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Frattura dello Scafoide

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Frattura dello scafoide: dalla diagnosi alla Fisioterapia d’avanguardia

Le frattura dello scafoide coinvolge un osso importante, tra i più grandi delle ossa carpali, localizzato sul lato del pollice del polso, alla base della cavità chiamata tabacchiera anatomica. Denominato anche osso navicolare, l’osso scafoide collega tra loro le due fila di ossa carpali contribuendo a stabilizzarle.

Lo scafoide è l’osso carpale maggiormente a rischio fratture (nel 90% dei casi) a causa della sua dimensione e posizione. Assieme ad un altro osso carpale (il semilunare) lo scafoide forma l’articolazione del polso. Gli anatomisti lo hanno chiamato così perché la sua forma ricorda quella di una barca, di uno scafo.

Perché si frattura? Quali sono i sintomi? Come riconoscerlo e diagnosticarlo? Quali sono i rimedi e le terapie? Quali sono i trattamenti di Fisioterapia d’avanguardia più efficaci per risolvere il problema?

Nel presente approfondimento, rispondiamo a queste ed altre domande.

Fratture dello scafoide: tipologie

frattura scafoide

Il focus che abbiamo scelto è ‘frattura dello scafoide’. Esistono diverse tipologie di rottura di questo osso carpale.

Esistono tre tipi di fratture dello scafoide:

–       Prossimale;

–       Distale;

–       Istmica.

La frattura dello scafoide più problematica è quella prossimale: la guarigione è più lenta ed è più a rischio complicanze in quanto la parte prossimale è meno vascolarizzata.

In termini di gravità della lesione, la frattura può essere:

–       Composta quando i frammenti ossei non si spostano;

–       Scomposta quando i frammenti si trovano fuori posizione.

Fratture scafoide: cause

Lo scafoide si frattura per diverse cause:

–       Caduta a terra incidentale con la mano tesa, in iperestensione, a palmo piatto e polso piegato all’indietro (la causa più comune);

–       Colpo diretto al palmo della mano;

–       Stress ripetuto;

–       Infortuni sportivi (soprattutto ai danni di scalatori, ginnasti, pattinatori);

–       Incidenti stradali (automobilistici e motociclistici).

Le fratture dello scafoide possono verificarsi in persone di qualsiasi età, ma sono più a rischio i soggetti in età compresa tra i 20 e i 30 anni particolarmente attivi.

Sintomi

frattura dello scafoide

I sintomi caratteristici di una f. dello scafoide sono:

–       Dolore localizzato nella regione della tabacchiera anatomica (la piccola area triangolare alla base del pollice);

–       Gonfiore attorno al polso (meno frequente);

–       Lividi;

–       Sensibilità alla regione radiale;

–       Limitazione funzionale.

Il dolore può aumentare col movimento del pollice o del polso oppure se si tenta di afferrare qualcosa.

Spesso, chi subisce una frattura pensa di avere semplicemente il polso slogato e non si rivolge al medico in quanto presenta sintomi minori, lievi. E’ importante, invece, farsi controllare tempestivamente per scongiurare complicazioni.

Scafoide fratturato: diagnosi

L’esame diagnostico per il sospetto di una frattura dello scafoide prevede:

  • Esame obiettivo;
  • Anamnesi;
  • Rx dirette (in proiezione standard, antero-posteriore, laterale e obliqua, antero-posteriore in deviazione ulnare);
  • TAC;
  • Risonanza Magnetica Nucleare;
  • Scintigrafia ossea (in rari casi).

La frattura non sempre si riesce a visualizzare con la semplice radiografia in proiezione standard, specie se è composta: per questo motivo è necessario eseguire radiografie anche in deviazione ulnare.

Se dalle radiografie non risulta alcuna frattura ma i sintomi persistono è necessario immobilizzare il polso ed il pollice con un gesso o uno splint a spica e ripeterle dopo 7-10 giorni.

Sarà necessario eseguire una TAC o RMN se i sintomi persistono nonostante le radiografie con esito negativo.

E’ importante intervenire tempestivamente per scongiurare gravi complicanze (pseudoartrosi, osteonecrosi di parte dell’osso).

Complicazioni

Una diagnosi o immobilizzazione tardiva, un ritardo nel trattamento possono portare alle seguenti complicanze:

  • Pseudoartrosi, mancato consolidamento dell’osso (frattura non saldata e insaldabile);
  • Ritardo di consolidazione quando l’osso scafoide non guarisce completamente dopo 2-3 mesi di trattamento;
  • Osteonecrosi o necrosi avascolare di parte dell’osso (polo prossimale), vale a dire un processo di morte cellulare per interruzione della vascolarizzazione che può causare invalidità.

In caso di pseudoartrosi e osteonecrosi, è necessario intervenire chirurgicamente.

Fratture scafoide: cure, rimedi, trattamenti

riabilitazione frattura scafoide

La scelta della terapia più adeguata dipenderà da un’accurata diagnosi e dall’esito degli esami diagnostici.

In caso di frattura dello scafoide scomposta (completa e instabile) sarà necessario ricorrere all’intervento chirurgico (osteosintesi) con tecnica mini invasiva. Durante l’intervento, i frammenti ossei verranno uniti tramite vite di Herbert o fili di Kirschner. Dopo l’operazione, il polso verrà immobilizzato con tutore per 6-8 settimane. Ci vorranno almeno 6 mesi per raggiungere la completa guarigione.

In caso di frattura composta, basterà l’immobilizzazione del polso e del pollice con un tutore, uno splint confezionato su misura da utilizzare per circa 6-10 settimane.

In entrambi i casi, è fondamentale seguire un percorso di riabilitazione fisioterapica per recuperare completamente la forza e la funzionalità articolare (capacità di estendere, flettere e roteare il polso).

Trattamenti di Fisioterapia d’avanguardia

Una volta rimosso il gesso o il tutore (sia dopo la terapia conservativa sia dopo l’intervento chirurgico), è fondamentale sottoporsi ad un ciclo di terapie riabilitative finalizzate al completo superamento del dolore, al recupero della funzionalità articolare e della forza muscolare della mano.

Nella prima fase, si procederà con la riduzione dell’edema e dell’infiammazione attraverso i migliori trattamenti di terapia fisica strumentale:

–       Tecarterapia;

–       Laser Yag ad alta potenza;

–       Magnetoterapia che favorisce i processi fisiologici per la formazione di callo osseo.

In caso di ritardo di consolidazione, quando dopo 2-3 mesi di immobilizzazione l’osso scafoide non è guarito completamente la terapia con Onde d’urto risulta sorprendentemente efficace nel favorire la consolidazione.

Nella seconda fase, il programma terapeutico si completerà con:

  • Esercizi specifici per il recupero del range di movimento (mobilizzazioni passive e attive in estensione, flessione e prono-supinazione del polso, articolari interfalangee del pollice e delle dita);
  • Massoterapia decontratturante e drenante dell’arto superiore;
  • Esercizi di rinforzo dei muscoli epicondiloidei, epitrocleari e intrinseci della mano con l’utilizzo di elastici ed altri strumenti;
  • Esercitazioni propriocettive e di recupero del gesto atletico.

Roberto Franzese

Massofisioterapista specializzato in terapia fisica strumentale, nel trattamento delle sindromi dolorose e in rieducazione posturale Mezieres. Iscritto all'Ordine TSRM delle Professioni Sanitarie Guarda il profilo completo

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