Conflitto femoro-acetabolare: cause e migliori cure

conflitto femoro-acetabolare

Il conflitto femoro acetabolare è un disturbo che interessa l’anca, causato da un conflitto tra i due capi articolari, ossia tra la testa del femore e l’acetabolo.

Si tratta di una patologia che causa un dolore anche solo di tipo episodico, ma che può essere il segnale dell’inizio di un processo di usura della cartilagine articolare.

Noto anche come FAI, per la sua denominazione anglosassone Femoro-Acetabular Impingement, dunque, il conflitto femoro acetabolare è una malattia dell’anca, che deriva dalla irregolare conformazione dei suoi capi articolari.

Infatti, la testa del femore normale presenta una forma sferica, che non crea frizioni né contatti, anche grazie alla presenza del labbro acetabolare, ossia una guarnizione che circonda il margine osseo libero della tasca acetabolare.

Se testa del femore e acetabolo non sono speculari, allora si crea la sindrome da conflitto femoro acetabolare.

È possibile individuare due tipi di conflitto:

  • il conflitto femoro acetabolare tipo CAM, in cui il collo del femore non ha la sua caratteristica curvatura;
  • il conflitto femoro acetabolare tipo pincer, in cui l’acetabolo avvolge troppo.

L’attrito che si crea può portare ad una rottura della guarnizione, alla lesione della cartilagine o all’usura dell’articolazione e degenerare, quindi, in artrosi.

Infatti, tale sindrome può essere considerata una delle principali cause di artrosi dell’anca.

In genere, si presenta nei giovani adulti e negli sportivi, ma anche nei soggetti più sedentari, nei quali può restare silente per tutta la vita: ciò lo si spiega in quanto i capi articolari deformati urtano tra loro solo quando si superano in modo ripetuto i gradi estremi di movimento o quando le rotazioni ripetute dell’anca causano lassità della capsula articolare, che a sua volta conduce ad un’instabilità, la quale genera frizioni patologiche nell’articolazione.

Conflitto femoro acetabolare osteopatia

Il trattamento osteopatico può essere utile nella riduzione dei sintomi e del dolore e può contribuire a ritardare il degenerare della malattia.

Lo scopo è quello di ristabilire la mobilità alterata e di normalizzare le aree di carico del bacino, riducendo la tensione dei tessuti.

Attraverso il ricorso a tecniche manuali applicate ai casi di artrosi d’anca, l’osteopata ripristina l’equilibrio funzionale dell’articolazione e può ritardare il ricorso all’intervento chirurgico.

Conflitto femoro acetabolare artroscopia

il conflitto tra femore e acetabolo

Questa patologia viene curata in artroscopia, ossia attraverso il ricorso a microtelecamere e a strumenti miniaturizzati.

Tramite questi, il medico è in grado di ricostruire la normale anatomia dei capi articolari, eliminando il conflitto.

Gli strumenti miniaturizzati vengono introdotti nell’articolazione, realizzando due semplici fori nella pelle.

Prima di accedere all’intervento, un ortopedico valuterà se questo sia necessario o meno e lo farà in base alla storia medica, all’esito delle manovre eseguite e dei test specifici per la valutazione dell’anca e del conflitto e ai risultati riportati dagli esami diagnostici, quali le proiezioni AP vera, la Frog leg e il falso profilo, ma anche la risonanza magnetica nucleare semplice o con mezzo di contrasto.

Un test effettuato spesso è il segno dell’impingement, che si esegue piegando l’anca a 90 gradi, ruotandola verso l’interno e portando la coscia in direzione dell’altra anca: se il paziente avverte dolore, allora l’esito del test è positivo.

L’ultimo test eseguito è il lidotest, un esame diagnostico da eseguire in day hospital e che prevede l’iniezione nell’articolazione di un anestetico locale: questo serve per capire se il problema sia di natura articolare o se derivi da altre strutture. Se in seguito all’iniezione il dolore sparisce, anche solo in via temporanea, l’origine del problema è l’anca, per cui si dovrà ricorrere ad un intervento chirurgico.

È consigliabile sottoporre il paziente ad artroscopia in determinati casi, quali:

  • dolore all’anca che non passa con il riposo, i farmaci, la fisioterapia o le infiltrazioni;
  • conflitto femoro acetabolare evidente da radiografia e risonanza;
  • esclusione di altre possibili cause del dolore all’anca;
  • evidenza dalla radiografia di una distanza minima di 2 mm tra la testa del femore e l’acetabolo.

Ritorno a casa e riabilitazione conflitto femoro acetabolare

In seguito all’intervento, sarà fatto in modo da consentirvi un movimento passivo continuo, in particolare per prevenire la rigidità post operatoria del ginocchio, che può verificarsi durante il periodo immediatamente successivo.

In questo modo, si andranno a muovere i muscoli della gamba, così da ridurre il gonfiore delle gambe e da migliorare la circolazione sanguigna.

La ripresa delle normali attività avverrà gradualmente e nei primi tempo avrete bisogno di due stampelle per camminare e potrete avvertire un leggero dolore durante i movimenti.

La convalescenza a casa sarà fondamentale per il pieno recupero dall’intervento, per cui le istruzioni del chirurgo ortopedico andranno seguite in modo attento.

Nella parte anteriore e laterale dell’anca, avrete due o tre punti di sutura, che saranno rimossi dopo circa 10 giorni, durante i quali le ferite non andranno immerse in acqua.

Per quanto riguarda l’attività fisica, nelle prime settimane dopo l’intervento, dovrete riprendere gradualmente le attività quotidiane entro 15/18 giorni, nonostante qualche dolore durante il movimento.

La riabilitazione domestica deve prevedere un programma di deambulazione prima in casa e poi fuori, così da aumentare la mobilità in modo graduale.

Inoltre, andrà prestata attenzione alle attività regolari, quali alzarsi, sedersi e salire e scendere la scale.

Nei primi giorni dopo l’intervento, può essere utile applicare il ghiaccio per circa 20 minuti ogni ora, per ridurre il dolore e il gonfiore.

Il ghiaccio non vai mai tenuto a contatto diretto con la pelle, per cui si consiglia di utilizzare sempre un panno dentro cui avvolgere la sacca di ghiaccio.

Conflitto femoro acetabolare fisioterapia

Altro step fondamentale nella fase di recupero sono gli esercizi di fisioterapia da svolgere con l’assistenza di un fisioterapista in casa o recandovi in un centro di riabilitazione e da soli, senza aiuto.

Un percorso di fisioterapia eseguito in modo scorretto può ritardare i tempi di recupero e pregiudicare i risultati dell’intervento, per cui è bene attenersi alle indicazioni del fisioterapista.

La maggior parte dei pazienti può iniziare la fisioterapia già subito dopo l’intervento, per questo motivo sarà necessario pianificarla in tempo e in modo adeguato.

È possibile eseguire mobilizzazioni passive di flessione e di abduzione e ricorrere alla cyclette, ma senza resistenza e posizionando il sellino alto.

Lo stretching va eseguito in modo blando, senza superare la soglia del dolore, e può essere accompagnato da esercizi isometrici e da movimenti articolari attivi.

Esercizi per il conflitto femoro acetabolare

Una volta imparate le modalità di esercizio insieme al fisioterapista, il paziente può svolgere anche autonomamente alcuni esercizi, in particolare quelli in isometria.

Un primo esercizio prevede di contrarre i quadricipiti fino ad estendere completamente il ginocchio per circa cinque secondi per 10 volte.

Per il secondo esercizio, il paziente si sdraia in posizione prona e contrae i muscoli dei glutei, mantenendo la contrazione per cinque secondi e ripetendo 10 volte.

Il terzo esercizio viene eseguito distendendosi sul lato non operato, posizionando un cuscino tra le gambe e flettendo l’anca operata fino a 50/70 gradi, per poi portare il piede dell’arto operato dietro il ginocchio. Una volta stabilizzata la pelvi, portate il ginocchio dell’arto operato fino al lettino: lo stretching si avverte nella zona del gluteo e non deve mai causare dolore all’inguine.

Il quinto esercizio prevede di distendersi proni e portare il tallone ai glutei, mantenendo per circa 30 secondi ed eseguendo tre ripetizioni.

Dopo la prima settimana, potete provare la sequenza gatto-mucca, poggiando mani e ginocchia a terra e mantenendo la schiena in posizione neutra: inarcate il dorso e flettete le anche, per poi estendere le anche in avanti flettendo il dorso.

Un altro esercizio prevede di distendersi e portare il ginocchio del lato sano al petto, tenendo il ginocchio del lato operato steso.

Un esercizio a cui spesso si ricorre nel recupero post intervento all’anca è il movimento della farfalla: il paziente si sdraia tenendo l’anca flessa a 40 gradi e i piedi separati di circa 30 cm poggiati a terra. A questo punto, esegue l’abduzione e l’adduzione delle anche, fino a far toccare le ginocchia e a stringerle per 5 secondi, per poi riaprirle e tornare alla posizione di partenza.


Roberto Franzese

Massofisioterapista specializzato in terapia fisica strumentale, nel trattamento delle sindromi dolorose e in rieducazione posturale Mezieres. Iscritto all'Ordine TSRM delle Professioni Sanitarie Guarda il profilo completo    Seguici su Fb      Seguici su Instagram

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