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Come curare una distorsione alla caviglia

Come si cura la distorsione della caviglia

Quella che, comunemente, chiamiamo ‘storta’ è il trauma muscolo-scheletrico dell’arto inferiore più frequente: come si cura la distorsione della caviglia? Per rispondere a questa domanda, bisogna indagare sul livello di gravità della lesione. Esiste il grado I, II e III che ti spiegheremo più avanti.

I soggetti più colpiti sono gli sportivi che praticano calcio, corsa di resistenza, pallavolo e basket, ma l’evento traumatico non risparmia nessuno.

Si verifica una perdita momentanea dei rapporti tra due capi ossei (tibia e perone) e astragalo (primo osso del piede). Il trauma coinvolge varie strutture della caviglia (legamenti, muscoli, tendini, ossa).

I motivi dell’infortunio (sportivo e non) vanno ricercati anche nei deficit di propriocezione e posturali, problematiche di tipo podalico, fragilità dovuta a precedenti episodi mal curati, squilibri muscolari, scarso tono muscolare o lassità legamentosa.

Come curare la distorsione della caviglia prima che il dolore diventi cronico? In che modo interviene la Fisioterapia d’avanguardia?

Come si cura la distorsione della caviglia di grado I, II e III

cura per la distorsione di caviglia

La distorsione di caviglia avviene più frequentemente in inversione (rotazione interna della pianta del piede) che provoca danni a livello capsulo-legamentoso, ma può verificarsi anche in eversione (rotazione esterna della pianta del piede) causando spesso frattura di tipo malleolare. Questo tipo di frattura necessita di ingessatura ed intervento chirurgico, riposo funzionale e riabilitazione dopo 30/40 giorni circa.

Per pianificare una corretta riabilitazione della caviglia, è essenziale diagnosticare con cura e precisione il grado di distorsione al fine di prevenire la cronicizzazione del dolore e l’instabilità di caviglia.

I gradi di lesione legamentosa sono tre:

  • Grado 1 con lesione di alcune fibre del legamento astragalo-peroneale;
  • Grado 2 con lesione parziale di uno più legamenti;
  • Grado 3 caratterizzato da lesione totale del legamento astragalo calcaneare ed altri legamenti.

Qui un Video sui Test Ortopedici Legamentosi Anteriori e Posteriori a cura di Physiotutors

Per i primi due gradi, le lesioni vengono curate attraverso la terapia conservativa, medica e riabilitativa.

Le distorsioni di grado III sono particolarmente a rischio di instabilità cronica. Pertanto, la lesione legamentosa viene curata solo con l’intervento chirurgico, immobilizzazione prolungata (30 giorni) in tutore e fisioterapia per almeno 2 mesi.

Il quadro sintomatologico comprende dolore acuto che può irradiarsi al piede, calcagno e alla gamba, gonfiore (edema), ematoma più o meno evidente, arrossamento, calore, limitazione funzionale causata dal dolore, instabilità dell’articolazione tibio-tarsica.

Diagnosi

come curare la distorione alla caviglia

La diagnosi è di tipo medico clinico (esame obiettivo, test specifici, digito-palpazione per valutare eventuali gonfiori, ematomi e calore locale) e strumentale (ecografia, TAC, Risonanza magnetica nucleare).

Le indagini strumentali servono ad escludere eventuali fratture. Grazie ad una diagnosi accurata, in grado di individuare l’esatta entità delle lesione legamentosa, sarà possibile valutare la terapia più adeguata.

Terapia conservativa nella distorsione di caviglia

Nella fase acuta, il medico ortopedico raccomanderà la terapia del riposo e del ghiaccio.

Nelle prime 48/72 ore dall’evento traumatico, il protocollo RICE prevede:

  • R = Riposo;
  • I = Ice (ghiaccio) 2-3 volte al giorno (15 minuti ciascuna);
  • C = Compressione;
  • E = Elevazione.

Il medico prescriverà la seguente terapia conservativa per contrastare dolore e infiammazione e proteggere la caviglia:

  • Utilizzo di un tutore (Bivalva), in caso di distorsione di 1° e 2° grado con lesione legamentosa;
  • Impacchi di arnica e Voltaren;
  • Antinfiammatori non steroidei ad uso orale e analgesici, se necessario e solo dietro prescrizione medica;
  • Fisioterapia e Riabilitazione.

Come curare la distorsione della caviglia? Fisioterapia, prima fase

tecarterapia-caviglia

Prima di intraprendere qualsiasi tipo di trattamento, il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale comprensiva di tutti i principali test. E’ necessaria per programmare un percorso terapeutico personalizzato.

Nella prima fase, l’obiettivo della Fisioterapia è limitare il dolore, migliorare il gonfiore e le contratture dolorose. Per raggiungere lo scopo, vengono applicati i migliori trattamenti strumentali:

La Tecarterapia è il trattamento d’elezione: stimola l’energia all’interno dei tessuti rigenerandoli insieme alle cellule colpite dalla lesione e dall’infiammazione. La sua azione è antinfiammatoria, antalgico-sedativa, rigenerante, cicatrizzante. Questa terapia strumentale può essere abbinata a quella manuale consentendo al Fisioterapista di eseguire un massaggio drenante per l’ematoma e decontratturante.

Fisioterapia, seconda fase

Nella seconda fase, si passerà ai trattamenti manuali più efficaci per limitare ulteriormente l’edema e recuperare il range di movimento. I migliori trattamenti manuali sono:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata finalizzata a liberare i blocchi articolari eliminando le contratture;
  • Massaggi specifici eseguiti dal Massofisioterapista;
  • Linfodrenaggio.

Fisioterapia, terza fase

E’ importante iniziare il prima possibile gli esercizi isometrici per evitare di perdere eccessivamente il tono muscolare.

La fase riabilitativa è determinante per il ripristino della funzionalità articolare ed il recupero del tono-trofismo muscolare. Prevede l’esecuzione di determinati esercizi terapeutici di:

  • Stretching statico e dinamico (allungamento del gastrocnemio, soleo ed altri muscoli dell’arto inferiore);
  • Rinforzo muscolare dei muscoli della caviglia (flessione plantare e dorsale, inversione, eversione);
  • Stabilizzazione;
  • Rieducazione propriocettiva ovvero del controllo e della sensibilità che consente di conoscere la posizione del corpo nello spazio;
  • Recupero del gesto atletico.

Per migliorare il tono-trofismo muscolare, recuperare l’elasticità dei tessuti, rieducare l’arto al passo, migliorare la stabilità, propriocezione ed appoggio del piede, è necessario lavorare sui seguenti muscoli:

  • Peronieri;
  • Tibiale anteriore e posteriore;
  • Tricipite surale;
  • Estensori e flessori delle dita;
  • Intrinseci del piede.

Gli esercizi terapeutici e riabilitativi per la caviglia sono necessari per il recupero della forza e dell’elasticità muscolare, della mobilità articolare.

La riabilitazione propriocettiva è particolarmente indicata in caso di distorsione della caviglia. Ha l’obiettivo di prevenire recidive riequilibrando e normalizzando i recettori podalici che, a causa dell’infortunio, hanno subito un’alterazione della trasmissione degli impulsi.

Un video interessante di esercizi Propriocettivi

Tempi di recupero per una distorsione di caviglia

Generalmente, i tempi di recupero dipendono dal livello di gravità della distorsione della caviglia:

  • Grado 1: da 1 a 2 settimane;
  • Grado 2: da 15 giorni fino a 1 mese e mezzo;
  • Grado 3: per le lesioni gravi, che spesso necessitano di intervento chirurgico in artroscopia, i tempi di recupero vanno da 1 mese fino a 3 mesi salvo complicazioni.

In genere una lesione legamentosa a carico del legamento astragalo peroneale anteriore guarisce completamente in circa 3 mesi.

Come-curare-la-pubalgia

Come curare la pubalgia

Come curare la pubalgia: i migliori trattamenti

Per trovare una risposta degna alla domanda “come curare la pubalgia”, è necessario individuare la causa. Una diagnosi accurata per scegliere la terapia adeguata: questa regola vale per qualsiasi patologia.

Accusi da tempo un dolore a livello del pube, del basso addome o nella regione adduttoria? Potrebbe trattarsi di pubalgia.

La pubalgia è, sostanzialmente, una tendinopatia (o tendinite) dovuta ad infiammazione dei tendini dei muscoli adduttori (nell’80% dei casi), dello psoas o del retto dell’addome.

Il dolore all’inguine in sede retto-adduttoria può estendersi al testicolo. Imbarazzante, insopportabile e, per certi sportivi agonisti, talvolta invalidante. Da risolvere al più presto, da indagare.

Le possibili cause sono circa 70 (tra cui problemi a livello viscerale, artrosi all’anca).

In gran parte dei casi, però, il diretto responsabile è il sovraccarico funzionale.

Quali sono i rimedi, le cure, le terapie più efficaci per risolvere il problema? Perché affidarsi al Fisioterapista qualificato?

Pubalgia Cura? Partendo da diagnosi e valutazione accurate

terapia pubalgia

In gran parte dei casi, la pubalgia è dovuta a sovraccarico funzionale, movimenti ripetuti e prolungati nel tempo che provocano un eccessivo accorciamento muscolare e tendineo e, di conseguenza, infiammazione. I soggetti più colpiti sono gli sportivi, gli uomini in genere: le donne possono soffrirne dopo il parto.

Le cause, però, possono essere altre: deficit posturali o di tipo viscerale (problemi al colon), squilibrio tra muscoli addominali e adduttori, intrarotazione femorale, antiversione del bacino, lordosi lombare responsabile di retroversione del bacino, un trauma che provoca disfunzione del bacino.

Un’ernia inguinale, problematiche dell’anca (coxartrosi) o la lesione del labbro acetabolare possono causare sintomi simili a quelli della pubalgia vera e propria.

La diagnosi, innanzitutto. Per valutare la terapia efficace bisogna partire da una diagnosi corretta ed accurata. Non ci stancheremo mai di dirlo.

Nel caso della pubalgia, la diagnosi è clinica: l’esame obiettivo e la digitopalpazione di solito sono sufficienti. In caso di infiammazione del tendine adduttore, il medico potrà richiedere l’ecografia muscolo-tendinea per confermare il sospetto.

C’è da verificare anche il grado della sintomatologia dolorosa che va da 0 a 3 gradi (dal dolore che compare solo dopo uno sforzo eccessivo fino all’infiammazione cronica dei tendini con eventuali calcificazioni).

Subito dopo la diagnosi medica, è importante rivolgersi ad un centro qualificato per sottoporsi ad una particolare valutazione.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per risalire alla causa e pianificare un programma terapeutico personalizzato. Questa valutazione è eseguita da un terapeuta esperto con conoscenze in ambito posturale e osteopatico.

Pubalgia rimedi

cura pubalgia

Nella fase acuta (che può durare dai 15 ai 25 giorni), il medico prescriverà una terapia conservativa che prevede:

  • Riposo, ovvero sospensione delle attività responsabili del dolore. Ciò non vuol dire che bisogna stare immobili, anzi è preferibile mantenere le strutture eseguendo movimenti senza dolore il prima possibile;
  • Applicazione di ghiaccio 2-3 volte al giorno (20 minuti al massimo ciascuna);
  • Applicazione di pomate antinfiammatorie 3 volte al giorno;
  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e analgesici ad uso orale;
  • Terapia infiltrativa locale a base di cortisone, nei casi più complessi;
  • Fisioterapia e Riabilitazione.

Raramente, nei casi gravi, si ricorre all’intervento chirurgico finalizzato alla pulizia del tendine interessato o alla cura della sindrome della guaina femorale per stiramento del nervo perforante.

Come curare la pubalgia con la Fisioterapia d’avanguardia

La Fisioterapia interviene efficacemente sulle infiammazioni ai tendini per risolvere il dolore a lungo termine e ripristinare la funzione articolare e muscolare.

Innanzitutto, per ridurre ed eliminare il dolore, una volta superata la fase acuta, la terapia d’elezione è data dai seguenti trattamenti strumentali d’avanguardia, i più efficaci e rapidi:

  • Tecar terapia, la più utilizzata, spesso associata alle Onde d’Urto ed alla terapia manuale osteopatica;
  • Laserterapia Yag ad Alta Potenza, trattamento che sfrutta i raggi elettromagnetici con frequenze elevate, in grado di innescare il processo riparativo in modo efficace e rapido;
  • Onde d Urto, il trattamento elettivo e con maggiore possibilità di successo (soprattutto in caso di calcificazioni o infiammazione cronica) che favorisce una serie di reazioni biochimiche e cellulari.

Quando il dolore sarà notevolmente ridotto o eliminato, si passerà alla terapia manuale e riabilitativa per il recupero funzionale e per favorire una corretta guarigione.

Raccomandiamo, in particolare, le manipolazioni miofasciali e la terapia manuale eseguita dall’Osteopata che sarà in grado di sciogliere le contratture e ripristinare la funzionalità articolare.

Riguardo alla terapia riabilitativa, risulta fondamentale eseguire alla presenza e dietro indicazioni del Fisioterapista esercizi terapeutici (mirati e progressivi) di:

  • stretching della colonna vertebrale e dei muscoli contratti (adduttori, psoas);
  • rinforzo dei muscoli lombari indeboliti;
  • rieducazione mirata degli adduttori;
  • propriocezione.

Un video di esercizi per la Pubalgia di Marcello Chiapponi

Step finale: la Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres

Nel caso della pubalgia, la rotazione del bacino provoca una condizione di squilibrio che si ripercuote sulla colonna sottoponendo altre aree anatomiche ad un eccessivo stress.

Un trattamento riabilitativo completo e risolutivo è quello posturale.

Squilibri muscolari e della colonna vertebrale sono strettamente connessi alla pubalgia. Di conseguenza, è importante verificare le condizioni posturali attraverso l’Esame Baropodometrico.

In caso di deficit posturale, preparati ad iniziare un percorso importante e determinante: la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres che ripristina l’equilibrio posturale dell’intera colonna e degli arti inferiori e superiori attraverso il graduale allungamento della catena muscolare posteriore.

Durante il trattamento, è di fondamentale importanza eseguire la tecnica di respirazione diaframmatica per agevolare il rilascio muscolare.

Consigli utili per la prevenzione

Mantenere un buon equilibrio muscolare e svolgere regolare attività fisica sono determinanti per prevenire le tendinopatie o tendiniti.

Ti diamo qualche consiglio sia per prevenire la pubalgia sia per evitare recidive:

  • controlla le condizioni delle scarpe durante l’attività fisica, utilizza calzature adeguate e non consumate, soprattutto in caso di difetto plantare;
  • mantieni un peso forma per evitare un sovraccarico eccessivo;
  • valutare se c’è un disturbo mandibolare che può essere la causa scatenante la pubalgia:
  • non dimenticare di riscaldarti adeguatamente prima dell’allenamento;
  • inizia le nuove attività gradualmente, senza esagerare;
  • pratica stretching al termine di ogni sessione evitando di eseguire allungamenti in modo scorretto, violento, a freddo o con i muscoli contratti.
Scapole-alate

Scapole alate

Scapole alate: cosa sono e come curarle

Come riconoscere le scapole alate? In condizioni normali, le scapole aderiscono perfettamente al torace adattandosi alla struttura della gabbia toracica. La scapola alata, invece, si allontana dalla linea mediana e protende verso l’esterno, tende a scollarsi dalle coste posteriori del torace fino ad apparire sollevata, sporgente sulla schiena anziché poggiarsi contro il retro della parete toracica. Si allontana dalla colonna e ruota.

Si tratta di un paramorfismo dovuto principalmente ad alterazione posturale che, a lungo andare, può determinare squilibri muscolari e disfunzioni dell’apparato scheletrico.

Colpisce soprattutto giovani in età puberale (12-14 anni) e, spesso, si commette l’errore di pensare che il problema regredisca spontaneamente durante il processo della crescita. A volte può accadere ma, in gran parte dei casi, il problema tende a peggiorare nel tempo se non si interviene in modo adeguato e tempestivo.

Come sempre, il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per indagare sulla reale causa del problema ed intervenire di conseguenza pianificando un programma terapeutico personalizzato.

Cos’è la scapola alata? Quali sono tutte le possibili cause? Come si manifesta e quali sono le cure, i rimedi, le soluzioni offerte dalla Fisioterapia d’avanguardia?

Scoprilo.

Scapole alate ed altre alterazioni: diagnosi e valutazione accurata

scapole alate

Oltre alle scapole alate, le principali alterazioni a carico delle scapole possono essere spalle addotte, asimmetria o dislivello tra le due scapole.

E’ importante eseguire una diagnosi accurata per comprendere il perché della reale condizione del paziente. Diagnosi accurata e valutazione fisioterapica sono le due ‘cose da fare’: l’analisi del movimento e la conoscenza dell’anatomia della spalla sono fondamentali. Affidati sempre a professionisti qualificati se vuoi davvero risolvere il tuo problema anziché rischiare di peggiorare la situazione.

In presenza di questo difetto, i muscoli adduttori delle scapole (poco stimolati) sono deboli e poco elastici, non più in grado di fissare le scapole al torace.

Il disturbo si associa a dorso curvo, iperlordosi lombare, spalla in avanti e braccia ruotate verso l’interno.

Scapole alate: cause

Le cause responsabili di scapole alate si suddividono in posturali (le più frequenti) e strutturali.

Le cause posturali, dovute a squilibri dei muscoli connessi alla scapola che influenzano il posizionamento e l’adesione al piano della gabbia toracica, si manifestano prevalentemente in età adolescenziale con spalle rivolte in avanti e braccia ruotate verso l’interno. Le problematiche posturali possono associarsi a:

  • debolezza del muscolo gran dentato;
  • rigidità dei muscoli grande rotondo, piccolo rotondo e sottospinato.

Le cause strutturali legate a variazioni dell’apparato scheletrico (soprattutto della colonna) sono:

  • ipercifosi che porta ad un posizionamento scorretto della scapola lungo la gabbia toracica;
  • scoliosi per via del gibbo costale che influisce sul posizionamento della scapola;
  • appiattimento della colonna toracica che può far sembrare alate le scapole anche in assenza di squilibri muscolari.

Esistono altre cause che possono scatenare il problema:

  • sedentarietà;
  • infortuni che danneggiano nervi e muscoli;
  • trauma contusivo (come lussazione della spalla);
  • movimenti ripetuti che possono causare lesioni;
  • malattie virali (influenza, tonsillite, ecc.);
  • reazioni allergiche a farmaci;
  • esposizione a tossine (erbicidi);
  • determinate condizioni mediche (distrofia muscolare, radicolopatia cervicale, difetti cardiaci congeniti);
  • abuso di droghe.

Il coinvolgimento di tre nervi

La spalla alata coinvolge uno dei tre nervi che controllano i muscoli di collo, schiena e braccia:

Interventi chirurgici o lesioni possono provocare danni a questi nervi e relativi muscoli controllati.

La causa più grave (e rara) della scapola alata è la lesione del nervo toracico lungo che controlla il gran dentato, fondamentale per mantenere le scapole ben aderenti al torace. Questa lesione è scatenata da traumi o eventi iatrogeni. In caso di paralisi del muscolo gran dentato, le scapole si scollano marcatamente e risulta impossibile eseguire movimenti corretti e fluidi con l’arto superiore.

Scapola alata: sintomi

Quando le scapole sporgono verso l’esterno dalla parte posteriore, si possono presentare i seguenti sintomi:

  • dolore alla scapola anche con una pressione da seduti;
  • limitazione funzionale della spalla, debolezza ai muscoli del collo, braccia e spalle (in caso di lesione con danno ai nervi);
  • difficoltà a sollevare il braccio sopra la spalla;
  • fastidio o dolore al collo, schiena, spalle;
  • rigidità articolare;
  • affaticamento;
  • spalla cadente.

Scapole e postura

terapia per scapole alate

La conseguenza di una postura scorretta porta ad un problema di assetto generale che si ripercuote sui muscoli più deboli. Ad uno squilibrio posturale consegue il non reclutamento globale dei muscoli.

Vizi posturali possono causare alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico, paramorfismi  e dismorfismi.

La scapola alata è un paramorfismo, quindi si può correggere attraverso esercizi posturali ed attività fisica (sport come il nuoto).

Per il riavvicinamento delle scapole, sono necessari esercizi mirati per lavorare sul muscolo trapezio centrale, romboide, deltoide posteriore, gran dentato.

Questi esercizi terapeutici, da eseguire per un periodo variabile da un mese a un anno in base alla gravità della condizione, serviranno a ripristinare il trofismo generale della muscolatura recuperando un’armonia estetica.

Scapole alate: cosa fare? Fisioterapia mirata

Correggere e riequilibrare la postura significa riportare le scapole al loro posto ripristinando un allineamento scapolare più armonico. Gli esercizi di rinforzo muscolare in grado di stimolare e tonificare l’elasticità muscolare serviranno anche a mantenere le spalle in posizione corretta fissandole al torace per evitare recidive.

In presenza di dolore e infiammazione, il fisioterapista consiglierà i migliori trattamenti strumentali (Tecarterapia e Laser Yag ad Alta Potenza), i più efficaci a lungo termine e rapidi.

Una volta risolto il dolore, per migliorare la postura, anche nel caso della scapola alata, esistono due ‘vie’:

  • Esercizi terapeutici di allungamento e rinforzo mirati a potenziare la muscolatura (deltoide posteriore, trapezio medio-inferiore, gran dentato, muscoli romboidi). Nelle specifiche sessioni di adattamento muscolare attivo, il fisioterapista guida il paziente ad esercitare questi muscoli alternando esercizi isometrici, concentrici e di propriocezione;
  • Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres.

Qui un Video di Esercizi Terapeutici a cura di Saluteinmovimento

Cos’è il metodo Mezieres?

Il rivoluzionario metodo Mezieres

Gli esercizi posturali rappresentano la migliore strategia per intervenire sul problema delle scapole alate.

Esiste, però, un metodo rivoluzionario che va oltre gli esercizi posturali, è individuale, personalizzato, applicato in base alle condizioni di ogni singolo paziente. Si chiama Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres.

Questa terapia (preventiva e curativa) può essere eseguita solo da specialisti (i cosiddetti Mezieristi). Non si può, di certo, improvvisare.

E’ un vero e proprio percorso correttivo e riabilitativo e non si può definire semplicemente stretching: la differenza con i classici allungamenti è che, durante la Rieducazione Posturale Globale, gli allungamenti devono essere mantenuti in modo prolungato e duraturo.

Il percorso inizia dopo aver accertato un deficit posturale sottoponendosi ad una Valutazione posturale e all’Esame Baropodometrico.

L’obiettivo del metodo Mezieres è ristabilire l’equilibrio della postura dell’intera colonna, di arti inferiori e superiori attraverso il graduale allungamento della catena cinetica posteriore (la catena muscolare posteriore che dalla nuca arriva fino ai piedi). E’ fondamentale, durante il trattamento, eseguire la corretta tecnica di respirazione diaframmatica.

Il traguardo è restituire al corpo la naturale armonia muscolare ed articolare risolvendo a lungo termine gli squilibri posturali.

Terapia-manuale

Terapia manuale

Terapia manuale: affidati a professionisti

Il sistema di prevenzione, valutazione e trattamento di patologie e disturbi neuro-muscolo-scheletrici noto come Terapia Manuale è riconosciuto a livello internazionale. Si affida al solo uso delle mani  e rappresenta uno strumento indispensabile per il terapista. Attraverso una valutazione funzionale globale del paziente (comprensiva di analisi clinica, esame fisico e test specifici), è possibile mettere in correlazione la disfunzione del sistema locomotore con i sintomi del soggetto. Non entra assolutamente in competizione con la diagnosi medica, bensì la completa.

Le tecniche manuali prevedono una serie di interventi passivi durante cui il terapista usa le mani per gestire precisi movimenti e manovre finalizzati a modulare il dolore, aumentare la mobilità articolare, eliminare l’edema, rilassare, migliorare la funzionalità polmonare.

Vengono eseguite manovre su tessuti ossei, legamentosi, capsulari, tendinei, muscolari e fasciali dopo un accurato esame clinico del sistema locomotore.

Prevede anche esercizi terapeutici fondamentali per ottenere risultati concreti.

I suoi effetti sono, sostanzialmente, tre: biomeccanici, neurofisiologici e neuropsicologici. L’aspetto neurologico influenza i fattori endocrinologici e metabolici.

Scopri tutto quello che c’è da sapere.

Terapia manuale: indicazioni

terapia manuale

La Terapia Manuale interviene su varie disfunzioni che interessano la colonna vertebrale e gli arti.

In dettaglio, tratta i seguenti disordini funzionali:

  • Cervico-occipitali (vertigini, acufeni, cefalea, emicrania, disordini oculari, ecc.);
  • Medio-cervicali (cefalea, torcicollo, dolore cervicale locale, ecc.);
  • Del passaggio cervico-toracico (cervicobrachialgia, disturbi che interessano spalla e braccia, squilibri muscolari del cingolo scapolare, ecc.);
  • Vertebrali toracici (dolori locali);
  • Costovertebrali e costotrasversarie con ipomobilità (dolore locale costale, problemi di respirazione, ecc.);
  • Vertebrali lombari (lombalgia, sindrome pseudo-radicolare e pseudo-viscerale, squilibri muscolari, ecc.);
  • Sacroiliaci (dolore lombare, sindrome pseudo-radicolare, squilibrio muscolare del cingolo pelvico, ecc.);
  • Ipomobilità degli arti e dolore a seguito di immobilità, traumi, interventi chirurgici;
  • tutte le altre patologie ortopediche in fase acuta e cronica.

Generalmente, viene applicata per le disfunzioni della colonna vertebrale ma interviene anche sulle articolazioni (ginocchio, spalla, anca, caviglia).

Per ottimizzare i risultati, come per qualsiasi trattamento terapeutico, è importante includerla in un percorso terapeutico che prevede trattamenti di fisioterapia strumentale (Tecarterapia, Laser Yag ad Alta potenza, TENS, ecc.).

Controindicazioni

La Terapia Manuale Ortopedica (OTM, acronimo inglese) non può essere applicata a tutti.

E’ controindicata in caso di:

  • Neoplasie;
  • Cauda equina;
  • Fratture;
  • Osteoporosi;
  • Disturbi psicologici gravi;
  • Danni neurologici;
  • Uso prolungato di corticosteroidi.

Tecniche e obiettivi della terapia manuale

fisioterapia manuale

Le tecniche utilizzate nel percorso terapeutico manuale sono diverse:

  • Massaggio, tra cui Linfodrenaggio e Massoterapia;
  • Tecniche osteo-articolari (manipolazioni e mobilizzazioni);
  • Tecniche muscolari e miofasciali (stretching, rilasciamento, rinforzo muscolare, trattamento dei trigger point);
  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;
  • Pompage;
  • Chinesiterapia;
  • Esercizi terapeutici (stabilizzazione, rinforzo muscolare, allungamento, mobilizzazione, propriocezione, coordinazione, equilibrio, ecc.);
  • Istruzioni nella gestione del movimento, ergonomia, postura.

Senza voler sostituire la diagnosi medica, è finalizzata a raggiungere i seguenti obiettivi:

  • Trattamento dei sintomi;
  • Ripristino della mobilità e funzionalità dell’articolazione;
  • Stabilizzazione e mantenimento della mobilità articolare;
  • Correzione della postura e del movimento.

Continua a leggere se vuoi scoprire i migliori trattamenti di terapia manuale.

Massaggi terapeutici e decontratturanti

massaggio decontratturante schiena

Il massaggio terapeutico e decontratturante è particolarmente indicato per il trattamento di contratture, tensioni muscolari e trigger point.

Soltanto specialisti abilitati come il Fisioterapista o il Massoterapista possono eseguire determinati massaggi,manovre e manipolazioni finalizzati ad alleviare il dolore, ripristinare la mobilità, il tono e l’elasticità muscolare riducendo le tensioni e lo stress.

Il Massoterapista è, oltretutto, in grado di riattivare i centri nervosi e la microcircolazione, di migliorare il drenaggio linfatico, eliminare tossine, ossigenare i tessuti. Interviene per curare lombalgie, dolori cervicali, ecc. allo scopo di accelerare i tempi di guarigione. Sfrutta diversi tipi di manovre in base alle necessità: sfioramento, sfregamento, frizione, impastamento, pressione, percussione e vibrazione.

La sindrome miofasciale è dovuta ai cosiddetti trigger point, ovvero masse o noduli dolorosi percepiti all’interno di bande tese del muscolo che causano limitazione funzionale.

I fisioterapisti qualificati del Centro Ryakos sono specializzati anche nel trattamento della sindrome miofasciale e dei trigger point secondo il metodo Ticchi.

Per ottimizzare i risultati, il massaggio decontratturante e terapeutico va abbinato alle migliori terapie strumentali (Tecar, Laser Yag, TENS) ed  esercizi di stretching e mobilizzazione.

Linfodrenaggio

costi di un linfodrenaggio

Il Linfodrenaggio fa parte della categoria dei massaggi terapeutici.

E’ raccomandato a chi soffre di ritenzione idrica, gambe gonfie e pesanti, disturbi del sistema circolatorio e linfatico, cellulite, insufficienze venose.

Nel nostro Centro Ryakos pratichiamo il Linfodrenaggio manuale metodo Vodder a scopo terapeutico e preventivo. Agisce su vasi e stazioni linfatiche in modo selettivo, mirato, perché concentra la sua azione soltanto nelle zone che soffrono di eccessiva riduzione del circolo linfatico.

Per ottenere il massimo dell’efficacia deve essere eseguito da personale qualificato attraverso le giuste manipolazioni ed una manualità perfetta. Deve essere dolce ma deciso, eseguito con pressioni non eccessive e graduali. In sostanza, l’operatore segue il ‘viaggio’ della linfa, con le mani asseconda il suo percorso allo scopo di favorirla, migliorarla.

Abbiamo scelto il metodo Vodder perché è il più efficace. Prevede quattro movimenti essenziali: spinte circolari, rotatorie, movimenti a pompaggio, movimenti erogatori. I benefici sono tanti: migliora la circolazione linfatica, l’ossigenazione dei tessuti, la tonicità ed elasticità della pelle, drena i liquidi in eccesso, aumenta la flessibilità, rafforza le difese immunitarie, rigenera.

Anche per questa terapia manuale, affidati a professionisti qualificati.

Ryakos Center offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale, necessaria per pianificare un programma terapeutico personalizzato.

Terapia manuale eseguita dall’Osteopata

La diagnosi osteopatica punta ad individuare la causa, non si basa sull’approccio sintomatico. Ad esempio, un dolore lombare potrebbe essere originato da una disfunzione viscerale o da deficit posturale.

Manovre e manipolazioni di rilasciamento muscolare e articolare con azione meccanica e biochimica possono essere eseguite, a seconda delle necessità, in modo dolce o intenso.

Mentre la Fisioterapia dà un’importanza prioritaria al sistema nervoso puntando soprattutto sulla manipolazione vertebrale, l’Osteopatia attribuisce un ruolo fondamentale al sistema circolatorio considerando anche gli organi viscerali.

I trattamenti osteopatici includono vari tipi di manipolazione:

  • Strutturale, che interviene sulle disfunzioni muscolo-scheletriche e osteo-articolari;
  • Viscerale, finalizzata a ristabilire la motilità e mobilità di un organo (dal diaframma al colon) stimolandolo a funzionare correttamente;
  • Fasciale, che prevede manipolazioni superficiali ma molto importanti: la fascia avvolge muscoli, tendini, ossa, legamenti e visceri ed una sua disfunzione può causare dolori e disturbi a tutti i livelli;
  • Craniale, che agisce a livello osseo, nervoso, meningeo e del liquor (liquido cefalorachidiano) stimolando la vitalità dell’organismo ed intervenendo su alterazioni del sistema simpatico (panico, ansia, depressione).

Chinesiterapia

La chinesiterapia (o chinesiologia) appartiene alla grande famiglia della terapia manuale. E’ la terapia del movimento applicabile per trattare qualsiasi muscolo o articolazione che partecipa al movimento del corpo.

Serve a ristabilire le funzioni motorie, muscolari, articolari costrette ad immobilizzazione forzata per varie ragioni. Si basa su determinati esercizi passivi (impostati e guidati dal terapista) o attivi (a corpo libero, utilizzando elastici, palloni, bastoni, tappeti, pesi) finalizzati a rafforzare la muscolatura. Può essere passiva, assistita o attiva. Quando il paziente raggiunge la completa autonomia dei movimenti la kinesiterapia diventa terapia motoria riabilitativa.

Le manovre eseguite dal chinesiterapista sono mirate alla riduzione del dolore e della rigidità muscolare, mobilizzazione, allungamento passivo e attivo, rilassamento o rafforzamento muscolare, aumento della flessibilità articolare e coordinazione dei movimenti. Durante le sedute il chinesiterapista contrasta la limitazione articolare ‘forzando’ progressivamente il movimento.

La chinesiterapia si basa sulla stimolazione del sistema nervoso e muscolare, sui meccanismi stessi del movimento. Viene abbinata alla Massoterapia, a trattamenti strumentali (Tecarterapia, Onde d’urto, TENS, Ultrasuoni) ed alla terapia posturale.

Correzione della postura: il metodo Mezieres

Abbiamo detto che il chinesiterapista dà istruzioni nella gestione del movimento, ergonomia e postura. Tra i suoi obiettivi, ritroviamo la correzione della postura e del movimento.

Insieme agli esercizi terapeutici, chi presenta vizi posturali potrà seguire un percorso esclusivo, unico: la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres.

Attraverso l’esecuzione di specifiche posture di trattamento, allungamenti, stiramenti e movimenti, questo metodo è in grado di mettere in tensione la catena muscolare posteriore per riequilibrare l’intera colonna vertebrale e gli arti. Il punto cardine di questo metodo è la respirazione diaframmatica.

Il metodo Mezieres è efficace per problemi alla colonna vertebrale, discopatie, dimorfismi, asimmetrie, patologie ortopediche, traumatiche e neuropatie.

I vantaggi sono diversi e tutti importanti: riduzione del dolore, eliminazione delle contratture, recupero della funzionalità articolare e muscolare, aumento della forza ed elasticità dei muscoli.

Per questa ed altre terapie manuali affidati a professionisti, affidati al Centro Ryakos.

Esercizi-posturali

Esercizi posturali

Esercizi posturali per schiena, spalle, collo, ginocchia, piedi, anca

Il ricorso alla ginnastica posturale non è raccomandato soltanto a chi soffre di lombalgia, dorsalgia o cervicale: gli esercizi posturali sono consigliati anche a scopo preventivo.

Si tratta di esercizi specifici che puntano a ristabilire l’equilibrio muscolare: agiscono sulle zone rigide e dolorose del corpo migliorando equilibrio, coordinazione e postura.

Dal soggetto che lavora seduto davanti al PC al paziente che ha subito una distorsione, un intervento al menisco o a cui è stata impiantata una protesi d’anca, gli esercizi riabilitativi per correggere la postura sono altamente raccomandati.

Non esiste una postura ideale: per postura corretta s’intende una condizione ottimale di equilibrio (statico e dinamico) che rispetti le curve fisiologiche, l’allineamento di tutte le strutture, la stabilità del corpo. Di regola, ogni movimento necessita di una postura adattabile a diverse situazioni che comporti il minor dispendio energetico.

In caso di disfunzione, si verificano squilibri motori fino all’insorgenza di paramorfismi (alterazioni morfologiche) o, peggio, paradismorfismi (alterazioni strutturate con modificazioni delle strutture ossee).

In assenza di particolari problematiche, l’attività posturale può essere eseguita in gruppo. Diversamente, in presenza di alterazioni posturali, è necessario un programma individuale, personalizzato.

In questo articolo, vogliamo descriverti alcuni esercizi di correzione della postura utili per la colonna vertebrale, la catena muscolare posteriore, anteriore e laterale, per la schiena, il collo, le ginocchia, piedi, anca.

Esercizi posturali: perché intervenire su tutta la colonna

Gran parte della popolazione ha almeno un tratto della colonna bloccato: di compenso, le parti inferiore e posteriore diventano ipermobili. L’obiettivo della ginnastica posturale è sbloccare la parte della colonna immobilizzata e stabilizzare le vertebre più flessibili.

Per raggiungere questo obiettivo, gli esercizi posturali non devono limitarsi al tratto della colonna in disfunzione. Questo perché alcuni muscoli originano dalle vertebre lombari terminando su quelle cervicali o sulla spalla, altri dalla zona lombare arrivano al bacino, anca e femore. Di conseguenza, la ginnastica posturale deve interessare tutta la colonna coinvolgendo tutta la catena muscolare posteriore, anteriore e laterale, schiena, collo, ginocchia, piedi, anca.

E’, oltretutto, importante eseguire soltanto esercizi che non provocano eccessiva tensione e dolore. Eseguire movimenti inadeguati e improvvisati può portare a peggiorare il disturbo.

Affidati all’esperienza di specialisti e lascia che siano loro a seguirti se vuoi risolvere davvero il problema.

Quali sono i sintomi di una postura scorretta?

esercizi posturali

Quando la rigidità muscolare altera la postura, puoi avvertire questi sintomi:

  • Stanchezza, affaticamento in quanto muscoli irrigiditi, tesi e contratti faticano di più a compiere gesti anche semplici;
  • Mal di testa;
  • Difficoltà di concentrazione;
  • Dolori alla spina dorsale e articolari per la maggiore pressione su vertebre e articolazioni esercitata dai muscoli rigidi;
  • Dolori alla schiena, spalle, collo;
  • Respirazione difficoltosa;
  • Tachicardia per i soggetti ansiosi.

Per verificare le tue condizioni posturali, ti consigliamo di sottoporti all’Esame Baropodometrico, che il nostro Centro Ryakos esegue costantemente sui pazienti.

Esercizi posturali: si parte dal diaframma

esercizi di respirazione per il diaframma e la cervicale infiammata

Per recuperare la postura corretta è necessario, come abbiamo detto, intervenire sui problemi muscolari (contratture, tensioni, blocchi, rigidità) partendo da un muscolo molto importante: il diaframma, il principale muscolo della respirazione per, poi, allungare gruppi di muscoli denominati catene muscolari.

La ginnastica posturale inizia sempre con lo sblocco del diaframma. Sai perché? Perché se i muscoli respiratori funzionano correttamente sono in grado di mantenere in salute la colonna vertebrale.

Ogni muscolo andrà allungato gradualmente, senza forzature.

Per ogni zona critica del corpo, ti consigliamo alcuni esercizi posturali di base.

Li descriviamo a titolo di esempio. In realtà, ti consigliamo di rivolgerti ad un terapista esperto (fisiatra, fisioterapista, massofisioterapista, posturologo, chinesiologo). Devono essere eseguiti correttamente, con precisione, creando tensioni dolci, moderate e progressive, seguendo vari livelli di difficoltà. Con l’aiuto dello specialista potrai ottenere il massimo dei risultati ed evitare il rischio di commettere errori di esecuzione peggiorando la situazione.

Prima di eseguire i vari esercizi posturali, consultati con il tuo medico. La ginnastica posturale è indicata quasi a tutti, ma è controindicata a chi, ad esempio, soffre di grave osteoporosi o ha subito interventi particolari alla colonna vertebrale. L’iperestensione può rivelarsi dannosa per la colonna in caso di lordosi in quanto può provocare un’eccessiva pressione sui dischi.

  1. Esercizio posturale per il diaframma

Sdraiati in posizione supina (a pancia in su) sistemando sul ventre un peso minimo (ad esempio, un libro). Sistema le mani sul torace per verificare che non si muova. Inspira con il naso e gonfia la pancia evitando di irrigidire spalle e schiena: l’inspirazione deve durare almeno 4 secondi. Il libro si solleverà mentre il torace dovrà restare immobile e le spalle ferme senza curvarsi. Espira con la bocca per lasciar defluire completamente l’aria: l’espirazione deve durare almeno 5 secondi. L’esercizio va ripetuto almeno 20-30 volte.

Utilizzerai la respirazione diaframmatica in tutti gli esercizi posturali.

2.    Esercizio posturale per allungare la catena muscolare posteriore

Seduto a terra mantieni il sedere contro il muro il più possibile. Distendi al massimo le gambe mantenendo vicine tra loro le caviglie. Avvertirai tensione, specie nella parte posteriore delle gambe e della colonna.

Mantieni questa posizione eseguendo lentamente 30 respirazioni diaframmatiche.

Se non avverti una tensione eccessiva puoi completare l’esercizio in questo modo:

  • Piega la testa in avanti direzionando il mento verso lo sterno;
  • Piega le spalle in avanti;
  • Poggia le mani sulle gambe scorrendo in avanti il più possibile.

Mantieni la posizione per 5 respirazioni diaframmatiche, poi torna alla posizione di partenza.

Ripeti 5-6 serie di questo esercizio molto utile per allungare tutti i muscoli posteriori della colonna e degli arti inferiori.

3.    Esercizio posturale per allungare la catena anteriore

Sdraiato supino, porta le braccia indietro mantenendole diritte senza forzare. Inspira con il diaframma, poi espira completamente, lentamente.

L’esercizio va ripetuto circa 30 volte, concedendosi una paura ogni 5  ripetizioni.

Le mani tenderanno ad alzarsi ma non inarcare il collo.

  1. Esercizio posturale per allungare la catena muscolare laterale

Seduto a terra col sedere poggiato il più possibile contro il muro, apri le gambe e mantienile dritte formando un angolo di 90°. Sistema una mano dietro la testa con il gomito poggiato sul muro. A questo punto, inclina la schiena su un lato. Inspira ed espira per almeno 5 volte, poi ripeti allungando l’altro lato.

Esegui questo esercizio in modo progressivo alternando i due lati per almeno 20 volte ciascuno.

  1. Esercizio posturale per allungare la zona lombare

Sdraiati supino tenendo le braccia lungo i fianchi. Tutta la zona lombare va mantenuta aderente al pavimento, senza inarcarla. Fletti una gamba e avvicinala verso il petto mantenendo l’altro braccio allungato verso l’alto. Resta in questa posizione per circa 20 secondi, poi torna alla posizione iniziale.

  1. Esercizio posturale per allungare la colonna

Questo è uno degli esercizi posturali di allungamento più semplice e popolare. Va eseguito in posizione quadrupetica (carponi). Allunga colonna e braccia andando indietro con il sedere. Resta in questa posizione eseguendo tre respirazioni diaframmatiche complete.

7.    Esercizio posturale per mal di schiena con ernia

Per l’ernia (non in fase acuta), questo esercizio da eseguire dolcemente può aiutare a distendere la zona lombare riducendo il carico su muscoli ed articolazioni.

Da supino, porta le gambe flesse vicino al petto il più possibile, in posizione rannicchiata, aiutandoti con le braccia. Esegui il movimento in maniera delicata e, se avverti troppa tensione, interrompi l’esecuzione. In caso contrario, mantieni la posizione per circa 10 secondi, poi torna a riposo.

Ginnastica posturale: benefici

esercizio posturale per mal di schiena

Attraverso la correzione della postura, gli esercizi posturali eseguiti regolarmente e costantemente consentono di ottenere i seguenti benefici:

  • Riduzione o eliminazione del dolore (mal di schiena, mal di testa, cervicalgia, ecc.);
  • Eliminazione delle contratture muscolari;
  • Miglioramento della mobilità articolare;
  • Aumento della forza, resistenza ed elasticità del tessuto muscolare;
  • Rafforzamento del sistema immunitario e miglioramento del metabolismo generale;
  • Miglioramento della respirazione, circolazione sanguigna, pressione e digestione;
  • Prevenzione dei dolori articolari e riduzione del rischio di infortuni;
  • Miglioramento del ritmo sonno-veglia;
  • Miglioramento dell’umore, autostima e fiducia in se stessi, della capacità di concentrazione e della gestione dello stress in quanto aumentano il rilascio di endorfine;
  • Riduzione dell’usura delle superfici articolari, quindi del rischio di degenerazioni alle articolazioni.

Metodo Mezieres: la terapia rivoluzionaria

mezieres

Il metodo Mezieres va oltre la classica ginnastica posturale. E’ una terapia preventiva e curativa individuale, personalizzata, che soltanto gli specialisti (i Mezieristi) possono applicare e che non si può improvvisare.

E’ un metodo correttivo e riabilitativo, non è semplice stretching: gli allungamenti vanno mantenuti in modo prolungato, duraturo, globale, progressivo.

Un deficit posturale può essere tanto la causa quanto l’effetto di una disfunzione muscolare (sovraccarichi, contratture, rigidità, tensioni dovuti a stress o traumi, ecc.). Muscoli bloccati o mal funzionanti faranno lavorare male la schiena che, a sua volta, peggiorerà i sintomi. Per risolvere, è necessario intervenire sui muscoli.

La Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres ha l’obiettivo semplice ma delicato di riequilibrare la postura dell’intera colonna vertebrale, di arti inferiori e superiori, tramite l’allungamento della catena muscolare posteriore (catena cinetica posteriore che va dalla nuca ai piedi).

La corretta tecnica di respirazione diaframmatica rappresenta il punto cardine di questo metodo.

È un percorso indicato per problemi alla schiena, cervicale, spalle, gambe, anche: serve a restituire al corpo la sua naturale armonia muscolare e articolare risolvendo gli squilibri posturali a lungo termine.

I tre esercizi principali (le tre posture di trattamento più usate) sono le tre Squadre di Mezieres da eseguire rispettivamente:

  • in posizione supina (con le gambe elevate a 90 gradi);
  • da seduti (con la schiena dritta a 90 gradi e gambe allungate in avanti);
  • in posizione eretta per, poi, flettere in busto in avanti fino a poggiare i palmi delle mani a terra.

Ogni postura avrà delle varianti in base alle disfunzioni del paziente.

Per il metodo Mezieres come per qualsiasi altro trattamento, il nostro Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale, essenziale per pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

Un video del Metodo Mezieres

Riabilitazione-pavimento-pelvico

Riabilitazione pavimento pelvico

Riabilitazione pavimento pelvico: la cura d’elezione in Fisioterapia

La Fisioterapia non si occupa soltanto di riabilitazione in ambito ortopedico o neurologico: interviene anche nel campo urologico o ginecologico come nel caso della riabilitazione del pavimento pelvico.

Cos’è? A cosa serve? Chi può eseguirla e in cosa consiste?

Circa un quarto della popolazione adulta (soprattutto, le donne) soffre di disfunzioni del pavimento pelvico. Si possono risolvere se ti affidi ad uno specialista qualificato, esperto in materia.

La riabilitazione perineale fu introdotta da Arnold Kegel nel 1948 che, allo scopo di prevenire o trattare il prolasso genitale e l’incontinenza urinaria, sostenne l’utilizzo di esercizi perineali. Obiettivo terapeutico: il rinforzo dei muscoli pelvici.

Approfondiamo il focus spiegando di che si tratta.

Riabilitazione pavimento pelvico: cos’è

pavimento pelvico

Questo tipo di riabilitazione (detta anche perineale) consiste in una serie di tecniche riabilitative specifiche.

Tecniche che scansano sia i farmaci sia la chirurgia per trattare a livello fisioterapico (naturale) patologie che rientrano nei seguenti ambiti:

  • Urologico;
  • Ginecologico;
  • Sessuologico;
  • Colon-proctologico;
  • Posturale.

Queste tecniche, applicabili sia a uomini sia a donne, prevedono l’attivazione dei muscoli perineali (pavimento pelvico).

Su quali problematiche interviene: indicazioni

Vediamo, nei dettagli, in quali casi si consiglia la riabilitazione pavimento pelvico:

  • Incontinenza urinaria o fecale;
  • Prolasso (del retto, utero o vescica);
  • Dolore mestruale;
  • dolore pelvico;
  • Stitichezza, stipsi;
  • Rapporti sessuali dolorosi;
  • Eiaculazione precoce;
  • Disfunzione erettile;
  • Problematiche dolorose a carico del bacino e zona lombare;
  • Gravidanza;
  • Preparazione al parto o fase post-parto;
  • Menopausa;
  • Prima e dopo interventi chirurgici alla vescica, prostata, uretra e utero.

Eventi come la gravidanza, il parto, la menopausa, lavori troppo pesanti o interventi chirurgici possono indebolire i muscoli perineali causando notevoli disagi: incontinenza, perdita di aria, dolore durante il rapporto sessuale. Per questo motivo, è importante curare le varie patologie pelvi-perineali.

Pavimento pelvico: cos’è

riabilitazione pavimento pelvico napoli

Il pavimento pelvico (detto anche perineo) è un gruppo muscolare a forma d’imbuto che chiude in basso le ossa del bacino sostenendo gli organi pelvici. Va dal pube al coccige ed ha l’importante funzione di sostenere l’utero, la vescica e la parte finale dell’intestino (retto). Partecipa alla funzione urinaria, defecatoria, sessuale e riproduttiva: una sua disfunzione può portare ad un’alterazione importante della qualità della vita. Insieme a legamenti, fasce e tendini, il pavimento pelvico contribuisce al mantenimento dell’equilibrio posturale ed è coinvolto durante la respirazione.

In sostanza, questo gruppo muscolare funziona da leva antigravitaria: si muove in alto e in basso in sinergia con il diaframma respiratorio salendo (durante l’espirazione) e scendendo (durante l’inspirazione).

C’è da sottolineare che il diaframma (il muscolo della respirazione) ed i muscoli perineali si modificano in sincronia durante la respirazione.

Valutazione e pianificazione della riabilitazione pavimento pelvico

Previa diagnosi accurata di uno specialista (ginecologo, urologo, proctologo o neurologo), il fisioterapista o l’ostetrica (qualificati in materia) procederà con una valutazione funzionale (anamnesi ed esame obiettivo) prima di pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita che include questo essenziale tipo di valutazione.

Il fisioterapista preparato può iniziare la riabilitazione anche senza prescrizione medica.

La riabilitazione del pavimento pelvico, attraverso una serie di tecniche specifiche, ha come obiettivo migliorare la sensibilità, coordinazione, contrazione, forza, resistenza, tono, performance della muscolatura perineale per dar modo al pavimento pelvico di funzionare correttamente.

Riabilitazione pavimento pelvico: in cosa consiste?

riabilitazione pavimento pelvico

Le fasi d’intervento terapeutico sono tre:

–       Percezione e consapevolezza del funzionamento dei muscoli perineali;

–       Ripristino dei parametri muscolari alterati attraverso l’allenamento;

–       Recupero funzionale.

Attraverso quali tecniche terapeutiche interviene il fisioterapista?

Ecco quali sono:

  • Esercizi terapeutici di contrazione, rilassamento e stretching dei muscoli perineali utili sia per favorire la presa di coscienza sia per rinforzarli;
  • Biofeedback (elettromiografico o pressorio) che utilizza una specifica apparecchiatura in grado di registrare l’attività muscolare (contrazione o rilassamento) altrimenti non percepita dal paziente. Il segnale viene trasformato in segnale visivo: in tal modo, il paziente impara a compiere adeguatamente contrazione e rilassamento dei muscoli perineali;
  • Elettrostimolazione funzionale indicata nei casi in cui i muscoli del pavimento pelvico non riescono a contrarsi volontariamente ed in modo corretto. I muscoli perineali vengono stimolati tramite utilizzo di corrente elettrica alternata bifasica con sonda vaginale o rettale e mediante elettrodi di superficie. Questa tecnica è controindicata ai pazienti portatori di pacemaker e in caso di gravidanza, epilessia, infezione delle vie urinarie e ginecologiche, ansia, patologie neurologiche, neoplasie nella cavità pelvica;
  • Coni vaginali.

E’ bene partire da un radicale cambiamento dello stile di vita e comportamentale consigliando al paziente di:

  • Smettere di fumare;
  • Ridurre o eliminare l’uso di caffeina;
  • Dimagrire in caso di sovrappeso o obesità;
  • Praticare regolare attività fisica;
  • Controllare l’assunzione di liquidi (se non controindicato);
  • Programmare le minzioni.

Vantaggi e risultati della riabilitazione perineale

esercizi per il pavimento pelvico

Attualmente, la riabilitazione perineale rappresenta la terapia conservativa d’elezione, che dovrebbe precedere il trattamento farmacologico o chirurgico.

I vantaggi di questa scelta sono confermati dalle caratteristiche di questo tipo di riabilitazione:

  • Efficacia documentata nell’80-95% dei casi;
  • Indolore;
  • Nessun effetto collaterale;
  • Personalizzazione della terapia;
  • Nessuna assunzione di farmaci.

Dopo aver elencato i vantaggi, vediamo quali sono i risultati:

  • Maggior controllo muscolare quando si starnutisce o tossisce evitando fastidiose perdite;
  • Buona gestione dell’incontinenza;
  • Recupero del piacere sessuale a seguito della scomparsa dei sintomi dolorosi;
  • Maggiore consapevolezza del parto;
  • Tensione delle spalle ridotta e postura allineata;
  • Funzionamento corretto del bacino e del perineo e conseguente scomparsa del dolore alla schiena;
  • Preparazione all’intervento con miglior esito post-chirurgico (tempi di recupero più rapidi).

Riabilitazione pavimento pelvico: quanto dura la terapia

Trattandosi di muscoli che si stancano facilmente, è necessario eseguire gli esercizi e le ripetizioni per pochi minuti, volta per volta. Di conseguenza, ci vuole tempo e costanza ma, già dal primo mese, si notano i primi cambiamenti.

Seguendo questo percorso terapeutico, 7 pazienti su 10 raggiungono un risultato completo.

In media, la terapia dura dalle 8 alle 12 settimane, dopodiché il fisioterapista eseguirà un’ulteriore valutazione del paziente per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

L-importanza-della-collaborazione-tra-le-figure-sanitarie

L’importanza della collaborazione tra le figure sanitarie

Perché i professionisti sanitari devono collaborare?

A partire dal 2013, in Italia è avanzato il concetto degli “ospedali orientati al paziente”, organizzati e strutturati con un’equipe non soltanto professionale ma multidisciplinare in termini sia diagnostici sia terapeutici. Perché i professionisti sanitari devono collaborare? Una prima, veloce risposta a questo quesito è: “l’unico scopo deve essere il completo benessere e la salute del paziente”.

Un lavoro d’equipe efficiente che punti sulla soluzione dei problemi di salute delle persone: questo significa lavoro multidisciplinare. E’ un concetto semplice e ormai consolidato, eppure ancora esistono professionisti sanitari che pensano di avere il primato e l’unicità della cura di un paziente. Questa idea, ormai superata, poteva andar bene fino alla fine degli anni Settanta, quando ha iniziato a dare i primi segnali di crisi.

L’importanza del lavoro multidisciplinare

Organizzazione multiprofessionale: è questo lo strumento vincente per integrare le competenze, le conoscenze e le abilità di ogni figura professionale al solo scopo di ottenere migliori risultati per la cura del paziente. Questo vale sia in fase di diagnosi (cartella clinica integrata) per raccogliere in un unico documento tutte le informazioni utili nel percorso di cura e assistenza del paziente sia in fase terapeutica.

L’equipe multiprofessionale può coinvolgere qualsiasi professionista sanitario: medico, infermiere, tecnico di radiologia o di laboratorio, dietista, osteopata, psicologo, fisioterapista, chirurgo, ortopedico, cardiologo, logopedista, psicologo, ostetrica, ecc.

L’attività integrata di ognuno di questi operatori sanitari può creare un lavoro di equipe vincente indirizzato verso un unico scopo. Che si tratti di cura, ricerca, attività scientifica o professionale, il contributo di ogni singolo operatore sanitario è rivolto verso un unico obiettivo: la salute delle persone.

L’unione dei professionisti sanitari fa la forza del paziente

Il professionista sanitario fornisce servizi di assistenza sanitaria preventiva, curativa, promozionale o riabilitativa nei seguenti settori: medicina, chirurgia, odontoiatria, farmacia, biologia, psicologia, ostetricia e infermieristica.

In base alla Legge 3 gennaio 2018 n. 11, le professioni sanitarie poste sotto la vigilanza del Ministero della Salute, operano nel campo della prevenzione, diagnosi, assistenza, cura e riabilitazione.

Le principali figure sanitarie sono:

  • Medico chirurgo (con o senza specializzazione);
  • Medico odontoiatra;
  • Farmacista;
  • Medico veterinario;
  • Psicologo;
  • Biologo;
  • Chimico.

Fanno parte di un altro gruppo le figure sanitarie assistenziali, riabilitative e tecniche.

I professionisti sanitari assistenziali sono:

  • Infermiere;
  • Infermiere pediatrico.

Le professioni sanitarie riabilitative sono:

  • Fisioterapista;
  • Podologo;
  • Logopedista;
  • Ortottista (assistente di oftalmologia);
  • Tecnico della riabilitazione psichiatrica;
  • Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva;
  • Terapista occupazionale;
  • Educatore professionale.

La lista delle professioni sanitarie tecniche è composta da:

  • Tecnico audiometrista;
  • Tecnico sanitario di radiologia medica;
  • Tecnico sanitario di laboratorio biomedico;
  • Igienista dentale;
  • Tecnico sanitario di neurofisiopatologia;
  • Tecnico ortopedico;
  • Tecnico audioprotesista;
  • Dietista;
  • Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare.

Le professioni sanitarie tecniche della prevenzione si riferiscono, invece, alle figure di:

  • Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro;
  • Assistente sanitario.

Coordinatore delle professioni sanitarie ed altri profili

Esistono altri profili sanitari, di livello non universitario, che rientrano nelle due categorie di:

  • Operatori di interesse sanitario (massofisioterapista, operatore socio sanitario e assistente studio odontoiatrico);
  • Arti ausiliarie delle professioni sanitarie (ottico, odontotecnico, puericultrice e massaggiatore capo bagnino degli stabilimenti idroterapici).

La legge n. 43/2006 ha istituito la figura di ‘Coordinatore delle professioni sanitarie” che deve conseguire un master di primo livello in management o per le funzioni di coordinamento.

Tutte queste figure professionali riconosciute dal Ministero della Salute possono collaborare tra loro dando ognuno il proprio contributo per ottimizzare il lavoro di prevenzione, cura, riabilitazione ed assistenza del paziente.

Quali sono i vantaggi del lavoro multidisciplinare?

I vantaggi del lavoro multidisciplinare sono numerosi e tutti a favore del paziente:

  • Assistenza migliorata;
  • Processi clinico-assistenziali integrati;
  • Errori e tempi di consultazione ridotti;
  • Strumenti di comunicazione uniformati;
  • Documento unico che raccoglie tutte le informazioni del paziente;
  • Possibilità per tutti gli operatori coinvolti di accedere alle valutazioni ed evoluzioni del processo clinico;
  • Interventi terapeutici ed assistenziali ottimizzati.

L’unione fa la forza per l’equipe multiprofessionale.

Una cartella clinica integrata è tale quando si ha il raggiungimento delle conoscenze relative alla situazione clinico/assistenziale da parte di tutti i professionisti sanitari coinvolti. Tale integrazione scaturisce sia da iniziative individuali sia dall’interazione delle varie conoscenze degli operatori.

Campania: una delle 3 regioni che ha istituito il Garante per il Diritto alla Salute

L’organizzazione multidisciplinare (o, se volete, ‘sinergia sanitaria’) richiede nuove modalità di gestione, organizzazione e sviluppo del personale, sviluppo ed acquisizione di specifiche skill comunicative, relazionali e organizzative. Tutto questo serve a sviluppare un’efficace integrazione tra i vari ruoli, competenze e professionalità. La comunicazione è fondamentale sia nella relazione operatore-utente sia in quella tra operatori: serve a migliorare non solo le competenze ma l’efficienza operativa dell’intera equipe in cui si opera.

In Italia, la Campania vanta professionisti sanitari d’eccellenza ed è all’avanguardia anche riguardo a certe iniziative. E’ recente la notizia (5 marzo 2019) che vede la Campania una delle poche regioni italiane ad aver istituito la figura del Garante per il Diritto alla Salute (istituita nel 2017 con la legge Gelli).

Si tratta di un istituto preposto alla tutela e salvaguardia del diritto alla salute, uno dei diritti fondamentali sancito anche dall’art. 32 della Costituzione. Lombardia, Piemonte e Campania sono le uniche 3 regioni sulle 20 totali ad aver attuato questa legge, seppure abbiano dovuto demandare tale funzione al Difensore Civico Regionale per mancanza di fondi.

Per legge, chiunque può rivolgersi al Garante per denunciare disfunzioni o inefficienze, ma quanti in Italia conoscono la figura del Garante per il Diritto alla Salute? In Italia, questa istituzione viene definita dall’avv. Gabriele Chiariniun’occasione mancata” per quello che potrebbe essere un valido strumento per cittadini ed operatori sanitari.

La Campania, al pari di Piemonte e Lombardia, non si arrende e si dimostra una delle regioni italiane più attente all’organizzazione sanitaria, inclusa la necessità di equipe multidisciplinari tra professionisti sanitari pronti a collaborare tra  loro per due motivi: valorizzare il proprio lavoro individuale e rendere più efficiente l’attività di gruppo al servizio della salute di tutti.

Eccellenze in Campania: la ‘pagella’ dell’Agenas

Nel 2016, attraverso il Piano esiti dell’Agenas, l’Agenzia Nazionale del Ministero della Salute ha messo sotto esame 1.371 ospedali italiani (pubblici e privati) per stilare una mappa della qualità sul nostro sistema sanitario.

Da questa indagine sono risultate aree di eccellenza in Campania.

Ci teniamo ad elencarle di seguito:

  • Monaldi (azienda dei Colli) di Napoli nell’ambito dell’area respiratoria;
  • Cardarelli di Napoli per la chirurgia oncologica;
  • Rummo di Benevento per il settore gravidanza;
  • G. Moscati di Avellino per l’Unità di Oncologia diretta da Cesare Gridelli;
  • San Sebastiano di Caserta per le gravidanze e per l’area del sistema nervoso (neurologia, neurochirurgia e interventistica vascolare);
  • Policlinico Federico II di Napoli per la chirurgia oncologica e le procedure riguardanti il sistema nervoso;
  • Ruggi di Salerno per la rivascolarizzazione degli arti inferiori (arteropatia ostruttiva) e carotidee come pure nei casi di aneurisma dell’aorta addominale.

Eccellenze indiscusse a livello nazionale, aziende ospedaliere consolidate da anni e scuole per le giovani risorse di oggi e domani.

Massaggio-decontratturante-cervicale-schiena-gambe

Massaggio decontratturante cervicale schiena gambe

Massaggio decontratturante cervicale/schiena/gambe: solo mani esperte

Il focus di questo approfondimento è incentrato sul massaggio decontratturante gambe, cosce, cervicale, schiena. Senza perderci in chiacchiere inutili o polemiche, ti spieghiamo perché è fondamentale affidarsi ad un Massoterapista esperto piuttosto che ad un massaggiatore ‘improvvisato’. Il primo utilizza tecniche specifiche, ha studiato anatomia, conosce i fasci di fibre muscolari coinvolte nell’esecuzione di un movimento. In due parole, sa dove mettere le mani e sa ‘come fare’ per decontratturare e, in genere, curare con il modellamento (impasto) delle mani ripristinando la corretta mobilità delle articolazioni interessate.

Massoterapia deriva da due parole greche: μάσσω (masso = impastare, modellare con le mani) e θεραπεία (terapia = cura, guarigione). Il Massoterapista, attraverso manovre e manipolazioni mirate (pressioni, sfregamenti, frizioni, ecc.), interviene per curare lombalgie, dolori cervicali, fratture, ecc. accelerando i tempi di guarigione.

In questo articolo, ci concentriamo sui massaggi decontratturanti per farti scoprire come funzionano, i benefici sulla salute psicofisica e tutto quello che c’è da sapere.

Chi può eseguire massaggi decontratturanti

massaggio decontratturante

Come ti accennavo, questo trattamento terapeutico riabilitativo e preventivo può essere eseguito solo da specialisti abilitati. Il Massoterapista è un professionista abilitato, preparato in materia di anatomia umana, fisiologia, biologia umana, chimica, endocrinologia, immunologia, farmacologia, istologia e patologia. In ambito terapeutico, riabilitativo e sportivo segue le indicazioni del medico ortopedico, fisiatra, fisioterapista o preparatore atletico. Per il massaggio decontratturante, può operare autonomamente, senza alcuna prescrizione.

Come riconoscere un professionista da un massaggiatore improvvisato?

Il professionista ha frequentato corsi riconosciuti dall’AIM (Associazione Italiana Massoterapisti), il massaggiatore improvvisato no. Quindi, quando entri in uno studio, dai un’occhiata ai riconoscimenti incorniciati ed appesi sulle pareti.

Riguardo ai costi, esiste un tariffario consigliato dall’A.I.M. che riporta i prezzi indicativi dei vari trattamenti. Diffida sia di chi propone prezzi troppo bassi (massaggiatori improvvisati?) sia troppo alti (un Massoterapista abilitato si attiene al tariffario AIM).

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale, fondamentale per avere modo, in seguito, di programmare un percorso terapeutico personalizzato, su misura per te.

Ricordi l’allarme ‘massaggiatori abusivi da spiaggia’ lanciato nel 2016?

Cerca di ricordare la triste vicenda del 2016, l’allarme dei massaggi in spiaggia dannosi per la salute lanciato da Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola media impresa).

I massaggiatori abusivi ‘a prezzi stracciati’ (in spiaggia o altrove) possono provocare danni irreversibili con le loro pratiche. Non hanno cognizioni tecniche (neanche di base): essendo incompetenti in materia possono causare contratture, lussazioni e fratture a chi soffre di patologie a nervi, muscoli, ossa.

Questi massaggi improvvisati sono rischiosi per la salute anche per un altro paio di motivi.

I massaggiatori abusivi (specie in spiaggia) passano dal trattamento di una persona all’altra senza lavarsi le mani né disinfettarsi: possono trasmettere malattie cutanee. I prodotti che utilizzano, oltretutto, sono di pessima qualità: i contenitori delle creme non riportano gli ingredienti e si rischiano reazioni allergiche o problemi gravi della pelle.

Vediamo quali sono le tecniche serie del massaggio decontratturante professionale.

Massaggio decontratturante cervicale

massaggio decontratturante collo

I massaggi decontratturanti hanno il principale obiettivo di sciogliere le contratture muscolari. Le aree del corpo che traggono maggior beneficio da questa pratica sono il tratto cervicale, la schiena, gambe/cosce.

Il tratto cervicale, zona molto delicata, deve essere manipolato con cura attraverso pressioni eseguite ad hoc lungo le fasce muscolari del collo fino a raggiungere le spalle. Il massaggio decontratturante cervicale aiuta a sciogliere le tensioni muscolari e il dolore tipico che coinvolge il rachide cervicale.

I problemi cervicali sono spesso dovuti a posture errate o movimenti sbagliati ripetuti che portano ad infiammare l’articolazione. I muscoli cervicali, in risposta al dolore, si contraggono aumentando la sintomatologia dolorosa perché comprimono ancora di più le vertebre e potrebbero anche provocare col tempo un’eventuale ernia cervicale (fuoriuscita del disco intervertebrale). Un cane che si morde la coda.

Il Massoterapista interviene con i massaggi decontratturanti proprio per bloccare questo meccanismo. Come? Esegue specifiche pressioni dal collo alle spalle, prima su un lato e poi sull’altro, terminando con leggeri colpi per riattivare il tessuto connettivale dei muscoli. Ottima tecnica per contratture, blocco articolare, rigidità, muscolo-tensione da stress.

Massaggio decontratturante schiena

massaggio decontratturante schiena

Chi non ha mai sofferto di problemi alla schiena (anche per stress o posture sbagliate) alzi la mano.

Di solito, il fastidio o dolore si concentra sulla zona lombare o sul trapezio. Lo specialista inizia il massaggio decontratturante partendo dall’alto, eseguendo sfioramenti per riattivare la circolazione, aumentando progressivamente la digitopressione con entrambe le mani. Posiziona i pollici in direzione della colonna vertebrale facendoli scorrere fino alla zona lombare. Il Massoterapista lavora con cura facendo attenzione a non esercitare alcuna pressione sulle vertebre. Prosegue lavorando sui muscoli situati ai lati della colonna vertebrale eseguendo pizzicamenti per sciogliere i muscoli della schiena.

Questo trattamento ripristina la mobilità, allevia il dolore, riduce stress e tensioni muscolari.

Massaggio decontratturante gambe/cosce/polpacci

massaggio decontratturante gambe

La contrattura, dovuta ad un’eccessiva sollecitazione muscolare (improvvisa e involontaria), può colpire anche gli arti inferiori: gambe, polpacci (gastrocnemio e soleo) e cosce (quadricipite, bicipite femorale, adduttori, flessori della coscia, ecc.). Può coinvolgere chiunque, atleti e sportivi compresi.

Un muscolo contratto si indebolisce, si affatica più facilmente ed è più soggetto ad ulteriori contratture. Un altro cane che si morde la coda, un circolo vizioso che può portare alla cronicizzazione del problema.

Attraverso i massaggi decontratturanti alle gambe il Massoterapista non concentra il suo lavoro soltanto sulle cosce ma anche sui muscoli del polpaccio. Inizia partendo proprio dal polpaccio per, poi, salire lungo la coscia con sfioramenti, eseguendo gradualmente una maggior pressione, specie nella parte esterna dell’arto. La zona interna della coscia è più delicata e va ‘lavorata’ con manovre più dolci.

Il massaggio decontratturante alle gambe, cosce e polpacci ha un effetto antinfiammatorio, rilassa il muscolo, ripristina la normale funzionalità muscolare.

Questa tecnica (cui ricorrono di frequente gli sportivi a scopo di recupero e di prevenzione) è sconsigliata ai cardiopatici ed a chi soffre di vene varicose.

Massaggio decontratturante e trattamenti associati di Fisioterapia

massaggio decontratturante cervicale

Il Massoterapista esperto interviene per sciogliere i muscoli e le tensioni accumulate a causa dello stress, per ripristinare l’elasticità dei movimenti e risolvere il dolore, ma non solo.

Il suo obiettivo è anche quello di riattivare i centri nervosi e la microcircolazione, per ossigenare i tessuti ed eliminare tossine, migliorare il drenaggio linfatico. Questa tecnica serve sia a risolvere contratture e tensioni muscolari sia a prevenirle ed è particolarmente indicata per dolori lombari, cervicali, dorsalgie, problemi alla spalla, ansia e stress, trattamenti di preparazione sportiva e recupero (defaticamento) dopo l’allenamento.

Lo specialista punta a riportare il tono muscolare ad un livello normale utilizzando manovre specifiche come pressione, sfregamento, frizione, allungamento, percussione, vibrazione, impastamento.

La prima seduta prevede un’anamnesi medica per stabilire su quali aree del corpo eseguire il trattamento manuale. Durante il trattamento, utilizza oli o unguenti per assicurare una maggiore scorrevolezza durante l’azione modellante delle mani.

Al prezioso lavoro del Massoterapista è consigliato abbinare esercizi di mobilizzazione e stretching come pure terapie fisiche strumentali d’avanguardia (Tecar,Laser Yag ad Alta Potenza e TENS).

Se la tua contrattura muscolare è dovuta, in particolare, a deficit posturali, ti consigliamo di sottoporti ad Esame Baropodometrico per il controllo totale delle condizioni posturali. Se necessario, è altamente raccomandata la Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres, l’unico in grado di riequilibrare la postura dell’intera colonna vertebrale. Serve ad evitare recidive affinché il problema non si ripresenti

Cura-Coxartrosi

Cura Coxartrosi

Cura Coxartrosi: rimedi, terapie, consigli, Fisioterapia d’elezione

Per evitare l’intervento chirurgico, è fondamentale non sottovalutare i sintomi, sottoporsi al più presto ad una diagnosi precisa ed accurata per scegliere la cura per la coxartrosi più efficace. Una terapia precoce può risolvere il dolore e la rigidità causati dall’artrosi all’anca e ritardare l’evoluzione del processo degenerativo.

La coxartrosi (artrosi dell’anca), al pari della gonartrosi (artrosi del ginocchio), è una patologia muscolo-scheletrica degenerativa che provoca lesioni ed usura progressiva della cartilagine articolare che riveste la testa del femore e la cavità acetabolare. E’ molto diffusa: insieme alla gonartrosi colpisce il 15% degli adulti ed il 30% degli anziani, interessa 4 milioni di italiani e non soltanto anziani. Se è vero che, nell’80% dei casi, i candidati all’artrosi sono soggetti over 75, è anche vero che può colpire giovani o persone di 40-50 anni.

A lungo andare, la cartilagine dell’anca – la più grande articolazione del corpo umano preposta alla stabilità, mobilità ed equilibrio – si assottiglia sempre più. Nello stadio più avanzato, provoca accorciamento e deformità della gamba compromessa, disabilità, atrofia della coscia. In breve, può diventare invalidante.

Il focus di questo articolo approfondisce i rimedi, le terapie più efficaci, la Fisioterapia d’avanguardia che può restituire al paziente una buona qualità della vita scongiurando l’evoluzione del processo degenerativo.

Cura coxartrosi: la terapia precoce che frena la degenerazione cartilaginea

cura coxartrosi

L’usura, l’assottigliamento, la perdita di cartilagine creano gravi conseguenze:

  • L’osso subcondrale può alterarsi (ipertrofia ossea);
  • La dimensione della capsula acetabolare e della testa femorale aumentano deviando;
  • Tendini e legamenti subiscono una metamorfosi.

Senza il supporto della cartilagine i capi articolari, sfregando l’un l’altro, si logorano e col tempo producono protuberanze periferiche (osteofiti) compromettendo la funzionalità articolare. Progressivamente, la cartilagine si usura, si assottiglia sempre più, perde elasticità, si indurisce causando una grave alterazione articolare dell’anca. Tutto questo porta, a lungo andare, gravi limitazioni di deambulazione fino alla totale infermità. Il soggetto colpito da coxartrosi avanzata può perdere l’autonomia del movimento, l’autosufficienza.

Ecco perché è importante ‘ascoltare’ i sintomi, agire in tempo, intervenire tempestivamente con una diagnosi accurata ed una terapia precoce. Le estreme conseguenze possono essere evitate ritardando il processo degenerativo dell’artrosi indipendentemente dalle cause responsabili della patologia.

Le cause della coxartrosi possono essere l’invecchiamento (colpisce soprattutto le donne over 65), sovrappeso, vita sedentaria, traumi, sforzi ripetuti, disturbi ormonali o metabolici, malattie reumatiche, fattori genetici o ereditari, cattive posture che sottopongono le articolazioni ad un carico maggiore.

La condizione peggiore è la coxartrosi bilaterale che interessa entrambe le anche.

Cura coxartrosi: non sottovalutare i sintomi

come curare la coxartrosi

Per evitare il peggio, non trascurare i sintomi ed agisci in tempo.

‘Ascolta’ il tuo corpo che, attraverso i segnali che ti lancia (i sintomi), ti avverte che qualcosa non va.

I sintomi della coxartrosi sono quelli tipici dell’artrosi: dolore intermittente o che si manifesta dopo lunghe camminate e che scompare col riposo, rigidità, mal di schiena, limitazione funzionale, riduzione della capacità di escursione articolare, contratture muscolari che, a loro volta, portano a viziare ancora di più la postura.

Il particolare dolore causato dalla coxartrosi si irradia nella parte anteriore della coscia fino al ginocchio: può comparire anche nella zona laterale o dei glutei ma è più frequentemente avvertito nella zona inguinale e anteriore dell’anca. E’ un dolore di tipo meccanico, si presenta al mattino appena si poggiano i piedi a terra, si attenua col movimento e ricompare durante la giornata. Il dolore spinge il soggetto colpito a muoversi meno fino a perdere la forza ed il tono muscolare degli arti inferiori.

Se avverti questi sintomi ti consigliamo di sottoporti al più presto ad un esame diagnostico.

Diagnosi artrosi dell’anca

terapia coxartrosi

Per diagnosticare un sospetto di coxartrosi, è necessario sottoporsi ai seguenti esami:

  • Anamnesi (storia clinica del paziente);
  • Esame obiettivo durante cui il medico ortopedico osserva il paziente sia in stazione eretta sia durante la deambulazione per verificare la sofferenza dai suoi movimenti;
  • Esame radiografico sufficiente a mostrare i 4 segni caratteristici dell’artrosi: riduzione dell’interlinea articolare, formazione di osteofiti, di geoidi (cavità ossee), addensamento osseo;
  • TAC, che mostra il restringimento articolare causato dalla progressiva scomparsa della cartilagine;
  • Risonanza Magnetica Nucleare, l’esame più approfondito, che evidenzia il livello di usura, eventuali anomalie delle cartilagini e delle strutture legamentose.

Cura coxartrosi: terapia conservativa

Per la cura della coxartrosi, si può ricorrere a terapie farmacologiche, infiltrative, rigenerative, fisioterapiche.

In base ai risultati diagnostici, il medico prescriverà la terapia più adeguata. L’ideale è intervenire in tempo per evitare l’intervento, frenare la degenerazione.

La terapia conservativa risolve i sintomi e comprende:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e antidolorifici (da assumere per un breve periodo, nella fase acuta, dopo aver verificato controindicazioni ed effetti collaterali);
  • Terapia infiltrativa con acido ialuronico (viscosupplementazione) da preferire alla terapia cortisonica, oppure con sostanze rigenerative e fattori di crescita come il PRP (Platelet-Rich Plasma, plasma arricchito di piastrine per favorire la rigenerazione dei tessuti), gel piastrinico o gel di polinucleotidi (PDRN);
  • Utilizzo di stampelle;
  • Dimagrimento (in caso di obesità o sovrappeso) per ridurre il carico sulle articolazioni;
  • Nutraceutici orali (condroprotettori a base di glucosamina, condroitina solfato) che combattono il processo degenerativo;
  • Esercizi riabilitativi e trattamenti di Fisioterapia mirata.

Quando ricorrere all’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi anca

Nei casi più gravi e invalidanti, quando la terapia conservativa non dà gli effetti sperati, si valuta l’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi d’anca mini invasiva (meno traumatica di quella tradizionale). Nel 95% dei casi, l’intervento di chirurgia mini invasiva ha successo.

Dopo l’intervento, è fondamentale iniziare precocemente un ciclo di rieducazione motoria affidandosi a fisioterapisti esperti e qualificati.

Nella prima fase post-operatoria, si consiglia l’uso di un cuscino divaricatore allo scopo di evitare una lussazione della protesi.

Prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale

Non pensare all’intervento chirurgico ed agisci in tempo sottoponendoti alla terapia più efficace, la vera cura per risolvere i sintomi e bloccare il processo di degenerazione articolare: la Fisioterapia d’avanguardia.

Il Centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per verificare le reali condizioni di ogni paziente nel suo complesso e poter, in seguito, pianificare un programma terapeutico personalizzato.

Cura coxartrosi: trattamenti strumentali di Fisioterapia d’elezione

coxartrosi cura

Una volta superata la fase acuta, sarà fondamentale seguire un ciclo di Fisioterapia mirata suddivisa in due fasi.

Nella prima fase, per eliminare infiammazione e dolore, si ricorrerà alle seguenti terapie fisiche strumentali d’avanguardia:

–       Tecarterapia;

–       Laser Yag ad alta potenza;

–       Ultrasuoni;

–       Ionoforesi;

–       Magnetoterapia;

–       TENS

–      Onde d’urto

Tra questi, la Tecarterapia è il trattamento più richiesto e presenta diversi vantaggi. Oltre a ridurre dolore e infiammazione, rilassa i muscoli, rigenera e permette al Fisioterapista di associare la terapia manuale per  decontrarre e rinforzare i muscoli.

Cura coxartrosi: trattamenti fisioterapici manuali

La seconda fase prevede il ripristino della funzionalità articolare e muscolare.

I migliori trattamenti di terapia fisica sono:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata per sbloccare l’articolazione e rilassare i muscoli;
  • Kinesio taping;
  • Esercizi terapeutici finalizzati al recupero della mobilità articolare ed al rinforzo muscolare, esercizi di stretching, mobilizzazione, di tipo concentrico ed isometrico, propriocettivi, posturali.

Gli esercizi terapeutici da eseguire correttamente, in presenza del Fisioterapista, sono determinanti per recuperare tono, forza ed elasticità muscolare. Una buona struttura muscolare supporta al meglio le articolazioni e rallenta l’evoluzione dell’artrosi. Mantenere elastici e tonici i muscoli dell’anca (fossa iliaca e regione glutea) significa sia prevenire sia curare la coxartrosi.

L’importanza della postura corretta per intervenire sull’artrosi

L’artrosi può essere causata da vizi posturali che portano ad uno squilibrio su tutta la colonna vertebrale. La correzione posturale è la ‘cosa da fare’ per frenare il processo degenerativo tipico dell’artrosi.

Il Fisioterapista controllerà la tua condizione posturale complessiva eseguendo l’esame Baropodometrico. Se soffri di deficit posturale, ti consiglierà un percorso importante: la Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres. Questo metodo è in grado di ripristinare l’equilibrio posturale dell’intera colonna vertebrale riducendo lo stress da sovraccarico.

Consigli utili

Risolvere il dolore, recuperare la forza muscolare e la postura corretta rappresentano una grande conquista: il tuo corpo e la tua mente ringraziano. Ora, per mantenere questo tuo stato di benessere, devi essere costante e fare tesoro di tutto ciò che hai imparato grazie al Fisioterapista.

I consigli che riportiamo di seguito sono utili sia per prevenire sia per contrastare l’artrosi:

  • Mantieni il tuo peso forma, dimagrisci se sei in sovrappeso per evitare il sovraccarico sulle articolazioni;
  • Pratica un’attività fisica regolare (anche una semplice camminata);
  • Evita la vita sedentaria;
  • Esegui (se possibile, tutti i giorni) gli esercizi indicati dal Fisioterapista;
  • Segui una dieta appropriata, ricca di vitamina A, C, K, B12, Omega 3 e povera di proteine animali;
  • Mantieni una postura corretta quando lavori, cammini o riposi;
  • Utilizza un cuscino che mantiene le anche in posizione neutra;
  • Evita alcol e fumo, sono dannosi per le cartilagini.
Esame-elettromiografico

Esame elettromiografico

Esame elettromiografico: cos’è, a cosa serve l’elettromiografia (EMG)

Si ricorre all’esame elettromiografico in fase diagnostica per valutare patologie a carico del sistema nervoso periferico e dell’apparato muscolare.

In questo focus ti spieghiamo in maniera concisa ed esauriente cos’è l’elettromiografia (EMG), a cosa serve, come funziona, per quali patologie sospette è indicata, controindicazioni ed effetti collaterali.

Esame elettromiografico: cos’è

emg

Il termine Elettromiografia viene usato, in genere, per indicare due tecniche:

  • EMG vera e propria (Elettromiografia ad ago);
  • ENG (Elettroneurografia o velocità di conduzione).

Si tratta di due esami strumentali che servono a diagnosticare neuropatie (malattie del sistema nervoso periferico) e miopatie (patologie dei muscoli). Spesso, sono necessarie entrambe per una corretta diagnosi proprio per distinguere tra malattia muscolare e neurologica.

In particolare, l’EMG indaga su possibili problemi alla colonna vertebrale per scoprire quali sono le radici di muscoli interessate (ad esempio, in caso di lombosciatalgia).

Questo esame diagnostico consente di studiare in che modo i motoneuroni di una certa area dell’organismo interagiscono con i muscoli a cui sono connessi. I motoneuroni sono cellule che controllano i muscoli ed il loro movimento. Vengono misurati i potenziali elettrici generati in un muscolo durante la sua contrazione volontaria.

Esame elettromiografico: a cosa serve

L’elettromiografia viene prescritta dal medico per tutte le malattie neuromuscolari (dalle più semplici alle più gravi) o se il paziente lamenta alcuni sintomi e segni (dolore o debolezza muscolare, formicolio/intorpidimento, crampi, spasmi muscolari involontari o paralisi) per i quali si sospettano malattie muscolari o neurologiche. Questo esame è in grado di evidenziare la sofferenza di radici nervose, nervi, lesioni o intrappolamenti di tronchi nervosi.

In particolare, l’esame risulta necessario in caso di:

  • Sindrome del tunnel carpale;
  • Sindrome del solco ulnare;
  • Sindrome di Guyon;
  • Sindrome del tunnel tarsale;
  • Radiocolopatie da ernie discali;
  • Polineuropatie;
  • Plessopatie;
  • Malattie muscolari dette miopatie (distrofie, miositi);
  • Malattie della giunzione neuromuscolare (miastenia gravis);
  • Neuropatie periferiche;
  • SLA (sclerosi laterale amiotrofica o morbo di Gehrig);
  • Poliomielite;
  • Malattie che coinvolgono la radice dei nervi (come il nervo sciatico, i nervi femorale, tibiale, peroneale, ulnare, radiale);
  • Lesioni traumatiche a carico della cuffia dei rotatori e della scapola alata;
  • Paralisi facciale e sofferenza del nervo trigemino;
  • patologie del rachide cervicale;
  • Problematiche del pavimento pelvico (o piano perineale).

Elettromiografia: come funziona, come si fa

elettromiografia

L’EMG indaga la funzione di nervi e muscoli ed è, quindi, un esame di tipo funzionale.

Durante l’esame elettromiografico ad ago vengono utilizzati aghi più o meno lunghi da inserire nei muscoli oggetto di esame: questi aghi servono a registrare l’attività del muscolo rilassato e contratto.

Le velocità di conduzione ENG (Elettroneurografia) prevedono, invece, l’uso di stimoli elettrici tramite elettrodi di superficie (da applicare sulla cute, al di sopra dei nervi) per registrare le risposte lungo i nervi.

Per eseguire l’EMG completa, è necessario un apparecchio computerizzato (elettromiografo) che registra i segnali nervosi. Questo apparecchio servirà a produrre un grafico per leggere i risultati dell’esame.

La durata dell’esame eseguito da un neurologo è variabile (da 30 a 60 minuti) a seconda della patologia su cui indagare.

Elettromiografia: controindicazioni, effetti collaterali

L’EMG è controindicata ai soggetti:

  • Portatori di pacemaker, defibrillatore cardioverter o stimolatore cerebrale;
  • Affetti da malattie della coagulazione, linfedema, emofilia o che assumono farmaci anticoagulanti.

L’esame può essere sostenuto a qualsiasi età ed anche in gravidanza.

Il paziente idoneo all’esame elettromiografico dovrà:

  • Non fumare 3 ore prima dell’esame;
  • Non indossare abiti aderenti nell’area che verrà trattata;
  • Fare una doccia completa avendo cura di non applicare alcun tipo di lozione cutanea.

L’esame è a basso rischio: gli effetti collaterali sono minimi (indolenzimento, formicolio, gonfiore dell’area in cui vengono applicati gli elettrodi).

Lo specialista deve procedere con estrema cautela, all’atto dell’inserimento di agoelettrodi, per evitare danneggiamenti delle terminazioni nervose collegate ai muscoli esaminati.

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