Stenosi del Canale Vertebrale

Stenosi del Canale Vertebrale

La Stenosi Vertebrale.

La stenosi vertebrale indica un restringimento del canale vertebrale che provoca uno strozzamento/compressione dei nervi spinali e del midollo.

Questo restringimento dipende dal naturale invecchiamento che provoca cambiamenti di forma e dimensioni del canale vertebrale.

La stenosi del canale è una patologia abbastanza diffusa nei soggetti  sopra i 50 anni di età ed è più diffusa nel rachide lombare e cervicale.

Cause della Stenosi Vertebrale.

Come detto precedentemente una delle cause possono essere attribuite all’età, all’invecchiamento dei tessuti e al cambio di dimensione e forma del canale.

Altre cause possono essere attribuite alla crescita ossea eccessiva, spondilolistesi, tumori, artrosi, artrite reumatoide, infezioni.

Tale compressione avviene a livello dei nervi spinali, del midollo, dei legamenti vertebrali e può provocare anche uno scivolamento vertebrale.

Quali sono i sintomi in caso di Stenosi Vertebrale?

I principali sintomi prevedono dolore localizzato nella zona colpita da stenosi e affaticamento degli arti.

Nella stenosi vertebrale Lombare si avrà un dolore alla schiena e stanchezza degli arti inferiori.

Col camminare soprattutto sulle salite si avvertirà una stanchezza e dolore alle gambe tale da doversi fermare e sedere per poi riprendere il cammino.

In caso di Stenosi cervicale si avvertirà dolore localizzato al rachide cervicale e formicolii e stanchezza delle braccia.

Quando vi è stenosi vertebrale entrambi gli arti sono colpiti dalla sintomatologia cosa che non avviene in un radicolopatia vera come la sciatalgia dove i sintomi sono sempre mono-laterali.

Diagnosi e Cura in caso di Stenosi del Canale.

risonanza stenosi lombare

La diagnosi prevederà un esame obiettivo e un’anamnesi accurata.

Già da queste due valutazioni e da un’esame Neurologico accurato si potrà arrivare facilmente alla diagnosi di stenosi che potrà essere confermata da indagini strumentali quali Radiografia, Risonanza Magnetica, e Tac.

Altro esame utile risulterà l’elettromiografia che rileva la conduzione nervosa.

I trattamenti in caso di stenosi saranno di tipo medico e fisioterapico.

Verranno prescritto farmaci antidolorifici, oppiacei, antinfiammatori.

La Fisioterapia prevederà esercizi di allungamento, di kinesiterapia del rachide e degli arti, esercizi di rinforzo muscolare e propriocettivo.

Particolarmente utile risulteranno gli esercizi posturali secondo il Metodo Mezieres.

Difficilmente si ricorre d intervento chirurgico a meno che non vi siano deficit neurologici importanti e/o compressioni midollari a rischio.

Paresi-facciale

Paresi Facciale

Paresi Facciale: cos’è.

La Paralisi di Bell è una paresi facciale periferica dovuta ad una problematica del VII paio di nervi cranici, ovvero il facciale;

Si tratta di un nervo misto, cioè con funzioni motorie e sensoriali: le prime riguardano i muscoli del volto deputati alla mimica ed alla masticazione, le seconde, invece, le funzioni uditive e del gusto.

Tale Paralisi provoca una perdita temporanea della funzione motoria dei muscoli della faccia dal lato colpito. Pertanto colpisce solo un lato del viso.

E’ detto anche paresi a freddo ma in realtà non ha nulla e che vedere con il freddo.

E’ una patologia temporanea e quasi mai cronica che tende a rientrare nel giro di massimo sei mesi.

Causa della Paresi Facciale.

Cause di Paralisi di Bell o paresi facciale sono da ricercarsi in infezioni virali, herpes zoster, Post-Traumatica o Post Chirurgica.

Altre cause possono essere identificate nell’ Hiv, rosolia, influenza, malattia di piedi, mani o bocca.

In molti casi la natura è idiopatica o da attribuirsi ad un semplice accumulo di stress;

Nelle donne in gravidanza e nei pazienti diabetici si riscontra un’incidenza maggiore di questo tipo di Paralisi.

Dal punto di vista anatomo-patologico, ciò che determina la comparsa della paresi è un’ infiammazione del suddetto nervo facciale, ed il liquido infiammatorio comprime i fasci nervosi, alterando la trasmissione dei segnali nervosi o danneggiando il nervo stesso.

Sintomi della Paralisi Facciale.

segni della paralisi facciale

I sintomi della paresi facciali sono molto precoci e sono evidenziabili in massimo 48 ore.

Vi è una caduta della muscolatura del lato colpito e alcune funzioni facciali sono alterate.

I muscoli interessati sono quelli della fronte, il che comporta difficoltà ad elevare e abbassare le sopracciglia e corrugare la fronte, i muscoli degli occhi, con difficoltà a strizzarli, aprirli e chiuderli e i muscoli della bocca, con difficoltà a sorridere, baciare, stringere le labbra e masticare.

Inoltre, spesso la lacrmazione risulta alterata, con una limitazione del numero dei battiti di ciglia per una disfunzione dei muscoli palpebrali, pertanto nei primi tempi può essere consigliata l’applicazione di una benda sull’occhio e di un collirio per assicurare una minima idratazione all’occhio ed evitare danni alla retina.

Altri segni e sintomi tipici che un paziente colpito da Paralisi di Bell può avvertire saranno formicolii del viso, dolori al collo, disturbi della memoria, mal di testa, problemi vestibolari dell’ equilibrio.

Diagnosi del disturbo del nervo facciale.

La Diagnosi è clinica e si ottiene per esclusione di altre patologie più gravi.

E’ una patologia Idiopatica cioè di cui non si conosce la causa.

Tantissimi pazienti non si affidano a specialisti dato che il medico generico è in grado di effettuare una diagnosi precoce.

Per indagini più approfondite può essere utile consultare un neurologo.

Verranno eseguite delle Tac Cranio e risonanze per escludere problemi più seri, ad esempio la formazione di placche, tipiche della sclerosi multipla.

Trattamento della Paralisi di Bell.

terapia paralisi facciale

Il trattamento risulterà essere sia di tipo medico/farmacologico che di tipo Riabilitativo Neurologico.

I farmaci che verranno prescritti e consigliati dal Neurologo saranno di tipo Cortisonici che risulteranno in questo caso molto utile per riassorbire l’infiammazione.

La riabilitazione prevederà esercizi con un metodo unico nel suo genere denominato Kabat che mirerà a riabilitare e stimolare il nervo facciale danneggiato o lesionato tramite stimolazioni neuro-muscolari.

Sfruttando il principio delle diagonali del Metodo Kabat, il fisioterapista provvederà a stimolare la muscolatura del volto colpita attraverso prese manuali specifiche, proponendo esercizi per ristabilire una corretta funzionalità motoria della mimica facciale e della masticazione;  le sedute saranno integrate poi con esercizi che potranno essere effettuati quotidianamente a casa o nel tempo libero per velocizzare i tempi di ripresa.

Ernia-iatale

Ernia iatale

Ernia iatale

L’ernia iatale è una patologia a carico dello stomaco, il quale una parte di esso, subisce uno spostamento verso l’alto passando attraverso lo iato esofageo e che arriva nel torace.

L’ernia iatale può essere da scivolamento, para-esofagea, mista.

Quella più frequente è da scivolamento, è la meno preoccupante perché potrebbe anche regredire in basso, molte volte è asintomatica.

L’ernia paraesofagea è quella in cui la porzione di stomaco  che si è spostata in alto resta fissa nel torace, questo provoca reflusso gastroesofageo e accumulo di aria provocando eruttazioni.

La mista è quel tipo di ernia in cui si mischiano le altre due.

Sintomi Ernia Iatale

ernia iatale sintomi

Alcune persone non sanno di avere un ernia iatale poiché non provoca grandi disturbi , alcune volte si confonde con una digestione più lenta e dell’aerofagia.

Può comparire reflusso gastroesofageo che causa la risalita del contenuto dello stomaco nell’esofago. Si possono avere rigurgiti acidi in bocca, maggiore salivazione, si possono avere dolori al torace.

Quindi Tra i sintomi di ernia iatale ci sono : digestione lenta, aerofagia, rigurgiti acidi in bocca, sensazione di amaro, salivazione eccessiva, dolore al torace.

Non ci sta età per avere un ernia iatale ma nell’età più avanzata il rischio è più elevato. Sono varie le cause che possono far sorgere un ernia iatale.

Di solito si tratta di abitudini sbagliate e cattive, tra cui fumo, alcool, alimentazione sbagliata, problemi di metabolismo, obesità, sovrappeso, lavori che comportano grandi sforzi, tipo sollevamento grandi pesi e tensioni sul corpo, difetti a livello gastrico, anche posture errate che comportano uno schiacciamento a livello gastrico.

Diagnosi

Si può diagnosticare un ernia iatale effettuando una radiografia del tratto digerente soprattutto la parte superiore, ingerendo un mezzo di contrasto , il quale, quando arriverà nello stomaco, permetterà di valutare bene la zona esposta ai raggi X.

Si può effettuare anche una gastroscopia attraverso questo esame si può valutare se l’apparato digerente presenta qualche irregolarità nella sua fisiologia.

Ernia iatale cura

medicine per ernia iatale

Ci sono varie cure  farmacologiche a base di antiacidi e inibitori della pompa,  ma in alcuni casi per l’ernia iatale  si arriva alla chirurgia. lo scopo dell’intervento è quello di far si che si riporti alla normalità lo stomaco nella sua parte erniata cercando di controllare e di evitare che si formino altre ernie in altre zone.

Ci sono anche tecniche meno invasive per intervenire sull’ernia iatale (laparoscopia).  Ma presa in tempo può essere fondamentale cambiare stile di vita, alimentazione corretta.

Bisognerebbe consumare diversi pasti durante la giornata evitando che ci si gonfi con una grande cena o pranzo. Andrebbe limitato alcol, caffè, agrumi, piccante e tutti gli alimenti che producono acidità gastrica.

Da consumare cibi con pochi grassi in modo da essere smaltiti più velocemente , in questo modo andrebbe limitato l’acidità.

Sarebbe utile non riposare subito dopo i pasti per  almeno un paio di ore poiché in posizione declive potrebbe aumentare la pressione addominale con conseguente risalita del contenuto gastrico causando un reflusso esofageo.

Bisogna bere molto di più acqua poiché essa protegge le mucose esofagee. Anche fumare a lungo termine  può essere una causa di ernia iatale poiché la secchezza orale favorisce il reflusso acido.

Avere una postura corretta in modo da non dare pressioni allo stomaco favorendo una risalita degli acidi, bisogna evitare di dormire con cuscini sotto la pancia.

Trattamento manipolativo osteopatico

trattamento manipolativo per ernia iatale

I pazienti affetti da ernia iatale o reflusso gastro esofageo presentano una postura in chiusura anteriore con associato incurvamento in avanti delle spalle: tale postura rende impossibile mantenere una posizione eretta e, quindi, sovraccarica l’area dorsale con presenza di dolore.

Se questa postura permane nel tempo oltre un certo periodo, le strutture mio-fasciali si adattano a questa nuova situazione, creando una restrizione di mobilità.

In osteopatia ci sono tecniche che tendono ad eliminare le tensioni muscolo fasciali riportando un equilibrio dei visceri e delle parti strutturali.

Per visceri si fa riferimento agli organi addominali e toracici e alle membrane connettivali che li avvolgono.

Essi sono ancorati direttamente o indirettamente al tronco mediante il tessuto connettivo (legamenti e fasce) e, quando questo si muove, lo seguono.

Alla presenza di una restrizione di mobilità, invece, l’organo mette in tensione la propria struttura connettivale impedendo un corretto movimento della colonna vertebrale.

Gli organi sono costantemente messi in movimento dalla dinamica diaframmatica ad ogni atto respiratorio e, quindi, ne influenzano il meccanismo e, a loro volta, ne vengono influenzati.

Lo scopo del trattamento osteopatico consiste nel rinforzare e rilassare la giunzione gastro-esofagea, attraverso l’induzione concentrata in questa zona e di aprire qualsiasi fissazione fibromuscolare della giunzione e delle strutture circostanti.

All’anamnesi, la maggior parte dei pazienti manifestavano sintomi somatici quali: cervicalgia, dorsalgia, dolori al petto e cefalea.

Per ottenere una maggiore efficacia le tecniche vanno eseguite in una sequenza specifica:

  • ascoltare l’addome con tecniche di ascolto fasciale
  • liberare le zone di inserzioni del fegato
  • liberare il piloro e lo stomaco
  • liberare la giunzione gastro-esofagea
  • manipolare le fissazioni scheletriche importanti che persistono (ad esempio le articolazioni costo-condrali , il tratto cervicale basso)
  • normalizzare le fissazioni craniche e sacrali (venutesi a formare per una postura scorretta presa per protezione).
cosa mangiare ernia iatale

Dopo il trattamento è utile dare dei consigli al paziente tipo:

  • Non bisogna mettersi a letto subito dopo pranzo o cena
  • Non bisogna indossare abiti stretti in vita o cinture
  • Bisogna riposare su un cuscino e non senza
  • Non bisogna riposare o dormire in posizione declive
  • Bisogna evitare di tenere le braccia in alto e la testa inclinata indietro per lungo tempo
  • Bisogna evitare di assumere alcuni cibi che possono dare irritazione al tratto esofageo tipo cioccolato, caffè, tè, alcol, agrumi, piccanti.

Se anche tu soffri di Ernia Iatale o di sintomi correlati chiama lo 0813419278 per una Valutazione Osteopatica Gratuita.

Fratture: diagnosi, sintomi , cura medica e riabilitazione

Fratture: diagnosi, sintomi , cura medica e riabilitazione

 Fratture: sintomi e cura.

Per fratture si intende l’interruzione della continuità di un osso. All’origine di questa interruzione vi è sempre un evento traumatico. Nelle cosiddetta frattura traumatiche la forza agente dall’esterno è sempre di notevole intensità, tale appunto da superare la resistenza di un determinato segmento osseo. Nelle fratture patologiche essa può essere minima o addirittura non superiore alle normali sollecitazioni fisiologiche del segmento scheletrico interessato.

In questo caso ci si deve riferire ad una preesistente patologia che comporti un indebolimento della struttura ossea.Vi è inoltre un terzo gruppo in cui vengono classificate le fratture, quelle delle “frattura da fatica”. Qui l’agente traumatico provoca una frattura non tanto in proporzione alla sua intensità quanto al fatto che si applica in maniera interattiva.Tipico esempio di questo gruppo sono la frattura delle ossa metatarsali negli atleti o nei saldati, costretti a marciare a lungo.Nella frattura per trauma diretto la soluzione di continuità dell’osso avviene nel punto in cui è stato applicato l’agente traumatico.

Fratture composte e scomposte.

Nella frattura per trauma indiretto la frattura avviene lontana dal punto di applicazione dell’agente traumatico.
In base al rapporto “resistenza ossea/intensità del trauma”, le fratture possono essere incomplete o complete.

La frattura incompleta non presenta una totale interruzione di un segmento osseo.
Nella frattura completa vi è una completa interruzione ossea.
A secondo del numero dei frammenti ossei, le fratture possono essere distinte in fratture a due frammenti o pluriframmentarie.
Inoltre è possibile avere l’esposizione della frattura, cioè la comunicazione del focolaio di frattura con l’esterno (frattura esposta.La vastità di tale argomento ci impone di consigliare a consultare testi specifici.
Dal punto di vista clinico il paziente accusa quasi sempre dolore, riferito con discreta precisione a livello del focolaio della frattura.
Nella frattura di una certa identità esso è sempre spontaneo. Per traumi non gravi diminuisce sensibilmente con il trascorrere dei minuti, per poi riacutizzarsi dopo qualche ora dal trauma stesso.

Indagini e trattamenti in caso di Fratture.

Una completa indagine radiologica è assolutamente indispensabile per formulare con certezza la diagnosi di frattura.
Il trattamento terapeutico ospedaliero può essere “cruento o incruento”.
A secondo che i monconi ossei siano più o meno spostati fra di loro, la frattura può richiedere un opportuno intervento di riduzione prima dell’immobilizzazione in apparecchio gessato.

Trattamenti riabilitativi : magnetoterapia (durante il periodo di consolidamento e disponibile anche a noleggio), VISS ( a guarigione avvenuta, per la ripresa del tono muscolare, rieducazione motoria attiva e passiva e rieducaziome al passo.

In caso di ritardo di formazione del callo osseo si consigliano le onde d urto.

Strappo muscolare

Strappi muscolari

Strappi muscolari : come curarli bene

Gli strappi muscolari indicano una lesione del tessuto muscolare con interruzione di un numero più o meno grande di fibre. Nella maggior parte dei casi si tratta di una lesione che riconosce come causa una brusca contrazione del muscolo, solitamente durante un’attività sportiva.

Il dolore è immediato e assia intenso al punto da indurre un deficit funzionale pressochè completo.

All’esame palpatorio si può apprezzare la presenza di un’interruzione della normale continuità della superficie di un muscolo.

Nei confronti della ripresa di un’attività agonistica, lo strappo muscolare è assai invalidante, dato che per la sua guarigione è richiesto un prolungato periodo di riposo, a volte anche con immobilizzazione in apparecchio gessato (almeno nei primi giorni), e la guarigione può avvenire anche con la formazione di abbondante tessuto cicatriziale che può ostacolare la normale contrazione del muscolo interessato.

Quadro sintomatologico e trattamento in caso di strappi muscolari.

terapia degli strappi muscolari

Il quadro più grave di strappo muscolare è rappresentato dalla cosiddetta “rottura sottocutanea muscolare”, quando si ha la completa interruzione di un muscolo e richiede inevitabilmente un intervento chirurgico riparativo.

Esistono vari gradi di lesione:

1 grado prevede la rottura di pochissime fibre muscolari.

2 grado prevede la rottura di molte fibre muscolari.

3 grado prevede il distacco parziale o totale del muscolo dal tendine

Quando vi é stiramento non vi é lesione muscolare poiché il muscolo risulta allungato e le fibre non sono rotte.

Inoltre in caso di lesioni vi é sempre un ematoma causato dalla rottura delle fibre muscolari ma in alcuni casi questo non é visibile.

Ecco un Video con una spiegazione su gli strappi muscolari.

Indagini strumentali: Ecografia, Rmn

Trattamenti riabilitativi in caso di strappi muscolari.

Tecar, Chelt terapy (laser Nd: Yag, crioterapia), flowave 2, ultasuoni, VISS (per mantenere il tono muscolare per la lunga inattività), onde d urto. In caso di esiti fibrosi

Nelle 48-72 ore successive al trauma si utilizza il protocollo di terapia RICE che prevede riposo, ghiaccio(crioterapia), compressione, elevazione. Si puó anche iniziare una terapia con tecar utilizzando potenze atermiche cioé senza calore.Successivamente si inizia a stimolare le lesione per drenare l’eventuale ematoma con la tecar, col drenaggio linfatico manuale e con la flowave.Si lavoro col ronforzo isometrico per permettere alle fibre muscolari di cicatrizzarsi nel verso giusto. Passate la fase acuta si inizia a lavorare con terapie come laser, tecar e ultrasuoni che aiutano la fase di cicatrizzazione.Si eseguono controlli ecografici in base all’esigenza del singolo paziente e dalle esigenze sportive.Successivamente quando vi é una BUona cicatrizzazione si inizia col lavoro concentrico e dopo lavoro eccentrico.La ripresa all attivitá sportiva deve essere lenta e graduale ed é preferibile essere seguiti da uno specialista del settore.

Nel caso in cui la cicatrice crestasi risulti fibrotica bisogna intervenire per renderla elastica con terapia con onde d urto con massaggio trasverso profondo e fibrolisi.Il rischio di recidiva è alto se non si osservano regole precise.

Contratture muscolari

Contratture muscolari

Contratture muscolari : come si curano.

Le contratture muscolari indicano un problema muscolare e il più delle volte persistente,  determinato da varie cause.

Può essere generalizzata a tutti i muscoli del corpo o distrettuale, localizzata cioè a gruppi muscolari (di un arto, o di una parte di esso, di una metà del corpo e cosi via).

Il muscolo contratto è alla palpazione aumentato notevolmente di consistenza, molto spesso dolente; presenta una motilità sia attiva che passiva assai ridotta, che spesso giunge fino all’assoluta impossibilità dei movimenti.

Spesso la sintomatologia in caso di contratture muscolari dura pochi giorni e viene curata in un massimo di 5-7 giorni.

Molto spesso vi è una cronicizzazione della stessa e nel tempo puó portare a patologie delle strutture articolari e periarticolari adiacenti alla stessa contrattura.

Inoltre in alcuni casi contratture croniche possono essere solo un sintomo di squilibri posturali di catene ascendenti o discendenti.

Proprio per questo motivo bisogna trattare il sintomo quindi il dolore provocato dalla contrattura ma al tempo stesso capire e scoprire l insorgenza della contrattura se questa é cronica.

In quesi casi é molto utile una corretta anamnesi, seguita da una visita osteopatica-posturale con una serie di test funzionali e kinesiologici.

Trattamenti riabilitativi in caso di contratture muscolari.

I trattamenti fisioterapici in caso di contrattura muscolare sono i più svariati e ognuno di esse ha una particolarità e una risposta abbastanza efficace al trattamento.

Molto usati sono i massaggi decontratturanti che mirano a risolvere appunto le contratture nell’aerea interessata da tensione eccessiva con o senza sintomatologia dolorosa.

Importantissima sarà la valutazione del dolore e dei muscoli principale che causano il dolore.

Quasi mai una zona dolente è la causa del problema. Pertanto dovranno essere eseguiti dei test muscolari che metteranno in evidenza il muscolo o i muscoli che stanno determinando la sintomatologia dolorosa.

Sempre più spesso si sente parlare di trigger points, le contratture sono per l’appunto dei trigger point attivi.

Nel nostro corpo in tutti i muscoli sono presenti trigger ma solo quando si attivano danno una sintomatologia dolorosa. E’ facile intuire che una conoscenza approfondita di questi punti risulta essere la carta vincente per risolvere qualsiasi problema di natura muscolare e miofasciale.

Nel nostro centro i Fisioterapisti sono specializzati nel Metodo Ticchi uno dei migliori metodi attuali nella diagnosi e nel trattamento dei Trigger point.

Solo dopo un’attenta analisi e valutazione di tutti i muscoli che possono dare il dolore avvertito dal paziente si procederà al trattamento di tale muscolo.

Molto utile può essere un trattamento combinato di tecarterapia e massaggio decontratturante che in simbiosi eliminano molto più velocemente la problematica.

I trattamenti possono riassumersi in:

 tecar, VISS, massoterapia, onde d urto piú visita posturale successiva per capire le cause di queste tensioni eccessive.

Sindrome dello spe

Sindrome dello spe

La Sindrome dello Spe: cosa è?Come risolverla?

La sindrome dello SPE indica una compressione del nervo sciatico popliteo esterno nel tunnel fibulare.Inoltre sono presenti ipoestesie con parestesie sul dorso del piede e sulla faccia antero-laterale della gamba.L’intrappolamento dello SPE comporta soprattuttoun deficit  nell’elevazione del piede. Si parla di caduta del piede.Il ramo principale, tibiale anteriore, ruota il piede verso l’interno.Uno dei rami, il nervo peroneo superficiale muove il piede verso l’esterno.L’intervento consiste nella “lisi”, ossia nel taglio della “struttura”, là dove il nervo passa nel muscolo.

Sintomi in caso di compressione dello sciatico Popliteo esterno

Nella sindrome dello Spe vi è una sofferenza soprattutto del nervo sciatico popliteo esterno (nervo Spe) , appena sotto il ginocchio che può essere responsabile di  dolore  a livello della regione laterale della gamba fino al piede .Inoltre nella sindrome dello SPE può comparire come sintomo a sè stante oppure associato a patologie della colonna vertebrale lombare, come ernia del disco.

La causa della neuropatia periferica del nervo S.P.E è tuttavia da compressione e riduzione delle dimensioni del canale in cui decorre il medesimo nervo.Si può associare uno stato di “ipersensibilità” del nervo a causa di una eventuale patologia lombare.

sindrome dello spe

Principali cause nelle lesioni dello SPE

Le cause di problematiche a livello dello sciatico popliteo esterno possono essere dovute a:

  • Traumatismi diretti(ferita da taglio o punta, fratture della testa peroneale) o indiretti da strappo (lussazioni del ginocchio, lesioni capsulo-legamentose in varismo/valgismo del ginocchio), con conseguenti fibrosi perineurali.
  • Compressione in seguito a bendaggi, accavallamento delle gambe, posizione accosciata,osteomi della fibula, cisti siero-mucose.

Diagnosi strumentale e cure in caso di sindrome dello spe

L’esame obiettivo deve prevedere un’attenta valutazione dei disturbi sensitivi e degli eventuali deficit motori.La semplice manovra di Lasègue o il SLR test (Straight Leg Raising test o manovra di sollevamento dell’arto inferiore a ginocchio esteso) possono dimostrare un risentimento radicolare compressivo.

Il SLR test, analogamente alla manovra di Lasègue, provoca oltre i 30° di flessione una trazione sul nervo sciatico, con conseguente movimento in senso distale delle sue radici, specie della radice L5.

Indagini strumentali

  • EMG,
  • ENG,
  • Elettromiografia.

Trattamento della Sindrome dello Spe

I trattamenti della sindrome dello Spe saranno eseguiti in base alla diagnosi medica.

Prevederanno l’utilizzo di Tecarterapia e laserterapia per ridurre edema vertebrale e l’ infiammazione.

Verranno usate tecniche manuali per ridurre la compressione neurologica sia a livello lombare che dell’arto colpito.

Inoltre molto utili saranno le manipolazioni  che dovranno liberare le articolazioni del piede e della caviglia fatto un lavoro sulla membrana interossea situata tra tibia e perone, sui muscoli peronieri, tibiali e gastrocnemi.

Particolarmente indicato risulta essere il trattamento Osteopatico.

Il Tutore può essere utile nella lesione nervo sciatico?

In caso di piede cadente  di grado importante nei primi mesi di riabilitazione, prima e /o dopo intervento chirurgico,  consigliamo assolutamente l’utilizzo di un tutore per stabilizzare l’articolazione del piede, in attesa del recupero neuro-muscolare per evitare ulteriori deficit.

Il miglior prodotto per qualità/prezzo risulta essere questo:

Ecco alcuni esercizi per il nervo sciatico popliteo esterno.

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