Borsiti spalla

Borsiti spalla: cause e sintomi, terapia conservativa e fisioterapia

Le borsiti spalla sono tra le cause più frequenti di dolore in questa articolazione (area anteriore e superiore della spalla). Conosciuta anche come borsite subacromiale o subdeltoidea, questa patologia colpisce soprattutto atleti (in particolare, tennisti, lanciatori, body builder) e persone che per motivi di lavoro compiono ripetutamente determinati movimenti delle braccia (in sopraelevazione e flessione).

la spalla più usata, generalmente la destra (la sinistra per i mancini), raramente è bilaterale.

In questa guida, scoprirete sintomi, cause, cure, l’efficacia di trattamenti di fisioterapia mirata. Vi daremo alcuni consigli per prevenire la borsite spalle o per evitare recidive.

Se non curata tempestivamente o curata in modo inadeguato, tende a cronicizzare causando dolore acuto: la borsite cronica è più difficile da curare.

Cosa sono le borsiti spalla

Cosa è la borsite, precisamente? E’ la formazione di una borsa, una piccola sacca (o vescica) localizzata all’interno dell’articolazione tra il muscolo sovraspinoso, il muscolo deltoide e l’acromion: contiene liquido sinoviale.

Ha una sua funzione ‘protettiva’: il suo compito è ridurre gli attriti durante i movimenti per evitare che un muscolo o tendine si lesioni impattando e sfregando contro l’osso. In due parole, la borsa funziona da ammortizzatore naturale per rendere fluido il movimento, lubrificare l’articolazione e proteggere le strutture da traumi ed usura che possono scatenare infiammazione e dolore.

Quando si infiamma, il liquido sinoviale (sieroso) contenuto nelle borse e composto da acqua e sangue, insorge la borsite e sintomi dolorosi che rendono difficile (se non impossibile) muovere braccio e spalla (soprattutto in abduzione ed estensione).

Sintomi

come si cura la borsite della spalla

I sintomi delle borsiti spalla sono caratteristici e simili a quelli provocati dall’infiammazione tendinea di uno o più muscoli che costituiscono la cuffia dei rotatori.

Questa patologia si manifesta con:

  • Dolore alla parte anterosuperiore della spalla in fase di movimento per via del tendine che scorre sopra la borsa. Questo dolore può essere particolarmente intenso di notte e al risveglio ed accentuarsi alla palpazione o pressione;
  • Arrossamento;
  • Gonfiore;
  • Calore avvertito nella zona compromessa;
  • Limitazioni della mobilità articolare o impossibilità di muoversi;
  • Blocco articolare, rigidità;
  • Ecchimosi o ematomi, lividi dovuti a piccoli versamenti di sangue;
  • Eruzioni cutanee;
  • Febbre (solo in caso di particolare versamento di sangue o di infezione).

Le borsiti spalla sono spesso associate a lesioni tendinee, tendinite del sovraspinoso, infiammazioni post-traumatiche e calcificazioni.

Cause

Una borsa sierosa può infiammarsi a causa di:

  • Sovraccarico (overuse) dell’articolazione (dei tendini flessori della spalla, soprattutto il capolungo del bicipite);
  • Movimenti ripetuti (stress meccanici) che generano piccole lesioni traumatiche;
  • Cattive posture;
  • Forte trauma (cadute, incidenti) in corrispondenza della borsa;
  • Disturbi cervicali;
  • Tendiniti recidivanti (del sovraspinoso o del bicipite);
  • Infiammazioni di certe strutture;
  • Sublussazione della spalla;
  • Uso eccessivo di smartphone o mouse;
  • Retrazioni fasciali a monte oppure a valle della spalla;
  • Invecchiamento;
  • Infezioni batteriche o virali che colpiscono le borse;
  • Gotta;
  • Artrite reumatoide (malattia infiammatoria sistemica).

Le calcificazioni tendinee non si possono definire sintomi ma complicanze della borsite spalla.

Borsite calcifica della spalla

Tra i vari casi di borsiti spalla, la borsite calcifica è una complicanza particolare dovuta ad un accumulo di calcio in un tendine della spalla (borsite chimica). Colpisce, inizialmente, il tendine laterale: col tempo, l’accumulo di calcio logorerà il tendine impedendogli di scorrere sotto l’acromion. Il dolore diventa cronico e si estende all’avambraccio.

In casi più rari di borsite calcifica della spalla, il calcio accumulato si dissolve insieme alla patologia.

Nei casi peggiori, il dolore è intenso anche notturno col rischio che s’infiammi la capsula della spalla e che l’articolazione si irrigidisca.

Nella fase acuta, si ricorrerà ad infiltrazioni o iniezioni di antinfiammatori nella borsa sinoviale; in seguito, si passerà a trattamenti di fisioterapia (in particolare, le Onde d’Urto).

Se nessun tipo di terapia funziona, l’accumulo di calcio viene eliminato tramite intervento di chirurgia ambulatoriale in anestesia locale.

Borsiti spalla: diagnosi

In genere, è sufficiente una visita specialistica (anamnesi ed esame obiettivo tramite test specifici come quello del conflitto di Neer) per individuare segni e sintomi delle borsiti spalla.

Per approfondire ed accertare la patologia, il medico ortopedico prescriverà i seguenti esami strumentali:

  • Radiografia per verificare la presenza o meno di fratture o anomalie dell’osso;
  • Ecografia per accertare la natura e il contenuto della borsa nonché l’eventuale coinvolgimento delle strutture adiacenti;
  • Risonanza magnetica nucleare per chiarire qualsiasi dubbio;
  • Esami del sangue e, se necessario, del liquido sinoviale per indagare sulla composizione del liquido e l’eventuale presenza di agenti patogeni che causano infezione.

Borsiti spalla: terapia conservativa

borsite spalla

Dopo aver diagnosticato una borsite della spalla, il medico prescriverà una terapia conservativa che prevede:

  • Riposo per interrompere l’attività fisica responsabile del processo infiammatorio e per accelerare la guarigione;
  • Crioterapia o applicazione di ghiaccio;
  • Utilizzo di tutori specifici;
  • Assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e antidolorifici;
  • Aspirazione del liquido sinoviale;
  • Infiltrazioni di corticosteroidi e di acido ialuronico nella cavità della borsa (nei casi più resistenti alle precedenti terapie);
  • Antibiotici (solo in presenza di infezione).

Nei casi di borsite spalla più severi, cronici e resistenti a qualsiasi tipo di trattamento, si interviene chirurgicamente rimuovendo la borsa (bursectomia).

I trattamenti di fisioterapia consigliati per la borsite spalla

In caso di intolleranza ai farmaci o se la patologia non risponde alla terapia conservativa, è il caso di ricorrere alla fisioterapia attraverso trattamenti fisici e strumentali:

  • Tecarterapia che facilita notevolmente il processo di guarigione;
  • Laser Yag ad alta potenza che consente di raggiungere la borsa e di ridurre il dolore;
  • Ultrasuoni;
  • Onde d’Urto;
  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata per liberare l’articolazione;
  • Esercizi terapeutici per il recupero del range di movimento ed il rinforzo muscolare;
  • Manipolazione miofasciale dei trigger point.

Potrebbe essere necessario il ricorso alla rieducazione posturale totale tramite il metodo Mezieres, dopo aver verificato la condizione posturale del paziente.

Per borsiti spalla di lieve/media entità, i tempi di guarigione richiedono generalmente 2-3 settimane.

Il percorso terapeutico deve essere personalizzato in base alle condizioni di ogni paziente ed alle esigenze del caso. E’ fondamentale rivolgersi a specialisti e personale qualificato sia per il recupero completo sia per evitare recidive.

Borsiti spalla: prevenzione, come evitare recidive

Più che prevenire l’insorgenza di una ‘prima’ borsite spalla, la prevenzione serve soprattutto ai pazienti che già sono stati colpiti da questa patologia, per evitare recidive.

Soprattutto a loro consigliamo di:

  • Evitare movimenti ripetuti e di mantenere troppo a lungo la stessa posizione. E’ preferibile concedersi pause frequenti per far riposare l’articolazione;
  • Perdere i chili di troppo, se si è in sovrappeso:
  • Non sollevare carichi troppo pesanti ed evitare eccessivi sforzi;
  • Mantenere una corretta postura;
  • Eseguire regolarmente gli esercizi fisici consigliati dal fisioterapista per rinforzare la muscolatura, i tendini e la cuffia dei rotatori.

Tendiniti braccio

Tendiniti braccio: sintomi e cause, cure, rimedi, fisioterapia

Tra le varie forme di tendinopatie, le tendiniti braccio sono le infiammazioni ai tendini più frequenti che necessitano di tempo per guarire. Possono compromettere l’articolazione della spalla, del gomito oppure del polso e della mano. I tendini, strutture fibrose che collegano i muscoli (mono o bi-articolari) alle ossa, seppure siano molto resistenti, hanno un limite: sono scarsamente vascolarizzati. Ne consegue che la cura è più complessa (e, talvolta, lunga) in quanto la vascolarizzazione è essenziale per apportare nutrimento ad una struttura infiammata o danneggiata.

La prima idea che viene in mente, in caso di dolore al braccio sinistro, è il segnale di una patologia associata al sistema cardiocircolatorio (come l’infarto) ma dai sintomi è facile intuire se, invece, si tratta di tendinite braccio.

La tendinite al braccio più frequente è l’epicondilite (gomito del tennista) che interessa i muscoli estensori del polso e delle dita, seguita dall’epitrocleite (epicondilite interna o gomito del golfista) che colpisce i muscoli flessori delle dita.

Vediamo quali sono i sintomi, cause, rimedi farmacologici, cure per intervenire su questo problema. La terapia naturale più efficace resta la fisioterapia avanzata e relativi trattamenti mirati.

Tendiniti braccio: tutti i sintomi

In genere, i tendini più colpiti da tendinite interessano le articolazioni del ginocchio, caviglia e braccio.

In questa guida, ci concentriamo sulle tendiniti braccio che coinvolgono anche avambraccio, gomito, polso (muscoli estensori e flessori) e spalla (muscolo sovraspinoso, capolungo del bicipite).

Ecco quali sono tutti i possibili sintomi:

  • Dolore forte e acuto durante il movimento che si riduce (o scompare) in fase di riposo. Il dolore al braccio può estendersi all’avambraccio, spalla, gomito, mano o polso;
  • Dolore alla palpazione;
  • Bruciore e rossore (raramente);
  • Gonfiore per versamento articolare;
  • Calore;
  • Scossa;
  • Formicolio;
  • Sensibilità alterata;
  • Riduzione dell’elasticità;
  • Limitazione della mobilità e rigidità articolare;
  • Rumori articolari;
  • Sensazione di instabilità articolare;
  • Perdita di forza, indebolimento o ipotrofia dei muscoli annessi;
  • Fragilità, assottigliamento o allungamento dei tendini compromessi;
  • Aumento del rischio di rottura;
  • Formazione di noduli (tendiniti del polso) e calcificazioni.

I suddetti sintomi possono variare d’intensità ed essere avvertiti in modo diverso da soggetto a soggetto.

Cause delle tendiniti braccio

tendinite al braccio

Le tendiniti braccio sono generalmente scatenate da movimenti ripetuti e micro-sollecitazioni (gesti sportivi, lavoro intenso al PC) ma le cause possono essere anche altre.

Negli uomini è più frequente l’epicondilite, nelle donne l’epitrocleite. Questo tipo di patologia colpisce anche persone giovani.

Di seguito, tutte le possibili cause:

  • Overuse (sovraccarico), sollecitazioni e movimenti ripetuti (per questioni di lavoro o sportive) che, a lungo andare, danneggiano le fibre del tendine;
  • Traumi importanti (come lo stiramento);
  • Posture scorrette e rigidità dovute a movimenti viziati;
  • Predisposizioni anatomiche;
  • Debolezza muscolare;
  • Abuso di alcuni tipi di farmaci (antibiotici chinolonici, infiltrazioni con corticosteroidi);
  • Malattie sistemiche come gotta, artrite reumatoide, diabete, ipercolesterolemia;
  • Affaticamento e stress responsabili di tensioni muscolari e articolari.

Diagnosi

Il primo step diagnostico è la visita di un medico ortopedico che, attraverso l’anamnesi e l’esame obiettivo, potrà effettuare una prima valutazione.

In seguito, per ulteriori accertamenti e verifiche, il medico potrà prescrivere i seguenti esami di diagnostica per immagini:

  • Radiografia (lastra rx);
  • Ecografia;
  • Risonanza Magnetica Nucleare.

Dolore al braccio destro: quali sono le cause?

Il dolore al braccio destro genera meno apprensione rispetto al dolore al braccio sinistro che viene associato immediatamente ad un attacco cardiaco.

Pur sembrando più rassicurante, potrebbe essere dovuto a cause di una certa entità:

  • Angina pectoris;
  • Artrosi cervicale;
  • Attacco cardiaco (proprio come nel caso del dolore al braccio sinistro);
  • Contrattura muscolare;
  • Vizi posturali;
  • Disturbi della circolazione;
  • Lesioni muscolari;
  • Lesioni del plesso brachiale;
  • Conseguenza di un intervento di mastectomia;
  • Neuropatia periferica;
  • Scoliosi;
  • Traumi di varia natura (distorsione, contusione, frattura, ecc.);
  • Sindrome dello stretto toracico superiore;
  • Sindrome da reflusso gastroesofageo;
  • Tendiniti braccio.

Tendiniti braccio: cura e rimedi, terapia conservativa

cura per la borsite della spalla

La prima cosa da fare, soprattutto nella fase acuta del dolore, è sospendere qualsiasi attività e tenere il braccio a riposo per accelerare la guarigione.

E’ bene rivolgersi subito al medico che, dopo aver diagnosticato la tendinite braccio, prescriverà la seguente terapia conservativa:

  • Riposo;
  • Applicazione di ghiaccio sulla parte colpita almeno 3 volte al giorno (non più di 15 minuti ad applicazione);
  • Assunzione di farmaci antidolorifici e antinfiammatori non steroidei (FANS) per pochi giorni;
  • Iniezioni di corticosteroidi, se il dolore è particolarmente intenso;
  • Utilizzo di tutori adeguati (gomitiera, polsiera) per limitare gli sforzi ed alleviare infiammazione e dolore.

In casi estremi di lesione tendinea, sarà necessario ricorrere alla chirurgia aperta o artroscopia.

Fisioterapia: i trattamenti mirati per le tendiniti braccio

Se la causa della tendinite braccio è l’overuse è essenziale interrompere subito quei movimenti che creano sovraccarico e dolore ed iniziare il prima possibile un ciclo di fisioterapia per evitare che la tendinite cronicizzi.

I trattamenti fisioterapici più efficaci sono:

  • Tecarterapia;
  • Laser Yag ad alta potenza;
  • Ultrasuoni;
  • Onde d’Urto;
  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata per liberare l’articolazione;
  • Esercizi terapeutici per il recupero del range di movimento e per rinforzare i muscoli;
  • Manipolazione miofasciale dei trigger point;
  • Kinesiotaping;
  • Linfodrenaggio (in caso di gonfiore).

Gli esercizi terapeutici non si possono, di certo, improvvisare: è fondamentale farsi seguire da un fisioterapista in quanto vanno eseguiti in maniera corretta per ottenere i risultati sperati. Oltre agli esercizi eccentrici e di rinforzo, è molto importante lo stretching mirato per allungare il tendine.

In caso di overuse è bene individuare il movimento che ha causato l’infiammazione: se si tratta di un problema associato all’attività sportiva, bisogna correggere l’impostazione del gesto atletico o consigliare di scegliere una disciplina sportiva diversa.

Spesso, la tendinite braccio è causata da vizi posturali e rigidità (in determinate attività sportive o lavorative). In questo caso, si può ricorrere alla rieducazione posturale totale tramite il metodo Mezieres.

Il percorso fisioterapico deve essere personalizzato in base alle condizioni ed alle esigenze di ogni paziente. Per il recupero completo ed evitare recidive, affidatevi a specialisti e personale qualificato.

Consigli utili

come si cura la borsite della spalla

Al fine di prevenire tendiniti braccio oppure evitare recidive consigliamo di:

  • Assumere sempre una postura corretta;
  • Svolgere correttamente movimenti specifici durante l’attività lavorativa o sportiva;
  • Se eseguite movimenti ripetitivi per questioni di lavoro o attività sportive che rischiano di creare sovraccarichi, concedetevi pause; in alternativa, sul lavoro utilizzate strumenti adeguati;
  • Non eseguite gesti o movimenti che inducono escursioni articolari precarie e che sollecitano troppo i tendini;
  • Prima di iniziare attività intense, eseguite un adeguato riscaldamento;
  • Per gli sportivi: evitate di assumere farmaci anabolizzanti che aumentano massa e forza muscolare in quanto possono creare squilibrio tra forza muscolare e resistenza tendinea;
  • Non abusate di iniezioni locali con corticosteroidi che, pur essendo farmaci efficaci contro l’infiammazione, favoriscono l’assottigliamento dei tendini.

Tendine spalla lesionato o rotto

Tendine spalla lesionato o rotto: sintomi, cause, cura, fisioterapia

I muscoli della spalla hanno il compito di eseguire numerosi movimenti agendo su tre dimensioni ed orientando l’articolazione in ogni direzione: ecco perché un tendine spalla lesionato o rotto richiede una diagnosi particolarmente accurata ed una terapia mirata, completa ed efficace.

Ricordiamo che la spalla è tra le articolazioni più complesse del corpo umano. I tendini principali sono bicipite (il grande stabilizzatore dell’omero) ed i muscoli della cuffia dei rotatori (Sovraspinoso, Sottospinoso, Sottoscapolare e piccolo Rotondo) che permettono la rotazione della spalla.

Come scoprire se il tendine è rotto o lesionato? Come combattere dolore e infiammazione e curare queste strutture connettivali essenziali per i movimenti articolari? Quali sono le terapie più adatte? Una risposta valida la fornisce la Fisioterapia, in caso di tendine lesionato.

Tendine spalla lesionato o rotto? Tutti i sintomi per capirlo

tendine della spalla rotto

Tra i muscoli della cuffia dei rotatori, è il sovraspinato ad andare più frequentemente incontro a lesione o rottura. Il tendine sovraspinoso (o sovraspinato) rotto, tranciato di netto, porta alla trazione del capo che risulterà accorciato: la zona inserzionale è distaccata dal muscolo.

I sintomi di un tendine rotto sono:

  • Dolore;
  • Impossibilità di muovere la spalla;
  • Comparsa di una ‘palla’ che indica contrazione ed accorciamento del muscolo (bicipite).

Il tendine lesionato è solo parzialmente rotto: in questo caso è possibile muovere la spalla. I sintomi caratteristici sono:

  • Dolore persistente nel punto di lesione e a valle. E’ un dolore intenso che, spesso, non viene attenuato dagli antinfiammatori e che si intensifica durante il riposo notturno. Può estendersi al braccio fino al collo a causa di posture ed uso scorretto;
  • Crepitio, presenza di un clic quando si eseguono certi movimenti con la spalla con dolore riflesso al collo;
  • Versamento di liquido nell’articolazione (non visibile all’esterno) a causa dell’infiammazione;
  • Edema;
  • Limitazione nei movimenti;
  • Perdita di forza.

Diagnosi

Per verificare la condizione di un tendine spalla lesionato o rotto, il primo step è la visita di un medico ortopedico che, attraverso una valutazione funzionale, sarà in grado di capire l’entità della lesione. Il test di Neer è il più diffuso per diagnosticare la rottura del Sovraspinoso.

Dopo la visita, per chiarire ogni dubbio, prescriverà i seguenti esami strumentali:

  • Radiografia per escludere fratture ossee;
  • Ecografia ad entrambe le spalle in modo da poterle comparare;
  • Risonanza magnetica per approfondire la condizione di muscoli, tendini e legamenti.

Tendine spalla lesionato o rotto: le cause

problemi alla spalla nei nuotatori

Le cause di rottura parziale o totale del tendine spalla si possono suddividere in tre principali categorie: traumatiche, da impingement e atraumatiche a seconda che si tratti di infortuni, movimenti ripetuti o degenerazione.

Facciamo un elenco dettagliato:

  • Traumi sportivi o incidenti che causano uno strappo del tendine;
  • Movimenti ripetuti (per sport o lavoro) che portano il tendine ad impattare con altre strutture provocando prima lesione parziale, poi rottura completa. Sono particolarmente a rischio coloro che tendono ripetutamente il gomito al di sopra del livello della spalla;
  • Degenerazione e indebolimento dei tessuti dovuti all’avanzare dell’età o all’assunzione di farmaci come cortisone o antibiotici. Possono formarsi calcificazioni o speroni ossei in quanto il tendine infiammato tende a depositare sali di calcio;
  • Predisposizione genetica;
  • Posture scorrette;
  • Infiammazione tendinea cronica;
  • Sindrome da impingement quando acromion e testa dell’omero distano tra loro a meno di un centimetro e l’impatto sviluppa infiammazione.

Tendine spalla rotto: cura, terapia, intervento chirurgico

Che si tratti di tendine spalla lesionato o rotto, il medico prescriverà una terapia farmacologica per intervenire su dolore e infiammazione che comprende la somministrazione di farmaci antidolorifici e antinfiammatori non steroidei.

In caso di tendine completamente rotto, l’unica soluzione possibile (in base all’età del paziente) è l’intervento chirurgico per il reinserimento manuale del tendine sull’osso. Bisogna intervenire tempestivamente onde evitare che il ventre muscolare si accorci e renda l’operazione più complicata.

La moderna soluzione chirurgica è l’artroscopia della spalla grazie a cui il chirurgo esegue piccoli buchi alla spalla, inserisce una microtelecamera che lo guida nell’operazione di ricostruzione della lesione. L’artroscopia non provoca cicatrici.

Dopo l’intervento, il paziente dovrà indossare un tutore (da 20 a 40 giorni) e, successivamente, sottoporsi ad esercizi di riabilitazione per recuperare la funzionalità articolare.

Se dovesse continuare a soffrire molto a causa dell’operazione, potrà eseguire un ciclo di Tecarterapia per ridurre infiammazione e dolore.

Tendine spalla lesionato parzialmente: cura, fisioterapia

fisioterapia in caso di rottura di un tendine della spalla

Una rottura parziale del tendine può portare a dolore con possibilità o impossibilità di movimento.

Nella fase acuta, è necessario il riposo seppure non assoluto: l’importante è evitare sforzi e movimenti che rischino di peggiorare l’infiammazione.

La lesione parziale è la più frequente soprattutto nelle donne over 50 ed è importante iniziare prima possibile una terapia adeguata.

Trattamenti mirati di fisioterapia rappresentano la soluzione migliore per cercare di evitare o, comunque, posticipare un eventuale intervento chirurgico e per intervenire sulla lesione parziale.

Dopo aver verificato l’entità della lesione mediante determinati test muscolari, il fisioterapista potrà scegliere la terapia più adeguata in base alla condizione del paziente valutando tra i seguenti trattamenti:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata per liberare l’articolazione;
  • Esercizi terapeutici per il recupero dell’equilibrio muscolare;
  • tecarterapia o ipertermia;
  • Laser Yag ad alta potenza;
  • Ultrasuoni;
  • Magnetoterapia.

La terapia con le Onde d’urto, in tal caso, è una delle migliori terapia in caso di lesioni tendinee.

Il trattamento finalizzato al recupero del tendine spalla lesionato o rotto è un percorso molto delicato che non va assolutamente sottovalutato, trascurato né curato in modo inadeguato. Il percorso terapeutico deve essere personalizzato in base alle condizioni di ogni paziente ed alle esigenze del caso.

E’ essenziale affidarsi a mani esperte e specialisti, personale qualificato e preparato sia per sperare nel recupero completo sia per evitare rischi di recidive.

L’importanza della prevenzione

Prevenire è meglio che curare e vale per qualsiasi patologia o disturbo, non soltanto in caso di tendine spalla lesionato o rotto.

Nel caso delle spalle, è vivamente consigliato eseguire regolari esercizi fisici finalizzati a rinforzare la muscolatura, la cuffia dei rotatori e i tendini.

Se la causa è associata a movimenti ripetuti per questioni di lavoro che impegnano fisicamente la spalla, è essenziale concedersi frequenti pause per far riposare l’articolazione evitando il rischio che s’infiammi.

Il fisioterapista potrà consigliare gli esercizi più adeguati in base al problema, da praticare con attenzione, lentezza ed estremo controllo.

Tra i vari esercizi consigliati:

  • Rot. esterna con fascia elastica che allena il muscolo piccolo rotondo e l’infraspinato;
  • Rotazione esterna con manubrio, eseguita da sdraiati per rafforzare le spalle e far lavorare sia piccolo rotondo e infraspinato sia i deltoidi posteriori;
  • Rot. interna con elastico in posizione eretta per isolare il muscolo subscapolare;
  • Rotazione interna con manubrio, da eseguire sdraiati su una panca, in alternativa alla fascia elastica per rinforzare il muscolo subscapolare, utile anche per il deltoide anteriore.

Ortopedico Napoli: Dottor Viglione Stefano

Ortopedico Napoli: Dottor Viglione Stefano

Laureatosi alla giovane età di 23 anni,con lode ed encomio accademico ed una tesi ortopedica specialistica  pubblicata su una rivista  internazionale  il dott. Viglione (Ortopedico Napoli) inizia la sua precoce esperienza chirurgica in centri di eccellenza quali il Dipartimento di Chirurgia di Spalla e mininvasiva dell’Istituto di ricovero e  cura a carattere scientifico nazionale “Humanitas” di Milano approfondendo in particolare la chirurgia protesica e artroscopica di spalla ginocchio e caviglia con corsi a livello internazionale ad Amsterdam Barcellona e Madrid.

Ortopedico Spalla Napoli: di cosa si occupa

Da più di  due anni si dedica inoltre alla chirurgia mininvasiva del piede con particolare attenzione alla principali patologie e deformità dell’avampiede quali alluce valgo, dita a martello e metatarsalgia.

La sua principale ricerca scientifica riguarda lo studio della cartilagine e lo sviluppo di nuove metodiche non invasive per la cura dell’artrosi e delle principali artropatie articolari quale artrite reumatoide, artrite psoriasica e gotta.

Nel corso degli anni ha sviluppato una notevole esperienza chirurgica nel trattamento dei traumi sportivi frequentando il centro di Traumatologia Sportiva dell ‘Istituto clinico Villa Aprica dove ha avuto l’opportunità di confrontarsi ed apprendere da i più esperti ortopedici del settore.

Chirurgia e terapia conservativa: ortopedico ginocchio napoli

Inoltre da almeno sei mesi si dedica allo studio della posturologia, tenendo conto di quelle metodiche alternative ma di grande efficacia per il trattamento delle patologie osteomuscolari della colonna vertebrale e degli arti  quale scoliosi idiopatica  dorso curvo giovanile e deformità strutturali degli arti inferiori.

La sua continua evoluzione in ambito ortopedico  ha permesso di partecipare a congressi nazionali e internazionali ed essere socio  delle principali società scientifiche nazionali quale SIOT SIGASGOT SIcSEG e SIA con la quale collabora con la partecipazione a congressi e  la pubblicazione di articoli scientifici sulle principali riviste ortopediche.

Il Dottore Viglione Ortopedico Napoli visita su prenotazione allo 0813419278

Esercizi per l’infiammazione della cuffia dei rotatori

Esercizi per l’infiammazione della cuffia dei rotatori

Se hai dolore alla spalla sinistra o destra devi sapere che è fondamentale svolgere regolarmente esercizi per l’infiammazione della cuffia dei rotatori per vari motivi.

La muscolatura deve essere forte per evitare rischi di lussazione (fuoriuscita della testa dell’omero dalla sua sede). I tendini che avvolgono la testa dell’omero proteggendo l’articolazione devono essere in salute.

L’articolazione deve funzionare bene per assicurare mobilità, postura e stabilità corrette.

Solo così potrai prevenire dolori alla spalla che, in genere, insorgono a causa di infiammazione dovuta a posizionamento scorretto della testa dell’omero che va a schiacciare diversi tendini della spalla.

Questa disfunzione della spalla, a lungo andare, può provocare un effetto a catena che rischia di compromettere la postura e la salute di tutto il corpo.

Esercizi  cuffia rotatori: su quali cause intervenire

La spalla è un’area di raccordo tra clavicola, scapola e omero in cui si incontrano 5 diverse articolazioni: è molto mobile, quindi maggiormente soggetta ad infortuni di vario tipo.

La cuffia dei rotatori comprende muscoli e tendini che contribuiscono alla stabilizzazione della spalla. I muscoli sono quattro: sovraspinato, infraspinato, sottoscapolare e piccolo rotondo.

I tendini della cuffia dei rotatori possono lesionarsi parzialmente o completamente.

Nel secondo caso, è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico ma, il più delle volte, si tratta di infiammazione dovuta a lesione tendinea parziale a seguito di un trauma diretto (sport, infortunio) oppure usura/degenerazione dei tendini.

Si avverte dolore nella parte anteriore della spalla che si estende lungo il lato del braccio, difficoltà a mantenerlo sollevato di lato o ad eseguire attività normali come pettinarsi, perdita di ampiezza dei movimenti, debolezza, una sorta di blocco (in caso di trauma).

E’ particolarmente soggetto a tendinopatia/tendinite della cuffia dei rotatori chi esegue ripetuti movimenti (abduzione, extrarotazione o retroproiezione) fino ad essere colpito da patologia da overuse funzionale che provoca infiammazione e dolore.

Gli esercizi per l’infiammazione della cuffia dei rotatori sono indicati sia per una semplice infiammazione dei tendini sia nel percorso riabilitativo post-operatorio in caso di rottura completa.

Eccone alcuni.

Esercizio per l’infiammazione della cuffia dei rotatori n.1

esercizi per l'infiammazione della spalla

Il muscolo infraspinato serve ad extraruotare (ovvero ruotare all’esterno) il braccio, oltre che a stabilizzare e rinforzare la capsula che avvolge l’omero. E’ tra i muscoli meno allenati, che si possono lesionare più facilmente. Questo è un esercizio per rinforzarlo.

Sdraiati su un fianco e mantieni un angolo di 90° tra braccio e avambraccio del lato opposto a quello su cui sei disteso.

Ruota esternamente il braccio utilizzando un peso molto leggero e porta l’avambraccio da parallelo a perpendicolare rispetto al suolo mantenendolo aderente al lato del torace.

Con questo movimento farai ruotare l’omero all’interno della sua sede. Esercitati finché non avvertirai un senso di affaticamento all’interno della spalla. Esegui 3 serie da 15-20 ripetizioni.

Esercizio per l’infiammazione della cuffia dei rotatori n.2

esercizio per l'infiammazione della cuffia dei rotatori

In questo secondo esercizio, lavorerai per il rinforzo del muscolo sovraspinato della spalla, quello più soggetto ad infortuni. Ha il compito di extraruotare ed allontanare dal corpo (abduzione) il braccio e funziona in tandem con il deltoide. Questo movimento è simile all’esercizio n.1 con la differenza che dovrai formare un angolo di 90° tra braccio e tronco mantenendo il braccio elevato. Esegui 3 serie da 15-20 ripetizioni.

La funzione del muscolo sottoscapolare è intraruotare (ruotare all’interno) ed avvicinare al corpo (adduzione) il braccio.

Lavora insieme al pettorale. Allena il muscolo sottoscapolare eseguendo una intrarotazione del braccio in modo semplice.

Sdraiato a terra con la schiena ben saldata al suolo mantieni il braccio elevato come per questo esercizio di allenamento del muscolo sovraspinato.

Esercizio per l’infiammazione della cuffia dei rotatori n.3

esercizio per la disfunzione della spalla

Un esercizio ottimo per extraruotare il braccio come nell’esercizio n.1 è il face pull.

Fissa una banda elastica attorno ai piedi afferrando le due estremità ad un ampiezza pari a quella delle tue spalle più o meno.

Tira le due estremità della banda verso il tuo viso: con questo movimento farai extraruotare il braccio abbassando e contraendo le scapole. E’ un esercizio utile anche per rinforzare il trapezio inferiore. Esegui 3 serie da 15-20 ripetizioni.

Esercizio per l’infiammazione della cuffia dei rotatori n.4

esercizio per dolore alla spalla

In piedi (posizione eretta) utilizza un peso molto leggero per elevare il braccio e, poi, piegalo all’indietro di 90°. Dovrai mantenere sempre fermo il braccio reggendolo con l’altra mano. Ripeti l’esercizio finché non sentirai affaticamento.

Esercizio per l’infiammazione della cuffia dei rotatori n.5

esercizi per infiammazione della muscolatura della spalla

Distenditi a pancia sotto su un lettino o su un materassino confortevole con la braccia lungo i fianchi. Solleva una mano all’indietro arrivando con la spalla fin dove puoi orizzontalmente. Mantieni questa posizione finché non ti sentirai stanco. Ripeti almeno 5 volte.

Quando ricorrere al tutore spalla?

tutore spalla

Il medico ortopedico può prescrivere un tutore spalla per un semplice infortunio, per un dolore dovuto ad infiammazione da overuse o usura oppure dopo un intervento chirurgico per la ricostruzione della cuffia dei rotatori (in caso di rottura).

Il tutore ha varie funzioni:

–       alleviare il dolore;

–       proteggere e mantenere bloccata la zona dolorante della spalla;

–       sostenere il movimento del braccio;

–       stabilizzare la clavicola;

–       impedire movimenti bruschi e sbagliati che andrebbero a peggiorare la situazione.

Allo stesso tempo, non deve bloccare la circolazione sanguigna né risultare scomodo per non viziare la postura.

Esercizi per l’infiammazione della cuffia dei rotatori + fisioterapia avanzata

Quando la causa è una cattiva postura o uno sforzo eccessivo, l’infiammazione si risolve attraverso il riposo, un’adeguata terapia farmacologica (antinfiammatori, antidolorifici), terapie fisiche e trattamenti fisioterapici avanzati.

Puoi ricorrere anche all’utilizzo di un tutore spalla nella fase acuta e, quando l’avrai superata, sappi che gli esercizi per l’infiammazione della cuffia dei rotatori e la riabilitazione sono di fondamentale importanza per velocizzare la guarigione e per il recupero articolare e funzionale della spalla.

Esercizi di stretching e rinforzo muscolare ti aiuteranno molto, ma devi sapere fin d’ora che non basteranno da soli a superare definitivamente il problema.

Per eliminare del tutto infiammazione e dolore e per recuperare forza, flessibilità e funzionalità muscolare ed articolare, bisogna ricorrere a determinati trattamenti fisioterapici sia strumentali sia manuali ad effetto antinfiammatorio e rigenerativo. Ecco quali:

Il fisioterapista, in base ad un programma riabilitativo personalizzato, ti consiglierà gli esercizi più adatti a te, che potrai ripetere a casa.

Visita gratuita, fisioterapia personalizzata, rieducazione posturale

Eseguendo esercizi per l’infiammazione della cuffia dei rotatori e sottoponendoti a trattamenti di fisioterapia mirata il dolore passerà e potrai recuperare la forza muscolare, la flessibilità, la corretta funzionalità articolare.

Insieme alla rieducazione muscolare ed articolare, il fisioterapista verificherà anche la tua condizione posturale totale attraverso lesame Baropodometrico computerizzato e, in caso di problematiche, ti proporrà il metodo Mezieres, un percorso fisioterapico in grado di farti recuperare la corretta postura.

Come ti ho spiegato all’inizio, una disfunzione all’articolazione della spalla, a lungo andare, può causare un meccanismo a catena che rischia di compromettere postura e salute di tutto il corpo, dell’intera spina dorsale. Solo grazie al giusto equilibrio, la colonna vertebrale può lavorare bene senza creare infiammazione e dolore.

Il Centro Ryakos ti offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale (test fisioterapici, muscolari, ortopedici, funzionali, neurologici, di forza ed elasticità). In seguito, se necessario, pianificherà un programma terapeutico personalizzato per risolvere definitivamente il tuo problema.

Lussazione Spalla

Lussazione spalla e sublussazione: sintomi, cause, rimedi, fisioterapia

Cosa succede quando si subisce una lussazione spalla? Che cosa provoca quel dolore difficile da dimenticare? Quali sono gli altri sintomi e le cause? A seguito di una lussazione della spalla, la testa dell’omero fuoriesce completamente o parzialmente dalla cavità glenoidea, il punto in cui l’omero si articola con la scapola. Quando la lussazione è parziale, viene denominata sublussazione.

La lussazione totale può essere anteriore o posteriore in base alla posizione assunta dalla testa dell’omero dopo l’evento traumatico. Altre strutture della spalla coinvolte da questo trauma possono essere il labbro glenoideo, la capsula articolare ed i legamenti.

Prima di descrivervi i sintomi, le cause, le complicanze, i rimedi, le terapie ed i tempi di recupero, esploriamo brevemente l’anatomia della spalla con particolare riferimento all’articolazione interessata dalla lussazione.

Lussazione spalla: cenni di anatomia

L’articolazione della spalla è la più mobile ed instabile del corpo umano. E’ costituita da 5 diverse articolazioni, tra cui quella scapolo-omerale (o gleno-omerale) che è la diretta interessata al rischio lussazione spalla. Le ossa coinvolte da questa articolazione sono omero e scapola, in particolare la testa dell’omero che si articola con la cavità glenoidea della scapola. La caratteristica specifica di questa articolazione è la superficie di contatto davvero minima tra omero e scapola.

La stabilità dell’articolazione scapolo-omerale viene assicurata dalla capsula articolare, da un complesso muscolo-tendineo (cuffia dei rotatori e muscolo deltoide), da tre legamenti gleno-omerali (superiore, medio ed inferiore) e dal legamento coraco-omerale.

L’articolazione scapolo-omerale è responsabile dei principali movimenti della spalla ovvero quelli di rotazione, flessione-estensione, abduzione-adduzione.

Quando si verifica una lussazione, la spalla subisce un grave danno funzionale.

Video dell’ Anatomia della Spalla

Sintomi

La lussazione spalla è un’esperienza difficile da dimenticare e molto facile da riconoscere.

Presenta la seguente sintomatologia:

  • dolore violento e fastidioso;
  • formicolio;
  • impossibilità di muoversi, deficit funzionale totale;
  • perdita della caratteristica rotondità della spalla, deformità;
  • braccio pendente lungo il tronco, extraruotato, con la testa dell’omero ‘scivolata’ sotto l’ascella (lussazione anteriore) o dietro l’ascella (lussazione posteriore). La cavità gleonoidea risulta vuota.

La lussazione spalla anteriore è la più diffusa e frequente (95% dei casi): si verifica a seguito di una caduta con il braccio in abduzione ed extrarotazione.

lussazione della spalla

Cause

L’evento traumatico che fa dislocare l’omero dalla sua sede naturale può essere causato da svariati meccanismi lesivi:

  • caduta sul lato della spalla;
  • movimento brusco del braccio sopra la testa (tipico del lancio nel baseball);
  • caduta in appoggio sul braccio extraruotato (lussazione anteriore) ovvero sull’arto ruotato verso l’esterno per trovare un punto di appoggio allo scopo di proteggere il resto del corpo;
  • trauma su braccio intraruotato e addotto (in questo caso, si parla di lussazione posteriore);
  • collisione violenta della spalla contro un qualsiasi ostacolo (oggetto o persona);
  • fortissimo strattonamento del braccio verso l’esterno o all’indietro;
  • sovraccarico cronico dei muscoli stabilizzatori;
  • lassità articolare, vale a dire instabilità congenita della spalla oppure acquisita a causa di una precedente lussazione.

Tali eventi traumatici possono avvenire durante un’attività sportiva (rugby, basket, sci, baseball, hockey) oppure a seguito di incidenti stradali o cadute accidentali.

Complicanze

radiografia spalla lussata

L’evento traumatico che porta alla lussazione spalla può portare alle seguenti complicanze:

  • frattura della testa dell’omero (lesione di Hill Sachs), più frequente negli anziani;
  • lesione del nervo circonflesso (con conseguente paralisi del muscolo deltoide);
  • complicazioni vascolari ed a livello di nervi;
  • danni a legamenti, cartilagine e muscoli che avvolgono l’articolazione;
  • lussazione abituale e recidive che portano all’artrosi.

Lussazione spalla: tipologie

La lussazione spalla parziale è detta anche sublussazione, l’abbiamo già accennato.

Riguardo alla lussazione totale con perdita permanente dei rapporti articolari fra le ossa dell’articolazione scapolo-omerale, esistono varie tipologie:

–       anteriore (la più diffusa) in cui l’omero risulta deviato in avanti ed in basso;

–       posteriore, quando l’omero scivola posteriormente;

–       completa, in caso di separazione netta tra le superfici articolari;

–       incompleta (sublussazione), quando i capi ossei restano parzialmente in contatto tra loro;

–       esposta se l’evento traumatico coinvolge e danneggia anche la cute (lesione) per la fuoriuscita dell’osso.

Diagnosi

Seppure i sintomi della lussazione spalla siano evidenti, fin troppo visibili e riconoscibili, è necessario eseguire una corretta ed immediata diagnosi prima di eseguire il riposizionamento.

E’ quantomeno opportuno un esame della sensibilità della cute del moncone laterale allo scopo di evidenziare eventuali lesioni del nervo circonflesso.

L’esame obiettivo non basta. Il paziente verrà sottoposto a radiografie e risonanza magnetica per verificare la presenza o meno di complicanze (lesione di nervi, vasi, fratture ossee).

Oltre all’esame obiettivo, si rende necessario quello radiografico che, oltre a evidenziare la lussazione, dovrà documentare l’eventuale presenza di fratture associate.

L’esame radiografico dovrà essere ripetuto dopo il riposizionamento per controllare l’allineamento articolare.

 Sublussazione e lussazione spalla: cosa fare? Cure, rimedi e trattamenti

fisioterapia per la lussazione della spalla

In caso di sublussazione (o lussazione parziale) sarà necessario immobilizzare l’arto con una fasciatura (bendaggio Desault) oppure con l’utilizzo di un tutore spalla per circa 3 settimane, dopodiché il paziente dovrà seguire un percorso rieducativo per recuperare la forza e ripristinare il movimento.

Riguardo ai tempi di recupero, potrà tornare alle normali attività quotidiane e lavorative dopo 30-40 giorni, mentre per quelle sportive dovrà aspettare almeno 2 mesi.

Se la lussazione spalla è completa, il medico ortopedico effettuerà manovre specifiche esterne (manovra di Kocher) per riposizionare tempestivamente l’omero nella sua sede naturale. Se con tali manovre non si riuscirà a ridurre la lussazione spalla, risulterà inevitabile l’intervento chirurgico (tramite riparazione artroscopica o, talvolta, a cielo aperto) per riavvicinare i capi articolari. In seguito, la spalla verrà immobilizzata con un tutore per un mese, dopodiché si intraprenderà un ciclo fisioterapico riabilitativo mirato della durata di circa un mese.

I tempi di recupero post-intervento sono variabili a seconda dell’età e dello stile di vita del paziente. In genere, si riprendono le attività sportive dopo 5 mesi circa.

Sia per la lussazione che per la sublussazione, il medico prescriverà farmaci antidolorifici e miorilassanti (per rilassare i muscoli) e si potrà applicare ghiaccio sulla spalla per controllare il dolore.

L’obiettivo principale, in entrambi i casi, è riportare manualmente l’omero in sede prima possibile per assicurare una buona ripresa della funzionalità articolare.

Fisioterapia e riabilitazione

Trascorso il periodo di immobilizzazione con il tutore, si procederà alla riabilitazione che mira ad ottenere un recupero articolare completo ed il rinforzo delle strutture muscolari.

La riabilitazione dopo una lussazione è di fondamentale importanza: svolge un ruolo determinante per evitare il rischio di un’instabilità permanente della spalla che può provocare processi artrosici.

La fisioterapia assistita per il recupero del movimento articolare dura dalle 4 alle 8 settimane e si avvale dei seguenti trattamenti:

  • Mobilizzazione passiva assistita (kinesiterapia) per il recupero del movimento naturale. Serve a stimolare la secrezione del liquido sinoviale e, quindi, a lubrificare l’articolazione per un movimento fluido e non doloroso;
  • Crioterapia;
  • Tecarterapia che combatte l’infiammazione favorendo la riparazione dei tessuti danneggiati dall’evento traumatico;
  • Laser Yag ad Alta Potenza, trattamento rapido ed efficace contro infiammazione e dolore.

Gli ultimi tre trattamenti puntano al contenimento del dolore.

In tutti i casi, è importante eseguire regolarmente esercizi di mobilizzazione precoce del polso, mano e gomito.

In una seconda fase, si passerà ad esercizi di rinforzo e sedute di mobilizzazione attiva che il paziente potrà, in seguito, ripetere a casa per controllare l’allineamento e la correttezza della postura (esercizi con bastone, manubri, carrucola, elastici, ecc.).

Andranno, in seguito, allenati i muscoli della spalla (dorsale, pettorale, bicipite, tricipite, sottoscapolare, deltoide, extrarotatori, intrarotatori) che dovranno progressivamente recuperare la loro forza e tonicità.

La fase di rinforzo della muscolatura dura circa 8 settimane.

Prenota una Visita gratuita allo 0813419278

La Spalla Dolorosa

Spalla dolorosa

Prima di addentrarci nelle problematiche inerenti alla spalla, farò un breve escursus sull’anatomia della spalla, perché quando è dolorosa tale condizione può essere determinata da innumerevoli situazioni soggettive ed oggettive e a cause concomitanti.

La spalla è la regione anatomica che permette l’unione dell’arto superiore al tronco, essa è una delle articolazioni più mobile del corpo umano e per le sue caratteristiche e flessibilità garantisce prestazioni di grande potenza (sport) come movimenti estremamente fini.

Schematicamente la spalla comprende cinque articolazioni:

  • Sternoclavicolare
  • Acromionclevicolare
  • Scapolotoracico
  • Glenomerale
  • Superfice acromionclavicolare

con possibili alterazioni in tali distretti, oltre ad un’ innumerevole complesso di muscoli, tendini, borse, legamenti ed ossa che concorrono armoniosamente al movimento dell’arto superiore.

I muscoli interessati sono:

  • Deltoide – superiormente
  • Sovraspinoso, sottospinoso, il piccolo e grande rotondo, il sottoscapolare – posteriormente
  • Succlavio, grande e piccolo pettorale – anteriormente.

Lo scheletro della spalla è costituito da :

  • Epifisi prossimale dell’omero
  • Clavicola
  • Scapola con apofisi del coracoide ed acromion.

Altra entità anatomica è la cuffia dei rotatori costituita da quattro muscoli che ntersecandosi tra loro (infraspinato, sovraspinato, sottoscapolare, piccolo rotondo) consentono il movimento rotatorio appunto.

A fronte degli innumerevoli elementi che costituiscono la spalla, in senso anatomico,  essa può essere danneggiate da svariate cause.

Una spalla dolorosa può presentarsi come:

Video dei muscoli della Spalla

Cause

Nell’evoluzione della specie umana vi sono state modificazioni anatomiche considerevoli per l’arto superiore che da locomotore è diventato un arto prensile e duttile a danno di tutte le strutture muscolari che hanno assunto altri compiti ed attributi. Dall’eccezionale flessibilità, le articolazioni della spalla , tendono ad essere poco stabili e i danno sono legati :

  • All’invecchiamento
  • Alle sollecitazioni continue
  • Al sovraffaticamento
  • Ai traumi
  • Al gesto ripetuto e scorretto
  • All’osteoartrosi
  • Al tipo di lavoro che si svolge
  • All’attività sportiva.

Come si presenta

lesione del sovraspinoso

La patologia dolorosa (parlando in termini generici ) è presente al movimento in un certo punto dell’escursione articolare. Si localizza alla spalla e si irradia alla superfice esterna del braccio  o nella zona postero-superiore della spalla. Peggiora di notte, dovuto alla posizione assunta e di giorno può aumentare in ragione dell’uso che si fa dell’arto superiore.

L’articolazione è più limitata nei movimenti attivi che passivi e il dolore è migliorato, inizialmente, dai movimenti.

Tale condizione di dolore induce il soggetto all’immobilità con conseguente instaurazione di osteoartrosi  ed impotenza funzionale (ipotono)che è la causa più comune e frequente di problematiche alla spalla, tant’è che essa può evolvere in spalla congelata o capsulite adesiva.

Diagnosi

Non esiste un test specifico per la spalla dolorosa, tenuto conto dei molteplici elementi che interessano la mobilità e la stabilità di tale distretto anatomico, ma vi sono test per ogni elemento che lo compongono per effettuare una diagnosi presuntiva che dovrà essere supportata da esami strumentali. Quindi ipotesi clinica a fronte di test specifici:

  • Jobe – per il muscolo sovraspinoso
  • Patte, Drop Sign – per il muscolo sottospinoso
  • Lift-off, Napoleon, Gerber per il muscolo sottoscapolare
  • Palm-up, Yergason, O’Brian per il capo lungo del bicipite
  • Neer, Yocum, Hawkins per l’inpigement omero – acromion
  • Cassette anteriore / posteriore per instabilità gleno – omerale anteriore / posteriore
  • Braccio cadente per l’instabilità della cufia dei rotatori
  • Adson, Wright per la sindrome dello stretto toracico
  • Tinel per l’irritazione del plesso brachiale.

A questo seguono :

  • Esami di primo livello con radiografia, ecografia
  • Esami di secondo livello con risonanza magnetica, tomografia computerizzata,

che suffragano l’ipotesi clinica per una diagnosi corretta e un protocollo terapeutico confacente.

Terapie (in termini generali per la spalla dolorosa non traumatica)

In fase acuta.

  • Assunzione di antinfiammatori ( FANS), antidolorifici
  • Correnti TENS ( azione analgesica)

In fase sub acuta:

La terapia fisica, nella patologia della spalla dolorosa, offre una vasta gamma di  applicazioni sia come antidolorifico che come sistema di stimolazione biologico per ripristinare lo status iniziale , inibire l’infiammazione e porre rimedio (contenere) un stato degenerativo.

fisioterapia alla spalla

In tale ottica e per un approfondimento più mirato potrebbero essere prese in considerazioni alcune patologie prodotte da stress , sovraccarico funzionale e gesti ripetuti. ma tutte con le stesse caratteristiche:

  1. Epicondilite
  2. Gomito del tennista
  3. Anca del tennista
  4. Spalla del nuotatore
  5. Tunnel carpale
  6. Tendinopatia da utilizzo del mouse
  7. Golf e sue complicanze

A quest’elenco possiamo aggiungere  altre  patologie a vostra richiesta e di  vostro interesse.

Possiamo consigliarvi sugli ausili e strumenti idonei nell’attività di vita quotidiana.

Basta inviare una richiesta.Chiama ora allo 081341927

Frattura Clavicola

Frattura clavicola nell’adulto, bambino, neonato: sintomi, cause, terapie

L’osso che fa da ponte tra sterno (gabbia toracica) e scapola potrebbe, per varie cause, rompersi: la frattura clavicola è un episodio traumatico che si verifica di frequente e colpisce persone di qualsiasi età.

Rappresenta poco meno della metà delle fratture che coinvolgono la spalla ed il 5% delle fratture in genere.

Solitamente, questo osso si frattura nella parte centrale (nell’80% dei casi) in modo composto, colpisce maggiormente i soggetti di sesso maschile e rappresenta l’osso più fratturato al momento della nascita indipendentemente dal sesso.

Oltre ai neonati, questo tipo di frattura è frequente anche nel bambino.

Esistono differenti terapie in base al tipo ed alla gravità della frattura: possono risolversi spontaneamente oppure attraverso terapie mirate ma esiste l’eventualità di complicazioni.

Approfondiamo l’anatomia, le tipologie di frattura della clavicola, i sintomi, le cause, la terapia farmacologica, l’eventualità di un intervento chirurgico ed i trattamenti fisioterapici per il recupero e la riabilitazione.

Cenni di anatomia: cos’è la clavicola?

anatomia clavicola

Prende il nome di clavicola quell’osso oblungo e sottile, a forma di S, collocato tra lo sterno (osso centrale del torace) e acromion (quella particolare lama di osso della scapola localizzata nella spalla).

Ha come caratteristica singolare quella di essere l’unico osso che collega l’arto superiore al resto del corpo.

L’altro punto di contatto tra spalla e tronco è un’articolazione virtuale chiamata la scapolo-toracica (S/T).

Un’importante funzione della clavicola è proteggere il plesso brachiale, i vasi venosi ed arteriosi, l’apice del polmone, tutti elementi che si trovano nella parte laterale bassa del collo.

E’ formata da una parte centrale e da due estremità (mediale prossima allo sterno e laterale prossima alla scapola).

La frattura della clavicola potrebbe lesionare le strutture che normalmente protegge (polmone, plesso brachiale, vasi sanguigni): fortunatamente, si tratta di un’eventualità abbastanza rara.

Frattura clavicola: tipologie

La terapia giusta dipende, come per ogni patologia, da una precisa diagnosi che varia a seconda della tipologia di frattura clavicola.

Sì, perché, come nel caso di altre fratture, anche quella della clavicola è classificata in differenti tipologie in base a diversi fattori.

In base al numero dei frammenti, si suddivide in:

Composta, con i due segmenti allineati;
Scomposta, caratterizzata da spostamento dei frammenti generati dalla frattura.
In base all’integrità o meno della cute, avremo un frattura clavicola:
Semplice o chiusa se non si è verificata alcuna lacerazione cutanea;
Complicata o esposta se la cute è lesa con eventuale rischio di infezione.
A seconda della sede di frattura, si suddivide in:
– Corpo centrale, la più frequente;
– Terzo laterale (estremità collegata alla scapola);
– Terzo mediale (estremità più sottile, collegata allo sterno).

Altri fattori importanti che incidono sulla scelta della terapia più indicata sono l’età del soggetto e le sue esigenze funzionali (un atleta ne ha di più rispetto a chi non svolge un’attività fisica intensa).

Sintomi

Sono questi i principali sintomi conseguenti alla frattura clavicola:

– Dolore nella zona al di sopra della frattura;
Spalla cadente (in avanti o in basso);
– Impossibilità di sollevare il braccio per il forte dolore;
Deformità o asimmetria evidente della spalla coinvolta, che può apparire più corta o abbassata rispetto all’altra;
– Gonfiore ed ematoma localizzati nell’area che interessa la lesione, braccio gonfio;
– Sensazione di scricchiolio nel tentativo di muovere i due monconi ossei;
– Disfunzione distale del nervo (in caso di lesione del plesso brachiale);
Stasi venosa e scolorimento associato a gonfiore (in caso di lesione venosa).
Stando a riposo, senza muovere il braccio, il dolore può essere lieve o non avvertito.

Cause

La frattura della clavicola colpisce maggiormente i maschi con un rapporto di 3:1 rispetto alle femmine.

Nel soggetto giovane, adulto o anziano la causa principale della frattura clavicola è data da:

– un colpo diretto alla spalla;
– un trauma derivante da caduta sulla spalla in laterale (o con braccio teso oppure mano ipertesa) o conseguente ad un incidente d’auto, un’attività sportiva.
I fattori di rischio sono:
– Età avanzata o, al contrario, giovane età;
Osteoporosi;
– Malattie ossee congenite;
– Disordini alimentari, carenza di calcio nella dieta;
Attività sportive di contatto.

Complicanze

Una frattura clavicola (specie di tipo terzo mediale) può causare complicazioni alle seguenti strutture anatomiche prossime alla clavicola:

– Apparato respiratorio (lesioni del polmone);
– App. circolatorio (lesione dell’arteria ascellare, dei vasi succlavi e della vena giugulare interna);
– Apparato nervoso (lesione del plesso brachiale).

E’ fondamentale verificare che queste strutture non siano lesionate o compromesse dopo l’evento traumatico.

Inoltre, la frattura potrebbe rischiare di spostarsi eccessivamente prima della guarigione.

Per questo motivo, è necessario assicurarsi che la clavicola resti in posizione facendo tutti i controlli del caso.

Il rischio maggiore che si può correre, in questo senso, ha un nome: ‘vizio di consolidazione’, ovvero l’eventualità che i frammenti si spostino troppo e le ossa guariscano in posizione anomala influenzando, in seguito, il movimento del braccio.

In fase di guarigione, oltretutto, si potrebbe formare una grossa protuberanza sull’area della frattura destinata a ridursi nel tempo: potrebbe, però, rimanere permanente una piccola escrescenza.

Diagnosi

radiografia frattura clavicola

Per una corretta diagnosi che stabilisca o meno la presenza di una frattura clavicola, il medico procederà con l’anamnesi, sottoporrà il paziente a visita medica esaminando la spalla per assicurarsi che nessun nervo o vaso sanguigno che circonda la clavicola abbia subito danni.

Prescriverà i seguenti esami:

Radiografia di tutta la spalla (in più proiezioni) per individuale la posizione e la gravità della frattura verificando la presenza di altre eventuali lesioni;
– TAC per osservare più approfonditamente le fratture, nel dettaglio, se altre ossa risultano rotte;
– Risonanza magnetica nucleare in grado di effettuare una panoramica dell’intera articolazione.
Se si sospettano particolari lesioni conseguenti alla frattura, il medico ortopedico prescriverà:
– Analisi completa del sangue per verificare i valori di emoglobina ed ematocritici ed arteriografia, per sospetto infortunio vascolare;
– Gas sanguigno arterioso e radiografia toracica, per sospetta lesione polmonare;
– Radiografia toracica per lesione;
Esame neurologico ed angiografia.

Frattura clavicola: bambino e neonato

tutore per bambino nella frattura della clavicola

Nei bambini e neonati, la frattura clavicola rappresenta un evento traumatico frequente e si verifica, perlopiù, a livello del terzo mediale (80% dei casi).

Possono guarire spontaneamente senza ricorrere ad alcun trattamento specifico ma, specie nei bambini più grandi, una frattura scomposta può mostrare una notevole deformità: in questo caso, bisognerà intervenire con una semplice riduzione manuale della suddetta deformità immobilizzando, in seguito, la spalla con un bendaggio adeguato per 2/3 settimane.

Questo trattamento porterà alla formazione di un buon callo osseo che consentirà un rapido recupero.

La cause di frattura della clavicola, in pediatria, sono:

– Parto difficile (durante il passaggio attraverso il canale del parto) o travaglio prolungato;
– Traumi semplici che colpiscono un osso fragile, in fase di crescita;
– Bimbo macrosomico alla nascita (di peso superiore ai 4 kg e di elevata lunghezza) soggetto anche a frattura del femore;
– Distocia delle spalle;
– Strumenti utilizzati durante il parto.

Neonati e bimbi soggetti a frattura della clavicola non adeguatamente curati e trattati possono rischiare gravi complicazioni come la Paralisi di Erb.

Cure e trattamenti farmacologici

tutore per clavicola fratturata

La frattura composta, ovvero quando le ossa non risultano eccessivamente spostate, sono allineate correttamente e non ci sono complicanze, può guarire spontaneamente.

In questo caso, si ricorre al trattamento conservativo con la somministrazione dei seguenti farmaci:

– Antinfiammatori (come ibuprofene, ketoprofene);
– Antidolorifici (paracetamolo) per alleviare il dolore.

Il braccio viene sostenuto, immobilizzato e mantenuto in posizione da un tutore tipo bendaggio a “8” anche per consentire la formazione del callo osseo necessario per ricongiungere i frammenti fratturati.

Terapia chirurgica

chiodi nella clavicola

Quando la frattura clavicola risulta scomposta, se i frammenti ossei sono eccessivamente spostati (con eventuale coinvolgimento del plesso brachiale o dei polmoni) oppure in caso di frattura esposta (con frammenti che puntano sotto pelle rischiando di bucarla), è necessario sottoporsi ad intervento chirurgico finalizzato ad allineare correttamente le ossa tenendole in posizione durante il periodo di guarigione.

In fase di intervento chirurgico, i frammenti ossei vengono mantenuti in posizione stabile applicando sopra l’osso ed a ponte della frattura una placca (o piastra) in titanio con delle viti (osteosintesi).

Placche e viti non devono essere necessariamente rimosse dopo la guarigione se non causano disagio.

Verrà indicato l’uso di un tutore e sarà possibile procedere con il percorso di riabilitazione subito dopo l’intervento.

I rischi e le complicanze comuni a qualsiasi intervento chirurgico sono: infezione, sanguinamento, nausea, danni ai vasi sanguigni o ai nervi e dolore.

Nel caso specifico, si possono rischiare: danno polmonare, irritazione da placca o difficoltà nella guarigione delle ossa.

Fisioterapia e riabilitazione

riabilitazione clavicolare

Il percorso di riabilitazione fisioterapica ha come obiettivo recuperare la forza muscolare e la normale funzionalità articolare del braccio.

A seconda dell’età e di altri fattori, i tempi di guarigione variano: per un adulto, i tempi medi sono compresi fra le 8 e le 12 settimane. I tempi di guarigione sono, in genere, più lunghi per pazienti che fumano o diabetici.

Si procede con esercizi mirati a prevenire la rigidità e la debolezza del braccio fino a passare ad esercizi di potenziamento, quando la frattura risulterà completamente guarita.

La presenza di un fisioterapista professionista è preziosa ed inevitabile.

Tra i diversi trattamenti di fisioterapia, il fisioterapista consiglierà i più indicati ovvero:

– Sedute di Tecarterapia per favorire la riparazione dei tessuti danneggiati dal trauma ed intervenire sull’infiammazione;
Riabilitazione Attiva/Passiva per migliorare la mobilità articolare, ridurre le tensioni muscolari e tonificare i muscoli ipotonici;
Esercizi propriocettivi e Funzionali;
– Laser Yag (metodica di Laserterapia ad Alta Potenza) che combatte e risolve dolore ed infiammazione, molto indicato nelle patologie di origine traumatica-articolare, in grado di rigenerare i tessuti compromessi dal trauma.

Prenota ora una visita allo 0813419278

Calcificazione Spalla

Calcificazione Spalla: che cos’è?

La calcificazione spalla è una problematica piuttosto diffusa tra i pazienti affetti da dolore alla spalla.

Le calcificazioni limitano la mobilità articolare quando si trovano in prossimità di un articolazione e danno un dolore sia durante i movimenti del braccio che a riposo.

Le calcificazioni non sono nient altro che un accumulo di calcio a livello tendineo inserzionale laddove sia presente un infiammazione che non è stata curata.

Tali calcificazioni di spalla si formano a livello tendineo inserzionale e colpiscono i tendini della cuffia dei rotatori o lo stabilizzatore, il capo lungo del bicipite.

Pertanto consigliamo ai nostri pazienti, quando affetti da un infiammazione della spalla, di curarsi quanto prima seguendo il corretto iter terapeutico pena cronicizzazione dell’ infiammazione e formazione di calcificazione spalla.

Molto spesso si tende ad attribuire alla calcificazione tendinea un dolore alla spalla ma non sempre ciò è vero.

Vi sono situazioni nelle quali la calcificazione spalla non è responsabile ne del dolore ne della limitazione funzionale del paziente ma vi è semplicemente uno squilibrio muscolare o contratture che stanno dando la sintomatologia dolorosa o il deficit di mobilità.

A che livello troviamo la calcificazione spalla?

Le calcificazioni spalla come detto precedentemente soprattutto a livello inserzionale tendineo.

I tendini maggiormenti colpiti da tale problematica sono:

dolore scapola sinistra

Il sovraspinoso e il sottoscapolare sono tendine che fanno parte della cuffia dei rotatori mentre il capo lungo del bicipite è lo stabilizzatore anteriore della spalla.

I primi due sono due muscoli abduttori e rotatori e soprattutto il sovraspinoso va incontro a calcificazione.

La calcificazione spalla del sovraspinoso è ben visibile e il trattamento di tale problematica risulta molto semplice con le onde d’ urto.

La diagnosi di calcificazione tendine spalla è i tipo strumentale.

Tramite una semplice radiografia è possibile apprezzare i depositi di calcio a livello periarticolare.

Quali sono le migliori cure per la calcificazione alla spalla?

La miglior cura in caso di calcificazione della spalla consiste in terapia strumentale combinato con terapia manuale ed esercizio attivo del paziente.

La terapia di elezione della calcificazione è la terapia con le onde d’urto.

Tale metodica, nata per la calcolosi renale, oggigiorno viene sempre più utilizzata in campo ortopedico per la cura di patologie tendinee e calcificazioni.

Tramite tale metodica s ha un sollievo immediato dal dolore, una riduzione dell’ infiammazione, un miglioramento della mobilità articolare e recupero della forza dell’arto colpito da calcificazione.

E’ bene sottolineare che le onde d’urto non rompono le calcificazioni.

Mettiamo caso che dobbiamo trattare una calcificazione della spalla con le onde d’urto: se le onde d’urto rompono tale calcificazione, che è un vero e proprio osso, creano fino a 6 centimetri di profondità delle fratture quindi creerebbero una frattura della testa omerale.

Il nostro obiettivo è curare le problematiche della spalla e non arrecare ulteriori danni al paziente.

Pertanto le onde d urto non rompono le calcificazioni ma, nel caso in cui alla radiografia questa risulta opaca e non completamente bianca quindi osso vero e proprio, le modellano.

La terapia manuale e gli esercizi consentono un ripristino della mobilità articolare, recupero della forza e dell’ elasticità muscolare e una riduzione ulteriore del dolore.

Gli esercizi proposti dal terapeuta devono essere eseguiti quotidianamente al proprio domicilio erp accelerare i processi di guarigione e evitare complicazioni di recidive.

Video a cura di Addio Spalla Dolorosa

Se anche tu soffri di calcificazione spalla chiama lo 0813419278 per una Visita Gratuita

Dolore al braccio sinistro

Dolore al braccio sinistro: da cosa è causato?

Il dolore al braccio sinistro è una definizione generica usata dai pazienti affetti da una problematica di tipo muscolo- tendinea e/o articolare della spalla.

Ci teniamo a sottolineare di non preoccuparsi eccessivamente se il dolore al braccio sinistro è presente da più giorni  sicuramente non si tratta di un infarto poichè nel caso in cui vi era un infarto in corso il dolore prendeva tutto l’arto superiore sinistro e non vi era neanche il tempo per poter cercare su internet tale sintomatologia.

In questo articolo ci concentreremo sulle cause principale del dolore al braccio, sulla diagnosi, sulla terapia medica e riabilitativa.

Dolore braccio sinistro:quali sono le cause?

Periartrite spalla

Le cause del dolore braccio sinistro sono da ricercare a livello muscolare, tendineo e articolare.

Un infiammazione a carico di uno dei tendini della cuffia dei rotatori o soprattutto a carico del muscolo bicipite danno tale sintomatologia.

Una problematica articolare dell’ omero o una forte contrattura con conseguente attivazione dei trigger point( puti grillletto) danno un dolore al braccio sinistro.

Pertanto per poter curare definitivamente questo disturbo di fondamentale importanza risulta la diagnosi medica e una valutazione Fisioterapica.

Molto importante risulta la valutazione della comparsa del dolore che se avviene di notte e sveglia il paziente può esservi un problematica di tipo digestivo o una tensione eccessiva a carico dello stomaco.

Consigliamo a chi soffre di dolore notturno alla spalla o al braccio di cenare leggero, evitando carboidrati, e non mettersi subito sul divano o a letto per favorire una corretta digestione.

Elenchiamo le possibili cause :

  • tendinite del sovraspinato
  • infiammazione del capo lungo del bicipite
  • contratture muscolari
  • conflitto sub-acromiale
  • borsite deltoidea
  • lesione slap.

Va inoltre eseguita una valutazione del rachide cervicale per valuterà la corretta mobilità

Talvolta un dolore ad una spalla o al braccio possono essere determinati da un movimento alterato del rachide cervicale e pertanto va trattato e manipolato quest’ultimo.

Come si cura?

La cura prevede l’utilizzo di terapia strumentale integrata con la terapia manuale.

Gli elettromedicali che hanno i migliori risultati in tempi rapidi sono la laserterapia, la tecar e le onde d urto.

La laserterapia e le onde d urto sono particolarmente indicati in caso di problematiche a carico dei tessuti tendinei e legamentosi.

La tecarterapia è la terapia di elezione in caso di infiammazione e contratture muscolari.

Tale strumento può essere utilizzato anche nella fase acuta di dolore al braccio sinistro poichè viene utilizzato in modalità atermica che consente un recupero immediato dal dolore e dall’ infiammazione.

Le terapia strumentali integrate con le tecniche manuali danno i migliori risultati.

In base alla causa il terapeuta esperto utilizza tecniche manuali volte a migliorare la mobilità articolare, l’elasticità muscolo-tendinea e disattivare le contratture antalgiche secondarie che limitano anch’ esse la mobilità oltre che a diminuire la forza e l’energia muscolare.

Molto importanti sono gli esercizi insegnati dal terapeuta da eseguire al proprio domicilio per migliorare ulteriormente e più velocemente la sintomatologia dolorosa e la mobilità articolare e per prevenire eventuali possibili complicanze di recidiva.

Video di esercizi a cura di katia Vaccari

Se anche tu soffri di un dolore al braccio sinistro chiama ora lo 0813419278 per una Visita gratuita.

Ryakos Srl - P.Iva 08975061212 - Capitale Sociale 10.000,00 Euro
Sede Operativa Via Torrione San Martino 51, 80129 Napoli
Sede Legale Corso Secondigliano 242
Privacy Policy
Cookie Policy
Copyright ® 2010-2020 Ryakos Srl , Tutti i diritti sono riservati. Redesign by: Pixart Design - Testi: Ryakos Fisioterapia