2. Scopri cos’è e come funziona.

Flowave 2: cos’è, come funziona

trattamento cellulite con flowave

Flowave 2 è un elettromedicale innovativo, altamente tecnologico e ad elevata efficacia del Sistema Integrato Novalinfa. E’ l’unico a sfruttare simultaneamente 4 mezzi fisici: Polarterapia, Biorisonanza, Vacuum connettivale e Veicolazione transdermica.

Generando onde sonore, apporta i seguenti benefici:

– Aumenta il flusso periferico di linfa e sangue;

– Drena i liquidi in eccesso;

– Vascolarizza la zona trattata;

– Aumenta l’ossigenazione e il nutrimento cellulare;

– Disintossica i tessuti;

– Riduce infiammazione, dolore, gonfiore, pesantezza dell’arto;

– Elimina le aderenze tissutali;

– Migliora il tono e l’elasticità della pelle;

– Rigenera i tessuti;

– Rafforza il sistema immunitario.

Il terapista può monitorare la risposta fisiologica al trattamento grazie ad un sistema di valutazione e di controllo integrato.

L’efficacia di Flowave 2 è a lungo termine.

Flowave 2: controindicazioni

Tutti possono essere sottoposti al trattamento Flowave 2?

No, questo elettromedicale è controindicato in caso di:

– Gravidanza;

– Pace-maker e protesi metalliche;

– Ipertensione e disturbi cardiaci gravi;

– Infezioni sistematiche;

– Epilessia;

– Tromboflebiti;

– Cartilagine in aumento;

– Placche stabili.

Tempi di recupero

Ogni paziente è un essere unico, l’abbiamo detto.

Per ogni paziente, è necessario programmare un iter riabilitativo personalizzato. Allo stesso modo, i tempi di recupero possono variare.

In genere, il paziente torna a camminare normalmente dopo 20 giorni/un mese dall’intervento. Per riprendere l’attività fisica, ci vorranno 6-8 mesi.

Per un atleta professionista, considerando le ottime condizioni fisiche, il discorso cambia: i tempi di recupero sono di 110/120 giorni.

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Edema: il trattamento più efficace

Edema: il trattamento più efficace

Edema: sai qual è il trattamento più efficace per curarlo?

L’edema (conosciuto anche come idropisia o ritenzione idrica) non è una patologia ma un sintomo. E’ il gonfiore dovuto ad accumulo di eccessive quantità di liquido linfatico nei tessuti.

Si manifesta più di frequente agli arti inferiori (caviglie, piedi e gambe) ma può interessare gli arti superiori (braccia), mani e viso. Quando è diffuso in tutto il corpo, prende il nome di anasarca.

A differenza del linfedema (patologia cronica), l’edema è un disturbo temporaneo.

Insorge a causa di un eccesso di liquido interstiziale (soluzione acquosa presente tra le cellule di un tessuto) in una parte del corpo o in tutto il corpo. La formazione di trasudato è dovuta ad una tendenza anomala nel trattenere acqua e sodio nell’organismo. Il liquido interstiziale si accumula fuori dai capillari provocando il gonfiore a causa di una riduzione della capacità dei capillari di assorbire il liquido stesso.

Quali sono le cause ed i sintomi associati? Come diagnosticarlo? Quali terapie si raccomandano? Perché il trattamento Flowave 2 è considerato il migliore in assoluto?

Edema: cause

edema

L’edema può essere generato da un difetto e rallentamento della circolazione venosa, da un evento traumatico, dall’assunzione di alcuni farmaci, scompensi cardiaci, insufficienza renale o epatica.

Può essere classificato in edema localizzato (che interessa arti inferiori, mani o viso) o generalizzato (dovuto a ritenzione idrica e di sodio nel polmone, cervello, occhi, fegato, cuore e reni a causa di particolari patologie).

Le possibili cause responsabili dell’edema sono numerose e diverse tra loro:

  • Allergie alimentari o da contatto (punture d’insetti)
  • Alluce valgo
  • Anoressia nervosa
  • Antrace
  • Artrite psoriasica
  • Borsite
  • Cambiamenti ormonali (sindrome premestruale, gravidanza)
  • Cellulite infettiva
  • Cirrosi epatica
  • Colangite sclerosante
  • Dermatite
  • Disfunzioni dei canali linfatici (linfedema)
  • Difterite
  • Distorsione
  • Edema polmonare
  • Emofilia
  • Erisipela
  • Geloni
  • Infiammazioni, infezioni e lesioni
  • Patologie a carico di reni (insufficienza renale), cuore (insufficienza cardiaca), fegato (insufficienza epatica) e tiroide
  • Intervento chirurgico (ad esempio, rimozione dei linfonodi)
  • Ipertensione o ipotensione
  • Lussazione
  • Linfoma
  • Linfogranuloma venereo
  • Malattia di Chagas
  • Malattia di Kawasaki
  • Miocardite
  • Morbo di Cushing
  • Nefropatia diabetica
  • Orzaiolo
  • Pannicolite
  • Rosacea
  • Sclerodermia
  • Sepsi
  • Sintomi dello scompenso cardiaco
  • Strappo muscolare
  • Trombosi venosa profonda
  • Abuso di alcuni farmaci (FANS, estrogeni, calcio-antagonisti)
  • Vene varicose.

Tra i fattori di rischio, ritroviamo:

  • Vita sedentaria, stare seduti o in piedi per molte ore;
  • Consumo di sale e cibi salati;
  • Alimentazione squilibrata;
  • Stile di vita scorretto (alcol, fumo, scarsa attività fisica).

Sintomi associati

migliori trattamenti per l'edema

L’edema è di per sé un sintomo che si manifesta con gonfiore che può colpire qualsiasi parte del corpo, in particolare gambe e braccia.

Di seguito, elenchiamo tutti i possibili sintomi associati:

  • Aumento del peso corporeo;
  • Sensazione di pesantezza e tensione nell’area colpita;
  • Dolore;
  • Difficoltà di movimento;
  • Arrossamento, senso di calore e comparsa di una tumefazione dolente (in caso di infiammazione o infezione);
  • Ematoma (quando l’edema è causato da un trauma);
  • Gonfiore alle mani e al volto, alle palpebre, labbra, occhi, lingua e laringe, prurito e bruciore (in caso di allergia), un’emergenza medica per via del rischio di soffocamento;
  • Segni di contusione, distorsione e frattura (se di origine traumatica);
  • Marcato dimagrimento, atrofia muscolare, alterazione del trofismo di cute ed annessi cutanei (in caso di edema generalizzato).
  • Elefantiasi (nei casi più gravi e rari) con edema duro e irreversibile.

Complicazioni

Un edema generato da un trauma può celare un osso articolare fratturato.

Quando colpisce le gambe, è generalizzato e comunque non dovuto a eventi traumatici, se viene trascurato o non trattato tempestivamente e adeguatamente può portare a conseguenze anche gravi. Ad esempio, se colpisce le gambe, potrebbe provocare la rottura di una vena varicosa causando flebite o trombosi.

Lo stravaso potrebbe scatenare un’infiammazione nell’area colpita e flebite, ovvero un’infiammazione che interessa le vene.

Riguardo all’edema generalizzato, il medico dovrà indagare sulla patologia responsabile del sintomo attraverso opportuni esami medici.

Diagnosi

La diagnosi dell’edema è prevalentemente clinica. Durante la visita, il medico verificherà la presenza di infezioni,  vene varicose o ferite.

Per accertamenti, prescriverà i seguenti esami strumentali:

  • Radiografia
  • Tac
  • Risonanza magnetica
  • Test delle urine
  • Esami del sangue.

Trattamenti consigliati per curare l’edema

linfodrenaggio napoli

Le forme più lievi, in genere, regrediscono spontaneamente.

Nei casi più gravi, il medico può prescrivere:

  • Riposo, applicazione di ghiaccio, compressione ed elevazione, farmaci antinfiammatori e antiedemigeni (in caso di traumi);
  • Farmaci diuretici (controindicati in gravidanza);
  • Preparati naturali a base di aloe vera, arnica, bromelina ed escina per combattere infiammazione e dolore;
  • Bendaggi compressivi sull’arto colpito per riassorbire i liquidi in eccesso;
  • Linfodrenaggio manuale;
  • L’utilizzo di calze elastiche.

Consiglierà, inoltre di:

  • ridurre il consumo di sale e prediligere frutta e verdura, ricchi di potassio;
  • dormire con le gambe leggermente sollevate usando cuscini da posizionare sotto gli arti inferiori;
  • camminare, svolgere attività fisica ed esercizi di stretching evitando di stare seduti o in piedi per troppe ore;
  • bere molta acqua (almeno 2 litri al giorno);
  • indossare abiti e scarpe comodi, che non blocchino la circolazione;
  • applicare sulle gambe creme o gel ad azione vaso-protettiva (limitata),

Ogni forma di edema va curato indagando sulla causa principale, quindi il trattamento varia a seconda della condizione o patologia riscontrata in fase di diagnosi.

Nei casi non dovuti a particolari patologie, caratterizzati da ritenzione idrica e mal funzionamento del sistema linfatico e sanguigno, la terapia d’elezione si chiama Flowave 2. Cos’è?

Edema: come risolve la Fisioterapia d’elezione

Nel campo della Fisioterapia, l’edema può essere contrastato con la Pressoterapia e il Linfodrenaggio Manuale. Il Centro Ryakos ha scelto il Linfodrenaggio Manuale metodo Vodder, il migliore. Offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per programmare un percorso terapeutico personalizzato.

Il trattamento d’elezione per la cura dell’edema è Flowave 2, un elettromedicale del Sistema Integrato Novalinfa. Interviene su svariati disturbi e patologie come edema, linfedema, lipedema, ulcere venose e linfatiche, ritenzione idrica, infiammazioni, lesioni muscolari, patologie del microcircolo, ulcere post-traumatiche e da decubito, piede diabetico.

L’obiettivo principale è drenare, eliminare i liquidi in eccesso favorendo il deflusso della linfa per ridurre il gonfiore e migliorare la funzionalità dell’arto.

Flowave 2 genera onde sonore in grado di attivare il drenaggio linfatico e sanguigno.

Rappresenta l’unico elettromedicale che sfrutta simultaneamente 4 mezzi fisici:

Polarterapia, che contribuisce all’eliminazione di aggregati proteici presenti nelle zone da trattare;

Biorisonanza, che ripristina la funzionalità dei sistema nervoso, venoso, linfatico e muscolare ristabilendo l’equilibrio nell’organismo;

Vacuum connettivale, che favorisce il drenaggio e migliora l’ossigenazione dei tessuti superficiali;

Veicolazione transdermica di principi attivi naturali tramite un segnale sonoro.

Sottoponendo le cellule a onde di pressione e decompressione cicliche, ripristina la corretta intensità di corrente della membrana cellulare.

Grazie ad un sistema di valutazione e di controllo integrato (eco e impedenziometrico) il terapista potrà monitorare la risposta fisiologica al trattamento del paziente.

I benefici di Flowave 2

estetica

Flowave 2 contribuisce a riattivare il metabolismo, drena, incrementa l’ossigenazione e il nutrimento cellulare, rigenera.

Ecco quali sono i benefici reali di questo elettromedicale:

  • Drena i liquidi stagnanti;
  • Incrementa il flusso periferico di linfa e sangue;
  • Consente la rivascolarizzazione della zona trattata riattivando l’equilibrio idrico;
  • Ossigena e disintossica i tessuti apportando nutrienti;
  • Riduce infiammazione, dolore, senso di stanchezza e pesantezza dell’arto;
  • Elimina le aderenze tissutali;
  • Aumenta il tono e l’elasticità della pelle;
  • Rigenera i tessuti.

Le onde sonore svolgono un’azione depurativa del sistema linfatico e rafforzano il sistema immunitario.

Una volta concluso il trattamento, la condizione patologica non si ripresenta. La sua efficacia è a lungo termine.

Flowave 2: controindicazioni

Non tutti i pazienti possono sottoporsi a questo trattamento.

Flowave 2 è controindicato in caso di:

  • Gravidanza;
  • Pace-maker e protesi metalliche;
  • Ipertensione e disturbi cardiaci gravi;
  • Tromboflebiti;
  • Infezioni sistematiche;
  • Epilessia;
  • Cartilagine in aumento;
  • Placche stabili.

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Linfedema: come risolvere

Linfedema: come risolvere

Linfedema: la terapia efficace si chiama Flowave 2, funziona

Spesso, un’anomalia del sistema linfatico può causare l’insorgere del linfedema, un esagerato accumulo di linfa in vari distretti del corpo. Succede quando la linfa non riesce a scorrere adeguatamente verso il cuore e ristagna.

La linfa, liquido interstiziale che circola nei vasi linfatici, ha un ruolo importante nel sistema immunitario: risponde ai segnali di infezione o altri danni.

Il linfedema si presenta come un gonfiore (edema) di consistenza fibrosa, non comprimibile.

Non va confuso con l’edema (destinato a scomparire gradualmente) in quanto il gonfiore tipico di questa patologia è cronico. Interessa soprattutto gli arti superiori e inferiori (braccia e gambe) ma può compromettere anche altre parti del corpo (mani, piedi, ecc.).

Consigliamo di non sottovalutare i gonfiori di braccia e gambe e di rivolgervi ad un medico, ad uno specialista in malattie del sistema venoso e linfatico (flebologo, linfologo).

La giusta diagnosi, come sempre, si rivelerà preziosa nella scelta della terapia più adeguata.

Scopri cause, sintomi, diagnosi e le migliori terapie per combattere questo problema.

La migliore in assoluto? Flowave 2, il trattamento d’elezione.

Linfedema di I e II livello

cura linfedema

Esistono due forme di linfedema:

  • Linfedema primario, causato da anomalie congenite come linfonodi o canali linfatici non completamente formati, malattia di Meige;
  • Linfedema secondario, non congenito, che si sviluppa nel corso del tempo a causa di infezioni, lesioni, interventi chirurgici, radioterapie, ecc.

Tutte le cause del linfedema

Elenchiamo di seguito tutte le possibili cause responsabili del linfedema:

  • Anomalie congenite (es. malattia di Meige)
  • Infezioni
  • Lesioni
  • Interventi chirurgici (ad esempio, asportazione di masse tumorali)
  • Radioterapie
  • Traumi
  • Ustioni gravi
  • Adenopatie (o linfoadenopatie)
  • Diabete
  • Età o sesso femminile
  • Obesità patologica
  • Linfangite
  • Cellulite batterica o infettiva
  • Erisipela e filariosi linfatica
  • Disturbo venoso combinato ad insufficiente esercizio fisio.

In pazienti affetti da insufficienza venosa cronica, un linfedema lieve-moderato può anche insorgere per trasudazione di linfa nei tessuti interstiziali.

Sintomi

A seconda che si tratti di linfedema di I o II livello, si possono riscontrare i seguenti sintomi:

  • Gonfiore ad un braccio o ad una gamba (sintomo principale);
  • Sensazione di pesantezza;
  • Alterazione della cromia della pelle che tende a scolorire, diventare lucida e ispessirsi;
  • Difficoltà a muovere o piegare l’arto interessato;
  • Pelle fragile e soggetta a infezioni, prurito e tensione;
  • Dolore o indolenzimento, tensione e affaticamento dell’arto colpito.

Il linfedema non è una patologia dolorosa in sé: il dolore avvertito dai pazienti si riferisce, in realtà, ad una costante sensazione di oppressione a causa del gonfiore localizzato.

Nei casi più gravi, può evolvere in elefantiasi.

Diagnosi

miglior trattamento per linfedema

La diagnosi del linfedema è essenzialmente clinica, eseguita attraverso l’osservazione diretta dell’arto compromesso. Generalmente, il linfedema colpisce un solo arto. Lo specialista può avvalersi del cosiddetto segno di Stemmer, uno strumento diagnostico che permette di riconoscere questa patologia.

La diagnosi differenziale è necessaria in caso di linfedema dipendente da insufficienza cardiaca congestizia, renale o epatica. In casi del genere, la patologia colpisce entrambi gli arti.

Per confermare il sospetto di linfedema, il medico prescrive esami strumentali come MRI (risonanza magnetica), TC (tomografia computerizzata), linfoscintigrafia, Eco-Color-Doppler.

Raccomandiamo di sottoporsi ad una diagnosi precoce, già ai primi sintomi, perché attraverso una terapia tempestiva è possibile ridurre notevolmente il gonfiore e tenerlo sotto controllo evitando che peggiori.

Cosa si consiglia per la terapia del linfedema

Pur ammettendo che non esiste una terapia risolutiva al 100%, per migliorare i sintomi del linfedema si raccomandano le seguenti terapie:

  • Pressoterapia sequenziale ad aria e contenzione elastica (bendaggio, tutori elastici) per decongestionare e far confluire i liquidi nel sistema linfo-ematico;
  • Chinesiterapia che favorisce la contrazione muscolare facilitando il drenaggio dei liquidi;
  • Cura della cute per evitare infezioni;
  • Drenaggio linfatico a onde sonore (Flowave 2) che favorisce l’attivazione delle vie linfatiche;
  • Chirurgia (nei casi più gravi) per rimuovere il tessuto in eccesso.

L’obiettivo numero uno del trattamento fisioterapico del linfedema è drenare, eliminare il ristagno della linfa favorendone il deflusso. Il gonfiore dell’arto si riduce, la funzionalità migliora.

In caso di linfedema causato da linfangite batterica sottostante, sarà necessario seguire una specifica terapia antibiotica.

La terapia complessa decongestiva (Linfodrenaggio, bendaggio, tutori elastici, Pressoterapia) è controindicata nei pazienti diabetici, ipertesi, affetti da paralisi, infezioni cutanee acute, insufficienza cardiaca, trombosi, tumore.

L’efficacia di Flowave 2 nella cura del linfedema

estetica

Le cause del linfedema sono irreversibili; di conseguenza, non guarisce mai del tutto.

Da qualche anno, esiste una terapia fisica strumentale molto valida ed efficace, in grado di curare edema, linfedema, flebolinfedema, lipedema ma anche ulcere venose e linfatiche, ematomi, ritenzione idrica, infiammazioni, lesioni muscolari, dolore e pesantezza di gambe, patologie del microcircolo, ulcere post-traumatiche e da decubito, piede diabetico ed altro ancora.

Flowave 2 è un’apparecchiatura del Sistema Integrato Novalinfa che genera onde sonore in grado di attivare un drenaggio veno-linfatico selettivo (loco-regionale).

E’ l’unico elettromedicale che utilizza contemporaneamente 4 mezzi fisici:

Polarterapia, che influenza la membrana cellulare e le molecole libere e contribuisce all’eliminazione di aggregati proteici presenti nelle zone da trattare;

Biorisonanza, che ridefinisce il range fisiologico dei sistemi nervoso, venoso, linfatico e muscolare e ristabilisce l’equilibrio nell’organismo;

Vacuum connettivale, che ripristina la giusta attività linfatica e del microcircolo favorendo il drenaggio e migliorando l’ossigenazione dei tessuti superficiali;

Veicolazione transdermica di principi attivi naturali tramite un segnale sonoro.

Questo dispositivo innovativo combina l’uso di un segnale a forme d’onda e frequenze specifiche con l’azione della pressione negativa (vacuum).

Le cellule vengono sottoposte a onde di pressione e decompressione cicliche per ripristinare la corretta intensità di corrente della membrana cellulare, la cosiddetta ‘coerenza fisiologica’ per le normali funzioni biologiche.

E’ talmente preciso da integrare un sistema di valutazione e di controllo (eco e impedenziometrico): durante la terapia l’operatore può verificare la risposta fisiologica al trattamento.

Azioni reali di Flowave 2

Flowave 2, agendo mediante un campo magneto-elettrico generato da micro-correnti, riattiva il metabolismo, aumenta l’ossigenazione e il nutrimento cellulare, drena e rigenera.

Grazie all’azione sinergica dei 4 mezzi fisici applicati, Flowave 2 permette di:

  • Drenare i liquidi stagnanti;
  • Aumentare il flusso periferico di linfa e sangue;
  • Permettere la rivascolarizzazione dell’area trattata ripristinando l’equilibrio idrico;
  • Ossigenare e disintossicare i tessuti;
  • Apportare nutrienti nelle aree trattate;
  • Ridurre l’infiammazione, il dolore, il senso di pesantezza e stanchezza degli arti;
  • Eliminare il dolore;
  • Eliminare le aderenze tissutali;
  • Attenuare iperemie, edemi, linfedemi;
  • Aumentare il tono e l’elasticità della pelle;
  • Rigenerare i tessuti.

Le onde sonore hanno un effetto depurativo del sistema linfatico e potenziano l’attività del sistema immunitario.

In riferimento al linfedema, Flowave 2 riduce la filtrazione capillare, stimola la muscolatura dei vasi, aumenta il drenaggio dei liquidi, mobilita le macro molecole proteiche reindirizzandole verso le aree di recupero linfatico.

Test clinici a medio/lungo termine hanno evidenziato che l’iniziale condizione patologica non si ripresenta nelle zone trattate. La sua efficacia dura nel tempo.

Flowave 2: controindicazioni

Il trattamento Flowave 2 è controindicato in caso di:

  • Gravidanza;
  • Pace-maker e protesi metalliche;
  • Ipertensione grave;
  • Tromboflebiti;
  • Disturbi cardiaci gravi;
  • Infezioni sistematiche;
  • Cartilagine in aumento;
  • Epilessia;
  • Placche stabili.

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