problemi posturali

Problemi posturali

La postura scorretta è un problema molto diffuso, ma troppo spesso sottovalutato.

Tuttavia, la postura scorretta è causa di molti problemi posturali, che vanno dal classico mal di schiena al mal di gambe, passando per i dolori muscolari e cervicali e potendo degenerare anche in artrosi, se nonsi corre in tempo ai ripari.

Dunque, le conseguenze di una postura erronea possono essere davvero vaste e possono manifestarsi come infiammazioni, contratture, difficoltà motorie, irrigidimento, mal di testa, mal di schiena e così via.

Questo tipo di problematica può avere sia natura fisica, derivante da uno squilibrio del corpo, sia natura emotiva, in quanto alcuni stati emotivi, come lo stress, possono condizionare sensibilmente la postura.

Dunque, in presenza di una postura sbagliata, la cosa fondamentale è mirare alla risoluzione del problema per evitare che degeneri ulteriormente.

Inoltre, anche in questo ambito, la prevenzione giova in modo particolare ai giovani e a coloro che tendono a trascorrere molte ore in piedi o seduti.

Postura scorretta cause

problemi posturali causati dal divano

Uno scompenso posturale può derivare da cause specifiche, da traumi o da disturbi che interessano l’articolazione temporo mandibolare, l’equilibrio, la vista.

Un soggetto può essere portato ad assumere una postura sbagliata nel corso del tempo per una serie di fattori, tra i quali:

  • carenze visive;
  • malocclusioni della zona temporo mandibolare;
  • problemi muscolo articolari;
  • disturbi dell’orecchio interno.

Problemi posturali: quali sono?

Una postura sbagliata può avere serie ripercussioni sulla vita di tutti i giorni, condizionando muscolatura, articolazioni e apparato scheletrico.

Il cronicizzarsi dei problemi posturali, poi, può degenerare in patologie vere e proprie, come avviene nel caso dell’artrosi.

Inoltre, da una postura scorretta, possono derivare problemi posturali, quali:

Problemi posturali e metodo Mézières 

Per curare i problemi dovuti alla scorretta postura, è possibile ricorrere ad esercizi posturali specifici che mirano alla rieducazione del paziente.

È il caso del metodo Mézières , che rappresenta uno dei metodi più efficaci per la rieducazione posturale e per la risoluzione dei problemi posturali, inventato da Françoise Mézières a metà del secolo scorso.

Si tratta di una tecnica di riabilitazione individuale ad approccio globale, che permette di ripristinare mobilità, elasticità, lunghezza e benessere dell’apparato muscolo-scheletrico.

Nello specifico, questa tecnica recupera la simmetria del corpo e la funzione di ogni articolazione basandosi sul concetto che postura e funzione di muscoli e articolazioni si influenzino a vicenda.

Di norma, le sedute previste dal metodo Mézières  si tengono una volta a settimana e hanno una durata che va dai 40 ai 60 minuti, in base alle condizioni del paziente.

Ogni seduta inizia con l’osservazione del paziente e viene personalizzata sulle esigenze e sulle caratteristiche specifiche del soggetto.

Il trattamento prevede l’esecuzione di una successione di posture, che vengono proposte dal fisioterapista e che il paziente deve mantenere: in questo modo, si mira ad allungare le catene muscolari.

Le posizioni globali e totali vanno mantenute in modo preciso e per il tempo indicato dal fisioterapista, abbinando la respirazione in modo corretto.

Il lavoro di inspirazione ed espirazione serve per esercitare il diaframma e per contrastare gli scompensi posturali, quali, ad esempio, la lordosi.

In definitiva, dunque, i benefici del metodo Mézières  sono:

  • il miglioramento della postura;
  • la distensione delle fasce muscolari;
  • la regolarizzazione della funzione respiratoria;
  • la riorganizzazione delle catene cinetiche;
  • il ripristino del benessere psico-fisico.
ileopsoas infiammato

Ileopsoas infiammato sintomi

Cos’è il muscolo ileopsoas, quali sono i sintomi dell’ileopsoas infiammato e come si riconoscono: sono questi sono gli interrogativi a cui daremo risposta nel nostro articolo.

Prima di tutto, il muscolo ileopsoas è un gruppo muscolare al quale appartengono il muscolo iliaco e il grande psoas ed è uno dei principali gruppi muscolari del corpo.

Questo muscolo permette di eseguire molte delle azioni quotidiane di ogni persona, come alzarsi o sedersi e, in particolare, praticare attività fisica. In sostanza, senza l’ileopsoas, un soggetto non potrebbe compiere la maggior parte delle azioni di vita quotidiana, senza dimenticare che questo è fondamentale anche per mantenere l’equilibrio del bacino.

I muscoli dell’ileopsoas collegano le gambe e il tronco:

  • il grande psoas è un muscolo a forma di fuso, è di grande dimensione, è situato nella regione lombare laterale e collega la colonna vertebrale con il bacino inferiore;
  • il muscolo iliaco è di dimensioni più piccole, si colloca sull’ala interna dell’osso iliaco e aiuta l’articolazione dell’anca nel movimento di flessione.

Dunque, il gruppo muscolare dell’ileopsoas è situato nella zona lombare e parte dalle facce laterali della dodicesima vertebra toracica per estendersi fino alle prime cinque vertebre lombari.

Questo è collegato al diaframma, per cui partecipa ai processi di respirazione, e ad altri organi, come appendice, colon e reni.

In situazioni di forte stress accumulato, questo muscolo risulta contratto e può essere causa di disturbi, anche di una certa importanza.

Dunque, se il muscolo ileopsoas non funziona bene, possono verificarsi tre circostanze:

  • l’infiammazione del muscolo ileopsoas;
  • il tendine ileopsoas infiammato, quando l’infiammazione colpisce il punto in cui si inserisce l’osso;
  • lavoro scorretto delle articolazioni.

Muscolo ileopsoas infiammato

Come accennato, quando un soggetto è in una situazione di stress eccessivo, il muscolo dell’ileopsoas tende a contrarsi e ad irrigidirsi.

In questi casi, soprattutto se non è correttamente allenato, questa situazione può comportare disturbi anche a carico dei muscoli circostanti, in primis l’infiammazione muscolare.

Ileopsoas infiammato sintomi

L’ileopsoas infiammato degenera in contrattura e può dare origine ad una serie di sintomi.

In primis, il paziente avverte dolore nella zona pelvica, ossia nella regione situata tra osso sacro e iliaco.

Altro sintomo che fa propendere subito per un’infiammazione del muscolo ileopsoas è la lombalgia, quindi un mal di schiena la cui intensità può essere di diversa intensità.

Inoltre, si presenta un dolore inguinale nella parte anteriore, che in molti casi viene interpretato come un sintomo di artrosi.

In generale, si registrano problemi agli organi della zona addominale e, nelle donne, si verifica un ciclo mestruale molto doloroso.

Per finire, si ricorda che il muscolo ileopsoas è collegato al sistema nervoso centrale e da ciò ne consegue che, in presenza di un disturbo muscolare che interessi l’ileopsoas, ne risulterà influenzato tutto il corpo.

In particolar modo, da tale patologia può derivare anche un’alterazione della respirazione e della normale circolazione dei fluidi corporei.

conflitto femoro-acetabolare

Conflitto femoro-acetabolare: cause e migliori cure

Il conflitto femoro acetabolare è un disturbo che interessa l’anca, causato da un conflitto tra i due capi articolari, ossia tra la testa del femore e l’acetabolo.

Si tratta di una patologia che causa un dolore anche solo di tipo episodico, ma che può essere il segnale dell’inizio di un processo di usura della cartilagine articolare.

Noto anche come FAI, per la sua denominazione anglosassone Femoro-Acetabular Impingement, dunque, il conflitto femoro acetabolare è una malattia dell’anca, che deriva dalla irregolare conformazione dei suoi capi articolari.

Infatti, la testa del femore normale presenta una forma sferica, che non crea frizioni né contatti, anche grazie alla presenza del labbro acetabolare, ossia una guarnizione che circonda il margine osseo libero della tasca acetabolare.

Se testa del femore e acetabolo non sono speculari, allora si crea la sindrome da conflitto femoro acetabolare.

È possibile individuare due tipi di conflitto:

  • il conflitto femoro acetabolare tipo CAM, in cui il collo del femore non ha la sua caratteristica curvatura;
  • il conflitto femoro acetabolare tipo pincer, in cui l’acetabolo avvolge troppo.

L’attrito che si crea può portare ad una rottura della guarnizione, alla lesione della cartilagine o all’usura dell’articolazione e degenerare, quindi, in artrosi.

Infatti, tale sindrome può essere considerata una delle principali cause di artrosi dell’anca.

In genere, si presenta nei giovani adulti e negli sportivi, ma anche nei soggetti più sedentari, nei quali può restare silente per tutta la vita: ciò lo si spiega in quanto i capi articolari deformati urtano tra loro solo quando si superano in modo ripetuto i gradi estremi di movimento o quando le rotazioni ripetute dell’anca causano lassità della capsula articolare, che a sua volta conduce ad un’instabilità, la quale genera frizioni patologiche nell’articolazione.

Conflitto femoro acetabolare osteopatia

Il trattamento osteopatico può essere utile nella riduzione dei sintomi e del dolore e può contribuire a ritardare il degenerare della malattia.

Lo scopo è quello di ristabilire la mobilità alterata e di normalizzare le aree di carico del bacino, riducendo la tensione dei tessuti.

Attraverso il ricorso a tecniche manuali applicate ai casi di artrosi d’anca, l’osteopata ripristina l’equilibrio funzionale dell’articolazione e può ritardare il ricorso all’intervento chirurgico.

Conflitto femoro acetabolare artroscopia

il conflitto tra femore e acetabolo

Questa patologia viene curata in artroscopia, ossia attraverso il ricorso a microtelecamere e a strumenti miniaturizzati.

Tramite questi, il medico è in grado di ricostruire la normale anatomia dei capi articolari, eliminando il conflitto.

Gli strumenti miniaturizzati vengono introdotti nell’articolazione, realizzando due semplici fori nella pelle.

Prima di accedere all’intervento, un ortopedico valuterà se questo sia necessario o meno e lo farà in base alla storia medica, all’esito delle manovre eseguite e dei test specifici per la valutazione dell’anca e del conflitto e ai risultati riportati dagli esami diagnostici, quali le proiezioni AP vera, la Frog leg e il falso profilo, ma anche la risonanza magnetica nucleare semplice o con mezzo di contrasto.

Un test effettuato spesso è il segno dell’impingement, che si esegue piegando l’anca a 90 gradi, ruotandola verso l’interno e portando la coscia in direzione dell’altra anca: se il paziente avverte dolore, allora l’esito del test è positivo.

L’ultimo test eseguito è il lidotest, un esame diagnostico da eseguire in day hospital e che prevede l’iniezione nell’articolazione di un anestetico locale: questo serve per capire se il problema sia di natura articolare o se derivi da altre strutture. Se in seguito all’iniezione il dolore sparisce, anche solo in via temporanea, l’origine del problema è l’anca, per cui si dovrà ricorrere ad un intervento chirurgico.

È consigliabile sottoporre il paziente ad artroscopia in determinati casi, quali:

  • dolore all’anca che non passa con il riposo, i farmaci, la fisioterapia o le infiltrazioni;
  • conflitto femoro acetabolare evidente da radiografia e risonanza;
  • esclusione di altre possibili cause del dolore all’anca;
  • evidenza dalla radiografia di una distanza minima di 2 mm tra la testa del femore e l’acetabolo.

Ritorno a casa e riabilitazione conflitto femoro acetabolare

In seguito all’intervento, sarà fatto in modo da consentirvi un movimento passivo continuo, in particolare per prevenire la rigidità post operatoria del ginocchio, che può verificarsi durante il periodo immediatamente successivo.

In questo modo, si andranno a muovere i muscoli della gamba, così da ridurre il gonfiore delle gambe e da migliorare la circolazione sanguigna.

La ripresa delle normali attività avverrà gradualmente e nei primi tempo avrete bisogno di due stampelle per camminare e potrete avvertire un leggero dolore durante i movimenti.

La convalescenza a casa sarà fondamentale per il pieno recupero dall’intervento, per cui le istruzioni del chirurgo ortopedico andranno seguite in modo attento.

Nella parte anteriore e laterale dell’anca, avrete due o tre punti di sutura, che saranno rimossi dopo circa 10 giorni, durante i quali le ferite non andranno immerse in acqua.

Per quanto riguarda l’attività fisica, nelle prime settimane dopo l’intervento, dovrete riprendere gradualmente le attività quotidiane entro 15/18 giorni, nonostante qualche dolore durante il movimento.

La riabilitazione domestica deve prevedere un programma di deambulazione prima in casa e poi fuori, così da aumentare la mobilità in modo graduale.

Inoltre, andrà prestata attenzione alle attività regolari, quali alzarsi, sedersi e salire e scendere la scale.

Nei primi giorni dopo l’intervento, può essere utile applicare il ghiaccio per circa 20 minuti ogni ora, per ridurre il dolore e il gonfiore.

Il ghiaccio non vai mai tenuto a contatto diretto con la pelle, per cui si consiglia di utilizzare sempre un panno dentro cui avvolgere la sacca di ghiaccio.

Conflitto femoro acetabolare fisioterapia

Altro step fondamentale nella fase di recupero sono gli esercizi di fisioterapia da svolgere con l’assistenza di un fisioterapista in casa o recandovi in un centro di riabilitazione e da soli, senza aiuto.

Un percorso di fisioterapia eseguito in modo scorretto può ritardare i tempi di recupero e pregiudicare i risultati dell’intervento, per cui è bene attenersi alle indicazioni del fisioterapista.

La maggior parte dei pazienti può iniziare la fisioterapia già subito dopo l’intervento, per questo motivo sarà necessario pianificarla in tempo e in modo adeguato.

È possibile eseguire mobilizzazioni passive di flessione e di abduzione e ricorrere alla cyclette, ma senza resistenza e posizionando il sellino alto.

Lo stretching va eseguito in modo blando, senza superare la soglia del dolore, e può essere accompagnato da esercizi isometrici e da movimenti articolari attivi.

Esercizi per il conflitto femoro acetabolare

Una volta imparate le modalità di esercizio insieme al fisioterapista, il paziente può svolgere anche autonomamente alcuni esercizi, in particolare quelli in isometria.

Un primo esercizio prevede di contrarre i quadricipiti fino ad estendere completamente il ginocchio per circa cinque secondi per 10 volte.

Per il secondo esercizio, il paziente si sdraia in posizione prona e contrae i muscoli dei glutei, mantenendo la contrazione per cinque secondi e ripetendo 10 volte.

Il terzo esercizio viene eseguito distendendosi sul lato non operato, posizionando un cuscino tra le gambe e flettendo l’anca operata fino a 50/70 gradi, per poi portare il piede dell’arto operato dietro il ginocchio. Una volta stabilizzata la pelvi, portate il ginocchio dell’arto operato fino al lettino: lo stretching si avverte nella zona del gluteo e non deve mai causare dolore all’inguine.

Il quinto esercizio prevede di distendersi proni e portare il tallone ai glutei, mantenendo per circa 30 secondi ed eseguendo tre ripetizioni.

Dopo la prima settimana, potete provare la sequenza gatto-mucca, poggiando mani e ginocchia a terra e mantenendo la schiena in posizione neutra: inarcate il dorso e flettete le anche, per poi estendere le anche in avanti flettendo il dorso.

Un altro esercizio prevede di distendersi e portare il ginocchio del lato sano al petto, tenendo il ginocchio del lato operato steso.

Un esercizio a cui spesso si ricorre nel recupero post intervento all’anca è il movimento della farfalla: il paziente si sdraia tenendo l’anca flessa a 40 gradi e i piedi separati di circa 30 cm poggiati a terra. A questo punto, esegue l’abduzione e l’adduzione delle anche, fino a far toccare le ginocchia e a stringerle per 5 secondi, per poi riaprirle e tornare alla posizione di partenza.

come curare lo stiramento muscolare

Cura per lo stiramento muscolare

Come curare lo stiramento muscolare

Chi pratica sport ha dovuto fare i conti, almeno una volta nella vita, con lo stiramento muscolare. Si tratta di una lesione di lieve/media entità dovuta ad allungamento eccessivo delle fibre muscolari. I muscoli più colpiti sono, generalmente, quelli che interessano coscia e polpaccio ma lo stiramento può coinvolgere anche i muscoli di braccia, schiena, petto, addome, collo/spalle.

Dopo averti illustrato le cause e i sintomi dello stiramento (noto anche come elongazione), ti sveleremo come curare lo stiramento muscolare con le migliori terapie ed i trattamenti di Fisioterapia mirata.

10 Massaggi decontratturanti o rilassanti

Cause degli stiramenti muscolari

Sono diverse le cause ed i fattori di rischio che provocano lo stiramento muscolare soprattutto tra gli sportivi:

– fase di riscaldamento inadeguato prima di iniziare l’attività fisica;

– movimento scorretto, brusco o violento durante l’allenamento, scorretta dinamica nella corsa o nel salto;

– scarsa preparazione fisica non idonea al tipo di sforzo eseguito durante la pratica sportiva;

– sovraccarico funzionale e ripetute sollecitazioni;

– allenamento su terreno sconnesso con scarpe inadeguate;

– piccoli traumi alle articolazioni preesistenti;

– squilibri posturali e muscolari;

. mancanza di coordinazione;

– condizioni ambientali non ideali (sbalzi di temperatura, umidità);

– fase di recupero insufficiente tra un allenamento e l’altro.

Sintomi dello stiramento

Lo stiramento muscolare si riconosce dai seguenti sintomi:

– dolore localizzato improvviso, acuto ma sopportabile il più delle volte;

– spasmi;

edema e gonfiore;

– ematoma;

– infiammazione;

– indolenzimento;

– riduzione della forza;

– difficoltà a muoversi;

– rigidità muscolare e tensione.

Diagnosi di uno stiramento

Per escludere lesioni più gravi (strappo muscolare, distorsione, frattura), è necessario sottoporsi a visita specialistica.

Lo specialista (ortopedico, fisiatra) eseguirà la diagnosi tramite palpazione e verifica della funzionalità dell’arto. Per ulteriori accertamenti, il medico può richiedere un esame strumentale (ecografia muscolo/scheletrica) per indagare sulla struttura muscolare.

Cura

In caso di stiramento muscolare, è necessario seguire il protocollo RICE (immobilizzazione, ghiaccio per lenire dolore e infiammazione, compressione, elevazione per limitare l’ematoma) entro le 48-72 ore dall’infortunio.

Oltre al riposo, si raccomanda di evitare assolutamente movimenti di allungamento (stretching) che potrebbero portare ad una rottura delle fibre muscolari.

Se necessario, il medico prescriverà FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) e miorilassanti in caso di tensione muscolare.

Stiramento muscolare: trattamenti di Fisioterapia mirata

Benefici della tecarterapia

Il Centro Ryakos pianifica un percorso terapeutico personalizzato dopo aver eseguito una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale.

I trattamenti d’elezione per intervenire sullo stiramento muscolare sono strumentali:

Tecarterapia (Human Tecar), che riduce drasticamente dolore e infiammazione, favorisce il rilassamento muscolare stimolando il metabolismo cellulare, stimola i processi riparativi rigenerando i tessuti danneggiati;

Laser Tag ad Alta Potenza, che stimola l’attività metabolica cellulare e il drenaggio dei liquidi riducendo dolore e infiammazione.

Queste due terapie strumentali d’elezione riducono il dolore e l’infiammazione, favoriscono il drenaggio locale e permettono una ripresa rapida.

Risultano efficaci anche i trattamenti con Ultrasuoni, TENS, Onde d’Urto (che favoriscono la cicatrizzazione della lesione).

Per risolvere tensioni e rigidità muscolare, si consigliano i seguenti trattamenti:

– Massaggio terapeutico;

– Trattamento miofasciale;

– Kinesiotaping, bendaggio elastico che stimola il drenaggio e la vascolarizzazione del muscolo;

– Esercizi terapeutici mirati (stretching, esercizi isometrici, isotonici e dinamici, rinforzo muscolare, propriocettivi).

Metodo Mezieres per prevenire recidive di stiramenti

Se il fattore di rischio (o la causa) è uno squilibrio posturale e muscolare, al paziente verrà consigliato un percorso unico: la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres che ristabilisce l’equilibrio posturale di tutta la colonna vertebrale tramite allungamento graduale della catena muscolare posteriore.

Il recupero, generalmente, avviene nell’arco di 2-3 settimane nei casi più lievi, fino a 3-4 mesi nei casi più gravi.

E’ importante eseguire un controllo con ecografia per verificare l’avvenuta guarigione prima di riprendere le attività. Risulta quantomai necessario accertarsi che non vi siano complicazioni perché una lesione da stiramento non risolta potrebbe portare a recidive o lesioni muscolari più gravi.

cicatrice ipertrofica

Cicatrice Ipertrofica

Cicatrice ipertrofica: cause, cure mirate in Fisioterapia

Le cicatrici non sono tutte uguali: esiste quella normale, atrofica, il cheloide o la cicatrice ipertrofica. Quest’ultima si forma quando il processo di cicatrizzazione (tessuto fibroso prodotto dal corpo per rimediare ad una lesione) subisce alterazioni.

Il processo cicatriziale diventa anomalo e va a formare uno strato di pelle super sviluppato rispetto al tessuto circostante. Si tratta di una reazione anticorpale che infiiamma la zona colpita inducendo l’organismo a generare tessuto in abbondanza.

A distanza di qualche mese dalla lesione cutanea, a conclusione del processo riparativo, questo tipo di cicatrice si presenta spessa, dura e gonfia, rossa, talvolta associata a prurito, dolore o disturbi di sensibilità.

Scopri le cause e la cura migliore per risolvere le cicatrici disfunzionali grazie alla Fisioterapia d’elezione.

Cicatrice ipertrofica e cheloide: le differenze

cheloide

Spesso, la cicatrice ipertrofica viene confusa con il cheloide. Si tratta di patologie diverse, riconoscibli per via di alcune caratteristiche.

Le cicatrici ipertrofiche si sollevano restando, però, confinate all’area della lesione e possono regredire. Solitamente, questo tipo di cicatrice si forma nelle ferite che riguardano le articolazioni provocando talvolta dolore che limita i movimenti. E’ rossa, tende a sbiancare quando è compressa, è fastidiosa, può provocare prurito e presenta noduli.

Al contrario, il cheloide non regredisce spontaneamente: non si solleva soltanto ma si espande, si allarga. E’ il risultato di una sovrapproduzione di collagene in fase di cicatrizzazione. La pelle tende a guarire con esiti grinzosi. Si presenta calda, piena, arrossata, senza noduli.

Esiste anche la cosiddetta cicatrice atrofica, tipica di chi soffre di acne o di chi ha subito un trauma o un intervento chirurgico. In questo caso, la caratteristica è una depressione del tessuto.

Le tre fasi di cicatrizzazione

Il processo di cicatrizzazione avviene in tre fasi:

– Infiammatoria (fino al 5° giorno);

– Proliferativa (dal 5° giorno fino a 3-4 settimane complessive);

– Maturazione (fino a 2 o più anni).

Cause delle cicatrici ipertrofiche

I fattori di rischio legati alle cause responsabili di una cicatrice ipertrofica possono essere diversi:

– qualità della sutura chirurgica o supporti alternativi dopo il trauma o l’intervento;

– igiene della pelle prima, durante e dopo al fine di contrastare le infezioni;

– strofinamento della cute traumatizzata;

– direzione della sutura o lesione;

– ritardo di guarigione (ematoma, diastasi);

– infezione o infiammazione della sutura;

– sutura che crea tensione alla pelle.

Altri fattori di rischio dipendono da caratteristiche del paziente come la razza (africana e caraibica), la giovane età, l’area colpita (spalla, regione toracica, scapolare, ecc.). Può dipendere anche da fattori genetici, ad esempio in caso di precedenti cicatrici ipertrofiche o cheloidee.

Cicatrice: alterazioni del corpo e della postura

Migliora la Postura e elimina il dolore con il Metodo Mezieres

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione fisioterapica della cicatrice ipertrofica. E’ fondamentale per controllare lo stato della cicatrice e pianificare un trattamento fisioterapico personalizzato.

Valutare con cura e precisione una cicatrice ipertrofica, eventuali tensioni o aderenze è essenziale. Una cicatrice può alterare il corpo, in particolare il distretto colpito.

Spesso, vengono ignorate cicatrici che possono causare nel tempo problemi, alterazioni sul corpo e sulla postura. Ignorarle è un grosso errore. Il corpo può essere trazionato verso una cicatrice dolorosa, dopo un intervento. Una cicatrice anomala può creare problemi a livello nervoso, immunitario, endocrino, psichico, addirittura dolori in distretti lontani dalla cicatrice stessa.

La cicatrice è sostanzialmente un taglio non solo sulla pelle ma nel tessuto connettivo sottostante e va a ledere la fascia connettiva, strutture linfatiche, vascolari. Può creare aderenze interne anche gravi e dolorose.

Se hai una cicatrice anomala che ti crea probemi, contattaci per una valutazione.

Cicatrice ipertrofica: il miglior trattamento in Fisioterapia

La riparazione di una ferita è un processo che varia da paziente a paziente in quanto è influenzata da diversi fattori: genetici, etnici, cutanei, anagrafici o altri fattori legati, ad esempio, allo stile di vita (fumo, alcol) o all’attività lavorativa. Ecco perché è fondamentale eseguire una valutazione accurata che il centro Ryakos ti offre gratuitamente.

Una valutazione essenziale riguarda anche la maturità della cicatrice. Quando è ancora in fase attiva, è preferibile il trattamento conservativo, medico, non chirurgico.

Nella fase iniziale o di guarigione della ferita, è necessario somministrare antibiotici evitando di esporre la cute danneggiata al sole in quanto potrebbe macchiarsi e guarire più lentamente.

Intervenendo nella fase intermedia, quando la cicatrice è immatura e l’epitelio sovrastante è ancora intatto, il trattamento risulterà più efficace.

Nel nostro Centro, trattiamo la cicatrice ipertrofica con:

Terapia manuale con mobilizzazione fasciale e massaggi specifici per rilassare il tessuto attorno alla cicatrice;

Fibrolisi, terapia che serve a disgregare i depositi di materiale fibroso accumulati a seguito di ripetuti processi infiammatori. L’effetto meccanico di scollamento a livello miofasciale è in grado di separare ed allontanare la cicatrice. Lo scollamento avviene tra tessuto cicatriziale e tessuti sottocutanei;

Onde d’Urto ad azione antinfiammatoria, antidolorifica, antiedemigena e rigenerante. Favorendo la riparazione dei tessuti, viene applicata anche per trattare ferite, piaghe, cicatrici dolorose di varia natura. Migliora la microcircolazione, stimola cambiamenti biologici a livello cellulare e favorisce una nuova formazione di vasi sanguigni (neoangiogenesi) per la riparazione e rigenerazione anche di tessuti scarsamente vascolarizzati.

Uno studio che spiega l’efficacia delle pressioni meccaniche per risolvere le aderenze cicatriziali.

Riguardo al trattamento chirurgico ricorda che ad una cicatrice si sostituirà, comunque, una nuova cicatrice.

radiografia rachide dorsale

Scoliosi dorso lombare

Scoliosi dorso-lombare: sintomi, complicanze, cure

Tra i diversi tipi di scoliosi, ritroviamo la scoliosi dorso-lombare di cui ci occupiamo in questo focus. In genere, per scoliosi s’intende una deformità della colonna vertebrale che presenta una curvatura laterale con rotazione di una o più vertebre mobili. La curva è convessa verso sinistra nel tratto lombare o verso destra nel segmento toracico.

In base alla localizzazione, esistono diversi tipi di scoliosi:

lombare (con vertebra apicale L2 e limitante inferiore lombare);

dorso-lombare (parte centrale e bassa della schiena, con vertebra apicale D12-L1 e limitante inferiore lombare);

dorsale (con vertebra limitante inferiore a livello di D12 o superiore);

cervico-dorsale (con apicale a livello D2 o superiore).

C’è da distinguere la scoliosi non strutturata ovvero l’atteggiamento scoliotico (senza gibbo né rotazione, con deviazione laterale che si riduce del tutto in decubito supino) dalla scoliosi vera e propria (strutturata). Quest’ultima presenta una curva laterale con rotazione, gibbo, dischi e vertebre deformati. La scoliosi porta anche a deformazioni anatomiche che coinvolgono costole e legamenti.

In base all’entità, si possono distinguere scoliosi lievi (<30°), moderate (30°-50°) e gravi (>50°).

Sintomi e complicanze della scoliosi dorso-lombare

I sintomi variano da soggetto a soggetto ed in base alla gravità della deformità:

– spalle con altezza differente (asimmetriche);

– costole prominenti oppure di altezze differenti, ben visibili quando il soggetto si china in avanti;

– bacino sbilanciato;

– una scapola più prominente rispetto all’altra;

– fianchi irregolari;

– vita asimmetrica (un lato sembra più alto dell’altro);

– anca prominente e sollevata;

– corpo inclinato verso un lato;

– affaticamento alla ragione dorso-lombare;

– mal di schiena di natura muscolare.

E’ fondamentale diagnosticare tempestivamente la scoliosi per prevenire l’aggravamento della deformità portando a serie complicanze.

Una grave scoliosi dorso-lombare può scatenare deficit cardio respiratori.

Cause

Nel 65% dei casi, la scoliosi è idiopatica, ovvero insorge senza cause note.

Per il 15% dei casi, è congenita, ovvero le malformazioni della colonna sono presenti dalla nascita.

Altre cause possono essere:

– malattie genetiche;

– problemi nello sviluppo (come l’incompleta formazione delle vertebre);

– patologie neuromuscolari (come la poliomielite);

– lunghezza disomogenea degli arti;

– distrofia o atrofia muscolare;

– paralisi muscolare di un lato del dorso;

– spina bifida;

– sindrome di Marfan;

– sindrome di Prader-Willi;

– tumori (neoplasia endocrina multipla di tipo 2B).

Generalmente, la scoliosi si manifesta durante la pubertà, quando i ritmi di crescita sono più rapidi.

Diagnosi

Per  sperare in un trattamento conservativo di successo, è importante saper individuare la scoliosi con una diagnosi precoce.

L‘iter diagnostico prevede:

– valutazione clinica con il test di Adams;

radiografia su tutta la lunghezza della colonna vertebrale in piedi;

risonanza magnetica per valutare lo stato del midollo spinale.

Attraverso l’esame della radiografia si potrà valutare la curvatura con la misura dell’angolo di Cobb.

Scoliosi dorso-lombare: quali terapie

Per programmare un percorso terapeutico personalizzato ed efficace, il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale.

Viene effettuata una valutazione posturale attraverso test specifici, l’Esame Baropodometrico computerizzato, la consulenza di uno specialista gnatologo (per indagare su eventuali problemi di malocclusione dentale) e, se necessario, l’intervento di un tecnico ortopedico.

In riferimento alle patologie scoliotiche idiopatiche infantili, seguiamo generalmente le seguenti linee guida:

– osservazione periodica con monitoraggio ogni 3-6 mesi tramite radiografia, in caso di scoliosi sotto i 10° Cobb;

– trattamenti di kinesiterapia e Rieducazione Posturale Globale per scoliosi comprese tra i 10° ed i 20° Cobb allo scopo di evitare l’intervento chirurgico;

– Rieducazione posturale ed utilizzo di un corsetto per scoliosi tra i 20° ed i 40° Cobb con importanti spinte evolutive. Il corsetto più indicato in caso di scoliosi dorso-lombare è il modello Cheneau, un corsetto monovalva in polietilene alto, che arriva fino al D4; le parti ascellari si prolungano in avanti e sono collegate da un tirante modulare.

Oltre i 40° Cobb è necessario il ricorso all‘intervento chirurgico di artrodesi vertebrale per scongiurare complicazioni cardiorespiratorie o gravi deformità.

La scoliosi trattata con il metodo Mezieres

Nel trattare scoliosi fino a 40° Cobb, l’obiettivo è sempre stabiizzare la scoliosi idiopatica. Riuscire a bloccare la degenerazione ed il processo evolutivo della scoliosi dorso-lombare rappresenta un importante successo in Fisioterapia. Con la Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres si possono raggiungere notevoli risultati.

Gli esercizi eseguiti con questo metodo puntano all’autocorrezione tridimensionale della colonna stabilizzando la postura corretta e rieducando il paziente alla propriocezione.

Per l’aspetto biomeccanico, bisogna prendere in considerazione una serie di fattori: articolari, miofasciali, propriocettivi, neuromotori.

Gli atteggiamenti posturali in dorso piatto, cifolordosi, sbilanciamento del bacino (più anteriore del torace) sono dovuti a compensi delle catene muscolari tanto a livello di distribuzione delle forze di carico quanto a livello di equilibrio delle tensioni scheletrico/miofasciali.

Il metodo Mezieres ha l’obiettivo di agire sulle catene muscolari che sostengono la colonna per ripristinare l’equilibrio della postura di tutta la spina dorsale, di arti inferiori e superiori.

La Rieducazione Posturale Globale prevede il progressivo allungamento della catena muscolare posteriore. Assumendo determinate posture viene indotto, grazie al supporto di un mezierista esperto, un armonico riallungamento delle catene miofasciali per normalizzare l’allineamento corporeo. Mentre si allungano i muscoli accorciati, si rinforzano quelli più deboli.

Di solito, con il metodo Mezieres si ottengono ottimi risultati nel paziente adolescente sia a livello di estetica sia, soprattutto, di funzionalità.

dorsalgia

Dorsalgia

Dorsalgia: cause e cure

La dorsalgia è il dolore avvertito nel segmento dorsale della schiena (zona interscapolare, nel tratto che va dalla vertebra dorsale D1 alla D12). Può originare da cause molto diverse tra loro (da problemi muscolo-scheletrici a disturbi viscerali).

Il dolore dorsale (meno frequente della lombalgia e cervicalgia) di solito si manifesta o peggiora assumendo certe posizioni e tende a diminuire con il riposo o la mobilizzazione. Può essere acuto o cronico.

A questo disturbo, che è già di per sé un sintomo, si associano altri sintomi che ti spiegheremo più avanti.

Come si cura? La Fisioterapia può risolvere definitivamente questo problema?

Dorsalgia acuta e cronica: cos’è, come si manifesta

La dorsalgia è una forma di mal di schiena che si localizza a livello dorsale. Il più delle volte, viene avvertita alla parte alta della schiena, ma può colpire anche collo e torace.

Può trattarsi di un disturbo temporaneo (con una durata minore di 30 giorni) che si scatena in forma acuta per, poi, risolversi da solo o può evolvere in dorsalgia cronica. Si considera cronica quando il dolore dura da almeno 3-6 mesi.

A seconda delle cause, il dolore dorsale può essere accompagnato da altri sintomi secondari:

– mal di testa;

– affaticamento e debolezza muscolare, perdita di forza;

– dolore alle spalle;

– dolore e rigidità del collo, rigidità articolare;

– difficoltà nei movimenti;

– formicolii, sensazione di pizzicore o bruciore, intorpidimento, alterazione della sensibilità del braccio;

– parestesie o disestesie, sensibilità cutanea ridotta;

– febbre, stanchezza.

Dorsalgia acuta e cronica si manifestano in modo diverso.

La prima si verifica e peggiora assumendo certe posizioni e diminuisce con la mobilizzazione o il riposo.

Quella cronica è minima al risveglio e si accentua con il movimento, diminuendo con il riposo.

Dolore dorsale: cause

dolore dorsale

La dorsalgia può essere dovuta a diverse cause (muscolo-scheletriche e non solo):

– sforzi eccessivi, movimenti inadeguati e prolungati nel tempo;

– infiammazioni;

– artrosi della colonna dorsale;

– ernia discale;

– problemi cervicali che irradiano nella zona dorsale;

– contrattura muscolare;

– vizi posturali;

– scoliosi o altre asimmetrie della colonna come ipercifosi dorsale (dorso curvo) che colpisce gli adolescenti;

– osteocondrosi dorsale o morbo di Scheuermann (che interessa i ragazzi di età compresa fra i 12 e i 18 anni);

– osteoporosi;

– alterazioni a carico di muscoli, legamenti, dischi intervertebrali, articolazioni;

– infezioni da herpes zoster;

– traumi al tratto dorsale della colonna (comprese le fratture vertebrali);

– problemi viscerali (patologie di organi interni come polmoni, cuore, fegato, colecisti, pancreas);

– scarso tono dei muscoli addominali, lombari e dorsali;

– stress meccanico e psicologico, eccessiva tensione del muscolo diaframma.

In casi meno frequenti, la dorsalgia può manifestarsi a causa di patologie più serie come meningite, angina pectoris, infarto del miocardio, tumore, spondilolistesi, infezioni sistemiche, deficit neurologici.

Il dolore dorsale può associarsi alla lombalgia e/o cervicalgia.

Diagnosi

radiografia rachide dorsale

L’iter diagnostico eseguito dal medico di base, dall’ortopedico e/o dal reumatologo, comprende:

– l’anamnesi;

– l’esame obiettivo;

– indagini strumentali come radiografie, risonanza magnetica, ecografia, analisi del sangue.

Dorsalgia: Fisioterapia d’avanguardia, la soluzione definitiva

Tecarterapia Vomero
Tecarterapia Vomero

In riferimento alla dorsalgia causata da problemi muscolo-scheletrici, nella fase acuta, il medico prescriverà farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), analgesici, miorilassanti per un’eventuale contrattura muscolare.

I farmaci possono dare un sollievo temporaneo ma non risolvono il problema: non agiscono sulla vera causa bensì sui sintomi e non impediscono le recidive.

Superata la fase acuta, sarà determinante seguire un adeguato percorso di Fisioterapia.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale allo scopo di pianificare e personalizzare il programma terapeutico in base alle condizioni del paziente. Questa valutazione mira ad individuare la causa primaria del disturbo.

In caso di dorsalgia, il nostro centro fisioterapico utilizza strumenti fisici strumentali d’elezione, terapie manuali e riabilitative.

In una prima fase, utilizziamo i migliori trattamenti strumentali d’avanguardia, ovvero Human Tecar e Laser Yag ad Alta Potenza ad elevata efficacia antidolorifica, antinfiammatoria e rigenerante.

In seconda fase, i nostri fisioterapisti qualificati procederanno al ripristino della funzionalità muscolare ed articolare con i seguenti trattamenti manuali e riabilitativi:

Terapia manuale osteopatica con tecniche di manipolazione vertebrale per lo sblocco articolare;

– Trattamento miofasciale dei trigger point;

– Kinesiotaping;

– Esercizi terapeutici mirati (stretching, mobilizzazione progressiva, esercizi eccentrici, isometrici, potenziamento muscolare, ginnastica posturale, rieducazione propriocettiva);

Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres dopo aver verificato, attraverso l’Esame Baropodometrico, deficit posturali. Questo metodo ha l’obiettivo di riequilibrare la postura di tutta la colonna vertebrale migliorando l’elasticità muscolare per evitare eventuali recidive.

Fibromialgia: dalla diagnosi alle terapie più efficaci

Fibromialgia: diagnosi e terapie più efficaci

La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, affaticamento, disturbi del sonno. In Italia, colpisce 1,5/2 milioni di persone, soprattutto donne e non viene riconosciuta come invalidante. In altre nazioni, invece, rappresenta la causa più frequente di richieste di pensioni d’invalidità.

Il dolore, che coinvolge muscoli, tendini e legamenti, crea confusione a livello diagnostico: spesso, viene associato ad altre patologie.

In realtà, non si tratta di artrite e non provoca deformità a livello articolare. E’ una forma di reumatismo extra-articolare o riferito ai tessuti molli.

Nel tentativo di trovare una tecnica diagnostica specifica e valida, alcuni studi hanno dimostrato che sintomi come il dolore muscolo-scheletrico diffuso e la presenza di tender points (specifiche aree algogene alla digitopressione) sono tipici della sindrome fibromialgica.

In questo focus, approfondiamo la questione descrivendo sintomi, cause, diagnosi, terapie (dai farmaci alla terapia manuale osteopatica, dalle tecniche posturali al supporto psicologico-comportamentale).

Fibromialgia: cause

Fibromialgia: cause

Attualmente, la causa principale della sindrome fibromialgica resta ignota.
Sono diversi i fattori che possono scatenarla: eventi stressanti (malattia, trauma fisico o psichico, ecc,),
E’ improbabile che la fibromialgia sia dovuta ad una sola causa.

Tra i vari studi effettuati, è emerso che possano verificarsi alterazioni di mediatori chimici come i neurotrasmettitori a livello centrale o di sostanze ormonali. Pare, in effetti, che questa sindrome possa dipendere da una soglia di sopportazione al dolore ridotta per via di un’alterazione della percezione a livello di sistema nervoso centrale (alterazione della soglia nocicettiva).

Questa sindrome è caratterizzata dall’iperattività simpatica che porta ad alterazioni della microcircolazione periferica e centrale. Si verifica un’alterata distribuzione dei capillari a livello del tessuto muscolare con ipervascolarizzazione dei tender point, fenomeno di Raynaud, alterazioni del flusso cerebrale (riduzione del flusso nel nucleo caudato e talamo) preposti alla trasmissione e modulazione del dolore.

Fattori di rischio

Possono peggiorare la situazione i seguenti fattori:
– eventi stressanti (trauma fisico o psichico, malattia, lutto);
– affaticamento da lavoro;
– fattori climatici (freddo, umidità, cambiamenti meteorologici) o ambientali (rumore);
– carenza di sonno o scarsa qualità del sonno;
– fattori ormonali (periodo pre-mestruale);
– fattori psicologici.
La fibromialgia colpisce maggiormente le donne, probabilmente per una diversa interazione tra fattori biologici, genetici, psicologici e culturali. In più, gli estrogeni rivestono un ruolo importante nella modulazione del dolore (nelle donne la produzione del testosterone è ridotta).

Fibromialgia: segni e sintomi

Fibromialgia segni e sintomi

Il termine ‘fibromialgia’ significa dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose (tendini, legamenti).
E’ definita una sindrome ovvero una condizione che comprende simultaneamente diversi segni e sintomi clinici.
Ecco quali sono i sintomi che il paziente affetto da fibromialgia può riferire:

  • dolore che coinvolge muscoli, tendini, legamenti;
  • cefalea muscolo-tensiva, emicrania;
  • rigidità mattutina che coinvolge soprattutto collo e spalle;
  • dolori addominali con alternanza di stipsi e diarrea (colon irritabile);
  • reflusso gastroesofageo;
  • spasmi vescicali che costringono il soggetto ad urinare spesso;
  • bruciore durante la minzione;
  • disturbi del sonno (poco profondo o non ristoratore, insonnia);
  • astenia (sensazione di stanchezza, affaticamento);
  • parestesie (formicolii e sensazioni tipo punture);
  • dolori al torace;
  • gonfiore alle mani;
  • perdita di memoria e difficoltà di concentrazione;
  • ansia, depressione.

Il dolore

Il dolore è il principale sintomo. Può iniziare a livello del rachide cervicale e delle spalle per poi diffondersi in tutto il corpo. Il sintomo doloroso viene descritto in molti modi: sensazione di bruciore, tensione, contrattura, crampi, morsi, scosse elettriche. Per alcuni può risultare molto intenso. Tende a variare in base alle attività, condizioni atmosferiche, stress, qualità del sonno, momenti della giornata.

Patologie associate alla fibromialgia

La sindrome fibromialgica non tende a peggiorare nel corso del tempo. Senza dubbio, però, è condizionante nella vita quotidiana e lavorativa.
Può associarsi alle seguenti patologie:
– sindrome da affaticamento cronico (CFS);
sindrome delle gambe senza riposo;
– emicrania;
– cefalea muscolo-tensiva;
– sindrome dell’intestino irritabile (colon irritabile);
– osteoartrosi;
artrite reumatoide;
– endometriosi;
– depressione;
– lupus.

Quale diagnosi

Diagnosticare la fibromialgia

Diagnosticare la fibromialgia non è semplice. E’ necessario valutare la presenza di dolore diffuso combinato con la presenza di tender point evocabili alla digitopressione.

Non esiste, al momento, un esame di laboratorio o radiologico in grado di diagnosticare in modo inequivocabile questa sindrome.
I sintomi della fibromialgia sono molto simili a quelli di altre patologie. E’ necessario, quindi, affidarsi ad un reumatologo o altri medici capaci di eseguire un’attenta e corretta anamnesi ed un esame obiettivo accurato per escludere altre condizioni cliniche di dolore cronico e di astenia.

Fibromialgia: terapie

Attualmente, si interviene sulla fibromialgia attraverso varie terapie che puntano a correggere i deficit tipici di questa sindrome:
– Combinazione di farmaci miorilassanti e farmaci che potenziano l’attività della serotonina, noradrenalina, dopamina, o che riducono il dolore ma anche antidepressivi a basso dosaggio. I farmaci antinfiammatori e cortisonci non mostrano un’efficacia rilevante, E’ necessario limitare l’uso di farmaci che possono avere effetti collaterali;
Fisioterapia strumentale, in particolare TENS, ionoforesi e termoterapia;
– Terapia manuale eseguita dall’Osteopata finalizzata a riequilibrare in todo le funzioni del corpo, in particolare il trattamento dei trigger point in grado di ridurre la percezione del dolore, la rigidità e la limitazione funzionale;
Biofeedback elettromiografico;
– Esercizi di stretching muscolare e tecniche di rilassamento per ridurre la tensione muscolare, riabilitazione per migliorare la postura, la flessibilità e la forma fisica;
– Supporto psicologico-comportamentale, se necessario.

L’efficacia delle terapie non farmacologiche

Le terapie non farmacologiche risultano molto efficaci nel modificare l’iperattività neurovegetativa e nel migliorare la qualità della vita.
Si intuisce che l’approccio terapeutico ideale è di tipo multidisciplinare, che coinvolge fisioterapista, reumatologo, neurologo e psicologo.

Stasi-venosa-e-linfatica-come-curarla

Stasi venosa e linfatica: come curarla

Stasi venosa e  linfatica: il percorso terapeutico di Flowave 2

Trattiamo in un unico articolo la stasi venosa e linfatica caratterizzate, rispettivamente, da un’alterazione della circolazione sanguigna e del sistema linfatico.

Spieghiamo di che si tratta, come si manifestano le due condizioni patologiche, quali sono le cause e come intervenire su queste problematiche.

E’ importante non trascurare queste due patologie, eseguire una diagnosi accurata e scegliere il percorso terapeutico più adeguato a seconda dei casi.

Siamo esseri unici. Ecco perché il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale. Bisogna indagare le cause prima di pianificare un programma terapeutico personalizzato.

Continua a leggere e scopri i benefici di Flowave 2.

Stasi venosa e linfatica: cosa sono

Stasi venosa e linfatica
Stasi venosa e linfatica

La stasi venosa consiste in un rallentamento della circolazione sanguigna nelle vene. Un’alterazione da non trascurare perché rappresenta uno dei tre fattori che predispongono allo sviluppo di una trombosi venosa.

Le possibili cause dell’insorgere della stasi venosa sono:

  • varici;
  • immobilizzazione prolungata;
  • fibrillazione atriale;
  • insufficienza cardiaca destra;
  • compressione dei tessuti;
  • viscosità del sangue alterata;
  • anemia falciforme.

Per stasi linfatica, invece, s’intende un’inefficienza del sistema linfatico che porta al ristagno della linfa negli arti inferiori o in altri distretti del corpo.

Le cause della stasi linfatica possono essere:

  • compressioni (come quelle dovute a neoplasie);
  • esiti di interventi chirurgici riferiti a linfonodi o tronchi linfatici;
  • infezioni parassitarie.

I fattori di rischio dell’insufficienza linfatica sono: sovrappeso e obesità, alimentazione scorretta ricca di zuccheri, conservanti, coloranti e priva di vitamine, minerali e amminoacidi.

Se trascurata o non trattata adeguatamente può diventare cronica e compromettere le normali attività quotidiane.

Stasi linfatica: conseguenze

La diretta conseguenza della stasi linfatica è l’edema o il linfedema dell’area coinvolta.

Quando il problema interessa la cute o i tessuti sottocutanei, il tessuto connettivo cresce di volume, si deforma fino all’elefantiasi.

Il problema di base, in entrambi i casi, è il gonfiore dovuto all’accumulo di liquidi nei tessuti connettivi (tra vasi sanguigni e cute).

L’edema si forma per l’incapacità del sistema linfatico di attivare uno smaltimento superiore alla norma e del sistema cariaco di procedere con un normale riassorbimento.

Le cause possono essere diverse (patologie cardiache come l’insufficienza venosa cronica, immobilità prolungata, utilizzo di abiti troppo stretti).

In genere, si descrive l’aumento di pressione sanguigna che non consente di incorporare anche l’acqua che, normalmente, dovrebbe confluire nel sistema venoso.

C’è una differenza sostanziale fra edema e linfedema.

Edema e linfedema

L’edema è destinato a scomparire gradualmente, mentre il gonfiore tipico del linfedema (che si presenta di consistenza fibrosa, non comprimibile) è cronico, caratterizzato da un accumulo esagerato di linfa in vari distretti del corpo. Compromette soprattutto braccia e gambe ma può interessare altre parti del corpo come mani, piedi.

Il linfedema si forma quando la linfa non riesce a scorrere adeguatamente verso il cuore e ristagna.

Esistono due forme di linfedema: primario causato da anomalie congenite dei linfonodi o dei canali linfatici e secondario che si sviluppa a causa di lesioni, infezioni, interventi chirurgici, traumi, diabete, obesità, cellulite batterica o infettiva. Il linfedema può insorgere anche a seguito di un disturbo venoso combinato con una scarsa attività fisica.

In soggetti che soffrono di insufficienza venosa cronica, il linfedema lieve-moderato può comparire per trasudazione di linfa nei tessuti interstiziali.

Oltre al gonfiore, i sintomi del linfedema sono dolore, alterazione della cromia della pelle (scolorisce, si ispessisce, diventa lucida), difficoltà a muovere o piegare l’arto compromesso, pelle soggetta a infezioni, prurito, tensione.

Stasi venosa e linfatica: parliamo di insufficienza venosa cronica

Insufficienza venosa cronica
Insufficienza venosa cronica

Il nostro focus è incentrato sulla stasi venosa e linfatica e, dopo il paragrafo dedicato all’edema e al linfedema, approfondiamo la questione dell’insufficienza venosa.

In condizioni normali, le valvole venose bicuspidi hanno la funzione di dirigere il sangue dalle vene superficiali degli arti inferiori verso il cuore, dal basso verso l’altro a dispetto della forza di gravità.

In caso di insufficienza venosa cronica (IVC) tali valvole non sono più in grado di svolgere questo compito. Avviene un’inversione del flusso (reflusso) del sangue dal sistema venoso profondo a quello superficiale. Tutto questo porta ad un’ipertensione venosa superficiale. Il sangue ristagna all’interno delle vene degli arti inferiori creando una costante pressione sulle pareti delle vene.

A lungo andare, quando l’insufficienza venosa diventa cronica con ipertensione prolungata, le pareti delle varici si dilatano fino alla fuoriuscita di liquidi nei tessuti circostanti (edema) creando un danno all’organo endotelio.

Tra i disturbi collegati all’insufficienza cronica venosa, ritroviamo varici, ulcere venose, edemi agli arti inferiori, emorroidi.

L’insufficienza venosa cronica può essere organica (dovuta a patologie delle vene) o funzionale (da sovraccarico anche per deficit posturali). Colpisce maggiormente le donne (dopo i 50-60 anni)

Stasi venosa e linfatica: trattamenti e cure

Oltre alla valutazione clinica, per la diagnosi il medico può richiedere esami strumentali come Risonanza Magnetica, tomografia computerizzata, linfoscintografia, Eco-Color-Doppler o altri esami specifici a seconda della problematica.

Tanto per la stasi venosa quanto per quella linfatica, il Centro Ryakos esegue una valutazione globale e distrettuale avvalendosi della collaborazione di diversi specialisti (approccio multidisciplinare) allo scopo di pianificare un programma terapeutico su misura del paziente, personalizzato.

Flebologo e linfologo sono i principali specialisti in malattie del sistema venoso e linfatico ma è importante, ad esempio, consultarsi anche con un nutrizionista per seguire un’alimentazione bilanciata e corretta. Stesso dicasi per il regolare esercizio fisico raccomandato dal Fisioterapista e non solo.

Dopo aver valutato lo stato di salute del paziente anche attraverso test di tossicità, genetici, ph sanguigno, ecodoppler, il medico generalmente consiglia:

  • Applicazione di calze o bendaggi elastocompressivi;
  • Linfodrenaggio manuale (il Centro Ryakos esegue il metodo Vodder);
  • Pressoterapia sequenziale ad aria e terapia fisica combinata (esercizi isometrici);
  • Tecarterapia per favorire il drenaggio e ripristinare la corretta funzionalità del sistema circolatorio e linfatico;
  • Chinesiterapia;
  • Integratori;
  • Un piano alimentare mirato a ripristinare la corretta funzionalità circolatoria e linfatica.

Nei casi più gravi di linfedema, si ricorre ad intervento chirurgico per rimuovere il tessuto in eccesso.

Non tutti conoscono Flowave 2, un elettromedicale unico nel suo genere ad elevata efficacia in caso di stasi venosa e linfatica. Vale la pena conoscerlo più da vicino e capire quali sono i reali benefici di questa terapia strumentale d’avanguardia.

Stasi venosa e linfatica: l’efficacia di Flowave 2

Flowave 2 interviene efficacemente sulla stasi venosa e linfatica.

E’ un elettromedicale del Sistema Integrato Novalinfa raccomandato in caso di edema, linfedema, flebolinfedema, lipedema ma anche ulcere venose e linfatiche, ematomi, ritenzione idrica, infiammazioni, lesioni muscolari, dolore e pesantezza di gambe, patologie del microcircolo, ulcere post-traumatiche e da decubito, piede diabetico ed altro ancora.

Genera onde sonore che hanno il grande compito di attivare un drenaggio veno-linfatico selettivo.

Rappresenta l’unico elettromedicale che sfrutta contemporaneamente 4 mezzi fisici: polarterapia, biorisonanza, vacuum connettivale e veicolazione trasndermica.

La Biorisonanza ripristina la normale attività dei sistemi nervoso, venoso, linfatico e muscolare mentre il Vacuum connettivale, favorendo il drenaggio e migliorando l’ossigenazione dei tessuti, riattiva il microcircolo e il sistema linfatico.

La Polarterapia, influenzando la membrana cellulare. favorisce l’eliminazione di aggregati proteici presenti nell’area da trattare.

Flowave 2 consente anche la veicolazione transdermica di principi attivi naturali tramite un segnale sonoro.

Sottopone le cellule a onde di pressione e decompressione cicliche per ristabilire la giusta intensità di corrente della membrana cellulare per le normali funzioni biologiche.

L’operatore può monitorare la risposta fisiologica del paziente al trattamento grazie ad un sistema di valutazione e controllo integrato.

Flowave 2 vanta diversi benefici:

  • Drena i liquidi stagnanti;
  • Incrementa il flusso periferico di sangue e linfa;
  • Vascolarizza la zona trattata ripristinando l’equilibrio idrico;
  • Ossigena e disintossica i tessuti apportando nutrienti;
  • Riduce infiammazione, dolore, senso di pesantezza e stanchezza degli arti;
  • Rigenera i tessuti;
  • Migliora il tono e l’elasticità della pelle;
  • Elimina le aderenze tissutali.

Le onde sonore generate da Flowave 2 hanno un effetto depurativo del sistema linfatico e rafforzano il sistema immunitario.

L’efficacia è elevata e a lungo termine: studi clinici hanno evidenziato che, dopo questo trattamento, la condizione patologica non si ripresenta nelle aree trattate.

Controindicazioni

Flowave 2 è controindicato in caso di:

  • Gravidanza;
  • Pace-maker e protesi metalliche;
  • Ipertensione e disturbi cardiaci gravi;
  • Infezioni sistematiche;
  • Epilessia;
  • Tromboflebiti;
  • Cartilagine in aumento;
  • Placche stabili.

Affidati esclusivamente a centri qualificati come il nostro.

Prenota ora una Valutazione Gratuita allo 081.3419278

Prolasso Vescicale

Prolasso Vescicale

Dalle cause alla riabilitazione perineale

Denominato anche cistocele, il prolasso vescicale si manifesta quando la vescica (che raccoglie l’urina) si abbassa spingendo contro la parete anteriore della vagina. Nei casi più gravi, la vescica spostandosi dalla sua posizione anatomica fuoriesce in buona parte o del tutto dalla vagina per un rilassamento o lesione dei tessuti che circondano l’organo.

Il prolasso degli organi pelvici avviene quando il pavimento pelvico (muscoli e legamenti pelvici) si indebolisce e non riesce più a mantenere gli organi nella loro corretta posizione anatomica. Si verifica, di conseguenza, una discesa di tali organi nell’area pelvica.

Quali sono le cause e i sintomi? Cosa fare? Quali sono le terapie più efficaci a lungo termine per risolvere il problema? Risponde la Fisioterapia avanzata.

Cause del Prolasso vescicale

riabilitazione prolasso vescica

Le possibili cause del prolasso vescicale e del conseguente indebolimento pelvico sono:

  • Invecchiamento e menopausa (donne over 50). L’invecchiamento determina una perdita di tono muscolare a causa di una riduzione degli estrogeni che contribuiscono alla salute ed alla forza dei muscoli vaginali;
  • Gravidanza e parto, in particolare donne che hanno avuto molte gravidanze, gravidanze gemellari o con feti di grandi dimensioni. I soggetti maggiormente a rischio di cistocele sono le donne che hanno partorito molti bambini perché, dopo i travagli, la muscolatura interessata potrebbe non tornare elastica e tonica come prima;
  • Sovrappeso e obesità;
  • Sforzi, sollevamento di oggetti pesanti eseguito in modo errato che provoca traumi e stiramenti oppure lavori che costringono a stare in piedi per molte ore;
  • Fattori di familiarità, predisposizione genetica;
  • Patologie polmonari croniche (come BPCO, enfisema), bronchite, broncopneumopatia ostruttiva responsabili di tosse cronica che aumenta la pressione addominale con conseguente prolasso degli organi pelvici;
  • Fumo;
  • Ipoestrogenismo;
  • Lacerazioni del perineo;
  • Traumi del pavimento pelvico;
  • Stipsi (stitichezza) cronica;
  • Vita sedentaria;
  • Esiti di interventi chirurgici a vescica, utero o vagina tra cui isterectomia (asportazione dell’utero);
  • Problemi del tessuto connettivo;
  • Spina bifida;
  • Infezioni croniche;
  • Collagenopatia, una malattia del collagene che rende il pavimento pelvico più lasso e soggetto a lacerazioni;
  • Pressione intraddominale dovuta a masse addominali come tumori o fibromi della zona pelvica;
  • Alcune condizioni neurologiche o lesioni al midollo spinale.

Prolasso vescicale: classificazione

prolasso vescicale

In base alla localizzazione, distinguiamo il prolasso della vescica:

  • Apicale, nel terzo superiore della vagina;
  • Mediale, nella vagina media;
  • Laterale, dovuto ad un difetto a carico del muscolo pelviperineale e relative strutture legamentose e fasciali.

Gli stadi (o i gradi) di prolasso della vescica sono tre:

  • Lieve, con sensazione di pressione nell’area pelvica, soprattutto se si resta in piedi per molto tempo. Solo una piccola porzione della vescica scivola sulla vagina;
  • Moderato: un’ampia porzione di vescica scivola sulla vagina raggiungendo l’apertura vaginale;
  • Grave: la vescica fuoriesce dalla vagina in quanto la fascia vescico-vaginale non riesce più a contenerla.

Sintomi

Nel 1° stadio, il prolasso vescicale tende ad essere asintomatico. Man mano che la patologia avanza, aumenta la sintomatologia. I primi sintomi si avvertono al 2° grado del cistocele.

Pur non essendo pericolosi per la salute, i sintomi possono essere molto fastidiosi e imbarazzanti per chi soffre di prolasso della vescica pregiudicando la qualità della vita.

Elenchiamo, di seguito, tutti i sintomi:

  • Contrazione spasmodica e dolorosa dello sfintere vescicale accompagnata da una sensazione di pressione (peso) e fastidio nella zona pelvica e vaginale;
  • Difficoltoso o incompleto svuotamento della vescica dopo la minzione;
  • Aumento del numero di minzioni notturne o giornaliere (cistiti ricorrenti), urgenza di urinare e defecare;
  • Sensazione di corpo estraneo;
  • Facile affaticabilità (astenia);
  • Prurito vaginale;
  • Dolore dorsale, lombare o addominale;
  • Dolore pelvico quando si tossisce, si ride o durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • Riduzione della sensibilità vaginale;
  • Ritenzione urinaria acuta, una condizione grave che, se non curata tempestivamente, può sfociare in insufficienza renale;
  • Incontinenza urinaria in caso di sforzo, perdita involontaria di urina, feci e gas;
  • Ricorrenti infezioni della vescica;
  • Fastidio alla vagina dopo aver trascorso diverso tempo in piedi;
  • Fuoriuscita della vescica dall’apertura vaginale (nelle forme più avanzate);
  • Sanguinamento dalla vagina;

Nessuno dei sintomi elencati va sottovalutato. In particolare, la sensazione di mancato svuotamento della vescica, deve essere risolto rapidamente per evitare il rischio di infezioni alla vescica stessa.

Al cistocele, talvolta, può accompagnarsi il prolasso uterino.

Diagnosi

terapia per il prolasso vescicale

La diagnosi varia a seconda della gravità della patologia.

In uno stadio avanzato, è sufficiente l’anamnesi e l’esame obiettivo mentre, nei casi più lievi, può essere necessario eseguire più di un esame.

Riportiamo di seguito l’iter diagnostico completo considerando i vari gradi di prolasso:

  • anamnesi;
  • esame obiettivo del pavimento pelvico;
  • esame delle urine se si sospettano infezioni delle vie urinarie;
  • cistouretrografia, esame radiologico che prevede l’inserimento di un catetere in vescica;
  • ecografia/Risonanza Magnetica per valutare lo stato di salute dell’apparato urinario e genitale e l’eventuale presenza di prolasso dell’utero;
  • cistomanometria per studiare il flusso urinario e le pressioni sulla vescica durante la minzione;
  • cistoscopia durante cui viene inserito uno strumento (il cistoscopio) attraverso l’uretra per osservare direttamente la parete della vescica;
  • elettromiografia pelvica che misura l’attività contrattile dei muscoli pelvici.

Gli ultimi tre esami vengono eseguiti raramente.

In presenza di ulcere nella vagina o sulla cervice, si esegue la biopsia (esame al microscopio) per verificare la presenza di un’eventuale massa tumorale.

Prolasso vescicale: terapia conservativa

esercizio di sollevamento del bacino per il pavimento pelvico

Se la forma è lieve, non è necessario alcun particolare trattamento. Considerando, però, che la patologia tende a peggiorare, si consiglia già al primo stadio di seguire una terapia conservativa che prevede:

  • Terapie a base di estrogeni indicate alle donne in menopausa per rinforzare la muscolatura pelvica. L’uso prolungato di estrogeni per via orale può portare, però, a gravi complicanze (rischio aumentato di tumore alla mammella e all’utero). E’ preferibile, quindi, utilizzare estrogeni per via topica (pomate) da applicare a livello vaginale;
  • Utilizzo del pessario, anello in gomma o plastica da inserire in vagina per sostenere la vescica, nei casi di cistocele in forma moderata-grave;
  • Infiltrazioni con sostanze riempitive sintetiche (acido ialuronico, collageni, derma porcino) o con cellule staminali prelevate dal paziente;
  • Riabilitazione del pavimento pelvico (perineale).

E’ quantomeno necessario correggere lo stile di vita, perciò si consiglia di:

  • smettere di fumare;
  • dimagrire, in caso di sovrappeso;
  • praticare una regolare attività fisica;
  • svolgere determinati esercizi di rinforzo sul pavimento pelvico;
  • prevenire la stitichezza attraverso una dieta ricca di fibre;
  • evitare di sollevare pesi in modo errato;
  • curare la tosse cronica;
  • non stare troppe ore in piedi.

Riabilitazione del pavimento pelvico per prolasso vescicale

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale comprensiva dei migliori test al fine di pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

Nel nostro centro, si esegue la Riabilitazione del pavimento pelvico. In che consiste?

Questo percorso importante, efficace e risolutivo prevede:

  • Chinesiterapia pelvi-perineale con gli esercizi di Kegel da eseguire una o due volte alla settimana in presenza del Fisioterapista e da ripetere a casa quotidianamente per rafforzare efficacemente il pavimento pelvico. Questi esercizi prevedono la contrazione ed il rilasciamento dei muscoli del pavimento pelvico e sono molto efficaci anche per controllare un’eventuale incontinenza urinaria;
  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;
  • Biofeedback durante cui si connette un sensore ai muscoli pelvici: misura la loro attività, registra una contrazione o un rilassamento muscolare che potrebbero non essere percepiti. Il segnale viene trasformato in segnale visivo quando il paziente esegue gli esercizi dando modo al medico di verificare se i muscoli da rinforzare beneficiano di quel determinato esercizio;
  • Elettrostimolazione funzionale (utilizzata raramente) che utilizza elettrodi stimolatori dei muscoli pelvici. Questa tecnica è indicata nei casi in cui il paziente non riesce a contrarre volontariamente e adeguatamente i muscoli perineali.

Le suddette metodiche puntano a migliorare la sensibilità, la coordinazione, la contrazione e la resistenza dei muscoli perineali che hanno il compito di sostenere vescica, utero e retto-ano.

Vantaggi e benefici della Riabilitazione perineale

riabilitazione perineale

In caso di prolasso vescicale, la Riabilitazione del pavimento pelvico rappresenta un valido supporto per il paziente.

Di seguito, tutti i vantaggi di questo trattamento riabilitativo:

  • Rieduca il paziente ai corretti movimenti a lungo termine per evitare ricadute;
  • È di documentata efficacia (funziona nell’80-95%);
  • Non presenta alcun effetto collaterale;
  • È indolore;
  • Non prevede assunzione di farmaci;
  • Si può ripetere;
  • È personalizzata.

Consente di ottenere i seguenti benefici e risultati:

  • Eliminazione del mal di schiena in quanto permette di far lavorare correttamente bacino e perineo;
  • Riduzione della tensione sulle spalle e postura allineata;
  • Controllo aumentato sui muscoli per evitare fastidiose perdite;
  • Maggior consapevolezza del processo del parto;
  • Recupero del piacere sessuale;
  • Preparazione chirurgica e tempi di recupero post-chirurgici più rapidi.

Terapia chirurgica nelle fasi avanzate

Il prolasso vescicale è una patologia cronica, tende a peggiorare con l’andare del tempo e può essere associato a prolasso uterino o rettale caratterizzati da sintomi più marcati. E’ importante rivolgersi al medico (ginecologo) all’insorgere dei primi sintomi per rallentare la progressione della patologia.

Nelle fasi avanzate, il prolasso può dare una sintomatologia molto invalidante al punto tale da richiedere un intervento chirurgico eseguito in ospedale sotto anestesia generale per riposizionare la vescica. Si tratta di una procedura mini invasiva che utilizza innesti (biologici o sintetici).

Generalmente, il paziente riprende le normali attività quotidiane e il lavoro 4-6 settimane dopo l’intervento.

Contatti

Telefono: 081.3419278

Via Orsi 70 - 80128 Napoli

[email protected]

Ryakos Srl - P.Iva 08975061212 - Capitale Sociale 10.000,00 Euro
Sede Operativa Via Orsi 70, 80128 Napoli
Copyright ® 2010-2021 Ryakos Srl  - Marchio Registrato Tutti i diritti sono riservati

Privacy Policy  Credits

Disclaimer: le informazioni contenute in questo sito hanno uno scopo puramente divulgativo e non intendono sostituire il parere del proprio medico curante o di un operatore sanitario specializzato. Le informazioni sul nostro portale sono a scopo informativo e Ryakos Srl non vuole sostituirsi alla normale visita di uno specialista. Ryakos Srl non detiene nessuna responsabilità, in quanto le informazioni hanno uno scopo divulgativo e la persona prima d’intraprendere qualsiasi percorso fisioterapico o d’attività fisica, deve consultarsi col proprio medico di fiducia.

Call Now Button