Spondilosi

Spondilosi

Spondilosi lombare e cervicale: cause, sintomi, fisioterapia mirata

Cos’è, quali sono i sintomi e le cause, come riconoscere la spondilosi lombare e cervicale?

Il focus del nostro articolo risponde a queste domande in un approfondimento che si chiude con il capitolo più importante per chiunque soffra di questa patologia: la cura, soprattutto quella fisioterapica.

Per entrambe le patologie degenerative dovute ad artrosi, ti diremo qual è la terapia più giusta da seguire per evitare che il problema peggiori e degeneri e per alleviarne i sintomi.

La spondilosi può interessare tutta la colonna vertebrale oppure la zona lombare, cervicale o dorsale. Se localizzata nel tratto dorsale della colonna, a volte è asintomatica.

Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Spondilosi lombare L5 S1: cos’è e come riconoscerla

spondilosi

Abbiamo a che fare con una patologia cronica e degenerativa delle vertebre, dei dischi intervertebrali e dei tessuti circostanti. Non a caso viene definita anche osteoartrosi della colonna vertebrale. Le vertebre tendono a muoversi ed a scivolare l’una sull’altra a causa della ruvidità delle faccette articolari.

Interessa il tratto lombare della colonna cervicale, precisamente le 5 vertebre comprese tra la dodicesima del torace e la prima del coccige. Colpisce oltre il 50% degli uomini over 50 ed oltre il 90% delle donne over 60.

Cause e fattori di rischio

La patologia lombare può essere causata da ernia discale lombare o da stenosi del canale spinale lombare (un’alterazione delle dimensioni del canale spinale).

A sua  volta, l’ernia discale può dipendere da varie cause tra cui:

  • Malformazioni;
  • Lesioni;
  • Processi degenerativi dovuti non solo all’avanzare dell’età ma anche a sforzi e continue sollecitazioni in ambito lavorativo;
  • Vizi posturali.

La stenosi del canale spinale lombare, a sua volta, può essere generata da:

  • Malformazioni;
  • Ipertrofia dei legamenti;
  • Lamina del tessuto osseo irregolare.

I fattori di rischio sono l’artrite, l’ernia del disco o fratture dovute ad osteoporosi.

Sintomi: come riconoscere la patologia lombare

I sintomi comuni di entrambe le varianti sono:

  • Difficoltà nel compiere movimenti, rigidità;
  • Formicolio;
  • Sensazione pungente (come di piccole scosse elettriche);
  • Bruciore o prurito (se sono interessati i nervi);
  • Ridotta sensibilità degli arti inferiori;
  • Gambe pesanti.

In caso di ernia discale lombare, si aggiunge il dolore ad un solo arto inferiore che può essere intenso e che peggiora con il movimento (in posizione eretta o camminando). Il dolore compare rapidamente e si scatena anche con un minimo sforzo.

In caso di stenosi del canale spinale, ulteriori sintomi tipici sono:

  • Dolore ad entrambe le gambe;
  • Disturbi sfinterici, motori e sensitivi;
  • Mancanza di coordinamento;
  • Intorpidimento delle gambe che rende difficile la deambulazione o causa un’andatura ‘a scatti’.

L’alterazione dei corpi vertebrali porta alla compromissione anche dei legamenti e dei nervi causando dolori locali e specifici come la sciatica.

Una spondilosi avanzata ed evoluta può portare ad ernia del disco (barra disco-osteofitaria) che provoca un progressivo restringimento del canale vertebrale.

Spondilosi cervicale C5 C6: cos’è

spondilosi cervicale

E’ una degenerazione che colpisce le vertebre e i dischi intervertebrali del rachide cervicale e che provoca una compressione sul midollo spinale o sulle radici dei nervi spinali.

Se un piccolo trauma danneggiasse il midollo spinale in modo grave, potrebbe verificarsi un’improvvisa paralisi dei quattro arti superiori e inferiori.

Cause

Perché ci si ammala di spondilosi cervicale?

Per lo stesso motivo per cui si viene colpiti da quella lombare.

Le possibili cause responsabili della patologia cervicale sono:

  • Fenomeni degenerativi (artrosi) che compromettono la funzionalità articolare delle vertebre;
  • Traumi;
  • Anomalie congenite;
  • Difetti posturali;
  • Osteoartrite (la causa più comune).

Tutto questo può generare, col passare degli anni, calcificazioni sui margini ossei delle vertebre. Progressivamente queste sporgenze (osteofiti) vanno a restringere lo spazio disponibile per le strutture nervose.

La compressione dei nervi provoca dolore (che può irradiarsi a testa, spalle e braccia), indebolimento dei muscoli e sintomi neurologici.

Sintomi della patologia cervicale

La compressione sul midollo spinale del collo e sulle radici dei nervi spinali porta ai seguenti sintomi:

  • Dolore;
  • Perdita di flessibilità e sensibilità;
  • Deambulazione instabile e incontrollata;
  • Compromissione della funzionalità di intestino e vescica (in caso di compressione sulle radici dei nervi spinali);
  • Indebolimento muscolare;
  • Disturbi neurologici.

Spondilosi, spondilite e spondiloartrosi: le differenze

La spondilosi non va confusa con la spondilite: spesso, questi due termini vengono usati erroneamente e scambiati per sinonimi ma si tratta di due diverse patologie.

Sai già cos’è la spondilosi, quindi non ci resta che spiegarti cos’è la spondilite.

La spondilite è un’infiammazione acuta o cronica di una o più vertebre che coinvolge soprattutto la colonna vertebrale e l’articolazione sacro-iliaca. La spondilite anchilosante (SPA) fa parte del gruppo di malattie reumatiche infiammatorie croniche e autoimmuni.

La spondiloartrosi, invece, è lo stato di degenerazione delle vertebre più avanzato della spondilosi che porta alla formazione di calcificazioni e sporgenze le quali costringono le vertebre a bloccarsi. Questa condizione può interessare tutta la struttura vertebrale oppure soltanto la regione anteriore o posteriore.

Diagnosi

Oltre ad un’attenta analisi dei sintomi, anamnesi ed esame obiettivo, il medico prescriverà esami specifici:

  • Mielografia con TAC (per verificare le condizioni dei capi ossei delle articolazioni);
  • Risonanza Magnetica Nucleare (per controllare un’eventuale compromissione delle strutture molli);
  • Radiografie standard della colonna vertebrale complete di studi dinamici (in flessione ed estensione della colonna) che forniranno un quadro più chiaro, in alcuni casi.

Per verificare se i nervi funzionano correttamente, ti verrà prescritto l’elettromiogramma (EMG) che misura l’attività elettrica dei nervi per la trasmissione di impulsi ai muscoli.

Una diagnosi accurata deve saper riconoscere una semplice cervicalgia da una spondilosi cervicale: quest’ultima non provoca sintomi come sbandamenti, vertigini o acufeni.

In caso di patologia cervicale, dovresti sottoporti al test di compressione Spurling ed al segno di Hoffman (per valutare i riflessi).

Esiste una cura risolutiva per la spondilosi?

La malattia è curabile seppure, ad oggi, non completamente risolvibile. Non esiste una terapia risolutiva per questa patologia degenerativa né per guarirla né per prevenirla.

Tutto quello che si può fare è:

–       Controllare il peso per evitare il più possibile un sovraccarico alla spina dorsale (in caso di patologia lombare);

–       Seguire una terapia farmacologica con antinfiammatori non steroidei, antiartrosici o miorilassanti (per gli spasmi) allo scopo di combattere e ridurre i sintomi dolorosi, specie in assenza di deficit neurologici;

–       Utilizzare un tutore (collare cervicale morbido o busto a seconda che si tratti di spondilosi cervicale o lombare);

–       Fare impacchi freddi o caldi (borsa del ghiaccio o calda);

–       Intraprendere un percorso mirato di Fisioterapia.

Nei casi particolarmente gravi di spondilosi (invalidità, problemi motori, dolore molto forte) di tipo lombare, l’ernia del disco e lo sviluppo di sporgenze possono causare pressioni maggiori sul midollo spinale tanto da provocare una progressiva paralisi spastica e sensoriale. In casi del genere, è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico per aumentare lo spazio a disposizione delle radici nervose.

Come curare la spondilosi: trattamenti di Fisioterapia mirati

terapia spondilosi

Oltre alla terapia farmacologica, raccomandiamo trattamenti di Fisioterapia in grado di attenuare i sintomi, restituire mobilità e funzionalità articolare e muscolare al paziente.

I trattamenti più indicati ed efficaci per ridurre infiammazione e dolore sono:

In una seconda fase, per liberare l’articolazione, si procederà con:

  • Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;
  • Esercizi terapeutici (eccentrici, stretching) per recuperare il più possibile la mobilità e per rinforzare i muscoli;
  • Manipolazione miofasciale dei trigger point;
  • Kinesiotaping.

Lascia che sia il tuo fisioterapista di fiducia ad indicarti e mostrarti gli esercizi terapeutici: fatti seguire da lui perché questo tipo di esercizi non si improvvisano e devono essere svolti correttamente. Rinforzare i muscoli servirà a migliorare la stabilità di ossa ed articolazioni.

Gli esercizi fisici consigliati dal fisioterapista sono il rimedio numero uno per il trattamento del dolore e possono rivelarsi la terapia più utile ed efficace anche in questo caso.

Controllo e rieducazione posturale con il metodo Mezieres

Tra le cause, sia per la patologia lombare sia per quella cervicale, ritroviamo i vizi posturali, la cattiva postura.

Quando il dolore sarà passato ed avrai recuperato funzionalità articolare e muscolare, il fisioterapista vorrà verificare le condizioni posturali dell’intera colonna vertebrale attraverso l’esame Barodopometrico.

Se necessario, ti consiglierà di sottoporti al metodo Mezieres, il percorso migliore di Rieducazione posturale globale. In questo modo, potrai recuperare completamente la postura di tutta la spina dorsale per ritrovare armonia, benessere ed evitare il più possibile che il disturbo si ripresenti.

Nel nostro centro Ryakos, offriamo una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale (test fisioterapici, muscolari, neurologici, ortopedici, funzionali, ecc.). Un controllo totale che ci permetta di avere un quadro chiaro delle tue condizioni ed avere modo di pianificare un programma terapeutico personalizzato.

Dolori-al-risveglio

Dolori al risveglio

Dolori al risveglio? Cause del mal di schiena, mal di testa, cervicalgia

Non soffri né di artrosi né di artrite ma, come può succedere a tutti, avverti dolori al risveglio. Hai mal di testa al risveglio? Hai mal di schiena al risveglio? Perché? Vuoi sapere che cosa ti provoca tutto questo, le cause o la causa vera.

Dolori alla schiena, articolari, muscolari, mal di testa, cervicalgia. Ti svegliano prima del caffè, non appena ti alzi dal letto (perlomeno, ci provi). Insieme al dolore avverti rigidità articolare o muscolare.

Ancora insonnolito provi a fare movimenti improvvisati per tentare di sciogliere quella sorta di blocco e scacciare via i dolori. A volte, per fortuna o per caso, quei movimenti ti sciolgono abbastanza e il dolore sparisce. Altre volte, ti trascini dietro dolori alla schiena o la cervicale quasi tutto il giorno.

Che cosa provoca quei dolori a muscoli e ossa? Cosa puoi fare per uscire da un mezzo incubo che ti condiziona la vita? Esiste una soluzione?

Dolori al risveglio? Devi cambiare di nuovo cuscino e materasso?

cuscino per dolore al mattino

Hai comprato cuscino e materasso ortopedico un mese fa: pensare che devi sostituirli per i dolori al risveglio, dopo quello che ti sono costati, ti fa tornare il mal di testa. Tranquillo, non dovrai comprarne di nuovi.

Il mal di schiena e i dolori articolari che ti bloccano la mattina non sono un caso: la tua schiena o le articolazioni devono avere già qualche problema; di base, i tuoi muscoli sono già tesi e contratti per traumi, infortuni o disturbi preesistenti.

Il dolore si accompagna alla rigidità muscolare e articolare perché, in passato, muscoli e legamenti di quella precisa articolazione sono già stati compromessi da un infortunio, un trauma, cattiva postura.

Di notte, la mancanza di movimento permette alle molecole infiammatorie di depositarsi proprio lì, nel punto dolente. I dolori al risveglio passeranno lentamente, la rigidità si scioglierà col movimento perché quelle molecole infiammatorie verranno, poi, drenate.

Il liquido sinoviale (lubrificante) prodotto dalle articolazioni attraverso il movimento, di notte si riduce: se, in più, l’articolazione è rigida, quel liquido si riduce al minimo. Ecco perché soltanto il movimento potrà sbloccarti e farti sperare che il dolore passi o si attenui.

Come combattere rigidità articolare e muscoli contratti

mal di schiena al risveglio

Puoi avere tutti i cuscini cervicali ed i materassi ortopedici migliori del mondo: se le tue articolazioni, muscoli, cartilagini soffrono di rigidità, la mancanza di movimento di notte ti creerà comunque problemi.

Devi sciogliere la schiena, la cervicale, gambe o braccia, spalle, i tuoi punti deboli. Come? Col movimento, con esercizi mirati a mobilizzare le zone compromesse dalla rigidità.

Il movimento è vita, salute articolare e muscolare. La mossa più giusta da fare è produrre liquido sinoviale con il movimento ed aumentarne la scorta che ti servirà di notte. Quindi, il consiglio che possiamo darti è di muovere la zona colpita in tutte le direzioni per almeno 5 minuti prima di andare a dormire senza forzare, senza causare dolore.

Non riesci a muoverti come si deve? Probabilmente, hai i muscoli contratti quindi dovrai lavorare anche su questi con esercizi di stretching da svolgere almeno 3 volte alla settimana. Il recupero della funzionalità muscolare aiuterà non poco l’articolazione a muoversi in un range più ampio per raggiungere l’obiettivo numero uno: la produzione di ‘lubrificante’ necessario per combattere la rigidità.

Puoi fare stretching a qualsiasi ora: certo è che mobilizzare la zona critica eseguendo anche stretching prima di andare a dormire non è una cattiva idea.

Vedrai che, così facendo, i dolori al risveglio compariranno sempre meno. In un secondo momento, comincia a pensare seriamente di potenziare i muscoli per fornire alle tue articolazioni il giusto supporto.

Lubrificazione articolare ed elasticità muscolare

dolori la mattina

Questo sistema è utile sia per chi come te ha solo qualche ‘noia’ articolare sia per chi soffre di artrosi. La giusta lubrificazione è fondamentale. E’ anche vero che se il livello di artrosi è grave, caratterizzato da dolore acuto e insopportabile, un po’ di sano movimento per lubrificare non sarà sufficiente.

Anche l’artrite è caratterizzata da rigidità e dolori al risveglio. Se il dolore, in questi casi, peggiora, condiziona la qualità della vita, limita i movimenti e non tende a migliorare nel corso della giornata è importante fare tutti gli accertamenti necessari per seguire la terapia più adeguata.

Resta il fatto che la sedentarietà (insieme a problemi posturali e sovrappeso) non fa che peggiorare la situazione, in ogni caso: un’attività fisica adeguata (nuoto, bici, jogging) apporta benefici a chi soffre di dolori articolari.

Oltre a lubrificare, è importante recuperare il più possibile l’elasticità delle strutture, soprattutto se soffri di contratture muscolari.

I problemi alla base dei dolori al risveglio sono due: lubrificazione ed elasticità scarse.

Dolori al risveglio: qual è la posizione migliore da assumere mentre si dorme?

Ognuno di noi è spinto ad assumere posizioni diverse mentre dorme. In effetti, la posizione migliore dovrebbe essere quella che il corpo assume in modo spontaneo.

Di regola, è sconsigliato dormire a pancia sotto soprattutto per chi soffre di rigidità perché porta ad infiammarle ulteriormente: è preferibile la posizione supina (a pancia in su, sulla schiena) o di lato.

Dormire sulla schiena significa evitare rotazioni vertebrali, sollecitazioni rotatorie alla colonna vertebrale. Dormire a pancia in su, però, potrebbe mettere in tensione certi muscoli contratti della schiena, spalle e  collo a causa di stress e tensioni emotive. Per molte persone che soffrono di queste tensioni emotive, dormire in posizione supina risulta scomodo.

Dolori al risveglio: cause del mal di testa

dolori al mattina bruxismo

Svegliarsi con il mal di testa al mattino può nascondere vari disturbi: insonnia, problemi neurologici, apnee notturne, sindrome delle gambe senza riposo (per eccessiva riduzione dei livelli di dopamina), bruxismo (abitudine di digrignare o serrare i denti durante il sonno), dormire troppo o ad orari irregolari, cattiva postura (dormire a pancia in giù o supino può provocare cefalea muscolo-tensiva).

 Come risolvere con la Fisioterapia

Se i movimenti che improvvisi per sciogliere articolazioni e muscoli non bastano per ridurre o eliminare i dolori al risveglio, puoi affidarti alla Fisioterapia per più di un motivo:

  • risolvere il dolore;
  • ripristinare la funzionalità articolare e muscolare;
  • recuperare elasticità e fluidità dei movimenti;
  • correggere la postura (se è questa la causa dei tuo problemi).

Per ridurre ed eliminare il dolore, i migliori trattamenti sono Tecarterapia, Laser Yag ad alta potenza e Ultrasuoni.

In seguito, per liberare l’articolazione, dovrai sottoporti a terapia manuale eseguita dall’Osteopata, esercizi terapeutici mirati per recuperare il range di movimento e rafforzare i muscoli, manipolazione miofasciale dei trigger point.

Il centro Ryakos offre una prima visita gratuita con valutazione globale e distrettuale per avere un quadro chiaro delle tue condizioni e necessità e per avere modo di programmare un percorso terapeutico personalizzato.

Il fisioterapista controllerà la tua condizione posturale sottoponendoti ad esame Baropodometrico: se riscontrerà problemi, ti consiglierà un percorso di Rieducazione posturale globale tramite il metodo Mezieres che ti consentirà di recuperare la corretta postura dell’intera colonna vertebrale.

In questo modo, eviterai recidive e potrai sbarazzarti dei tuoi dolori al risveglio.

Amenorrea

Amenorrea

Amenorrea: sintomi, cause, rimedi e cura, l’efficacia dell’Osteopatia

La mancanza di ciclo mestruale (nota come amenorrea) è un disturbo che colpisce molte donne. Spesso, è causata da squilibri ormonali ma le cause (che scoprirete più avanti) possono essere altre. Esistono, come per ogni altra patologia o disturbo, fattori di rischio che è bene conoscere e complicanze non indifferenti se non si interviene adeguatamente.

Qual è la migliore cura amenorrea? Esistono rimedi alternativi alla terapia farmacologica? Sì, può essere curata efficacemente attraverso determinati trattamenti osteopatici.

Scoprite tutti i sintomi, le cause, come si cura l’amenorrea, i rimedi e le terapie, l’efficacia dell’Osteopatia, in che consiste questa metodologia e grazie a quali tecniche si possono ottenere risultati.

Amenorrea: tutti i sintomi

Si soffre di amenorrea in assenza di uno o più cicli mestruali. Più precisamente, è la mancanza di tre cicli mestruali nella donna oppure della comparsa del menarca per una ragazza di 15 anni, seppure la prima mestruazione possa comparire più tardi in alcuni casi.

Quali sono i sintomi associati?

In base alle cause, possono manifestarsi:

–       Acne;

–       Perdita di capelli;

–       Mal di testa;

–       Dolore pelvico;

–       Quantità eccessiva di peluria sul viso;

–       Disturbi visivi;

–       Secrezione di latte dal capezzolo.

Diagnosi

Per diagnosticare l’amenorrea, bisogna ricorrere a diversi tipi di esami strumentali (risonanza magnetica, ultrasuoni, TAC) e test (prolattina, funzionalità tiroidea o dell’ovaio, gravidanza, test di provocazione ormonale) in quanto potrebbe trattarsi di un mix di cause. Scopriamo quali potrebbero essere i fattori scatenanti.

Cause e complicanze dell’amenorrea

perchè il ciclo non viene

La gravidanza è la prima causa a cui si pensa generalmente in assenza di ciclo mestruale, ma le cause possono essere numerose, anche molto diverse tra loro.

Ecco quali:

  • Gravidanza;
  • Menopausa (anche precoce);
  • Contraccettivi (assunzione della pillola, spirale, impianti);
  • Allattamento;
  • Ovaio policistico;
  • Disfunzioni tiroidee (ipertiroidismo o ipotiroidismo);
  • Assunzione di determinati farmaci (antidepressivi, chemioterapici, antipsicotici, antiallergici o per curare l’ipertensione);
  • Stress emotivo, che può alterare le funzioni dell’ipotalamo preposto al controllo ormonale;
  • Peso corporeo al di sotto del normale (dovuto anche ad anoressia o bulimia);
  • Attività fisica eccessiva: consumo energetico elevato, stress e poco grasso contribuiscono alla comparsa dell’amenorrea;
  • Cicatrici uterine;
  • Tumore della ghiandola Pituitaria (o ipofisi);
  • Fattori organici (anomalia strutturale della vagina, assenza di organi riproduttivi).

I fattori di rischio sono, principalmente, tre: l’eccessiva attività fisica, disturbi alimentari e predisposizione per questioni ereditarie.

Non si tratta assolutamente di un problema da trascurare. A lungo andare, si potrebbero rischiare complicanze come infertilità e osteoporosi.

Cura amenorrea tradizionale

I rimedi amenorrea dipendono dalle cause accertate a seguito degli esami diagnostici. A volte, il disturbo si risolve da sé, altre volte sarà necessario seguire terapie ormonali, estrogeniche sostitutive (in caso di insufficienza ovarica) o assumere la pillola anticoncezionale.

Si ricorrerà ad un trattamento farmacologico specifico se la causa si riferisce a disturbi dell’ipofisi o tiroidei oppure a farmaci che alleviano i sintomi come il clomifene citrato (Clomid) che aiuta ad attivare l’ovulazione.

Generalmente, i farmaci sono sicuri ma possono presentare effetti collaterali anche gravi.

In casi più rari, se l’assenza di ciclo mestruale dipende da un impedimento organico, problemi cromosomici o genetici oppure presenza di cicatrici uterine o da un tumore, sarà necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

Cos’è l’Osteopatia?

Come si potrebbe definire, in una manciata di parole, l’Osteopatia? E’ la ‘lettura del corpo’ attraverso le mani per ripristinare il corretto funzionamento dell’organismo. Di tutto l’organismo nella sua globale armonia.

La visione olistica dell’Osteopatia si basa su tre principi fondamentali:

–       auto-guarigione: se funziona correttamente, il corpo contiene in sé tutti i mezzi necessari ad eliminare o prevenire malattie;

–       relazione struttura/funzione: distinguere struttura e funzione è un’illusione perché la struttura controlla la funzione mentre quest’ultima condiziona la struttura;

–       unità dinamica del corpo: il corpo è uno e inscindibile, questa unità è situata a livello del sistema mio-fascio-scheletrico che riunisce le varie parti dell’organismo.

L’Osteopata individua la causa di ogni patologia o disturbo attraverso la diagnosi (anamnesi, osservazione, palpazione), non si limita a curare i sintomi.

Solo dopo la diagnosi osteopatica, l’operatore potrà scegliere una terapia mirata ad eliminare il problema, l’ostacolo, il blocco che è all’origine della malattia o disfunzione.

L’Osteopatia non è invasiva, non utilizza farmaci ma soltanto le mani.

Interviene su qualsiasi patologia e struttura: dal mal di testa alla sinusite, da problemi visivi a disturbi all’articolazione temporo-mandibolare, dall’artrosi a problemi polmonari e cardiocircolatori, malattie virali, infettive, allergiche, viscerali e ghiandolari.

Il corpo è un tutto, inscindibile, con varie parti collegate internamente fra loro. E’ sano quando è in totale armonia.

Le tecniche osteopatiche per la cura dell’amenorrea

cura amenorrea

L’Osteopatia interviene su vari disturbi: muscolo-scheletrici, digestivi, genito-urinari, neurologici e neurovegetativi, circolatori, relativi a Orl (otorinolaringoiatria), respiratori, ecc.

Trova, quindi, applicazione in vari ambiti: sportivo, traumatologico, viscerale, odontoiatrico, pediatrico, ginecologico.

Le tecniche osteopatiche si possono raggruppare in 4 principali categorie:

–       muscolo-scheletriche (strutturali);

–       craniosacrali;

–       miofasciali;

–       viscerali.

Trattando specificatamente di amenorrea, concentriamo il nostro interesse sulle tecniche craniosacrali e viscerali.

La tecnica craniosacrale punta a liberare la mobilità spontanea e involontaria delle ossa ed è in grado di allentare tensioni, traumi e stress fisici che ostacolano il funzionamento ottimale dell’organismo. L’Osteopatia craniosacrale interviene per la cura di disturbi digestivi, del sonno, endocrini, ginecologici (tra cui amenorrea), depressioni, emicrania e cefalea, iperattività del bambino.

La tecnica viscerale abbraccia più campi di intervento: lombalgia, cefalea, dolori e disturbi gastrici, dolori al torace, menopausa, sindrome premestruale, disturbi del sistema linfatico e circolatorio, dismenorrea e amenorrea. Si basa sul concetto osteopatico secondo cui tra visceri e struttura muscolo-scheletrica esiste una stretta relazione e reciproca influenza attraverso legamenti e pieghe delle membrane di rivestimento.

Eseguendo manipolazioni viscerali mirate si consente all’organo di recuperare la sua naturale fisiologia grazie alla correzione dei disordini associati alla restrizione della mobilità.

L’amenorrea si può prevenire?

Esistono accorgimenti atti a prevenire episodi di amenorrea secondaria.

Il modo migliore, consigliato per la salute e il benessere in genere, è seguire uno stile di vita sano che comprende:

  • Il mantenimento di un peso corporeo corretto;
  • Una dieta sana, bilanciata e varia;
  • Un’attività fisica regolare e moderata;
  • Visite ginecologiche per il controllo periodico.

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Come-curare-la-sinusite

Come curare la Sinusite

Sinusite acuta e cronica: terapia farmacologica o osteopatica?

Spesso, la sinusite è originata da complicanze di un semplice raffreddore. E’ l’infiammazione dei seni paranasali, cavità naturali piene d’aria che circondano naso, occhi e guance, che comunicano con le cavità nasali. Questi seni dispongono di una membrana con ciglia oscillanti preposte ad eliminare il muco sporco direzionandolo verso la gola. La funzione dei seni consiste nel riscaldare e depurare l’aria che entra dal naso.

L’infiammazione scatena l’aumento di produzione del muco e porta al restringimento degli osti: tutto questo ostacola il normale drenaggio del muco verso la cavità nasale. Il ristagno del muco favorisce il prolificarsi di microrganismi patogeni causando un’infezione.

Vediamo quali sono tutti i sintomi, le cause e le terapie per risolvere efficacemente questo problema, acuto o cronico che sia.

Sinusite: sintomi

La sintomatologia classica associata alla sinusite comprende:

  • Naso chiuso e gocciolante;
  • Tosse;
  • Forte mal di testa;
  • Mal di gola;
  • Febbre;
  • Mal di orecchie;
  • Sbandamento, vertigini;
  • Dolore avvertito ai bulbi oculari e al volto;
  • Alitosi;
  • Disturbi del sonno.

Cause e complicanze

Il più delle volte, la sinusite ha origine dalle complicazioni di un raffreddore o di un qualsiasi processo infiammatorio delle cavità paranasali.

Sintetizziamo, di seguito, tutte le possibili cause:

  • Rinite di origine virale (Rhinovirus, altri della famiglia Picornaviridae);
  • Rinite di origine batterica (tra cui, Staphylococcus aureus e Streptococcus pyogenes);
  • Complicanza di un raffreddore;
  • Rinite fungina (nei casi di immunodeficienza);
  • Rinite non infettiva (ad esempio, allergica);
  • Infezione dell’arcata dentaria superiore che si estende tramite la radice dei denti molari o premolari (causa meno frequente).

In genere, si sviluppa – come una qualsiasi altra infiammazione di una cavità del cranio (mastoiditi, otiti) – per un’infezione che si estende andando a colpire l’orofaringe. Si sviluppa in quanto le secrezioni nasali, ristagnando, creano l’ambiente ideale per la proliferazione di virus e batteri.

Ha origine in un corpo caratterizzato da uno squilibrio delle ossa del cranio e delle prime vertebre cervicali che si bloccano anziché godere di una fondamentale mobilità.

Uno studio della Mayo Clinic ha concluso che la sinusite cronica è causata dalla reazione dell’organismo ai funghi patogeni. Chi risulta particolarmente sensibile ai funghi (ad esempio, chi soffre di candidosi) reagirà alla presenza di cellule fungine nella cavità nasale con irritazione, infiammazione e sinusite.

Altri sintomi associati a questa infezione fungina (oltre a quelli già elencati in precedenza) sono dolore alla fronte, mascella superiore, denti, naso e attorno alle guance, stanchezza, irritabilità, nausea, acne, problemi cutanei e vaginali. In tal caso, la terapia con antibiotici potrebbe peggiorare la sinusite cronica.

Se trascurata o non adeguatamente curata, può portare a complicazioni e patologie come bronchiti, faringiti e tonsilliti.

Cura sinusite: le terapie tradizionali

sintomi sinusite

Per la cura sinusite, il medico generalmente prescrive una terapia farmacologica diversa a seconda che si tratti di una forma acuta o cronica.

Per la forma acuta, si ricorre alla somministrazione di antibiotici per 7/10 giorni, antinfiammatori e (nei casi più gravi) cortisone, oppure di antistaminici, decongestionanti nasali in gocce. Il medico potrà consigliare anche una terapia di aerosol associato con antibiotici, mucolitici e antinfiammatori per uso topico utilizzando apparecchiature appropriate.

Se la forma acuta è particolarmente grave, si potrà ricorrere anche ad un intervento chirurgico eseguito per via endoscopica all’interno delle fosse nasali utilizzando fibre ottiche.

In caso di sinusite cronica, che non necessita di terapia chirurgica, il medico prescriverà antibiotici, immunostimolanti, antistaminici, spray a base di corticosteroidi (uso topico), terapie inalatorie, lavaggi nasali con soluzioni idrosaline.

Nelle forme croniche, si rivela utile la terapia termale (irrigazioni nasali, inalazioni, aerosol sonici) che può essere eseguita sia nei centri termali sia a domicilio grazie ad appositi strumenti e preparazioni.

Tra i rimedi sinusite, vi chiederete: esiste una terapia alternativa a quella farmacologica?

Sì, l’Osteopatia. Cos’è?

La millimetrica mobilità delle ossa craniali

L’Osteopatia craniosacrale si fonda su un principio basilare: le ossa del cranio non sono saldate tra loro, le suture sono delineate in modo tale da consentire un piccola, millimetrica, mobilità, un movimento importante almeno quanto quello della gabbia toracica, che si contrae e si espande durante la respirazione.

In presenza di sinusite, le ossa sono come inceppate, le suture del cranio sono compresse e la mobilità diminuisce. Una disfunzione che non permette ai seni di drenare muco con conseguente ristagno e non solo.

Lo squilibrio delle ossa craniche può incidere negativamente sul normale funzionamento del sistema nervoso, sul flusso sanguigno e del liquido cefalorachidiano che circola attorno al cervello e lungo il midollo spinale con conseguente alterazione del ritmo della respirazione primaria.

Sinusite: la diagnosi osteopatica

In caso di sinusite, come interviene l’Osteopata?

Dopo un attento esame diagnostico durante cui individuerà l’instabilità, difetti in corrispondenza di articolazioni o suture che congiungono le ossa della testa, eseguirà manipolazioni craniali allo scopo di ripristinare il loro corretto movimento. Perché? Per sbloccare la congestione e consentire il corretto drenaggio del muco nei seni, liberare le suture compresse riattivando il normale movimento delle ossa craniali.

Prima di procedere al trattamento, l’Osteopata controllerà la pulsazione del cranio e la respirazione (attraverso i tre diaframmi cranico, toracico e pelvico).

Poggiando le mani sulle spalle (tra clavicola e scapola) andrà a verificare che la circolazione venosa, arteriosa e linfatica sia fluida.

Non trascurerà l’esame del ganglio sfenopalatino (localizzato all’interno della cavità orale) ed il ganglio cervicale superiore (tra la base del cranio e le prime due vertebre cervicali). Questi due gangli regolano lo stato di tutte le mucose, anche quelle dei seni paranasali.

Eseguirà un’attenta verifica delle vertebre cervicali, delle tensioni accumulate, alla base della testa.

La sinusite cronica può dipendere anche da una struttura cranica non armonica (asimmetria) o da un’alterazione (disallineamento) delle prime vertebre cervicali che porta a rallentare la circolazione sanguigna all’interno di testa e collo ed a bloccare l’eliminazione delle scorie. Da qui, l’insorgenza di ripetute infiammazioni ed infezione nei seni paranasali.

Anche questo problema può essere risolto con il trattamento osteopatico che mira a riequilibrare la struttura ossea e la circolazione.

La sinusite curata dall’Osteopatia

cura sinusite

Il trattamento osteopatico craniosacrale si concentra sulla congestione venosa e linfatica della testa e su altri aspetti, tra cui la tensione del nervo trigemino e le restrizioni della gabbia toracica.

Il terapeuta lavorerà sulle ossa temporali (per il drenaggio del fluido dall’orecchio medio) e sull’osso frontale eseguendo lievi pressioni come pure sulla regione superiore del torace e su quella cervicale accertandosi che le clavicole si muovano liberamente.

Grazie a determinate manipolazioni aiuterà il paziente ad espellere il muco, prima di procedere con l’effettiva liberazione dei seni per risolvere il problema alla radice.

Userà solo le sue abili mani, senza mai ricorrere all’uso di farmaci o strumenti.

La naturale capacità dei seni di drenare il muco andrà a migliorare il flusso sanguigno accelerando i tempi di auto-guarigione.

Il tipo di cura e trattamento varia, ovviamente, da persona a persona in base al tipo di disturbo, alle cause. Talvolta, può essere sufficiente una manovra sulle prime vertebre cervicali. In altri casi, è necessario lavorare più a lungo sulle ossa del viso e della testa.

L’Osteopatia si dimostra molto efficace nel risolvere la sinusite: ciò che cambia, in base alla storia clinica di ogni paziente, sono i tempi di guarigione.

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Malocclusione

Malocclusione

Malocclusione dentale e mandibolare: problemi posturali, cura osteopatica

Quanto incide la postura sulla malocclusione dentale e mandibolare? Parecchio, visto che la chiusura delle due arcate (superiore ed inferiore) è strettamente legata alla postura che, a lungo andare, potrebbe essere condizionata da una forma particolare del cranio (plagiocefalia), una deviazione della colonna a livello frontale (scoliosi) o sagittale (cifosi o lordosi).

La postura deve assicurare l’equilibrio, lo sguardo orizzontale, funzioni motorie ottimali e la malocclusione (qualsiasi alterazione statica e dinamica del contatto tra le due arcate dei denti) può creare uno sbilanciamento delle fasce e della muscolatura del corpo.

Lo Gnatologo insieme all’Osteopata possono collaborare per risolvere il problema trovando il miglior compromesso tra obiettivo funzionale ed estetico.

Scopriamo i sintomi, tutte le cause, cura, rimedi di questa patologia occlusale offerti dall’Osteopatia.

Sintomi e disturbi da malocclusione

Un problema di malaocclusione, a lungo andare, può incidere in modo significativo sul sistema cranio-cervico-mandibolare, sulla postura, causando tutta una serie di sintomi e disturbi:

  • Instabilità, vertigini;
  • Dolori all’ATM (Articolazione temporo-mandibolare) localizzati all’orecchio;
  • Bruxismo (digrignamento e serramento notturno dei denti);
  • Orecchie ovattate, acufeni;
  • Click e blocco mandibolare;
  • Mal di testa (cefalea, emicrania);
  • Dolori cervicali ed alle spalle;
  • Dolore al viso;
  • Nevralgia del trigemino;
  • Tensioni muscolari a livello del collo, mascella, spalle;
  • Sinusite e problemi ai seni mascellari;
  • Otite;
  • Mal di schiena;
  • Stanchezza;
  • Mancanza di concentrazione;
  • Problemi alle gengive (più soggette ad infezioni).

I problemi all’ATM possono risultare debilitanti perché influenzano i movimenti mentre mangiamo, beviamo, parliamo.

Cause della malaocclusione

dolori e malocclusione

Una delle cause l’abbiamo accennata all’inizio.

Vediamo, in sintesi, quali sono tutte le possibili cause associate alla malocclusione:

  • Problemi posturali;
  • Traumi (diretti o indiretti);
  • Interventi ai denti (estrazione dentale, ortodonzia, aggiustamento del morso, ponti, corone, cure canalari);
  • Posizioni mentre si riposa;
  • Malattie sistemiche;
  • Problemi legati allo sviluppo;
  • Interventi chirurgici;
  • Terapia radiante.

Malocclusione: l’Osteopatia è efficace?

L’Osteopatia può migliorare e risolvere definitivamente patologie ortodontiche come lock mandibolare, spasmo dei muscoli masticatori, scatto mandibolare, disfunzioni mascellari o cranio-sacrali, denti ipersensibili, parestesia facciale, deviazione della colonna vertebrale (lordosi, cifosi, scoliosi), ecc.

In Osteopatia la conformazione del palato corrisponde a quella del cranio.

Il trattamento osteopatico cranio-sacrale risulta essere efficace anche per seri disturbi come la nevralgia del trigemino o la sindrome dell’ATM caratterizzati da una posizione errata dell’Atlante. L’Osteopata, in tal caso, interviene ripristinando l’allineamento della mandibola e la corretta postura.

Il lavoro dell’Osteopata in tandem con Odontoiatra e Gnatologo

La postura, il movimento di spalle e collo, il modo in cui parliamo, deglutiamo o digeriamo nonché la dinamica delle ossa craniali possono incidere molto sul funzionamento dell’ATM e sull’occlusione dentale.

Il sistema della masticazione (denti, mandibola e relativi muscoli) sono collegati a livello sia anatomico sia funzionale con altre strutture del corpo, ovvero con i muscoli della regione laterale, anteriore del collo (spalle, scapole, parte alta del torace) e posteriore.

La correlazione si estende anche ai legamenti, fasce e articolazioni del cranio, a lingua, laringe, sistema digerente (a partire dall’esofago). A loro volta, cranio, spalle, collo e sistema viscerale sono collegati con gli altri muscoli del corpo, colonna vertebrale, apparato respiratorio e digerente fino al bacino.

Va da sé che una masticazione sbagliata può creare disturbi anche ‘distanti’, dolori articolari in varie parti del corpo, problemi posturali, scompensi nella deglutizione o nella fonazione.

Un problema di cattiva occlusione può nascondere più di una causa: ecco perché Osteopata, Fisioterapista, Odontoiatra e Gnatologo lavorano spesso insieme per trattare malocclusioni, bruxismo, mal di denti, problemi all’Articolazione Temporo-Mandibolare oppure ortodontici.

La diagnosi osteopatica

cura malocclusione

La visione olistica dell’Osteopatia considera il corpo nel suo insieme, la sua unità. Tutto è collegato a tutto, a poco serve concentrarsi su un’unica parte del corpo, è necessario verificare l’armonia globale. A poco serve, oltretutto, curare i sintomi. L’Osteopata è abituato ad individuare la vera causa di ogni disturbo o patologia.

Inizierà, perciò, il trattamento solo dopo aver eseguito un’accurata diagnosi osteopatica tramite anamnesi, osservazione e palpazione.

Innanzitutto, l’operatore verificherà se chiusura ed apertura della bocca influenzano effettivamente il movimento del cranio e della colonna cervicale.

In fase di verifica, valuterà la funzione orale (esaminando anche abitudini errate come masticare chewing-gum per troppo tempo o mordersi il labbro), un’eventuale postura scorretta della lingua (in movimento ed a riposo) o di una respirazione orale.

Le tecniche osteopatiche che curano la malocclusione e problemi all’ATM

L’Osteopatia si dimostra efficace nel risolvere casi di malocclusione perché aiuta a bilanciare il morso ripristinando la funzionalità del movimento delle ossa dove i denti alloggiano.

Per intervenire su questo particolare disturbo, l’Osteopata procederà attraverso le seguenti tecniche:

  • Craniali per mobilitare la base cranica, le ossa del palato e la sincondrosi sfeno-basilare;
  • Articolari per procedere al riallineamento dell’ATM;
  • Viscerali per sbloccare tensioni fasciali legate alla mascella (stomaco ed esofago, ad esempio) o tensioni muscolari della mascella e dei legamenti;
  • Manovre per risolvere limitazioni articolari, tensioni del tratto cervicale e parte superiore del collo (Occipite-Atlante-Epistrofeo);
  • Manipolazioni per rilasciare gli adattamenti posturali in diverse parti del corpo che possono incidere sull’articolazione causando malocclusione;
  • Correzione dell’Atlante, la prima vertebra cervicale, localizzata sotto la base cranica, particolarmente coinvolta in caso di malocclusione.

In sintesi, il trattamento dell’Osteopata prevede delicate mobilizzazioni e manipolazioni articolari e muscolari a livello della mascella nonché un accurato lavoro di correzione posturale a livello funzionale.

Malocclusione: autodiagnosi

Per controllare la presenza di una malocclusione, è possibile eseguire una semplice autodiagnosi.

Osservate il vostro viso allo specchio mantenendo la bocca rilassata e chiusa, i denti uniti.

La linea degli occhi è perfettamente parallela a quella delle labbra? Il centro del mento è sulla linea mediana del viso? Se sì, non avete problemi di malocclusione.

Potete eseguire l’autodiagnosi anche in un altro modo.

Utilizzate una foto con primo piano del vostro viso. Suddividetela in quattro quadranti creando una croce sotto la radice del naso. I quadranti devono evidenziare la simmetria delle orecchie e degli occhi.

Se notate un’evidente disarmonia delle linee, rivolgetevi ad un Osteopata qualificato.

Un paio di raccomandazioni dall’Osteopata

La prima raccomandazione rappresenta un’ulteriore autodiagnosi.

Mentre masticate, osservatevi allo specchio. Notate che, ad un lato, tendete a masticare di più? Se sì, provate ad esercitarvi per bilanciare la masticazione e correggere il difetto. Come? Inizialmente, masticate dall’altro lato (quello che usate meno) per arrivare, gradualmente, a masticare in entrambi i lati allo stesso modo.

Controllate anche la posizione della lingua mentre masticate a bocca chiusa. Normalmente, la punta della lingua tocca il palato superiore, dietro ai denti. Se la vostra lingua si muove in modo diverso, probabilmente avete anche un problema di deglutizione.

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Nervo-vago

Nervo Vago

Nervo Vago: funzioni, disfunzioni, l’efficacia della terapia osteopatica

Si chiama Nervo Vago (dal latino vagus, vagabondo, errante) per il suo lungo e intricato percorso all’interno del corpo umano. Vaga iniziando il suo cammino dal midollo allungato e portandosi, tramite il foro giugulare, fin verso il torace e l’addome.

Viene chiamato anche Nervo X (ovvero 10 secondo il sistema di numerazione romano) perché rappresenta la decima delle dodici paia di nervi del cranio che hanno origine dal tronco encefalico. In effetti, più che di Nervo Vago, si dovrebbe parlare di nervi vaghi: sono due, destro e sinistro, i più lunghi e ramificati tra i nervi encefalici e tra i più importanti.

Un secondo sinonimo è Nervo pneumogastrico, riferito a due importanti innervazioni di questo nervo: quella dei polmoni e dello stomaco.

C’è tanto da dire al riguardo: caratteristiche, funzioni, percorso, sintomi e disturbi funzionali associati al Nervo Vago infiammato, alterato o compresso. La cura è complessa ma possibile nel campo dell’Osteopatia.

Scoprirete tutto quello che c’è da sapere, paragrafo per paragrafo.

Nervo Vago: caratteristiche e funzioni

E’ il principale nervo parasimpatico, il maggiore tra i nervi viscerali (con fibre 4 volte più numerose di quelle efferenti). E’ misto nel senso che vanta una funzione sia motoria sia sensitiva.

Dalla scatola cranica passa attraverso il collo grazie al foro giugulare per, poi, giungere al torace dove ‘vaga’ per i visceri, passando per quasi tutti gli organi, specie quelli digestivi (esofago, stomaco, intestino, colon traverso) ma anche cuore, polmoni. Controlla tutta la muscolatura liscia, anche alcuni muscoli scheletrici (della laringe, i costrittori faringei).

Quali sono le sue principali funzioni?

sintomi infiammazione nervo vago

Stimola la produzione di acido gastrico, regola i movimenti compiuti da stomaco e intestino in fase di digestione (peristalsi gastrointestinale). Controlla la frequenza cardiaca, la sudorazione, certi movimenti della bocca (muscoli del palato e della respirazione compresi), riceve sensazioni dall’orecchio esterno (in collegamento al nervo di Alderman.

Favorisce non solo la digestione ma anche le funzioni di relax (oltre che il rilassamento muscolare) attraverso l’input del Sistema Nervoso Parasimpatico.

Fa anche di più: stimola funzioni di recupero come quella del sistema immunitario, produce effetti antinfiammatori grazie alla produzione di acetilcolina. Informa il nostro cervello di tutto ciò che succede nei visceri: è lui che ci fa sentire il mal di pancia, ad esempio. E’ anche coinvolto nella trasmissione dello stimolo della fame o della sazietà ed è un vasodilatatore periferico.

Il Nervo Vago è l’unico che innerva organi toracici e addominali. Grazie alle sue fibre nervose innerva il condotto uditivo esterno, laringe, faringe, trachea, bronchi, polmoni, cuore, esofago, grossi vasi sanguigni, stomaco, milza, pancreas e intestino.

A sua volta, il Nervo X viene controllato dalla respirazione: ad esempio, un’eccessiva ventilazione o l’apnea possono incidere sul suo funzionamento.

Alcune sue funzioni sono state esplorate, altre sono ancora da scoprire.

Nervo Vago infiammato o alterato: i sintomi

Considerando la complessità delle sue funzioni, il Nervo Vago alterato, irritato, compresso, mal funzionante può essere responsabile di numerosi sintomi anche molto diversi tra loro:

  • Problemi di digestione (nausea, gonfiore intestinale o gastrico, acidità e bruciori di stomaco);
  • Stipsi cronica o diarrea;
  • Emicrania, dolore cervicale, collo rigido, mal di testa;
  • Stanchezza, sonno poco riposante;
  • Senso di svenimento, vertigini, sbandamento;
  • Abbassamento della pressione;
  • Tachicardia, extrasistole, battiti cardiaci irregolari o accelerati;
  • Mani e piedi freddi;
  • Senso di oppressione alla nuca e alle orbite perioculari (attorno agli occhi);
  • Infiammazioni di vario tipo;
  • Disturbi alla tiroide;
  • Sindrome di Ménière;
  • Senso di nodo alla gola, difficoltà di deglutizione;
  • Insonnia;
  • Eccessiva sudorazione o salivazione;
  • Insensibilità o formicolio (ad un solo lato) del cuoio capelluto;
  • Rossori in viso;
  • Crampi del cardias (bocca dello stomaco) e del piloro (che collega stomaco ed intestino tenue).

Principali disturbi funzionali associati al Nervo Vago

Fra i disturbi funzionali associati ad una disfunzione del Nervo Vago (non dovuti ad alterazioni organiche ma alla sensibilità e motilità viscerale), ritroviamo la sindrome gastro-cardiaca (o di Roemheld) che si manifesta con dolori al petto, tachicardia, senso di soffocamento dovuti all’eccesso di aria nello stomaco (bolla gastrica).

Il gonfiore allo stomaco spinge in alto e stira il diaframma che, a sua volta, sposta il cuore. Succede soprattutto dopo aver consumato pasti abbondanti a base di cibi grassi e la sintomatologia si risolve dopo qualche ora o dopo aver eruttato più volte.

La bolla gastrica potrebbe essere responsabile anche di esofagite, gastrite, calcolosi della colecisti, duodenite, ernia dello iato esofageo che, a loro volta, provocano aritmie, extrasistoli, tachicardia, fibrillazione atriale.

Se la funzionalità del Nervo Vago è compromessa a causa di un processo degenerativo articolare (ad esempio, artrosi cervicale), si scatena tutta una serie di sintomi che incidono sui principali organi del corpo e che sembrano non avere nulla a che fare con l’artrosi.

Cura Nervo Vago: lavoro complesso ma possibile per l’Osteopata

cura nervo vago

Un valido aiuto nella cura del Nervo Vago infiammato, compresso o alterato arriva dall’Osteopatia, una tecnica diagnostica e terapeutica che interviene attraverso la manipolazione viscerale, fasciale, strutturale per migliorare il benessere dell’organismo. Agisce per ripristinare equilibrio ed armonia su tutto il corpo, non soltanto su determinate parti e lo dimostra, in particolare, intervenendo sulla disfunzione di questo nervo.

La terapia tradizionale dei sintomi è generalmente complessa perché deve vedersela non con una specifica patologia ma con una reazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico legato al Nervo Vago il quale non fa altro che collegare il sistema nervoso centrale alle funzioni vitali periferiche (automatiche). Sapete, ormai, quanti organi e strutture controlla questo nervo (sfera viscerale, ritmo cardiaco e respiratorio, rilassamento, stato di sonno o di veglia, ecc.). Se funziona male si vanno a creare squilibri di tutte queste vitali attività.

La terapia farmacologica tenta di limitare o sollecitare l’attività del sistema nervoso parasimpatico per controllare i sintomi (tachicardia, ansia, crisi respiratorie, vertigini, ecc.) ma non riesce ad intervenire sulle cause.

L’Osteopatia si occupa di risolvere questi problemi se sono di natura funzionale attraverso la manipolazione di strutture collegate al decorso del nervo.

Disfunzioni del Nervo Vago: i trattamenti osteopatici

L’Osteopatia ha il grande dono di scovare la causa primaria di un disturbo o patologia e di trattarla per stimolare l’organismo verso un naturale processo di auto-guarigione e riequilibrio.

L’Osteopata lavora sulle strutture toccate dal nervo. In che modo?

Ripristina le sue funzioni sbloccando gli impulsi diretti che arrivano agli organi bersaglio attraverso di esso. Per ripristinare una corretta digestione, ad esempio, potrebbero bastare determinate pressioni o trazioni sui muscoli della nuca o del collo.

Risultano utili anche le manovre articolari in corrispondenza delle prime due vertebre cervicali: questo tipo di manipolazione serve a creare maggiore mobilità sotto la clavicola e sopra la prima costa (due aree attraversate dal nervo).

Può agire anche sulla gabbia toracica, curare in modo efficace i dolori alle ossa, articolazioni e visceri (anche di natura nervosa) concentrandosi sul sistema cranio-sacrale.

Tratta manualmente le vertebre cervicali e dorsali per migliorare la funzione cardiaca e polmonare, la pressione arteriosa.

Per il trattamento del Nervo Vago, l’Osteopata segue questo programma, nell’ordine:

  • Libera il tentorio del cervelletto;
  • Prosegue liberando il foro giugulare;
  • Sblocca la guaina vascolo-nervosa del collo;
  • Distende lo SCOM (sternosleidooccipitomastoideo), il muscolo deputato ai movimenti di rotazione, torsione e inclinazione del capo;
  • Distende il muscolo omoioideo del collo.

Oltre alle manipolazioni, l’Osteopata vi consiglierà anche una giusta alimentazione, uno stile di vita corretto e ginnastica posturale per sbarazzarvi delle costrizioni.

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Cura-per-la-stipsi

Cura per la Stipsi

Stipsi: cause, sintomi della stitichezza, rimedi e cura osteopatica

Secondo gli ultimi dati statistici, circa il 10% della popolazione nei Paesi industrializzati soffre di stipsi cronica: in Italia, le più colpite sono le donne di età superiore ai 60 anni, ma la costipazione non risparmia soggetti giovani e in tenera età.

La stitichezza non è una malattia, è un sintomo, un disturbo di carattere gastrointestinale che, però, se non curato adeguatamente potrebbe causare malattie in caso di complicanze.

La costipazione è un malfunzionamento dell’intestino dovuto a vari fattori (alcuni tuttora ignoti).

Si manifesta in vari modi: difficoltà ad evacuare, defecazione insufficiente, irregolare o infrequente, sensazione di svuotamento incompleto.

Quali sono le cause conosciute, i sintomi associati, le complicanze? Esistono alternative alla terapia farmacologica per la cura della stitichezza? Rimedi?

Tanto per cominciare, raccomandiamo di non abusare di lassativi senza, oltretutto, consultare il medico di fiducia.

L’Osteopatia attraverso manipolazioni viscerali, fasciali e strutturali è in grado di intervenire efficacemente anche sul problema della costipazione.

Cause

Esistono diverse forme di stipsi: occasionale e cronica, dovuta a colon pigro (che, contraendosi meno, rallenta il transito intestinale) o, al contrario, stitichezza da ipermobilità (con contrazioni disordinate del colon e compromissione o limitazione della mobilità intestinale).

Quali sono le cause ricorrenti?

  • Alimentazione carente di fibre;
  • Scarsa attività fisica;
  • Abuso di determinati farmaci (antinfiammatori, diuretici);
  • Disidratazione;
  • Problemi al colon o al retto;
  • Esiti di interventi chirurgici (cicatrici non guarite);
  • Infezioni da batteri o virus;
  • Disturbi emotivi e psicologici (stress, ansia, paura, aggressività repressa, fretta);
  • Febbri acute;
  • Traumi come il colpo di frusta che provocano forze di pressione in certi organi (fegato, reni) creando restrizioni o fissazioni che incidono sui normali movimenti di tutto il corpo.

La meccanica spinale alterata (da degenerazione del disco e articolare, rigidità cronica di bacino e colonna vertebrale, infiammazioni che compromettono la funzione dei nervi) può incidere sulla funzione dell’intestino.

Sintomi

cause della stitichezza

In condizioni normali, si evacua ogni giorno (1-2 volte).

Si può parlare di stitichezza se si manifestano i seguenti sintomi:

  • Evacuazioni inferiori a 3 settimanali;
  • Difficoltà di espulsione con notevole sforzo della muscolatura addominale;
  • Durezza e secchezza delle feci;
  • Sensazione di evacuazione incompleta;
  • Gonfiore;
  • Mal di stomaco e crampi;
  • Nausea;
  • Scarsa energia;
  • Perdita di appetito.

Complicanze della stipsi

Il notevole sforzo della muscolatura addominale al momento dell’espulsione, per chi soffre di stipsi, a lungo andare può causare una pressione dannosa per il pavimento pelvico. Tutto questo può portare a complicanze come le emorroidi o le ragadi.

Quando la costipazione diventa cronica, si possono rischiare altre complicazioni: dolore addominale cronico, occlusione intestinale, megacolon, fecaloma, volvolo fino al tumore del colon-retto.

In caso di stitichezza cronica, assumere fibre (almeno 30 gr al giorno) e liquidi (1,5-2 litri di acqua o altre bevande), seguire una dieta adeguata o praticare attività fisica non sono più sufficienti: per risolvere il problema, è necessario rivolgersi al medico che prescriverà una terapia specifica.

Stitichezza: rimedi

cura stitichezza

In presenza di stipsi occasionale, i rimedi più indicati per risolvere rapidamente il problema sono i lassativi di contatto (bisacodile e picosolfato).

In caso di stipsi cronica, seguire una dieta adeguata ricca di fibre (soprattutto frutta e verdura) ed uno stile di vita corretto, assumere liquidi e praticare attività fisica regolare (di media intensità) sono i primi step per affrontare il disturbo.

Solo in casi estremi, quando cioè tutto questo non basta, e soltanto dopo che il medico ha escluso cause organiche, è necessario ricorrere periodicamente ai lassativi di contatto associati a fibre e/o lassativi osmotici. La frequenza di assunzione dei lassativi deve essere stabilita dal medico e non bisogna abusarne.

Perché scegliere la cura osteopatica per la stitichezza?

L’Osteopata interviene solo quando è stata completamente esclusa la possibilità di una malattia grave.

Il trattamento osteopatico serve a ripristinare il normale movimento intestinale nei casi in cui il meccanismo spinale sia influenzato ed alterato da problemi nella parte inferiore della colonna lombare o nella regione pelvica, da degenerazione dei dischi o articolari, deformità.

Un’alterazione al disco, tanto per fare un esempio, può creare problemi di motilità intestinale, limitare il movimento dell’intestino causando la stipsi.

In presenza di costipazione, il trattamento osteopatico punta a:

  • Migliorare il movimento pelvico;
  • Favorire il movimento del midollo spinale inferiore;
  • Alleviare il dolore muscolo-scheletrico;
  • Migliorare la motilità intestinale.

Certe forme di stitichezza vengono curate dall’Osteopata attraverso trattamenti diretti dell’intestino.

Osteopatia: tecnica diagnostica e terapia per la cura della stipsi

Inizialmente, l’Osteopata eseguirà un’anamnesi per individuare la causa primaria della stitichezza. La costipazione può insorgere a causa di problemi associati alla mobilità del diaframma o dell’intestino, dieta scorretta, cicatrice pregressa, aderenze post-operatorie, una ridotta o eccessiva stimolazione nervosa della peristalsi oppure un blocco articolare della spina dorsale o del bacino.

L’Osteopata procederà con il trattamento per riattivare le funzioni biodinamiche dell’intestino solo dopo aver verificato che non ci siano patologie serie.

I trattamenti osteopatici che curano la stipsi

Le manipolazioni osteopatiche possono interessare il bacino (attraversato dal colon), le vertebre lombari, il sistema cranio-sacrale e, soprattutto l’intestino, i muscoli lisci delle pareti del colon.

L’Osteopata esegue uno ‘stretching’ (stiramento) attraverso tecniche miofasciali per contrastare eventuali blocchi ed ottimizzare la mobilità del diaframma.

Nel campo dell’Osteopatia viscerale, è stato dimostrato come la manipolazione della radice del mesentere migliori notevolmente la motilità del tratto lombo-sacrale.

Come per altri disturbi, il trattamento osteopatico consiste principalmente in tecniche manuali sulla parete addominale e sul rachide lombare. Il suo compito è ripristinare la funzionalità dell’apparato digerente ma anche le relative strutture muscolo-scheletriche.

Alla fine del trattamento, l’Osteopata darà alcuni consigli in merito alla corretta respirazione (per la mobilità del diaframma), ad una dieta adeguata ricca di frutta, verdura, cibi integrali, liquidi ed alla pratica di un regolare esercizio fisico.

Il grande vantaggio dell’Osteopatia, oltre al fatto che si interviene sulla causa non semplicemente sui sintomi, è stimolare il corpo verso l’auto-guarigione senza, peraltro, assumere farmaci.

I risultati sono riscontrabili già dalla prima/seconda applicazione.

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Reflusso-Gastroesofageo

Reflusso Gastroesofageo

Reflusso gastroesofageo: rimedi e cura, Osteopatia o farmaci?

Quando la risalita involontaria dei succhi gastrici e del cibo ingerito verso l’esofago (talvolta, fino alla gola) diventa frequente ed eccessiva, ci troviamo di fronte alla sindrome da reflusso gastroesofageo (MRGE) o GERD (Gastroesophageal Reflux Disease).

L’entità e la frequenza rilevante di questa ‘risalita’ sono tali da provocare, a lungo andare, lesioni della mucosa che riveste la parte interna dell’esofago. Quest’ultima potrebbe irritarsi a livello cronico portando alla cosiddetta esofagite da reflusso.

Sopravviene un’alterazione della barriera antireflusso, uno squilibrio tra fattori aggressivi e meccanismi difensivi della mucosa esofagea.

Scoprite i rimedi reflusso gastroesofageo, la cura reflusso più naturale e priva di effetti collaterali che esista. Quanto può dimostrarsi efficace per l’acidità di stomaco l’Osteopatia e perché?

Reflusso gastroesofageo o sindrome vera e propria?

E’ importante distinguere il reflusso gastrico inteso come passaggio del contenuto gastrico nell’esofago (caratterizzato da rigurgiti o vomito) dalla sindrome da reflusso gastroesofageo (MRGE), una vera e propria malattia con i suoi sintomi, cause e complicanze che andremo a spiegare più avanti.

Sintomi e diagnosi

La sindrome da reflusso gastroesofageo presenta sintomi caratteristici più o meno comuni:

  • Sensazione di bruciore al petto (pirosi retro sternale);
  • Rigurgito (liquido amaro o acido in gola);
  • Singhiozzo;
  • Nausea;
  • Gonfiore addominale;
  • Eruttazioni;
  • Ipersalivazione e ipersecrezione di muco;
  • Alitosi;
  • Dolore epigastrico;
  • Difficoltà a digerire e a deglutire;
  • Disfagia;
  • Odinofagia;
  • Asma bronchiale (non allergica);
  • Tosse cronica;
  • Raucedine e mal di gola;
  • Dolore cervicale;
  • Dolore toracico non cardiaco;
  • Faringite;
  • Laringite;
  • Cefalea;
  • Perdita dello smalto dentario
  • Aritmie.

Ovviamente, esami diagnostici specifici (anamnesi e indagini strumentali ovvero la manometria, la phmetria e l’endoscopia) confermeranno o meno la malattia.

Cause del reflusso gastroesofageo, fattori di rischio

sintomi reflusso

Il responsabile numero uno del reflusso è la funzionalità dello sfintere esofageo alterata ma non è, di certo, l’unico.

Ecco, in sintesi, tutte le possibili cause del GERD:

  • alterazione e compromissione della funzionalità dello sfintere esofageo inferiore;
  • ernia iatale;
  • sovrappeso e obesità;
  • tumore;
  • abuso di farmaci;
  • sedentarietà;
  • alimentazione e stile di vita scorretti;
  • sforzi eccessivi;
  • assunzione di bevande alcoliche;
  • tabagismo;
  • gravidanza (pressione esercitata dal feto);
  • diabete mellito;
  • fattori ereditari e genetici.

L’alterata funzionalità dello sfintere esofageo può manifestarsi in diversi modi: riduzione del tono dello sfintere inferiore omonimo (LES), rilassamento temporaneo del LES, diminuzione della salivazione, clearing esofageo ridotto, svuotamento gastrico rallentato (scarsa motilità).

Tanto per fare un esempio: nel caso in cui il cardias (la valvola inferiore che comunica tra esofago e stomaco) si rilascia quando non dovrebbe, potrebbe verificarsi il reflusso gastroesofageo.

Altri fattori di rischio possono essere ansia e stress, ipertensione, atteggiamenti scoliotici, gabbia toracica rigida, colpo di frusta, lavori che costringono a posizioni in torsione, ingestione rapida dei cibi, masticazione non corretta (ad esempio, unilaterale), deglutizione o respirazione.

Un ridotto movimento del diaframma provoca un aumento di tensione a livello del cardias, che può portare ad alterazioni funzionali a questa valvola.

Complicanze

Se non viene adeguatamente curato, il GERD può portare non soltanto all’esofagite (infiammazione dell’esofago) ma ad altre complicanze come:

  • ulcere;
  • stenosi;
  • sanguinamento nel reflusso o nelle feci;
  • perdita di peso;
  • broncospasmo.

Osteopatia o farmaci? Quale terapia?

Una volta accertato che si tratta di sindrome da reflusso gastroesofageo, in presenza di esofagite il medico di solito ricorre alla terapia farmacologica: prescrive farmaci (inibitori di pompa e procinetici) che hanno la funzione di bloccare la secrezione di acido cloridrico nello stomaco.

Servono a normalizzare l’acidità di stomaco, ma non sempre ci riescono e non sono in grado di risolvere il problema. A dirla tutta creano altri problemi, effetti collaterali come diarrea e mal di testa.

In assenza di esofagite o di condizioni morbose, si tratterà di risolvere il bruciore dietro lo sterno (pirosi retro sternale): è possibile riuscirci sia modificando uno stile di vita scorretto sia ricorrendo a trattamenti osteopatici.

Nel corso degli anni, l’Osteopatia si è rivelata un ottimo metodo complementare che non intende sostituirsi a nessuna terapia medica ma che dà risultati dimostrandosi efficace nel ridurre la sintomatologia, nei casi di GERD non caratterizzate da condizioni patologiche in atto.

In base a diverse ricerche e studi sull’Osteopatia, è stato dimostrato che il trattamento osteopatico riduce i sintomi né più né meno come la terapia farmacologica ed è, quindi, efficace.

Valutazione e obiettivi dell’Osteopata nella cura del reflusso gastroesofageo

cura reflusso gastrico

Prima di intervenire, l’Osteopata esegue un accurato esame valutativo attraverso l’anamnesi, l’analisi della postura, test manuali specifici e globali. Il suo compito è scoprire la vera causa individuando le aree che presentano limitazioni di mobilità. Dopo la valutazione, giungerà alle sue conclusioni diagnostiche.

L’esplorazione, il trattamento manipolativo osteopatico viene applicato nelle strutture viscerali (esofago, diaframma, stomaco, piloro, cardias, il restante tratto intestinale) ed in quelle scheletriche (tratti vertebrali, in particolare cervicali e toracici).

L’Osteopata interviene su questa sindrome allo scopo di rafforzare e rilassare la giunzione gastro-esofagea, aprire qualsiasi fissazione fibromuscolare della giunzione e delle strutture circostanti.

Esegue il trattamento in base ad un ordine specifico:

  • ascolta l’addome;
  • libera le zone d’inserzioni del fegato;
  • libera stomaco e piloro;
  • procede liberando la giunzione gastroesofagea;
  • manipola le fissazioni scheletriche rilevanti (come le articolazioni costo-condrali);
  • normalizza le fissazioni sacrali e craniche.

Reflusso gastrico: i trattamenti di Osteopatia mirati

Attraverso le sue manipolazioni viscerali e scheletriche, l’Osteopata mira ad allentare le tensioni a livello del cardias (che congiunge esofago e stomaco), ripristinare la mobilità della colonna dorsale e cervicale, riequilibrare i diaframmi (soprattutto quello addominale), distendere l’esofago, regolare l’attività del sistema neurovegetativo tramite gli elementi vertebrali corrispondenti alle strutture gastriche ed esofagee.

L’Osteopatia punta all’armonia di tutto il corpo, non semplicemente di singole parti.

Nel caso del reflusso gastroesofageo, l’Osteopata lavora affinché il cardias abbia un tono ottimale: per fare questo, è necessario il giusto rapporto pressorio tra cavità addominale e toracica per evitare sia un’ernia iatale sia prolasso o ptosi gastrica. Lavora anche per assicurare il giusto rapporto tra cifosi toracica e tensioni sternali anteriori, come pure una buona elasticità del diaframma ed un normale scorrimento longitudinale dell’esofago.

Tutto questo perché il reflusso gastroesofageo è correlato alla forza dei muscoli della schiena, a vari fattori biomeccanici e non solo chimici.

Consigli utili

L’Osteopata, oltre ad intervenire efficacemente attraverso manipolazioni viscerali e scheletriche mirate a risolvere il problema, saprà darvi consigli preziosi per evitare fattori di rischio:

  • non andate a dormire subito dopo il pasto;
  • dormite utilizzando un cuscino alto;
  • evitate la posizione decliva (in pendio);
  • non indossate cinture o indumenti stretti;
  • evitate cibi irritanti per l’esofago come caffè, alcol, arance, cioccolato, tè;
  • non tenete, per troppo tempo, le braccia in alto e la testa inclinata all’indietro;
  • mangiate lentamente, riducete al massimo i cibi grassi o industriali ed evitate pasti abbondanti;
  • mettetevi a dieta se siete in sovrappeso;
  • smettete di fumare;
  • praticate una regolare attività fisica (non intensa, basta una passeggiata dopo il pasto).

Seguire queste semplici regole significa prevenire un reflusso gastrico di lieve entità.

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Colon-irritabile-o-colite

Colon irritabile o colite

Colon irritabile o colite: rimedi e cura, l’efficacia dell’Osteopatia

L’Osteopata ha una visione olistica del corpo umano secondo cui una disfunzione organico-viscerale può essere responsabile di problemi muscolo-scheletrici e questo vale anche nel caso del colon irritabile.

L’obiettivo dell’Osteopatia non si limita ad intervenire su questa o quella malattia ma sulla salute generale del paziente per ripristinarne l’equilibrio.

L’approccio mira alla causa, non al sintomo, ovvero a indagare sulla fonte del problema. Spesso, la causa vera e propria è localizzata distante dalla zona dolorosa dove si manifesta il sintomo.

Scopri le cause, i sintomi del colon infiammato, le tecniche di manipolazione viscerale utilizzate nel trattamento osteopatico e perché il mal di schiena può derivare da questa sindrome.

La tecnica osteopatica è efficace nella cura del colon infiammato o colite?

Colon irritabile: cos’è

Per rispondere in modo esauriente alla precedente domanda (l’Osteopatia è efficace?), è necessario capire bene cos’è la Sindrome del colon irritabile (IBS – Irritable Bowel Syndrome) o colite.

E’ un disturbo intestinale molto diffuso, caratterizzato da condizioni infiammatorie e autoimmuni che colpiscono il colon, il secondo tratto dell’intestino crasso ed il pavimento pelvico (parte bassa della pancia).

Questo disordine funzionale del sistema gastrointestinale non è da confondere con vere e proprie patologie come il morbo di Crohn che alterano l’anatomia dell’intestino. In caso di colon infiammato, l’intestino risulta assolutamente normale a livello anatomico.

Sintomi principali e secondari, disturbi generali

Il colon irritabile affligge dal 7% al 21% della popolazione mondiale (il 15% in Italia), colpisce maggiormente le donne e pare diminuisca con l’avanzare dell’età.

E’ una sindrome benigna che, però, condiziona la vita e presenta i seguenti sintomi principali:

  • Fastidio e dolore addominale (basso addome a sinistra);
  • Costipazione, stipsi, stitichezza (più frequente nelle donne);
  • Diarrea (più frequente negli uomini);
  • Crampi.
colite cura

In alcuni soggetti, stipsi e diarrea possono alternarsi.

Possono manifestarsi anche sintomi secondari:

  • Distensione addominale;
  • Gonfiore;
  • Flatulenza;
  • Senso di incompleto svuotamento intestinale o della vescica;
  • Passaggio di muco;
  • Mal di stomaco;
  • Alitosi, senso di bruciore in bocca;
  • Difficoltà a deglutire;
  • Sazietà precoce;
  • Dolori all’ano, al perineo o al pube;
  • Urgenza ad urinare;
  • Dispareunia (rapporti sessuali dolorosi).

In alcuni soggetti, si manifestano disturbi generali come:

  • Cefalea;
  • Dolori muscolari e tendinei (sindrome fibromialgica);
  • Nodo in gola;
  • Sonnolenza, stanchezza cronica;
  • Vertigini;
  • Ansia, depressione.

Cause

Le numerose ricerche effettuate per indagare sulle cause responsabili di questa sindrome non sono riuscite, finora, a dare una risposta precisa ed a spiegare con certezza i sintomi.

Le ipotesi più attendibili sulle cause del colon irritabile sono:

  • Alterazioni della motilità;
  • Sensazione viscerale anomala;
  • Interazione cerebro-intestinale alterata;
  • Disagio psicosociale;
  • Alterata attivazione immunitaria intestinale;
  • Problemi riguardanti la permeabilità intestinale e l’assetto microbiotico del colon e dell’intestino.

Stress, malattia celiaca, trattamento con antibiotici, malattie infiammatorie all’intestino derivanti da gastroenterite acuta rappresentano particolari fattori di rischio.

La scienza si avvicina sempre più all’ipotesi di un’anomalia nella comunicazione tra encefalo, fibre nervose e muscoli intestinali (impegnati a regolare il transito del cibo digerito).

Le funzioni intestinali sono controllate e coordinate dai nervi parasimpatici e simpatici appartenenti al Sistema Nervoso Autonomo, impegnati a stimolare l’assorbimento dei nutrienti ed a gestire il movimento peristaltico intestinale.

Alcuni fattori (stress, alimentazione, malattie gastrointestinali, disturbi ormonali) possono alterare l’attività dei nervi parasimpatici e simpatici creando tutta una serie di problemi al Sistema Nervoso Autonomo come stipsi, diarrea, dolore addominale, irregolarità intestinale.

Colon irritabile e colonna vertebrale: un legame stretto

manipolazione colon

L’intestino può, senza dubbio, essere definito il nostro secondo cervello.

Regola stress, ansia e tensione. Le cellule intestinali producono il 95% della serotonina (neurotrasmettitore del benessere) a seguito di determinati stimoli esterni (immissione di cibo, colori, suoni, ecc.).

I visceri sono strettamente collegati con la colonna vertebrale tramite il sistema nervoso neurovegetativo (autonomo) che provvede alla peristalsi o al rilascio dei muscoli involontari nelle pareti degli organi interni.

Il colon, in particolare, comunica con diverse vertebre dorsali (dalla sesta alla dodicesima).

Va da sé che un colon irritabile può inviare informazioni alterate nel tratto della colonna corrispondente portando ad una riduzione della mobilità articolare fino alla comparsa del mal di schiena.

La relazione viscero-somatica dimostra una stretta connessione tra visceri ed apparato muscolo-scheletrico.

Medicina manuale: più efficace della terapia farmacologica

Cura colon’, ‘cura colite’, ‘rimedi colite e colon infiammato’: cerchi online e ti chiedi “Quanto è efficace la terapia farmacologica?”.

La tradizionale terapia di farmaci finalizzata a migliorare il transito intestinale offre scarsi benefici per sintomi come dolore e gonfiore.

Negli ultimi anni, l’interesse si è spostato verso interventi dietetici mirati e la cosiddetta medicina manuale (esercizi fisioterapici, tecniche osteopatiche, medicina tradizionale cinese) anche per il trattamento della Sindrome del colon irritabile. Gli studi scientifici sull’efficacia dell’Osteopatia si moltiplicano.

L’American College Gastroenterology ha pubblicato una lista dei trattamenti più utilizzati di recente:

–       Attività fisica;

–       Dieta;

–       Trattamento farmacologico;

–       Integratori alimentari;

–       Terapia psicologica;

–       Medicina complementare e alternativa (Osteopatia, agopuntura, fitoterapia, omeopatia).

La medicina manuale ottiene risultati migliori rispetto alla terapia farmacologica grazie alla sua caratteristica capacità di agire sul sistema nervoso.

Più del 65% dei pazienti riporta un netto miglioramento dei sintomi fino alla risoluzione definitiva del dolore. Molti studi hanno dimostrato che la tecnica manipolativa riduce non solo il dolore addominale ma anche stipsi, diarrea, distensione addominale, sensibilità rettale, ansia, depressione.

Anche in Italia diversi studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia della terapia osteopatica ed i suoi benefici in caso di mal di schiena, reflusso gastroesofageo, sindrome del colon irritabile, dolore al coccige, mal di testa, dolori mestruali, ecc.

Uno dei grandi vantaggi di questa terapia consiste nell’evitare l’assunzione di farmaci o altri dispositivi, quindi può essere applicata senza rischi anche alle donne in gravidanza, neonati, bambini.

Colon irritabile: la manipolazione viscerale eseguita dall’Osteopata

La terapia eseguita dall’Osteopata, complementare alla medicina classica, è basata principalmente sul contatto manuale sia per diagnosticare sia per curare una determinata patologia o disturbo.

Le tecniche osteopatiche possono essere generali, articolari e viscerali e si basano su una visione olistica del corpo trattando l’organismo nella sua globalità senza dividerlo mai in settori distinti tra loro.

Il compito dell’osteopata è ripristinare la mobilità e motilità (cellulare) di un organo sbloccandolo, stimolandolo a funzionare correttamente sia in termini meccanici sia biochimici. Interviene sul sistema circolatorio, respiratorio, fasciale, nervoso, muscolo-scheletrico.

Il colon irritabile può essere trattato e curato con le manipolazioni osteopatiche viscerali, fasciali, strutturali.

Grande conoscitore della relazione tra viscere e soma, l’osteopata attraverso le sue manipolazioni viscerali  (sulla parete addominale e sul rachide lombare) opera sul paziente per raggiungere i seguenti obiettivi svolgendo diverse funzioni:

  • Riequilibrare il Sistema Nervoso Autonomo;
  • Migliorare la mobilità spinale;
  • Incrementare il drenaggio linfatico e venoso;
  • Gestire lo stress;
  • Dare consigli alimentari.

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Onde-D-Urto-nell-Induratio-Penis-Plastica

Onde D’Urto nell’ Induratio Penis Plastica

Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica: cura contro la malattia di Peyronie

Il sistema innovativo sviluppato in Israele negli anni Ottanta – più di recente, applicato con successo per il trattamento della disfunzione erettile e della sindrome dolorosa pelvica cronica – si è rivelato prezioso anche per risolvere un’altra problematica: le onde d urto per Induratio Penis Plastica funzionano.

Dai primi utilizzi contro la calcolosi renale, il dolore e l’infiammazione di ossa e tessuti muscolo-articolari, le Onde d’Urto ne hanno fatta di strada. Oggi, vengono sempre più impiegate anche in altri campi come la FisioEstetica (contro rughe e cellulite), la Medicina Rigenerativa e l’Andrologia.

Sia per trattare la disfunzione erettile sia per la malattia di Peyronie, la terapia all’avanguardia delle Onde d’Urto a bassa intensità lascia ben sperare.

Vi spiegheremo tutto quello che c’è da sapere su questo trattamento partendo dalla domanda più ovvia: cos’è l’Induratio Penis Plastica?

Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica: cos’è la malattia di Peyronie

L’Induratio Penis Plastica, conosciuta anche come malattia di Peyronie, è una curvatura acquisita del pene che può causare disfunzione erettile. Se presente, il dolore si manifesta precocemente e si riduce col passare del tempo. E’ una malattia caratterizzata dal deposito di collagene e fibrina e da una riduzione delle fibre elastiche responsabili della formazione di una placca fibrosa (localizzata sulla parte posteriore del pene) nella tunica albuginea (il tessuto che circonda i corpi cavernosi). E’ proprio questa cicatrice sul pene a causare la curvatura in fase di erezione del pene che non è più in grado di estendersi liberamente. Ad oggi, non si comprende appieno la causa della malattia di Peyronie. Da un’indagine si è appreso che sia aumentata a partire dalla commercializzazione del Viagra (sildenafil orale).

Circa l’1-3% della popolazione maschile (in età compresa tra i 40 ed i 70 anni) soffre di Induratio Penis Plastica, di cui il 20-40% riferisce disfunzioni erettili. Il 77% di uomini colpiti dalla malattia riporta effetti psicologici importanti.

Nei casi più gravi, la malattia di Peyronie può portare ad erezioni dolorose o deficit erettili significativi, tali da impedire la penetrazione.

Induratio Penis Plastica: terapia farmacologica e chirurgica

onde d'urto induratio penis

Non avendo compreso appieno la causa della malattia, non esistono attualmente terapie che funzionino del tutto, che assicurino risultati affidabili e risolvano i sintomi. Si limitano ad agire su certi elementi per la guarigione delle ferite.

Quali sono le terapie farmacologiche a cui si ricorre attualmente?

Somministrazione orale di:

  • Vitamina E;
  • Acidi grassi omega-3;
  • Coenzima antiossidante Q10;
  • Pentossifillina;
  • Potaba (Para-aminobenzoato di potassio).

Gli ultimi due farmaci hanno mostrato maggiore efficacia.

Si ricorre anche all’applicazione topica di verapamil, trifluoperazina (solfato di magnesio) oppure a iontoforesi, iniezioni intralesionali di corticosteroidi, di collagenasi, verapamil e interferone alfa, nonché alla radioterapia e terapia della trazione del pene.

I trattamenti tradizionali non hanno dimostrato una vera efficacia.

Nei casi in cui il soggetto non può più avere una vita sessuale soddisfacente, si ricorre alla terapia chirurgica attraverso la tecnica delle Corporoplastiche di raddrizzamento e la chirurgia protesica.

Tra le conseguenze dell’intervento chirurgico, c’è la riduzione della lunghezza del pene in erezione, in proporzione al grado di curvatura.

Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica: perché funzionano

Fra le terapie fisiche per il trattamento della malattia di Peyronie, la radioterapia è stata abbandonata del tutto mentre il ruolo della iontoforesi resta limitato.

L’unica terapia utilizzata con successo è il trattamento con Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica, la stessa ESWT (External Shock Wave Therapy) effettuata con onde d’urto a bassa intensità utilizzata per la disfunzione erettile ed il dolore pelvico cronico.

Le onde vengono collimate sulla placca e vantano una doppia azione:

  • Favoriscono la frantumazione della placca;
  • Intervengono sull’attività biologica dei tessuti del pene e della placca stimolando la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) e modulando l’attività delle cellule infiammatorie responsabili della formazione della placca.

Un video del Dott Sergio Leoni

Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica: benefici e risultati

La curvatura del pene eretto caratteristica dell’Induratio Penis Plastica rende difficile (o impossibile) avere rapporti sessuali. Quando la malattia è conclamata, i punti dolenti vengono trattati con onde d’urto extracorporee.

Il trattamento con le Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica ha dimostrato la sua efficacia grazie ai seguenti risultati:

–       Stabilizzazione della placca con riduzione delle dimensioni e consistenza della placca stessa;

  • Interruzione della progressione della malattia;
  • Riduzione ed eliminazione del dolore causato dalla placca;
  • Miglioramento del flusso sanguigno con effetti a lungo termine;
  • Miglioramento dell’erezione spontanea e indotta;
  • Ripristino dell’elasticità della muscolatura liscia;
  • Stimolazione della rigenerazione nervosa.

Grazie a questa terapia si può evitare l’intervento chirurgico con un trattamento indolore, che non richiede anestesia e presenta scarsi effetti collaterali.

Le Onde d’Urto a bassa intensità sono considerate, attualmente, la terapia più indicata per il trattamento conservativo della placca.

A differenza delle onde a più alta intensità, le Onde d’Urto a bassa intensità (LI-ESWT) hanno proprietà neoangiogenetiche: inducono la neovascolarizzazione dei tessuti, migliorano il flusso sanguigno e l’ossigenazione del pene, rigenerano il tessuto trattato.

Onde D’urto a bassa intensità: come funzionano

onde d urto induratio penis

Si tratta di onde acustiche ad elevata energia che, nel momento in cui vengono trasmesse all’organismo attraverso i tessuti, cedono energia generando veri e propri cambiamenti biologici nelle cellule portando ad un incremento della vascolarizzazione nell’area trattata.

A differenza delle onde d’urto a più alta intensità, quelle a bassa intensità (LI-ESWT) – oltre a migliorare la circolazione peniena – stimolano la crescita graduale di nuovi vasi sanguigni (neo-angiogenesi), un effetto rigenerante dovuto ad un’ossigenazione migliorata che favorisce l’erezione spontanea.

Le onde d’urto vengono trasmesse tramite un manipolo a punta sferica applicato sull’area interessata dal dolore.

Onde d’Urto per Induratio Penis: procedura del trattamento

L’applicazione avviene senza anestesia.

Tramite palpazione e biofeedback lo specialista localizza l’area dolente, dopodiché segna l’area coinvolta dal dolore.

Dopo aver applicato gel di accoppiamento (per trasmettere le onde acustiche ai tessuti), rilascia le onde d’urto radiali o focalizzate alla zona interessata tenendo l’applicatore saldamente a contatto con la cute.

Effetti collaterali e controindicazioni

La terapia delle Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica deve essere eseguita da specialisti, personale altamente qualificato. Se eseguita correttamente, è indolore, rapida, non invasiva e sicura.

Di solito, è ben tollerata, in certi casi presenta effetti collaterali non gravi:

  • Arrossamenti cutanei;
  • Petecchia;
  • Gonfiore e sensazione di intorpidimento della pelle.

Si tratta di effetti che, di solito, scompaiono dopo massimo 36 ore dal trattamento.

Il trattamento è controindicato in caso di:

  • Gravidanza e allattamento;
  • Tendini lesionati a rischio di rottura;
  • Difetti di coagulazione (incluse trombosi locali);
  • Terapia cortisonica;
  • Tumori locali;
  • Terapia anticoagulante orale;
  • Infezioni virali o batteriche;
  • Ragazzi di età inferiore ai 18 anni (tranne per la sindrome di Osgood-Schlatter e disfunzioni muscolari).

Trattamento Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica: quante sedute

La terapia prevede dalle 6 alle 8 sedute da 10 minuti ciascuna con cadenza settimanale.

L’effetto è riscontrabile dopo 4 settimane dall’inizio del trattamento.

Non è necessaria nessuna preparazione del paziente ed il trattamento viene eseguito senza anestesia.

A terapia conclusa, l’urologo/andrologo sottoporrà il paziente ad una visita di controllo per valutarne gli effetti.

La terapia delle Onde d’Urto per Induratio Penis Plastica può essere ripetuta (dopo 3 settimane dal termine del ciclo precedente). Dopo circa 2 anni, nel 50% dei casi, potrebbe essere necessario sottoporsi ad un nuovo ciclo riabilitativo.

Si occupa di tale trattamento il Dott. Grimaldi Giovanni, Urologo-Andrologo.

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