Intervista alla Dott.ssa Fei Emanuela Nutrizionista

Dott.ssa Fei Emanuela

Dottoressa quali sono i primi passi per intraprendere un’alimentazione sana ed in genere adottare uno stile di vita sano?

Un po’ come ogni percorso nuovo da intraprendere bisogna essere innanzitutto convinti e determinati soprattutto se l’intenzione è proprio quella di cambiare, adottando un nuovo stile di vita.

Chi ben comincia e già a metà dell’opera.

Bisogna essere aperti e pronti ad ascoltare le direttive del professionista a cui ci si affida; può aiutare creare un rapporto di fiducia e complicità. Ma soprattutto bisogna essere pazienti e fiduciosi verso sè stessi perché si tratta di un percorso lungo se si desidera ottenere risultati reali e duraturi.

Bisogna abbandonare l’idea ossessiva della bilancia, è letteralmente nociva. Non aiuta e non è un parametro assoluto da considerare; si rischia di demoralizzarsi se la perdita di peso non è veloce o se non rispecchia le aspettative o addirittura può risultare stabile. Pensare che l’alimentazione possa essere la sola ed unica strada da percorrere è sbagliato. È fondamentale l’attività fisica.

L’uomo si è evoluto mangiando poco e muovendosi tanto. Per cui alimentazione ed attività fisica sono il connubio perfetto per una vita sana ed attiva ma soprattutto sono la prima forma di prevenzione delle patologie croniche.

E’ luogo comune che seguire una dieta comporti privazioni sia in fatto di giusto che di quantità. Qual è il tuo approccio in questo senso?

Il mio è un approccio non ha a che fare con le privazioni. Anzi le privazioni non aiutano, l’eccezione all’interno di uno stile di vita sano ed equilibrato non è risentito né ambito salutare né ponderale.

Non privarsi ogni tanto di ciò che si desidera aiuta ad affrontare anche psicologicamente il cambiamento, aiuta ad approcciarsi senza quel senso di impedimento che viene imposto in una dieta ricca dei “senza”; concedendosi così una gratificazione, questo aiuterà ad essere più positivi, pazienti e determinati nel raggiungimento dell’obiettivo.

Il segreto sta nel rendere i pazienti coscienti ed abbastanza autonomi nel gestire il spost “sgarro”.

Bisogna improntare il discorso su qualità e combinazione giusta degli alimenti rispetto alla quantità, quel calcolo spasmodico delle kcal.

Spesso nel piano alimentare personalizzato che propongo al paziente inserisco ricette, non per imporre il modo in cui debbano cucinare o rendere più difficile seguire il piano, anzi ho sempre pensato che avvicinare il paziente, che spesso è anche giovane, alla cucina, possa semplificare l’aderenza al piano.

Aiutando a soddisfare così i propri bisogni, le proprie esigenze ma soprattutto il palato. Cucinare è un atto d’amore per se stessi ed gli altri, avvicinare quindi il paziente alla cucina significa anche far riscoprire quell’ atto d’amore che spesso si perde per mancanza di tempo, significa dedicarsi del tempo per se, significa imparare a saper gestire un piano alimentare, ad organizzarsi perché il tutto è solo questione di organizzazione.

Non è vero che il tempo è troppo poco ma siamo noi a renderlo tale; indicare ricette gustose e sfiziose, aiuta anche a rendere meno noioso seguire un piano alimentare, significa non far sentire il paziente a dieta, il cui termine non piace neanche a me.

Attraverso il piano alimentare riesco ad insegnare come mixare gli alimenti, quali sono quelli più indicati, quelli che non devono mai mancare nelle nostre dispense, quelli che devono sempre trovarsi nei carrelli della spesa, una spesa consapevole, sana, funzionale.

Quindi l’alimentazione deve essere sempre personalizzata? Come si può organizzare chi vive in un contesto familiare? Può essere estesa a tutta la famiglia?

Il piano deve essere personalizzato, deve essere funzionale ad ognuno, rispettando soprattutto gli aspetti fisiopatologici e/o ponderali.

Molto spesso non si tratta solo di una perdita di peso con finalità per lo più estetiche, ma tratto anche di nutrizione clinica, ossia una terapia alimentare o dietoterapia, volta ad aiutare il paziente a fronteggiare diversi stati morbosi.

E’ necessario apportare modifiche alla propria alimentazione a causa e rispetto le diverse patologie, ma anche rispetto alle diverse terapie farmacologiche, in modo da rendere efficace il trattamento sotto ogni punto di vista.

Ovviamente se si tratta di una terapia alimentare mirata in un contesto familiare è più difficile da gestire e non estendibile. Quindi bisogna armarsi di buona volontà ed organizzazione, e un sostegno anche da parte dei familiari è molto importante.

Nel caso invece si tratti di un piano alimentare finalizzato ad educare dal punto di vista alimentare allora sì, è estendibile alla famiglia: rendiamo contagiosa la salute e non la malattia!

Alimentazione e patologie. Può uno stile di vita sano migliorare il quadro clinico di un paziente?

Assolutamente sì! Ci sono sempre più prove scientifiche che indicano come opportune scelte nutrizionali associate anche ad esercizio fisico siano essenziali per rallentare i processi d’invecchiamento, favorire una longevità in salute e prevenire le malattie croniche tipiche della nostra era.

Oggi purtroppo c’è troppo cibo sia sugli scaffali dei supermercati sia nella dispensa di casa. Si tratta di cibo industriale, raffinato, privo di nutrienti, ricco di zuccheri e grassi saturi per cui di facile accessibilità perché di basso costo.

Questa globalizzazione alimentare ha portato un aumento di tutte quelle che sono le patologie croniche come ad esempio ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 2, ipercolesterolemia, neoplasie, cardiopatia ischemica, Alzheimer.

Questo vuol dire che nonostante il progresso tecnologico e farmaceutico, esso non sembra essere più in grado di contrastare l’aumento di queste patologie.  

Con questo cosa voglio dire? Bisogna ritornare a cibarci di alimenti che la natura ci dona, bisogna imparare a saperli combinare, bisogna ritornare a muoverci di più, viviamo di troppe comodità, e da non sottovalutare bisogna ritornare a coltivare la nostra mente, migliorando così la nostra intelligenza emotiva, intuitiva e creativa.

Sono piccole pratiche che possono aiutare a prevenire, a curare varie patologie; a tal punto si può trarre spunto, come faccio spesso quando effettuo un piano alimentare, dal codice europeo contro il cancro ma che può essere preso in considerazione per la prevenzione di qualsiasi altra patologia.

L’alimentazione è legata anche allo sport. Secondo il tuo parere è necessario/consigliato ricorrere ad integratori proteici oppure basta un’alimentazione corretta?

Chi mi conosce sa bene come la penso a riguardo; non consiglio e non prescrivo integratori o/e barrette proteiche o addirittura sostitutivi dei pasti, non li ritengo dei buoni alimenti dal punto di vista nutrizionale inoltre la letteratura scientifica indica che un’integrazione di BCAA e creatina nello sportivo che sia bambino o adulto non serve.

Fondamentale è invece una corretta alimentazione .. come anche una collaborazione tra nutrizionista, personal trainer e il paziente affinché quest’ultimo raggiunga gli obiettivi prefissati, rispettando ogni sua esigenza.

La ringrazio per l’intervista concessaci e le auguriamo un buon lavoro.


Roberto Franzese

Massofisioterapista specializzato in terapia fisica strumentale, nel trattamento delle sindromi dolorose e in rieducazione posturale Mezieres Guarda il profilo completo    Seguici su Fb      Seguici su Instagram

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