Muscoli: anatomia e funzione

Anatomia dei Muscoli

I muscoli sono organi costituiti in prevalenza da tessuto biologico in grado di contrarsi, da fibre bianche (a contrazione rapida che assicurano velocità) e rosse (a contrazione lenta che assicurano resistenza).

Le cellule dei muscoli sono in grado di contrarsi e rilassarsi in reazione a stimoli nervosi e ormonali; è questo il meccanismo da cui trae origine il movimento.

L’insieme dei muscoli forma l’apparato muscolare che, con lo scheletro e le articolazioni, costituisce l’apparato locomotore del corpo umano.

Il tessuto muscolare complessivo costituisce nell’adulto il 40% del corpo umano ed è la principale componente della massa corporea. La percentuale è maggiore nell’adulto (rispetto al bambino e all’anziano), nell’uomo (rispetto alla donna), nell’atleta (rispetto al sedentario).

Gran parte dei muscoli sono pari (due bicipiti, due glutei, ecc.) ma alcuni sono impari come il diaframma (il muscolo della respirazione). un muscolo involontario ma che può anche essere controllato dalla volontà.

Le parti carnose (ventri muscolari) sono di colore rosso più o meno intenso, mentre le parti tendinee presentano un colorito madreperlaceo.

I muscoli sono riccamente vascolarizzati ed innervati con un andamento obliquo dei vasi e dei nervi per favorire le continue modificazioni in lunghezza dei muscoli stessi.

L’intero muscolo è rivestito da una guaina di connettivo fibro-elastico (epimisio o fascia muscolare) che contiene e protegge i muscoli in fase di esecuzione del movimento. I vari fasci di fibre muscolari sono invece rivestiti dal perimisio. L‘endomisio è la guaina che ricopre le fibre muscolari ovvero le cellule più grandi dell’organismo di dimensioni variabili (da 10 a 100 µm di diametro e da un millimetro e 20 centimetri di lunghezza). Il corpo umano contiene circa 250 milioni di fibre muscolari.

Funzioni

I muscoli svolgono 6 principali funzioni:

– determinano il movimento attraverso la contrazione;

– mantengono la postura (posizione eretta o da seduti) nonostante la forza di gravità;

– stabilizzano le articolazioni dello scheletro;

– proteggono le strutture ossee e gli organi interni fungendo da cuscinetto o barriera in caso di traumi esterni;

– producono calore, riscaldano il corpo grazie alla contrazione durante cui si libera energia sotto forma di calore. Questa funzione mantiene la temperatura corporea costante (37° circa);

– determinano il movimento di liquidi e sostanze ‘spremendo’ i vasi sanguigni e linfatici in fase di contrazione.

L’attività muscolare è essenziale non soltanto per la locomozione ma anche per mantenere diverse funzioni vitali come la respirazione (diaframma), la circolazione sanguigna e la digestione dei cibi.

Tipologie di muscoli

Le principali tipologie di muscoli sono classificate in base alla morfologia e alla funzione.

In base alla MORFOLOGIA, si distinguono muscoli:

Striati scheletrici le cui striature dipendono dalla disposizione regolare degli elementi contrattili. Sono collegati a segmenti scheletrici e volontari (controllati dalla nostra volontà). Talvolta, il muscolo scheletrico può essere responsabile di movimenti involontari (riflessi come la deglutizione) in risposta a stimoli esterni. La contrazione dei muscoli striati scheletrici avviene per impulsi nervosi provenienti dai motoneuroni del sistema nervoso centrale. L’alta percentuale di Miosina conferisce a questi muscoli resistenza e forza;

Striati cardiaci che compongono il tessuto muscolare del cuore (miocardio). Sono caratterizzati, oltre che dalle strie trasversali, anche da strie intercalari (aree di giunzione delle fibre). Il muscolo cardiaco è involontario;

Lisci, sprovvisti di striature trasversali in quanto gli elementi contrattili sono disposti in modo irregolare. Rappresentano la componente muscolare degli organi interni (visceri). Questi muscoli presentano un’alta percentuale di Actina. Gran parte dei muscoli lisci sono involontari; la contrazione avviene attraverso lo stimolo ormonale e meccanico o impulsi provenienti dal sistema nervoso autonomo. La contrazione è lenta e meno potente rispetto ai muscoli striati scheletrici ma, in compenso, è più prolungata. La caratteristica singolare del muscolo liscio è che la contrazione avviene contemporaneamente per tutto il muscolo, come se fosse un’unica fibra.

In base alla forma, si distinguono muscoli lunghi (fusiformi), larghi, brevi e anulari (curvilinei). I muscoli anulari, a loro volta, sono suddivisi in orbicolari (che si comportano come gli altri muscoli scheletrici nel modo di contrarsi) e sfinteri (dal tono accentuato al punto tale da mantenersi in uno stato di continua contrazione).

In termini di FUNZIONE, si distinguono muscoli:

Agonisti preposti all’azione;

Antagonisti, che si oppongono al movimento oppure si rilassano (come il bicipite rispetto al tricipite);

Estensori che hanno la funzione di allontanare i capi delle ossa avvicinati nell’azione. Distendono l’articolazione;

Sinergisti che fanno da supporto ai muscoli agonisti aiutandoli nell’esecuzione del movimento, riducendo i movimenti inutili o controproducenti;

Fissatori, un tipo di muscoli sinergisti specializzati in azioni mirate: trattengono un osso oppure stabilizzano un movimento primario.

Altre classificazioni dei muscoli

Altre classificazioni riguardano:

– la forma geometrica dei muscoli (deltoide, trapezio, quadrato dei lombi, romboide, ecc.);

– l’azione svolta (estensori, flessori, pronatori, ecc.);

– l’organo supportato (muscoli gastrici, esofagei, laringei);

– le ossa in cui s’inseriscono (tibiali. peronieri);

– il numero dei capi d’inserzione (bicipiti, tricipiti, quadricipiti);

– la loro direzione (obliqui, trasversi, retti).

In riferimento al punto di origine e di inserzione, ritroviamo anche i muscoli pellicciai la cui contrazione muove la pelle in quanto hanno almeno uno dei punti di attacco nel derma.

In caso di presenza o meno di tendini intermedi, i muscoli si classificano in:

monogastrici, che non presentano alcun tendine intermedio;

digastrici, che ne presentano uno;

poligastrici con più tendini intermedi.

I 7 movimenti muscolari scheletrici

Sono sette i movimenti eseguiti dai muscoli striati scheletrici.

In tal senso, si distinguono muscoli:

Flessori che consentono a due ossa di un’articolazione di avvicinarsi tra loro;

Estensori che permettono a due ossa di un’articolazione di allontanarsi fra loro;

Abduttori che danno modo ad un arto di allontanarsi dalla linea mediana del corpo;

Adduttori che consentono ad un arto di avvicinarsi alla linea mediana del corpo;

Rotatori che permettono di ruotare una parte del corpo;

Mimici grazie a cui possiamo muovere la pelle del volto realizzando e controllando le diverse espressioni facciali;

Antagonisti, già accennati in precedenza, che concorrono ad un movimento permettendo azioni opposte e contemporanee.

Uso eccessivo e complicanze

L’uso eccessivo (overuse) tipico della ripetitività del gesto atletico o di un lavoro che costringe a movimenti ripetuti e sovraccarico funzionale può portare a lesioni muscolari e complicanze come la sindrome del dolore miofasciale (MFPS) oppure i trigger points dolorosi (nodi che si formano nelle fibre muscolari) dovuti ad un singolo muscolo o ad un gruppo di muscoli contratti e accorciati.

Spesso, gli infortuni (sportivi e non) si associano all’uso eccessivo ed al sovraccarico funzionale coinvolgendo non solo i muscoli e relativi tendini ma anche ossa, cartilagini, legamenti, borse (le sacche che contengono il liquido sinoviale).

Fratture, distorsioni, strappi muscolari spesso sono dovuti ad un singolo evento traumatico.

I fattori di rischio delle lesioni da overuse possono essere l’impreparazione atletica, un tono muscolare non sufficiente a sostenere lo stress di un allenamento troppo intenso o di un’eccessiva attività fisica, le condizioni generali del soggetto.

Un microtrauma a lento esordio può insorgere anche a seguito di attività quotidiane (ad esempio, lavori domestici o giardinaggio) o movimenti ripetitivi e prolungati nel tempo durante determinate attività lavorative stressanti a livello meccanico (sarto, addetto al confezionamento di pacchi, addetto alle pulizie, al trasporto e allo scarico, saldatore, ecc.).

Nello sport, in particolare, è necessario allenarsi secondo la propria preparazione fisica, utilizzare scarpe adeguate, evitare di allenarsi su terreni duri o superfici sconnesse, procedere per gradi, eseguire esercizi di riscaldamento e stretching rispettivamente prima e dopo il workout, rispettare i tempi di recupero.

E’ importante rispettare i tempi di recupero considerando anche l’acido lattico, il principale prodotto di scarto dell’attività muscolare. La sua produzione è direttamente proporzionale all’intensità e alla durata della contrazione. Quando si supera una determinata velocità di sintesi, l’acido lattico si accumula nel muscolo e provoca la cosiddetta ‘fatica muscolare’. Bisogna attendere un breve periodo di riposo per dar modo all’acido lattico di ripulire il muscolo e il sangue.

Tornando alla lesione da sovraccarico, l’overuse colpisce ovviamente i distretti ed i tessuti maggiormente sollecitati: spalla per il nuoto, gomito per il tennis, ginocchio e piede per la corsa. L’uso eccessivo espone a microtraumi ripetuti e cumulativi che, a lungo andare, causano lesioni.

Spesso, le lesioni da overuse vengono ignorate o sottovalutate dagli atleti che continuano ad allenarsi nonostante i disturbi ed i sintomi avvertiti (indolenzimento o dolore, spasmi, crampi, rigidità) finché non si manifestano in forma acuta quando risultano più difficili da trattare.

Trascurare e non trattare tempestivamente le lesioni da overuse significa andare incontro a complicanze. Una distorsione di caviglia porta ad un deficit persistente nella dorsiflessione, ad alterare la postura con tutte le possibili conseguenze muscolo-scheletriche, tra cui alterazioni anatomo-patologiche.

Tra le principali complicanze, ritroviamo fratture da stress, lesioni e microlesioni muscolari di natura infiammatoria, disturbi dei tendini (tendiniti, peritendiniti, tendinopatie inserzionali, ma anche degenerazione in assenza di infiammazione come le tendinosi).

Spesso, a farne le spese sono i tendini, particolarmente soggetti a lesioni a causa della loro scarsa vascolarizzazione e limiti di elasticità.

Deterioramento e patologie conseguenti

I muscoli possono andare incontro a patologie di natura infiammatoria o degenerativa.

Le patologie più frequenti a carico dei muscoli sono:

– Mialgia

– Stiramento muscolare

– Crampi muscolari

– Ipertrofia muscolare

– Ipotonia muscolare

– Miosite

– Polimiosite

– Rabdomiolisi

– Ipostenia muscolare

– Sindrome pseudo radicolare

– Atrofia muscolare

– Distrofia muscolare

– Miastenia gravis

– Sarcopenia

– Miopatia.


Roberto Franzese

Massofisioterapista specializzato in terapia fisica strumentale, nel trattamento delle sindromi dolorose e in rieducazione posturale Mezieres. Iscritto all'Ordine TSRM delle Professioni Sanitarie Guarda il profilo completo    Seguici su Fb      Seguici su Instagram

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