Tecarterapia-Cervicale

Tecarterapia Cervicale

Tecarterapia Cervicale: quanto è efficace?

La Tecarterapia Cervicale è uno dei trattamenti richiesti più di frequente dai nostri pazienti per l’alto numero di problematiche a cui va incontro il rachide cervicale con infiammazioni, contratture e patologie discali più o meno serie.

Il rachide cervicale è spesso soggetto a traumi diretti o indiretti, a protrusioni del disco o ernie, ad artrosi vertebrale e contratture da stress/emotive.

Le cure sono le più svariate e vanno dai farmaci antinfiammatori, a base di cortisone, miorilassanti, massaggi decontratturanti, terapie manuali e posturali, laserterapia ,tecarterapia, terapia manipolativa vertebrale, infiltrazioni locali di ozonoterapia, agopuntura.

Negli ultimi dieci anni, la Tecarterapia Cervicale si è rivelata uno dei trattamenti fisioterapici più prescritti e richiesti.

Questo strumento, nato per la medicina dello sport circa venti anni fa dalla casa Human Tecar,  viene oggi utilizzato anche in caso di problematiche osteo-articolari e muscolari nelle fasi acute, croniche e traumatiche.

Quando sottoporsi ad una seduta di Tecarterapia alla Cervicale?

Prima di sottoporsi ad una seduta di tecarterapia cervicale, è bene capire e individuare la causa o le cause scatenanti le infiammazioni cervicali.

Compito del Medico Ortopedico sarà eseguire una diagnosi clinica e strumentale e, successivamente, se il caso lo ritiene opportuno, eseguire un ciclo di sedute di Fisioterapia o Tecarterapia.

Le sedute di tecar potranno essere eseguite in caso di infiammazione di un disco, ernia, protrusioni o artrosi. La Tecarterapia risulta essere molto utile quando viene applicata a livello delle contratture antalgiche che limitano i movimenti e la mobilità del capo nei vari piani dello spazio.

E’ particolarmente indicata anche in caso di cervicobrachialgia, artrosi dell’uncus vertebrale, sindromi miofasciali dolorose, torcicollo, ernia cervicale, artrosi cervicale.

Molto importante nelle applicazioni tekar sarà lo strumento di esecuzione del trattamento ed il livello di preparazione dello specialista/Fisioterapista che eseguirà il trattamento.

Quando la diagnosi è corretta e l’operatore è preparato ed esperto, i risultati della Tecarterapia sono apprezzabili sin dalla prima applicazione.

In genere si eseguono un ciclo di circa 10 sedute e i risultati arriveranno con il passare delle sedute, a distanza di circa 10 giorni dalla fine del ciclo di terapia.

A chi affidarsi per eseguire un ciclo di Tecarterapia Cervicale?

Non vi sono dubbi sull’efficacia del trattamento tecar sul rachide cervicale a patto che vengano rispettate tre regole.

La prima regola è la valutazione e la diagnosi medica: se la diagnosi è scrupolosa e corretta si potranno avere risultati pressoché certi.

Seconda regola: accertarsi che le apparecchiature siano certificate e brevettate.

In sostanza, diciamo che oggi esistono circa 33 società in Italia che producono apparecchi per Tecarterapia ma solo una ha una frequenza brevettata frutto di studi scientifici che ne garantiscono risultati stabili e duraturi.

Questo apparecchio si chiama Human Tecar. Le altre lavorano a frequenze differenti, pertanto i risultati terapeutici non sono certi.

Terza regola: affidarsi a Human Tecar Specialist. Il Fisioterapista che esegue la tecarterapia cervicale non passa un “ferro da stiro” ma, grazie alle sue conoscenze, alle capacità acquisite nel corso di studi e grazie alla formazione Human Tecar, eseguirà un trattamento personalizzato durante cui utilizzerà tecniche manuali integrate alla tecarterapia.

Pertanto, un trattamento tecar diviene un trattamento globale e non solo focalizzato sull’area interessata dall’infiammazione. Durante il trattamento, il Fisioterapista Human Tecar Specialist eseguirà tecniche di massaggio decontratturante e drenante oltre ad eseguire tecniche di mobilizzazione, riabilitazione e manipolative.

Nel rispetto di queste regole, con il Trattamento di Tecarterapia Cervicalesi potranno ottenere ottimi risultati.

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Infiammazioni-cervicali

Infiammazioni cervicali

Infiammazioni cervicali

Le infiammazioni cervicali sono una problematica piuttosto diffusa che colpisce tutti, almeno una volta nella vita.

Presenti indiscriminatamente sia nelle donne che negli uomini, le infiammazioni cervicali possono essere causate da problematiche differenti a livello del rachide cervicale o a livello dei muscoli respiratori, oppure da disturbi oculari o mandibolari, da un trauma o da posture errate prolungate.

La diagnosi in caso di sintomi cervicali è di primaria importanza per stabilire e definire un piano terapeutico adeguato.

Nella maggior parte dei casi, le infiammazioni cervicali dipendono da ernie o protrusioni cervicali, da problemi posturali o da sindrome dell’ ATM.

Come si diagnosticano le Infiammazioni cervicali?

L’indagine è di tipo medico ortopedico, clinico, obiettivo e diagnostico.

L’esame clinico prevede una serie di test di mobilità del rachide cervicale nei vari piani dello spazio, cercando le limitazioni nei movimenti. Inoltre, si procederà con una serie di test neurologici per valutare infiammazioni di tipo neuropatico come nel caso della nevralgia cervico brachiale.

Verranno analizzati gli esami strumentali (radiografia, risonanza magnetica o Tac) per valutare problematiche di tipo discale, artrosi delle faccette articolari o dell’uncus, patologie tumorali, scivolamenti anteriori o posteriori.

Nelle problematiche di tipo traumatico, è di fondamentale importanza una visita di tipo neurochirurgico per escludere lesioni midollari o nervose importanti.

La terapia varia in base alla diagnosi medica e prevede l’utilizzo di collare, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), a base di cortisone, farmaci e integratori per le radici nervose, fisioterapia, riabilitazione e trattamenti manipolativi e posturali.

Come si curano le infiammazioni cervicali?

Come detto poc’anzi le infiammazioni cervicali si curano in modo differente in base alla diagnosi medica.

In genere nelle infiammazioni acute vengono prescritti riposo, farmaci, terapia cortisonica e, nei casi più gravi, l’utilizzo del collare.

Superata la fase acuta, il trattamento fisioterapico prevede l’utilizzo di elettromedicali per ridurre infiammazione, dolore e contratture antalgiche. Gli strumenti più utilizzati e con un alto indice di efficienza risultano essere la tecarterapia e la laserterapia ad alta potenza.

Questi strumenti consentono di agire a livello locale senza essere invasivi stimolando la rigenerazione delle cellule, migliorando il microcircolo e la vasodilatazione.

In base alla problematica/patologia cervicale verrà eseguito un trattamento elettromedicale in atermia o media termia (senza calore o con una temperatura media).

In caso di infiammazione acuta o sub-acuta, verrà eseguito un trattamento atermico mentre, a livello delle contratture antalgiche, si procederà con un trattamento medio-francamente termico.

Grazie a questi strumenti sarà possibile lavorare in modo focalizzato sulle strutture interessate dalle infiammazioni cervicali.

Molto importante sarà inoltre il lavoro manuale del fisioterapista per migliorare la mobilità articolare, l’elasticità dei muscoli e liberare i nervi compressi e infiammati.

Successivamente, verrà eseguita una valutazione posturale approfondita per capire il reale problema se di natura cervicale o dovuto ad un semplice compenso la cui origine del problema risiede altrove come nel caso dell’articolazione temporo mandibolare.

L’importanza della respirazione diaframmatica

Molto spesso, le problematiche a livello cervicale dipendono da una respirazione diaframmatica non corretta o imperfetta. Nel caso in cui non si respiri col diaframma e tale muscolo risulti inattivo, il nostro corpo dovrà ovviare in qualche modo facendo lavorare i muscoli cervicali respiratori accessori. Un lavoro prolungato, col passare del tempo, porterà i muscoli cervicali in tensione eccessiva, prolungata fino a provocare contratture muscolari croniche dovute proprio all’eccessivo lavoro di respirazione.

Una volta eliminata le tensione cervicale, il paziente dovrà quindi lavorare sulla corretta respirazione diaframmatica per liberare ulteriormente i muscoli cervicali da questo stressante lavoro.

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Utili possono essere esercizi da fare a casa in caso di infiammazioni cervicali. Eccone alcuni:

Protrusioni Cervicali

Protrusioni Cervicali

Cosa sono le Protrusioni Cervicali?

Le protrusioni cervicali rappresentano una fuoriuscita del disco interposto tra due vertebre contigue del tratto cervicale della colonna vertebrale.
Tale fenomeno è irreversibile; pertanto, una volta erniato, non è possibile far rientrare il materiale.

Nonostante sia un fenomeno piuttosto frequente (colpisce il 90% della popolazione), il più delle volte resta asintomatico, in quanto la sintomatologia si manifesta solo nel momento in cui la protrusione discale cervicale raggiunge le radici nervose, da vita ad un fenomeno di natura infiammatoria definito radicolopatia.

I sintomi più frequenti sono dolore, fastidi e formicolii riferiti al capo o all’arto superiore se interessano rispettivamente il tratto alto o basso della cervicale, addormentamento delle dita o parestesia alle mani.

Quali sono le cause delle protrusioni cervicali?

L’alta incidenza del problema delle protrusioni cervicali è spiegato dal fatto che le cause responsabili del disturbo sono molteplici. Possono essere di natura traumatica, come nel caso del colpo di frusta dovuto ad uno scontro frontale in automobile, associate ad una scorretta postura assunta in maniera prolungata durante la vita quotidiana o il lavoro, oppure ad eccessive sollecitazioni vertebrali durante attività o sforzi ripetuti (pesistica).

L’assetto posturale risulta, dunque, fondamentale per garantire il benessere della colonna vertebrale, infatti, tutto ciò che altera la postura (problemi di appoggio podalico, sindrome dell’ATM, o anche problemi al recettore oculare) può contribuire alla formazione di protrusioni cervicali.

Come si diagnosticano le Protrusioni Cervicali?

La maggior parte delle persone si rende conto della presenza di una protrusione cervicale alla comparsa del dolore nel momento in cui si manifesta l’infiammazione.

Il modo migliore per diagnosticarla è eseguire indagini strumentali (radiografia, TAC o risonanza magnetica) le quali consentono di localizzare la protrusione e definirne l’entità.

I risultati della indagini strumentali dovranno poi essere analizzate da uno specialista che, eseguendo dei test clinici e un esame obiettivo, consiglierà il percorso terapeutico più adeguato. Per maggiori informazioni acquista il mio libro sulla cervicale

A quale terapia sottoporsi in caso di Protrusione Cervicale?

Durante la fase acuta dell’infiammazione, la terapia strumentale risulta essere quella più indicata, in particolare la tecarterapia antalgica o la Laser-terapia i cui effetti sono antinfiammatorio, miorilassante e antalgico, generando un sollievo dal dolore e dalla sintomatologia radicolare oltre all’utilizzo di un collare rigido.

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La terapia manuale è utile per mobilizzare il tratto cervicale, trazionare le vertebre per allontanarne i capi articolari favorendo l’irrorazione del liquido ematico e generando sollievo,  e decontratturare i muscoli annessi attraverso tecniche dolci e assolutamente non invasive.

Successivamente è necessario correggere gli eventuali problemi posturali per prevenire la ricomparsa del dolore agendo alla base del problema. Ciò avverrà  attraverso un percorso di rieducazione posturale, che mira ad un ripristino degli equilibri muscolari sfruttando delle tecniche di  allungamento delle fibre accorciate e retratte. L’allungamento muscolare sarà accompagnato da esercizi di respirazione e  da un programma di esercizi propriocettivi in grado di favorire nel paziente una presa di coscienza delle corrette posture da assumere quotidianamente sotto consiglio dell’operatore.

Ecco un Video della Tecarterapia

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Nevralgia cervico brachiale

Nevralgia cervico brachiale

Nevralgia cervico brachiale o cervicobrachialgia

Il dolore nella cervicobrachialgia o nevralgia cervico brachiale è molto diverso da un classico torcicollo. Inizialmente, è progressivo e si manifesta con una rigidità dolorosa del collo e quindi alla cervicale con irradiazioni interscapolari o precordiali. Precede di qualche ora o di qualche giorno, talvolta di alcune settimane, il dolore dell’arto superiore.

Può essere sostituito da parestesie, segue il decorso della radice interessata fino alla mano e termina a livello di una o più dita con parestesie. Possono manifestarsi riacutizzazioni notturne, il dolore può scatenarsi da un movimento del collo, dalla tosse, da uno starnuto.

Il collo è in atteggiamento antalgico o rigido con limitazione dei movimenti.

Sintomi in caso di nevralgia cervico brachiale

I sintomi sono dovuti all’irritazione o alla compressione di una radice nervosa (C5,C6,C7,C8).

  • Sindrome C5 – topografia del dolore e dei disturbi sensitivi: faccia anteriore della spalla fino al bordo esterno del gomito;
  • Compressione C6 – topografia del dolore e dei disturbi sensitivi: faccia anteriore della spalla, faccia esterna del braccio fino al pollice;
  • Sindrome C7 – topografia del dolore e dei disturbi sensitivi: giunzione cervico-dorsale, faccia posteriore della spalla, del braccio, dell’avambraccio, dorso del polso, del dito indice e medio, talvolta anulare;
  • Brachialgia C8 – topografia del dolore e dei disturbi sensitivi: faccia interna del braccio, dell’avambraccio, del polso, della mano 4° e 5° dito.

Talvolta, le cause di una cervico brachialgia sono associate a ernie discali cervicali del segmento C5-T1, protrusioni discali, contratture dei muscoli della regione cervicale come gli scaleni, trigger point attivi dei muscoli cervicali e dell’articolazione scapolo omerale.

Diagnosi strumentale in caso di nevralgia cervico brachiale

Indagini strumentali

  • Radiografia,
  • TAC,
  • Risonanza Magnetica.

Per una diagnosi efficace e corretta è indispensabile l’esame clinico del paziente mediante test ortopedici e neurologici che possono evidenziare l’origine del disturbo di cervicobrachialgia o nevralgia cervico brachiale.

Verrà esaminata la compressione neurologica di un’eventuale ernia cervicale da C5 a C7. In questo caso, l’ernia comprimerà il nervo brachiale e il paziente avvertirà formicolio/dolore all’arto colpito dalla compressione.

Inoltre verrà verificata la forza, i riflessi e la sensibilità dell’arto stesso.

Trattamenti riabilitativi nella cervicobrachialgia

L’immobilizzazione del collo con una minerva ben adattata è indispensabile nelle forme iperacute o ribelli di cervicobrachialgia.

Successivamente, si procederà con una precoce terapia riabilitativa che prevede l’uso di terapia strumentale per ridurre l’infiammazione e, successivamente, terapia manuale/posturale per riequilibrare l’intero sistema muscolo-scheletrico.

Il Laser e, soprattutto, la Tecarterapia dovranno rilassare i muscoli contratti in modo da creare una minore tensione a livello del nervo brachiale incriminato. Inoltre, grazie a queste strumentazioni, potrà essere eseguito un lavoro anti-edemigeno sull’ernia eventuale che causa la neuropatia.

Si rivelano molto utili le tecniche manipolatorie di pompage e decoattazione articolare che mirano a ossigenare, drenare e liberare i tessuti lesi. Dovranno essere liberati principalmente i muscoli del lato omolaterale alle nevralgia brachiale.

Inoltre, sarà presa in grande considerazione la presenza di eventuali trigger point che possono simulare una cervico brachialgia.

I trigger point sono contratture che, se attive, possono causare dolore riferito. Nel caso delle brachialgia, i muscoli che possono simulare queste problematica sono soprattutto il sottospinoso, i muscoli scaleni, il rotondo e il succlavio.

In sintesi, i trattamenti indicati in caso di  brachialgia sono: Tecar, Laser Nd; Yag, mobilizzazione, release del trigger point, rieducazione posturale, massaggi, trattamenti di Osteopatia.

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