Fast Track

Dottore Michele Massaro

Chirurgia protesica mini invasiva Fast Track: intervista al dr. Michele Massaro

Si sente parlare sempre più spesso di chirurgia protesica mini invasiva, un po’ meno della tecnica Fast Track legata a doppio filo con la tecnica più avanzata per impiantare protesi ginocchio ed anca: non abbiamo voluto incontrare il dott. Michele Massaro, ortopedico dell’anca e del ginocchio, per caso.

E’ uno specialista in Ortopedia e Traumatologia del Gruppo Humanitas (Milano-Bergamo) ed esperto nel campo della chirurgia mini invasiva protesi anca e ginocchio. La serie di procedure nota come Fast Track Surgery è di normale routine per la sua intensa attività di chirurgo.

Fast Track si traduce in inglese con ‘percorso rapido’. Ai tempi rapidi di ospedalizzazione conseguono i benefici tipici della chirurgia mini invasiva a cui ricorrono sempre più pazienti anche in Italia.

Iniziamo con la domanda più ovvia e necessaria. Cos’è la Fast Track Surgery? In che consiste e a cosa serve?

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Michele Massaro – “La Fast Track Surgery consiste in tutta una serie di procedure da attuare allo scopo di ridurre al minimo la risposta metabolica, neuroendocrina e dell’intero organismo allo stress chirurgico. Grazie a questo protocollo, si ottiene una ripresa funzionale precoce, una riduzione delle complicanze post-operatorie. Mentre i tempi di degenza si accorciano, aumenta la qualità della cura.

La chirurgia fast track combina le tecniche chirurgiche mini-invasive ed endoscopiche ai protocolli gestionali del paziente: tutto questo al fine di ottenere un recupero precoce delle normali funzioni, oltre ad un controllo ottimale del dolore ed alla riabilitazione postoperatoria intensiva (come la ripresa precoce dell’alimentazione e della deambulazione).

Per attuare questa serie di procedure è necessaria la collaborazione non soltanto del paziente ma anche degli operatori sanitari (medici, infermieri, anestesisti, fisioterapisti, nutrizionisti, ecc.): solo in questo modo è possibile renderla davvero efficace”.

La prima volta che abbiamo sentito parlare della possibilità di accelerare i tempi di recupero, abbiamo pensato subito ad una strategia orientata al risparmio sul costo della degenza ospedaliera. Insomma, un modo sbrigativo per congedare prima possibile il paziente dall’ospedale.

M.M. – “No, non è un modo sbrigativo per congedare prima possibile il paziente dall’ospedale. E’ molto di più. In primo luogo, è un grande vantaggio per il paziente; in secondo luogo, offre la possibilità di ridurre i tempi di degenza riducendo i costi ospedalieri.

A questo aggiungiamo le liste di attesa ridotte quasi a zero negli ospedali, visto che degenza e tempi di recupero si riducono. Il cambio di tecnica è la conseguenza di un cambio di mentalità in ambito chirurgico. Il percorso Fast Track è un nuovo modo di pensare la chirurgia”.

Può spiegarci meglio, dottor Michele Massaro, cosa s’intende per ‘nuovo modo di pensare la chirurgia’?

M.M. – “La chirurgia mini invasiva Fast Track consiste in un sistema intelligente, di alta qualità ed efficienza, che serve ad ottimizzare i tre momenti pre-operatorio, operatorio e post-operatorio nell’interesse del benessere psico-fisico del paziente. Sono crollati certi principi che la chirurgia ha costruito negli anni.

Una volta crollati questi principi, è cambiata giocoforza la tecnica anestesiologica e pre-operatoria. Il cambiamento di mentalità ha portato ad una modifica della tecnica chirurgica per la quale sono stati necessari studio, formazione costante del personale, una riorganizzazione specifica”.

Grazie al Fast Track cosa succede esattamente nei tre momenti pre-operatorio, operatorio e post-operatorio?

Michele Massaro – “Nella fase pre-operatoria, il paziente viene preparato ed informato sulle procedure anestesiologiche e chirurgiche. Riceve consigli importanti come astenersi da fumo e alcol, seguire una dieta equilibrata e sana.

Tra i vari principi ‘crollati’ di cui accennavo prima, c’è il famoso digiuno pre-operatorio dalla mezzanotte del giorno che precede l’intervento: è stato in gran parte superato perché, in tal modo, si assicura uno stato metabolico/nutrizionale ottimale.

La delicata fase operatoria prevede la preparazione all’anestesia ed il monitoraggio della stessa, il corretto posizionamento del paziente sul lettino operatorio, l’assistenza durante il risveglio, il controllo del dolore dopo l’intervento tramite analgesia loco-regionale con blocco selettivo dei nervi.

Si punta a ridurre la somministrazione di oppiacei, episodi di nausea e vomito. L’obiettivo principale è ridurre al massimo lo stress chirurgico.

Nella fase post-operatoria, si assiste ad un cambiamento del concetto di assistenza medica ed infermieristica. Il recupero rapido e sicuro prevede la gestione del dolore senza l’uso di morfina.

Allo scopo di prevenire complicanze cardiocircolatorie e respiratorie, il paziente deve necessariamente alzarsi lo stesso giorno dell’operazione (entro 6 ore dopo l’intervento).

Evitando la pratica del digiuno, si favorisce il veloce ripristino della funzione intestinale. Si riducono, così, lo stress operatorio ed i tempi di degenza in ospedale”.

Oltre al protocollo Fast Track che coinvolge i tre momenti (fase pre-operatoria, operatoria e post-operatoria), cos’altro rende possibile la riduzione dello stress operatorio ed i tempi di degenza in ospedale più rapidi?

M.M. – “Senza dubbio, l’utilizzo di protesi anca e ginocchio di dimensioni più piccole e meno ingombranti sono fondamentali per la chirurgia mini invasiva.

Sono realizzate, oltretutto, con materiali all’avanguardia come ceramica, polietilene con vitamina E, tantalio, titanio per durare più a lungo (20-25 anni, anche 30 anni in certi casi). La durata dipende dalle sollecitazioni a cui il paziente sottopone il suo arto e la protesi nel corso del tempo.

Queste protesi sono gli strumenti adatti per rendere possibile la chirurgia mini invasiva Fast Track per l’intervento ‘lampo’ di chirurgia protesica che consente di ridurre i tempi di ospedalizzazione a soli 2-3 giorni (un terzo rispetto al passato).

Tempi ridotti contro una qualità del servizio ed un’efficienza di alto livello. Questo sistema permette al paziente di camminare lo stesso giorno in cui viene operato e di fare le scale il giorno successivo”.

Quindi, dottor Michele Massaro, l’esperienza chirurgica è meno traumatica grazie anche agli strumenti utilizzati, le protesi più piccole?

chirurgia protesica mini invasiva

M.M. – “Strumenti e tecnica chirurgica avanzata viaggiano insieme e si completano. Ovviamente, l’incisione è ridotta perché la protesi è più piccola e ne consegue, perciò, anche un minor sanguinamento durante e dopo l’intervento, minore dissezione dei tessuti.

La chirurgia mini invasiva salvaguarda i tessuti (muscoli ed ossa), ha maggior ‘rispetto’ del corpo se la paragoniamo alla chirurgia tradizionale. Essendo l’intervento meno aggressivo e l’esperienza chirurgica meno traumatica, i tempi di recupero e riabilitazione si accorciano.

Il vero successo per chi crede da sempre, come me, nella chirurgia mini invasiva Fast Track è vedere i pazienti sorridere e non soffrire, dopo l’intervento. Non hanno bisogno di trasfusioni di sangue, controllano bene il dolore, rischiano meno (lussazioni, eventi avversi, complicanze)”.

Il fisioterapista ha un ruolo determinante, in fase di riabilitazione e recupero del paziente?

riabilitazione protesi chirurgia

Michele Massaro – “In riferimento alla chirurgia mini invasiva Fast Track, più che di recupero classico si dovrebbe parlare di mantenimento ottimale del livello funzionale del paziente.

Il paziente resta il protagonista del suo recupero e, in questa delicata fase, il ruolo del terapista è determinante. E’ una sorta di educatore, un coach sia per il paziente sia per i familiari e le persone impegnate a stimolarlo”.

A che punto siamo in Italia?

M. M. – “Molti definiscono la rivoluzione del Fast Track il futuro della chirurgia mini invasiva. Niente di più sbagliato. Questa tecnica è presente, è realtà da almeno 5-6 anni.

Come spesso succede, nonostante si conoscano i vantaggi (sia per la salute del paziente sia per il bene del sistema sanitario), ci vuole tempo per assorbire questa realtà a livello organizzativo.

Tutto quello che serve, oggi, è diffondere il più possibile questo percorso rapido a largo raggio”.


Roberto Franzese

Massofisioterapista specializzato in terapia fisica strumentale, nel trattamento delle sindromi dolorose e in rieducazione posturale Mezieres Guarda il profilo completo    Seguici su Fb      Seguici su Instagram

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