Muscoli: anatomia e funzione

Anatomia dei Muscoli

I muscoli sono organi costituiti in prevalenza da tessuto biologico in grado di contrarsi, da fibre bianche (a contrazione rapida che assicurano velocità) e rosse (a contrazione lenta che assicurano resistenza).

Le cellule dei muscoli sono in grado di contrarsi e rilassarsi in reazione a stimoli nervosi e ormonali; è questo il meccanismo da cui trae origine il movimento.

L’insieme dei muscoli forma l’apparato muscolare che, con lo scheletro e le articolazioni, costituisce l’apparato locomotore del corpo umano.

Il tessuto muscolare complessivo costituisce nell’adulto il 40% del corpo umano ed è la principale componente della massa corporea. La percentuale è maggiore nell’adulto (rispetto al bambino e all’anziano), nell’uomo (rispetto alla donna), nell’atleta (rispetto al sedentario).

Gran parte dei muscoli sono pari (due bicipiti, due glutei, ecc.) ma alcuni sono impari come il diaframma (il muscolo della respirazione). un muscolo involontario ma che può anche essere controllato dalla volontà.

Le parti carnose (ventri muscolari) sono di colore rosso più o meno intenso, mentre le parti tendinee presentano un colorito madreperlaceo.

I muscoli sono riccamente vascolarizzati ed innervati con un andamento obliquo dei vasi e dei nervi per favorire le continue modificazioni in lunghezza dei muscoli stessi.

L’intero muscolo è rivestito da una guaina di connettivo fibro-elastico (epimisio o fascia muscolare) che contiene e protegge i muscoli in fase di esecuzione del movimento. I vari fasci di fibre muscolari sono invece rivestiti dal perimisio. L‘endomisio è la guaina che ricopre le fibre muscolari ovvero le cellule più grandi dell’organismo di dimensioni variabili (da 10 a 100 µm di diametro e da un millimetro e 20 centimetri di lunghezza). Il corpo umano contiene circa 250 milioni di fibre muscolari.

Funzioni

I muscoli svolgono 6 principali funzioni:

– determinano il movimento attraverso la contrazione;

– mantengono la postura (posizione eretta o da seduti) nonostante la forza di gravità;

– stabilizzano le articolazioni dello scheletro;

– proteggono le strutture ossee e gli organi interni fungendo da cuscinetto o barriera in caso di traumi esterni;

– producono calore, riscaldano il corpo grazie alla contrazione durante cui si libera energia sotto forma di calore. Questa funzione mantiene la temperatura corporea costante (37° circa);

– determinano il movimento di liquidi e sostanze ‘spremendo’ i vasi sanguigni e linfatici in fase di contrazione.

L’attività muscolare è essenziale non soltanto per la locomozione ma anche per mantenere diverse funzioni vitali come la respirazione (diaframma), la circolazione sanguigna e la digestione dei cibi.

Tipologie di muscoli

Le principali tipologie di muscoli sono classificate in base alla morfologia e alla funzione.

In base alla MORFOLOGIA, si distinguono muscoli:

Striati scheletrici le cui striature dipendono dalla disposizione regolare degli elementi contrattili. Sono collegati a segmenti scheletrici e volontari (controllati dalla nostra volontà). Talvolta, il muscolo scheletrico può essere responsabile di movimenti involontari (riflessi come la deglutizione) in risposta a stimoli esterni. La contrazione dei muscoli striati scheletrici avviene per impulsi nervosi provenienti dai motoneuroni del sistema nervoso centrale. L’alta percentuale di Miosina conferisce a questi muscoli resistenza e forza;

Striati cardiaci che compongono il tessuto muscolare del cuore (miocardio). Sono caratterizzati, oltre che dalle strie trasversali, anche da strie intercalari (aree di giunzione delle fibre). Il muscolo cardiaco è involontario;

Lisci, sprovvisti di striature trasversali in quanto gli elementi contrattili sono disposti in modo irregolare. Rappresentano la componente muscolare degli organi interni (visceri). Questi muscoli presentano un’alta percentuale di Actina. Gran parte dei muscoli lisci sono involontari; la contrazione avviene attraverso lo stimolo ormonale e meccanico o impulsi provenienti dal sistema nervoso autonomo. La contrazione è lenta e meno potente rispetto ai muscoli striati scheletrici ma, in compenso, è più prolungata. La caratteristica singolare del muscolo liscio è che la contrazione avviene contemporaneamente per tutto il muscolo, come se fosse un’unica fibra.

In base alla forma, si distinguono muscoli lunghi (fusiformi), larghi, brevi e anulari (curvilinei). I muscoli anulari, a loro volta, sono suddivisi in orbicolari (che si comportano come gli altri muscoli scheletrici nel modo di contrarsi) e sfinteri (dal tono accentuato al punto tale da mantenersi in uno stato di continua contrazione).

In termini di FUNZIONE, si distinguono muscoli:

Agonisti preposti all’azione;

Antagonisti, che si oppongono al movimento oppure si rilassano (come il bicipite rispetto al tricipite);

Estensori che hanno la funzione di allontanare i capi delle ossa avvicinati nell’azione. Distendono l’articolazione;

Sinergisti che fanno da supporto ai muscoli agonisti aiutandoli nell’esecuzione del movimento, riducendo i movimenti inutili o controproducenti;

Fissatori, un tipo di muscoli sinergisti specializzati in azioni mirate: trattengono un osso oppure stabilizzano un movimento primario.

Altre classificazioni dei muscoli

Altre classificazioni riguardano:

– la forma geometrica dei muscoli (deltoide, trapezio, quadrato dei lombi, romboide, ecc.);

– l’azione svolta (estensori, flessori, pronatori, ecc.);

– l’organo supportato (muscoli gastrici, esofagei, laringei);

– le ossa in cui s’inseriscono (tibiali. peronieri);

– il numero dei capi d’inserzione (bicipiti, tricipiti, quadricipiti);

– la loro direzione (obliqui, trasversi, retti).

In riferimento al punto di origine e di inserzione, ritroviamo anche i muscoli pellicciai la cui contrazione muove la pelle in quanto hanno almeno uno dei punti di attacco nel derma.

In caso di presenza o meno di tendini intermedi, i muscoli si classificano in:

monogastrici, che non presentano alcun tendine intermedio;

digastrici, che ne presentano uno;

poligastrici con più tendini intermedi.

I 7 movimenti muscolari scheletrici

Sono sette i movimenti eseguiti dai muscoli striati scheletrici.

In tal senso, si distinguono muscoli:

Flessori che consentono a due ossa di un’articolazione di avvicinarsi tra loro;

Estensori che permettono a due ossa di un’articolazione di allontanarsi fra loro;

Abduttori che danno modo ad un arto di allontanarsi dalla linea mediana del corpo;

Adduttori che consentono ad un arto di avvicinarsi alla linea mediana del corpo;

Rotatori che permettono di ruotare una parte del corpo;

Mimici grazie a cui possiamo muovere la pelle del volto realizzando e controllando le diverse espressioni facciali;

Antagonisti, già accennati in precedenza, che concorrono ad un movimento permettendo azioni opposte e contemporanee.

Uso eccessivo e complicanze

L’uso eccessivo (overuse) tipico della ripetitività del gesto atletico o di un lavoro che costringe a movimenti ripetuti e sovraccarico funzionale può portare a lesioni muscolari e complicanze come la sindrome del dolore miofasciale (MFPS) oppure i trigger points dolorosi (nodi che si formano nelle fibre muscolari) dovuti ad un singolo muscolo o ad un gruppo di muscoli contratti e accorciati.

Spesso, gli infortuni (sportivi e non) si associano all’uso eccessivo ed al sovraccarico funzionale coinvolgendo non solo i muscoli e relativi tendini ma anche ossa, cartilagini, legamenti, borse (le sacche che contengono il liquido sinoviale).

Fratture, distorsioni, strappi muscolari spesso sono dovuti ad un singolo evento traumatico.

I fattori di rischio delle lesioni da overuse possono essere l’impreparazione atletica, un tono muscolare non sufficiente a sostenere lo stress di un allenamento troppo intenso o di un’eccessiva attività fisica, le condizioni generali del soggetto.

Un microtrauma a lento esordio può insorgere anche a seguito di attività quotidiane (ad esempio, lavori domestici o giardinaggio) o movimenti ripetitivi e prolungati nel tempo durante determinate attività lavorative stressanti a livello meccanico (sarto, addetto al confezionamento di pacchi, addetto alle pulizie, al trasporto e allo scarico, saldatore, ecc.).

Nello sport, in particolare, è necessario allenarsi secondo la propria preparazione fisica, utilizzare scarpe adeguate, evitare di allenarsi su terreni duri o superfici sconnesse, procedere per gradi, eseguire esercizi di riscaldamento e stretching rispettivamente prima e dopo il workout, rispettare i tempi di recupero.

E’ importante rispettare i tempi di recupero considerando anche l’acido lattico, il principale prodotto di scarto dell’attività muscolare. La sua produzione è direttamente proporzionale all’intensità e alla durata della contrazione. Quando si supera una determinata velocità di sintesi, l’acido lattico si accumula nel muscolo e provoca la cosiddetta ‘fatica muscolare’. Bisogna attendere un breve periodo di riposo per dar modo all’acido lattico di ripulire il muscolo e il sangue.

Tornando alla lesione da sovraccarico, l’overuse colpisce ovviamente i distretti ed i tessuti maggiormente sollecitati: spalla per il nuoto, gomito per il tennis, ginocchio e piede per la corsa. L’uso eccessivo espone a microtraumi ripetuti e cumulativi che, a lungo andare, causano lesioni.

Spesso, le lesioni da overuse vengono ignorate o sottovalutate dagli atleti che continuano ad allenarsi nonostante i disturbi ed i sintomi avvertiti (indolenzimento o dolore, spasmi, crampi, rigidità) finché non si manifestano in forma acuta quando risultano più difficili da trattare.

Trascurare e non trattare tempestivamente le lesioni da overuse significa andare incontro a complicanze. Una distorsione di caviglia porta ad un deficit persistente nella dorsiflessione, ad alterare la postura con tutte le possibili conseguenze muscolo-scheletriche, tra cui alterazioni anatomo-patologiche.

Tra le principali complicanze, ritroviamo fratture da stress, lesioni e microlesioni muscolari di natura infiammatoria, disturbi dei tendini (tendiniti, peritendiniti, tendinopatie inserzionali, ma anche degenerazione in assenza di infiammazione come le tendinosi).

Spesso, a farne le spese sono i tendini, particolarmente soggetti a lesioni a causa della loro scarsa vascolarizzazione e limiti di elasticità.

Deterioramento e patologie conseguenti

I muscoli possono andare incontro a patologie di natura infiammatoria o degenerativa.

Le patologie più frequenti a carico dei muscoli sono:

– Mialgia

– Stiramento muscolare

– Crampi muscolari

– Ipertrofia muscolare

– Ipotonia muscolare

– Miosite

– Polimiosite

– Rabdomiolisi

– Ipostenia muscolare

– Sindrome pseudo radicolare

– Atrofia muscolare

– Distrofia muscolare

– Miastenia gravis

– Sarcopenia

– Miopatia.

fisioterapia respiratoria

Coronavirus e Fisioterapia

COVID 19: l’importanza della Fisioterapia respiratoria

La riabilitazione respiratoria viene svolta all’interno di un progetto riabilitativo interdisciplinare, che combina in modo integrato l’assistenza medica, infermieristica, la terapia farmacologica, la terapia riabilitativa e il supporto psicologico. Con l’obiettivo:

  1. Aiutare i pazienti affetti da malattie respiratorie croniche
  2. Migliorare il controllo dei sintomi
  3. Miglior svolgimento delle attività di vita quotidiana

Coronavirus e Fisioterapia

All’interno di questa equipe il fisioterapista svolge un ruolo determinante nel percorso di cura del paziente, che richiede una solida preparazione specialistica.

Il fisioterapista respiratorio, quando il quadro clinico lo permette, ripristina un’adeguata funzione respiratoria consentendo un recupero del respiro spontaneo e della ventilazione dalle vie aeree fisiologiche. Altro obiettivo importante della riabilitazione è prevenire i danni da immobilizzazione, attraverso una precoce mobilizzazione dopo e durante l’allettamento prolungato anche nella prospettiva di contribuire a ridurre i tempi di degenza.

«La fisioterapia respiratoria è molto importante anche per ridurre la durata della degenza e quindi liberare più velocemente posti letto e permettere di accogliere altri pazienti, vista la grave carenza di posti letto che abbiamo in questo momento».

Riguardo la riabilitazione respiratoria nei pazienti colpiti dal Covid-19, il 16/03 è stato pubblicato un documento contenete le linee guida condivise dei fisioterapisti italiani firmato da ARIR e AIFI (Associazione dei Riabilitatori dell’insufficienza respiratoria e dei Fisioterapisti Italiani), che contiene tutte le indicazioni operative sul trattamento del Covid-19:

  • prevenzione delle complicanze
  • procedure a rischio di contaminazione
  • procedure da non applicare in fase acuta
  • misure appropriate per la prevenzione

Covid-19

fisioterapia covid

Il Coronavirus Covid-19 produce una polmonite che determina una grave insufficienza respiratoria ipossica, conseguente ad una seria alterazione del rapporto ventilazione-perfusione, che determina nell’infetto una restrizione dei polmoni significativa che necessità di alti flussi di ossigeno per mantenere la saturazione fisiologica nei valori standard.

Riabilitazione del Covid19? Come e dove 

La riabilitazione deve essere effettuata in strutture a norma ed adeguate: il Coronavirus è una patologia che crea un serio deficit dei muscoli respiratori. Per i pazienti che sono stati ricoverati e intubati è consigliata una seconda degenza per un periodo di almeno 2-3 settimane mentre per i pazienti che hanno avuto percorso del Covid meno grave può bastare una-due settimane di riabilitazione. La restante parte di riabilitazione si può fare presso i classici centri di Riabilitazione per almeno un mese.

 Prima fase di Riabilitazione

La prima fase di riabilitazione serve per prevenire le complicanze da allettamento e immobilità, evitare l’aumento del distress respiratorio, evitare le fastidiose manovre di disostruzione bronchiale, l’allenamento allo sforzo, e soprattutto non meno importante evitare la respirazione diaframmatica.

Seconda Fase Riabilitativa

Successivamente, dopo aver svezzato il paziente dalla ventilazione meccanica invasiva o non, la riabilitazione prevedere le seguente tecniche:

  • Rieducazione respiro (sia diaframmatica e non con muscolatura accessoria)
  • Incrementare i volumi polmonari attraverso l’utilizzo di particolari apparecchi
  • Rinforzo e stimolazione dei muscoli respiratori e di tutto il sistema muscolo-scheletrico (allettamento prolungato)
  • Training deambulatorio (considerando la resistenza del paziente)
  • Recupero delle attività di vita quotidiana
  • Allenamento allo sforzo
  • Disostruzione bronchiale (quando è necessaria)
  • Corretta gestione dell’ossigeni terapia (quando è necessaria)

Fisioterapia respiratoria nei pazienti con Coronavirus

fisioterapia respiratoria

Paziente con respiro spontaneo

  • Ossigenoterapia convenzionale
  • High flow nasal oxygenation, dove le cannule nasali siano posizionate perfettamente nelle narici
  • Ventilazione non invasiva, che non sia protratta per più di un’ora per un massimo di una volta

Molto importante nel paziente con respiro spontaneo risulta essere la postura. Bisogna evitare assolutamente la postura scivolata a letto favorendo la posizione seduta o semi-seduta.

Paziente con ventilazione meccanica invasiva

  1. Pronazione è raccomandata almeno 12-16h al giorno da effettuare entro le 72 h dall’intubazione. Questa posizione prevede che il paziente sia posizionato con il lato ventrale verso il basso e il lato dorsale verso l’alto.

I pazienti che rispondono alla posizione prona sono quelli in cui scende a parità di ventilazione l’anidrite carbonica. Vi sono alcuni effetti indesiderati quali:

  • Lesioni del plesso brachiale
  • cattiva posizione del padiglione auricolare
  • La pronazione da interrompere in caso di discesa dell’ossigenazione
  • Lesioni da decubito
  • Edema facciale
  • Danni cornea o congiuntiva
  1. Manovre di reclutamento
  2. Broncoaspirazione: attraverso sistemi di aspirazione a circuito chiuso

Controindicazioni: procedure da non applicare in fase acuta

  • Respirare con il muscolo diaframma
  • Respirare a labbra socchiuse
  • Disostruzione bronchiale (da limitare poichè favorisce il rischio di contaminazione)
  • Utilizzo di spirometria incentivante
  • Mobilizzazioni della gabbia toracica
  • Lavaggi nasali
  • Mobilizzazione in paziente con instabilità clinica
  • Allenamento allo sforzo
  • Allenamento dei muscoli respiratori

Kinesiterapia spalla

Kinesiterapia spalla: quando è utile

In questo focus affrontiamo la metodica di kinesiterapia salla per spiegare quando è utile e in cosa consiste. Facciamo una premessa: la chinesiterapia è un approccio terapeutico che si può eseguire ovunque siano presenti articolazioni e muscoli. Non potrebbe essere altrimenti visto che ‘chinesiterapia’ significa terapia del movimento. Favorisce e velocizza il recupero della corretta mobilità e viene applicata per il rinforzo muscolare. La chinesiterapia spalla interviene, dunque, sul distretto di questa articolazione. Scopriamo come funziona, cos’è l’idrokinesiterapia e quali sono i benefici.

Chinesiterapia spalla: quando è utile?

Le cause di una spalla dolorosa o rigida possono essere molteplici. Potrebbe trattarsi di: – conflitto subacromiale (impingement); – capsulite adesiva (o spalla congelata); – lesioni della cuffia dei rotatori; – tendiniti; – esito di immobilizzazione da frattura; – traumi diretti o indiretti: – osteoporosi; – fratture; – atrofia muscolare; – lussazioni. La spalla potrebbe essere coinvolta dalla cervicobrachialgia e presentare calcificazioni. Il paziente si rivolge al fisioterapista quando la terapia con farmaci (FANS o infiltrazioni) si rivela inadeguata o dannosa (effetti collaterali). Cura i sintomi ma il problema resta e si ripresenta puntualmente. E’ qui che entra in gioco la kinesiterapa spalla. Talvolta, la spalla colpita da una patologia (lesione della cuffia dei rotatori, tendinite calcifica, protesi inversa, lussazione, instabilità, ecc.) necessita di intervento. In tal caso, il chirurgo stesso dovrebbe dare indicazioni precise consigliando, in particolare, l’idrokinesiterapia che, a seconda dei casi, potrebbe essere abbinata con la terapia manuale.

Kinesiterapia spalla: l’importanza della valutazione

Per programmare un percorso terapeutico mirato e personalizzato, è fondamentale l’anamnesi, la visita e la valutazione fisioterapica. Bisogna osservare i vari piani di movimento del paziente, indagare su eventuali squilibri muscolari o a livello osseo, valutare l’esecuzione dei movimenti della spalla. Il paziente potrebbe eseguire movimenti compensatori che, a lungo andare, possono provocare l’usura delle strutture articolari. Anche i test sono importanti per la valutazione, soprattutto il Neer’s Test grazie a cui si verifica un’eventuale condizione che può creare problemi al capo lungo del bicipite o alla cuffia dei rotatori. Ogni percorso terapeutico deve essere adeguato al tipo di problematica, ecco perché una valutazione accurata è essenziale per pianificare la terapia corretta.

Kinesiterapia allla spalla post-intervento

Dopo un intervento chirurgico alla spalla, l’ortopedico prescrive un periodo di immobilità, l’utilizzo di un tutore che sorregge l’arto superiore consentendo ai tessuti di recuperare le condizioni ideali per iniziare il trattamento fisioterapico. Nella prima fase di fisioterapia, si procede al recupero passivo dell’articolazione per liberare eventuali fibrosità e aderenze e rendere elastici i tessuti molli. A seguito di un intervento o a causa di un dolore subito per un lungo periodo, il paziente perde forza e tono muscolare che devono essere recuperati assolutamente per consentire il corretto movimento e la massima flessibilità. Vengono utilizzati elastici e pesi per consentire un graduale recupero funzionale. Dopo aver recuperato il movimento e ripristinato il tono muscolare, si procede alla chinesiterapia attiva/assistita (il paziente lavora in sinergia con il terapista) e attiva (con la collaborazione del paziente) per il recupero dei gesti e del completo range di movimento. Tutto (anche il carico di lavoro e gli sforzi) deve essere svolto progressivamente, giorno dopo giorno, come pure l’allungamento dei tessuti accorciati durante il periodo di immobilità.

Idrokinesiterapia: la chinesiterapia della spalla in acqua

Che si tratti di rotture, lesioni o fratture subite dall’articolazione, per curare il dolore e la rigidità della spalla si utilizza spesso la chinesiterapia in acqua meglio conosciuta come idrokinesiterapia. Il movimento in acqua presenta dei vantaggi: – consente di rilassare i muscoli; – favorisce l’ampiezza dei movimenti; – stimola il riassorbimento del versamento intrarticolare e dell’edema; – permette di dosare il carico di lavoro. L’idrokinesiterapia è un trattameto ideale per la riabilitazione conservativa e post-chirurgica della spalla. Nell’acqua si possono eseguire mobilizzazioni passive e attive dell’articolazione, esercizi di potenziamento muscolare in base al grado di immersione. Questo tipo di terapia serve a rieducare il paziente al corretto schema propriocettivo e motorio. Ristabilisce il range articolare, tono ed elasticità, gesto sportivo. Il movimento in acqua è più facile e naturale, asseconda le capacità individuali, è meno traumatico, più uniforme, meno doloroso. Il trattamento, in genere, prevede 2-3 sedute a settimana per un periodo che varia in base alle condizioni e patologie del paziente.

Kinesiterapia alla spalla e terapie strumentali

La Kinesiterapia spalla va abbinata a terapie fisiche strumentali d’elezione per intervenire sul dolore e sulla rigidità: – Tecarterapia che accelera i processi di guarigione ad effetto riparativo e antinfiammatorio; – Onde d’Urto ad effetto antidolorifico, antinfiammatorio, antiedemigeno, che stimola la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) e il trofismo dei tessuti; – Laserterapia ad effetto antinfiammatorio, analgesico, biostimolante, rigenerativo, vasodilatatorio e antiflogistico; – Elettroterapia ad effetto antalgico, trofico ed eccitomotorio, che stimola il muscolo riducendo l’ipotrofia. Questi trattamenti strumentali, insieme a terapie manuali come la Massoterapia o l’Osteopatia, rendono la chinesiterapia spalla più efficace velocizzando il processo di guarigione del paziente.

Benefici della chinesiterapia

La kinesiterapia presenta molti vantaggi: – ripristina i normali movimenti; – consente al paziente di ritrovare il vigore fisico dopo un trauma; – migliora la circolazione sanguigna e il metabolismo; – apporta benefici all’apparato respiratorio; – scioglie la tensione muscolare; – tratta disturbi che interessano anche l’apparato digerente;

Controindicazioni

La chinesiterapia è controindicata in caso di: – gravidanza; – patologie degenerative del muscolo; – infezioni e infiammazioni acute; – tumori; – stati psicotici; – disturbi vascolari (trombosi venosa profonda, flebite), – frattura non trattata chirurgicamente; – assenza di callo osseo.

Massaggio Decontratturante

Massaggio decontratturante

In Fisioterapia e Riabilitazione, il massaggio decontratturante rappresenta uno dei migliori trattamenti manuali. E’ ideale in caso di contratture, rigidità, tensioni muscolari e trigger point. Soltanto specialisti abilitati (fisioterapista, massoterapista) possono eseguire questo tipo di massaggio. Per il massaggio decontratturante, gli esperti del settore possono operare autonomamente, senza alcuna prescrizione, mentre in ambito terapeutico, riabilitativo e sportivo devono attenersi alle indicazioni del fisiatra, medico ortopedico o preparatore atletico. Il fisioterapista qualificato può intervenire su gambe, cosce, cervicale, schiena. Perché è fondamentale affidarsi soltanto a specialisti? Come funziona il massaggio decontratturante? Quali sono i benefici? Scoprilo in questo articolo.

Massaggio decontratturante: affidati a specialisti

Questo trattamento può essere effettuato soltanto da personale qualificato, primo fra tutti il Fisioterapista. Perché? Perché il Massoterapista esperto è laureato, il massaggiatore ‘improvvisato’ no. Lo specialista utilizza tecniche specifiche, è preparato in termini di conoscenza del corpo umano. Sa quali sono i fasci di fibre muscolari che partecipano al movimento. In sostanza, sa dove mettere le mani, come decontratturare e curare il paziente attraverso il modellamento (impasto) delle mani per ripristinare la corretta mobilità delle articolazioni. Come riconoscere un massaggiatore esperto? Il professionista possiede una laurea ed è registrato ad un albo dedicato mentre il massaggiatore ‘abusivo’ no. Affidati ad un massaggiatore laureato, riconosciuto, qualificato. Dovresti diffidare di chi propone prezzi diversi da quelli indicati nel tariffario consigliato dall’A.I.F.I. Ricorda anche che un massaggiatore non qualificato, che non conosce neanche le tecniche di base, potrebbe provocare danni irreversibili (lussazioni, contratture, fratture) a chi è affetto da patologie ai muscoli, ossa o nervi.

Massaggio decontratturante del rachide cervicale

Attraverso manovre e manipolazioni mirate (pressioni, sfioramenti, sfregamenti, frizioni, percussioni, vibrazioni) lo specialista cura lombalgie o dolori cervicali allo scopo di accelerare i tempi di guarigione. Il massaggio decontratturante interviene sulle contratture muscolari risolvendo la rigidità soprattutto a livello di schiena, cervicale, gambe. Il segmento cervicale va trattato con cura eseguendo pressioni ad hoc dal collo fino alle spalle. Il terapista inizia ad operare prima su un lato e poi sull’altro concludendo la seduta con leggeri colpi allo scopo di riattivare il tessuto connettivale dei muscoli. Questo trattamento risolve le tensioni a livello muscolare e il dolore caratteristico della cervicale infiammata e contratta, spesso dovuta a vizi posturali, movimenti scorretti prolungati nel tempo. I muscoli cervicali reagiscono al dolore contraendosi e peggiorando ulteriormente la situazione. tendono a contrarsi aumentando ulteriormente la sintomatologia dolorosa in quanto comprimono le vertebre rischiando di provocare un’ernia discale. Questo trattamento è ideale per contratture, rigidità, blocchi articolari, tensione muscolare da stress.

Massaggi decontratturanti per la schiena

Generalmente, il mal di schiena viene avvertito a livello della zona lombare o trapezio. In caso di dolore in queste aree, il massaggiatore professionista inizia il trattamento dall’alto, lavorando inizialmente con sfioramenti allo scopo di favorire la circolazione. La  digitopressione va incrementata gradualmente. Lo specialista opera ponendo i pollici in direzione della spina dorsale fino ad arrivare sull’area lombare evitando accuratamente pressioni sulle vertebre. Esegue pizzicamenti per sciogliere i muscoli lavorando su quelli posti ai lati della spina dorsale. Grazie a specifiche manipolazioni e manovre allevia il dolore, ristabilisce la mobilità, ripristina il tono muscolare e l’elasticità dei movimenti, riduce tensioni, stress. Con il massaggio decontratturante è possibile anche riattivare i centri nervosi e la microcircolazione al fine di migliorare il drenaggio linfatico, eliminare tossine ed ossigenare i tessuti. Il fisioterapista esperto è specializzato anche nel trattamento dei trigger point e della sindrome miofasciale responsabile dei trigger point. In particolare, il metodo Ticchi consente di individuare facilmente e rapidamente i trigger point, ovvero masse o noduli percepiti all’interno di bande tese del muscolo che provocano dolore e limitazione funzionale.

Trattamento alle gambe

Spesso, la contrattura è data da un’involontaria o improvvisa sollecitazione ai muscoli che può interessare anche gli arti inferiori: gambe, polpacci e cosce. I muscoli contratti, indebolendosi, si stancano con più facilità e sono più soggetti ad eventuali ulteriori contratture. Eseguendo un massaggio decontratturante, lo specialista lavora su cosce e polpaccio. Parte dal polpaccio salendo verso la coscia attraverso sfioramenti. Lavora effettuando una pressione via, via maggiore, progressiva, soprattutto alla parte esterna. La parte interna della coscia deve essere trattata eseguendo manipolazioni più delicate. Questo massaggio ha diversi effetti: antinfiammatorio, rilassante, drenante. Serve a ristabilire la corretta funzione dei muscoli. Si tratta di una tecnica cui ricorrono spesso anche gli sportivi per il recupero e la prevenzione. Attenzione: è controindicata a soggetti cardiopatici e che presentano vene varicose.

Fisioterapia strumentale associata al massaggio decontratturante

Per ottimizzare i risultati ottenuti grazie al Massoterapista, si raccomanda di abbinare il massaggio decontratturante alle migliori terapie strumentali come Tecar o Laser Yag ed  esercizi di stretching e mobilizzazione. Se la causa della  contrattura muscolare è un vizio posturale, il paziente dovrà sottoporsi all’Esame Baropodometrico da cui risulteranno con precisione le sue condizioni posturali. In caso di necessità, verrà consigliata la Rieducazione Posturale Globale metodo Mezieres, un percorso unico nel suo genere che ha l’obiettivo di ristabilire la corretta postura dell’intera spina dorsale per evitare recidive.

Riabilitazione Post Operatoria

Riabilitazione post-operatoria: percorso completo, obiettivi

La Riabilitazione post-operatoria contribuisce notevolmente al successo di un intervento chirurgico. Sappiamo che la riabilitazione e rieducazione funzionale (anche post-intervento) è la terza missione della Fisioterapia. Il primo obiettivo della terapia fisica è ridurre e risolvere il dolore (o altri sintomi); il secondo è normalizzare le aree o strutture colpite da traumi, malattie o disfunzioni mentre il terzo è la Riabilitazione.

Vogliamo approfondire proprio questa terza missione della Fisioterapia concentrandoci sulla rieducazione funzionale post-operatoria, a seguito di interventi alla spalla, anca, ginocchio, gomito, polso, ecc.

In questo ambito, fisiatra e fisioterapista collaborano tra loro.

Dopo un intervento chirurgico, il fisioterapista che si occupa di riabilitazione post-chirurgica si avvale di tutti gli strumenti utili allo scopo: terapie fisiche strumentali, manuali ed esercizi terapeutici. Passa abilmente da trattamenti di tipo strumentale a terapia manuale e rieducazione posturale che vanno combinati al meglio.

Si punta non solo al recupero psico-fisico ma anche a quello psicologico ed emozionale. Il fisioterapista supporta il paziente al pari di uno psicologo o di un personal trainer motivandolo, aiutandolo a superare il dolore ed il trauma. Ciò che porta alla guarigione è la forza non solo fisica ma anche mentale con tutta la voglia di muoversi e tornare alla normalità superando dolore e limitazione funzionale.

Scopriamo meglio come funziona questo tipo di assistenza post-operatoria e rieducazione funzionale cresciuta di pari passo con lo sviluppo della chirurgia.

Riabilitazione operatoria: terapie strumentali

Qualsiasi percorso fisioterapico (riabilitazione inclusa) necessita di una valutazione del paziente, fondamentale per avere un quadro esauriente delle sue condizioni e per valutare la terapia più adeguata al singolo caso.

In fase post-operatoria, per intervenire su dolore e infiammazione, le terapie fisiche strumentali più rapide e ad elevata efficacia sono:

Human Tecar (la più utilizzata);

Laser Yag ad Alta Potenza;

Onde d’Urto.

Queste tre terapie strumentali possono essere combinate tra loro.

In particolare, le Onde d’Urto non devono essere utilizzate sulla spina dorsale: risultano ideali per trattare calcificazioni, tendiniti, fratture non consolidate, contratture muscolari.

Si potrebbero utilizzare anche altri strumenti (Ultrasuonoterapia, Magnetoterapia, TENS) che, però, non sono altrettanto efficaci e rapidi.

Riabilitazione post-chirurgica: terapie manuali

Le migliori terapie strumentali (Tecar, Onde d’Urto e Laser Yag) devono essere associate a trattamenti manuali mirati per risultare ancora più efficaci.

Le tecniche manuali utilizzate in Riabilitazione post-chirurgica sono:

Massoterapia;

– Mobilitazioni miofasciali e articolari;

– Terapia manuale eseguita dall’Osteopata;

– Linfodrenaggio;

– Pompage;

– Digitopressione;

– Kinesiotaping (bendaggio funzionale).

Esercizi terapeutici in Riabilitazione post-operatoria

Una volta ridotto ed eliminato il dolore, si passa agli esercizi terapeutici (rilassamento, stretching, decompressione, esercizi decontratturanti e di potenziamento muscolare).

Gli esercizi terapeutici di Kinesiterapia indicati dal terapista possono essere:

passivi, ovvero eseguiti dall’operatore senza la collaborazione del paziente;

attivi/assistiti, che consistono nell’esecuzione di movimenti guidati e coadiuvati dal terapista;

attivi, eseguiti dal paziente in modo autonomo.

Quando sarà conclusa anche questa fase, si passerà ad un altro tipo di esercizi, altrettanto importanti.

Rieducazione post-chirurgica: postura e propriocezione

Una volta ripristinati la forza e resistenza muscolare, la flessibilità, funzionalità ed elasticità articolare ed il corretto movimento, si passerà all’ultima ed importantissima fase.

Consiste in specifici esercizi finalizzati al recupero della propriocettività (coordinazione ed equilibrio) e della corretta postura dell’intera spina dorsale.

Riguardo alla postura sarà necessario indagare sulle condizioni del paziente eseguendo l’esame Baropodometrico. Se necessario, il paziente dovrà seguire un percorso di Rieducazione Posturale Globale con metodo Mezieres o Souchard.

L’obiettivo è ristabilire l’equilibrio della colonna vertebrale tramite allungamento globale (di tutti i gruppi muscolari) con riposizionamento dei segmenti articolari.

Recuperando l’armonia fisiologica si eviteranno recidive ed eventuali infortuni.

Tempi di recupero

I tempi di recupero dipendono da vari fattori:

– motivazione, condizioni fisiche ed età del paziente;

– sovrappeso;

– tipo di articolazione sottoposta ad intervento chirurgico e tipo di intervento (tradizionale o mini invasivo);

– qualità del percorso terapeutico offerto dal centro di riabilitazione post-operatoria.

Spina Calcaneare

Spina calcaneare

Spina Calcaneare: cos’è?

La spina calcaneare è una formazione ossea a forma di spina uncinata a carico del tallone sulla superficie antero-inferiore.

In ambito medico si parla spesso di tallonite ma in realtà tale diagnosi è molto superficiale e poco chiara in quanto la tallonite può dipendere da svariate cause tra le quali appunto la presenza di uno sperone calcaneare.

Nella diagnosi è importante escludere eventuali fratture da stress che provocano dolore nella medesima regione ma il trattamento medico e terapeutico prevede cure diverse dalla spina calcaneare.

Come si diagnostica?

La diagnosi è di tipo clinico obiettivo e strumentale.

Il test Ortopedico più utilizzato prevede la digito-palpazione della regione del calcagno, della fascia plantare e dell’ inserzione del tendine d’achille.

Oltre ai questi test ortopedici può essere richiesta la radiografia per valutare la presenza o meno di calcificazione ossea( spina c.) o fratture da stress.

Nel caso in cui sia presente dolore al tallone ma senza calcificazione ossea si parlerà di fascite plantare.

Quali sono le cause della Spina calcaneare?

Le cause sono da ricercare in deficit di appoggio podalico come nel caso di piede piatto o cavo, dal retropiede valgo, piede pronato o supinato.

La spina calcaneare si forma a causa di microtraumi ripetuti a carico della fascia plantare che soggetta ad infiammazione continue, ripetute e croniche tende a cronicizzarsi e quindi cristallizzare e calcificare la regione inserzionale.

Altra causa importante da non sottovalutare consta in deficit di tipo posturale laddove una retrazione eccessiva della catena posturale posteriore provoca a distanza microtraumi alla fascia plantare e quindi nel tempo neo formazione ossea.

Che sintomi si avvertono?

Il sintomo principale è il dolore a carico del tallone e alla pianta del piede, dolore al risveglio o alla ripresa della deambulazione, dolore notturno in caso di infiammazione acuta.

Quali farmaci assumere?

farmaci per spina calcaneare

 I farmaci consigliati in caso di spina calcaneare prevedono l’utilizzo di antinfiammatori non steroidei e/o cortisonici.

Tali farmaci aiutano soprattutto nella fase acuta per migliorare il dolore e l’infiammazione ma non curano completamente e definitivamente tale sindrome infiammatoria.

Rimedi Naturali in caso di sperone calcaneare

I rimedi naturali  per gli speroni calcaneari consistono nelle applicazioni di ghiaccio localmente nella regione calcaneare con applicazioni di 10/15 minuti per 2/3 volte al giorno, impacchi di arnica e/o voltaren, esercizi di allungamento dei muscoli della pianta e del polpaccio.

Inoltre nella fase dolorosa spesso vengono consigliate e prescritte talloniere in gel/silicone e plantari preconfezionati e su misura che consentono di scaricare il tallone dalla forza di gravità dando un sollievo dal dolore .

Le talloniere  in gel sono un ausilio utilissimo da applicare soprattutto nella fase acuta.

Abbiamo scritto una Guida sui rimedi in caso di Tallonite.

Le infiltrazioni di cortisone sono utili?

Si ma hanno delle controindicazioni. La principale è quella di cristallizzare la zona dove viene eseguita la terapia infiltrativa già soggetto a calcificazioni più o meno importanti.

Viene eseguita tale terapia solamente nei casi di dolore molto intenso per migliorare da subito la sintomatologia dolorosa per poi procedere ad un trattamento riabilitativo mirato e definitivo.

Quale è la migliore terapia per la spina calcaneare?

Come detto precedentemente prima di seguire un trattamento è di fondamentale importanza eseguire una diagnosi medica e funzionale corretta.

Dovranno essere valutate tutte le articolazioni del piede, la caviglie, il ginocchio, l anca e il bacino prima di procedere ad un trattamento di tipo riabilitativo.

I trattamenti Fisioterapici e Riabilitativi utilizzati on caso di spina calcaneare sono molteplici.

Prevedono l’utilizzo di terapia fisica strumentale e esercizi di tipo muscolare.

I trattamenti fisici sono:

Il miglior trattamento strumentale sono le onde d’urto che consentono in tempi rapidi una riduzione del dolore, dell’ infiammazione, un azione decontratturante e soprattutto stimolano la formazione di nuovi vasi sanguigni nella zona di erogazione del trattamento.

Il ciclo prevede applicazioni distanziate nei giorni in massimo di due per settimana. Le applicazioni prevedono un ciclo che va dalle 3 alle 6 sedute e la durata di un trattamento è di circa 10 minuti.

Nella fase acuta le onde d’urto sono controindicate e possono essere eseguite la laserterapia ad alta potenza e la tecarterapia.

Tali strumenti consentono di migliorare il dolore e l infiammazione e soprattutto la tecarterapia può essere utile per migliorare le contratture muscolari antalgiche oltre che eseguire tecniche manuali di mobilizzazione e allungamento delle strutture adiacenti coinvolte in tale patologia.

Particolare importanza deve essere data alla manipolazione e mobilizzazione di tutte le articolazioni del piede e dei muscoli soleo, gastrocnemi e della fascia plantare.

Gli esercizi proposti servono per migliorare l’elasticità muscolare, la mobilità articolare, il dolore e prevenire recidive.

Sono utilizzati esercizi di tipo stretching e eccentrici sia dei muscoli della pianta che di tutta la regione posteriore della gamba.

I plantari sono utili?

plantari su misura

Si assolutamente previa valutazione Podologica e Baropodometrica.

I plantari servono per migliorare la distribuzione dei carichi pressori al contatto del suolo, migliorare la condizione dolorosa e prevenire eventuali recidive.

Il plantare deve sempre essere lavorato su misura e quindi personalizzato dove un accurata visita del piede sia podologica che con un apposito esame baropodometrico statico e dinamico oppure può essere scelto un plantare preconfezionato.

Viene presa un’ impronta con schiuma fenolica per consentire un adattamento del piede del paziente perfettamente al plantare confezionato su misura.

Quali esercizi eseguire a casa?

Gli esercizi proposti da eseguire a domicilio saranno quelli effettuati presso l’ambulatorio fisioterapico e dovranno essere eseguiti almeno un paio di volte al giorno.

Tali esercizi consentono di migliorare il dolore e prevenire eventuali infiammazioni future.

Video di Esercizi per la Spina Calcaneare a cura di MDM Fisioterapia

Si può ripresentare lo sperone calcaneare?

Si se non curata correttamente e trattata la causa primaria. Fare molta attenzione alle scarpe che si utilizzano!

Molto spesso viene trattato solo il sintomo pena ripresentarsi della patologia e dell’ infiammazione in tempo molto brevi. L’operazione non viene quasi mai eseguita a causa dell’alta percentuale di recidive.

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Epicondilite

Epicondilite

Epicondilite: l’infiammazione che tormenta il gomito

 L’epicondilite rientra tra le patologie ortopediche più comuni,è considerata una tendinite inserzionale, ovvero una degenerazione a carico dei tendini che si inseriscono sull’epicondilo laterale dell’omero quindi cronica. Tali tendini hanno la funzione di estendere il gomito, ossia quel movimento che ci permette di allontanare l’avambraccio dal braccio.

L’epicondilite è conosciuta anche come “gomito del tennista“, in quanto è molto frequente  nei giocatori di tennis, ma questa patologia può colpire chiunque, dalla casalinga al musicista, dallo sportivo all’operaio, il comune denominatore è  lo sforzo eccessivo dei muscoli estensori del gomito.

Quali sono le cause responsabili dell’epicondilite?

I fattori determinanti nella genesi di tale patologia, sono da ricercare nei continui microtraumi,causati a loro volta da un uso eccessivo del gomito, con conseguente infiammazionee degenerazione dei tendini estensori, in particolare è coinvolto il tendine estensore radiale breve del carpo.

Possiamo quindi affermare che, le frequenti ipersollecitazioni di tali muscoli sono responsabili dell’insorgenza dell’epicondilite.

Anche i traumi diretti come cadute o forti urti in prossimità del condilo laterale dell’omero, possono causare un infiammazione dei tendini del gomito.

Epicondilite sintomi : un dolore sull’osso.

infiammazione del tendine del muscolo estensore delle dita

Inizialmente si avverte un leggero fastidio a cui nessuno da importanza, poi però il fastidio diventa sempre più invadente, fino a diventare un dolore quasi fisso focalizzato nella parte esterna del gomito.

Il dolore al gomito si può irradiare anche all’avambraccio fino alle dita, si acuisce quando sosteniamo un peso con il braccio esteso, pensiamo a quando trasportiamo le casse d’acqua e le buste della spesa, o durante i movimenti di prensione in cui associamo all’estensione del gomito anchemovimenti del polso e delle dita, come ad esempio stingere la mano ad una persona o la pressione che esercitiamo con il polso per girare la maniglia di una porta,anche scrivere o spostare il mouse può evocare dolore al gomito.

Quando l’infiammazione ai tendini diventa più severa tutte le attività anche le più semplici, come quelle portate ad esempio poco sopra, risultano difficili da eseguire.

A causa del dolore si tende ad utilizzare il meno possibile il braccio e soprattutto si evita la totale estensione del gomito, si tende infatti a tenerlo sempre in una leggera flessione, questo atteggiamento però, a lungo andare, si riflette in modo negativo sull’articolazione, che risulterà sempre più rigida e se tale strategia viene adottata per periodi prolungati si rischierà di perdere alcuni gradi di estensione del gomito.

Per la forte infiammazione, inoltre, si può creare un versamento che causerà gonfiore, inspessimento e calcificazione dei tendini.

Come si diagnostica l’epicondilite?

Fare la diagnosi di epicondilite chiamata anche con il nome di Gomito del Tennista spetta al Medico o al Fisioterapista.

In primo luogo sì chiederà al paziente la sintomatologia che avverte e quali sono i movimenti che provocano il fastidio o il dolore al gomito, dopo di chesi chiederà al paziente di piegare il gomito a 90° e si eseguirà un palpazione dei muscoli estensori partendo dal punto di inserzione cioè il condilo laterale in giù dove generalmente sono apprezzabili dei cordoni muscolari dovuti alla contrattura antalgica. La palpazione in caso di epicondilite evoca sempre dolore.

Per confermare la diagnosi il medico/fisioterapista eseguirà dei test muscolari per valutare la forza contro resistenza dei muscoli estensori del gomito, che in presenza di epicondilite risultano deficitari.

Raramente sono necessari esami strumentali come l’ecografia, TAC e risonanza magnetica, tutt’al più sono utili per escludere altre patologie del gomito.

È utile il tutore per l’epicondilite?

tutore per epicondilite

Il tutore da solo certamente non è risolutivo, ma può risultare utile per diminuire il sovraccarico a livello dell’epicondilo e ridurre la sintomatologia dolorosa. Il tutore va posizionato non sul gomito ma subito sotto la zona dolorosa in modo che il cuscinetto sia centrato sul muscolo estensore radiale breve del carpo.

Ti invito a leggere la guida: miglior tutore per epicondilite.

Consigli e rimedi utili per curare l’ epicondilite

 Un primo consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di non esagerare con l’assunzione di farmaci per alleviare il dolore e soprattutto di non prendere iniziative di testa propria, è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia.

medicine per l'epicondilite

Un altro suggerimento importante è quello di eliminare o comunque limitare la causa dell’infiammazione, quindi sospendere le attività sportive e/o lavorative per evitare un peggioramento della sintomatologia. E’ fondamentale mettere a riposo e in scarico l’articolazione anche tramite tutori, quindi, quando siete a letto o in poltrona mettete un cuscino sotto l’intero arto, in modo da sostenerlo ed evitare che l’inattività e la forza di gravità provochino ulteriori danni come edema e gonfiore.

Utile in una prima fase può essere l’applicazione di ghiaccio 2 o 3 volte al giorno per circa 15 massimo 20 minuti.

Se utilizzate creme antinfiammatorie non massaggiate per molto tempo la zona infiammata.

Epicondilite cura: quali sono i trattamenti fisioterapici più efficaci?

 Il trattamento fisioterapico nell’epicondilite si articola in tre fasi:

Prima fase(iniziale-acuta), l’obiettivo principale consiste nel ridurre l’infiammazione e il dolore a livello muscolare. In questa fase si ricorre alla crioterapia, stretching per contrastare le retrazioni muscolari tendinee e legamentose,dolci mobilizzazioni articolari,tecar per drenare il gonfiore e favorire la guarigione tissutale, laser yag che ha un effetto biostimolante e rigenerativo dei tessuti ma anche antinfiammatorio antiedemigeno, applicazione del taping-neuromuscolare con effetto drenante e decompressivo.

  • Seconda fase (post-acuta),l’obiettivo principale è eliminare l’infiammazione, recuperare la forza e la resistenza muscolare. In questa fase sono indicate le terapie strumentali come la tecar, il laser yag, ma soprattutto le onde d’urto, che hanno rivoluzionato l’approccio a questa malattia, in quanto capaci di migliorare la sintomatologia in tempi brevissimi, anche nelle forme di epicondilite più resistente.Alla terapia strumentale sono associate esercizi di rinforzo muscolare, mobilizzazioni passive, attive e controresistenza, trattamento delle contratture mediante massoterapia e disattivazione dei trigger point. Il trattamento strumentale più indicato in caso di Epicondilite è la terapia ad onde d’urto. Tale strumento consente di velocizzare i tempi di recupero, migliorare sin da subito l’infiammazione e consente tramite la stimolazione meccanica la formazione di nuovi vasi sanguigni(neoangiogenesi).

Un video sulle Onde d’urto

  • Terza fase (finale), l’obiettivo è il ritorno all’attività sportiva e/o lavorativa. In questa fase si può continuare con la terapia strumentale se è necessario (a descrizione delmedico/ fisioterapista) in più è possibile aggiungere esercizi propriocettivi, sedute di fibrolisi per disgregare i depositi di materiale fibroso che spesso si accumulano nei distretti tissutali inseguito ad eventi infiammatori prolungati, si continuerà con esercizi attivi per potenziare la muscolatura del gomito, della spalla e del polso. In questa fase verranno insegnati al paziente esercizi da poter svolgere a casa per mantenere i risultati ottenuti ed evitare recidive.

Ecco un Video utile di alcuni esercizi per i muscoli estensori

Quando si ricorre all’intervento chirurgico?

L’intervento chirurgico va preso in considerazione solo quando i pazienti non rispondono a nessun tipo di trattamento conservativo, cosa molto rara se si sottopongono in modo costante alle cure indicate.

Ad ogni modo, il trattamento chirurgico va eseguito solo dopo 12 mesi dall’inizio delle terapie con esito negativo.

Generalmente la chirurgia prevede la rimozione della porzione di tendine danneggiato. La riabilitazione del gomito dopo l’intervento inizia verso il sesto o settimo giorno e il completo recupero si raggiunge solo entro 4-5 mesi.

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Mal di schiena

Mal di schiena

Mal di Schiena: cos’è?

Il mal di schiena o lombalgia è un termine generico utilizzato per definire un dolore al rachide lombare, alla zona bassa della schiena o della zona sacrale.

Denominato anche con il termine di Lombalgia questa patologia colpisce i soggetti sia di sesso maschile che femminile.

Il mal di schiena lombare è inoltre una delle maggiori cause di assenteismo sul lavoro e per questa problematica vengono impegnati una buona  parte dei fondi per la spesa pubblica sanitaria.

Pertanto la risoluzione di una patologia acuta o cronica che sia porta benefici non solo al paziente ma all’intero sistema sanitario.

Mal di schiena cause

mal di schiena

Le cause di lombalgia possono essere tantissime e dipendere da vari fattori quali. alimentazione, peso corporeo, disturbi posturali, contratture muscolari, discopatia, traumi locali, cicatrici non curate, disturbi viscerali, neoplasia, gamba corta, distorsioni di caviglia, deficit respiratorio diaframmatico, disfunzione di movimento del bacino, disturbi mandibolari.

Il peso influisce in maniera notevole nel causare una lombalgia poichè il rachide lombare è destinato a sostenere la maggior parte del  nostro corpo oltre che essere la zona finale della colonna vertebrale e quindi sottoposta a forza di gravità in modo importante.

Altre cause sono da ricercare nella presenza di discopatie come ernie e protusioni discali, artrosi vertebrale, antero listesi o postero listesi.

Quando vi è presenza di ernia espulsa o parzialmente espulsa e questa risulti infiammata vi sarà sempre una problematica di tipo neuropatico con interessamento dell’arto inferiore che avrà sintomi come dolore, intorpidimento, formicolii, perdita di forza. Pertanto una lombalgia quasi mai dipende da un’ ernia o da una protusione.

Una contrattura muscolare dei muscoli del dorso, dell’addome, dell’ileo-psoas, dei muscoli massetere e/ temporale possono dare dolore riferito al rachide lombare.

mal di schiena

Disturbi viscerali a carico di colon e reni possono dare lombalgia e dovrà essere indagata la regione viscerale e organi annessi.

Nei deficit posturali troviamo problematica di asimmetria del bacino, verticalizzazione o iperlordosi del rachide lombare nonchè deficit di appoggio podalico e gamba corta. Una scoliosi di alto grado può provocare lombalgia soprattutto sul lato della concavità scoliotica dove i muscoli di quel lato risulteranno essere molto accorciati e contratti.

Un trauma distorsivo  non curato nel tempo può portare a lombalgia poichè per una serie di correlazioni anatomica la caviglia è collegata al ginocchio e quindi al femore e al bacino e ovviamente un cattivo funzionamento dell’articolazione tibio-tarsica o una disfunzione di movimento di questa arrecherà problematiche anche a distanza.

Molto importante nella diagnosi medica sarà la ricerca di eventuali cicatrici attive poichè queste se non curate e trattate adeguatamente possono creare delle problematica a carico del sistema tonico posturale e quindi della colonna vertebrale lombare.

Infine un problema a carico del diaframma ove questo non risulti lavorare efficacemente o in modo non corretto provoca una tensione eccessiva sul rachide dorsale e lombare con conseguente sintomatologia dolorosa poichè tale muscolo si inserisce proprio sulle vertebre dorsali e lombari.

Come si diagnostica?

La diagnosi prevede una valutazione clinico obiettiva Medica oltre che indagini strumentali di vario tipo.

Il Medico eseguirà una valutazione del rachide lombare, del bacino e del rachide dorsale.

Verranno eseguiti inoltre dei test di tipo Neurologico come il Test di Lasegue per evidenziare o escludere una compressione nervosa e quindi una sciatalgia.

Altri test neurologici saranno quelli di Giordani per evidenziare una Cruralgia oltre che test di tipo sensitivo, test del riflesso patellare e achilleo.

Verranno inoltre eseguiti due test del cammino:  sulle punte e sui talloni. Il test risultera’ essere positivo nel caso in cui il paziente non riuscira’ a camminare in una delle due modalità e si potra’ pensare ad un danno neurologico importante a carico dei dischi l4/l5/s1 e pertanto si rimandera’ ad una visita di tipo neurochirurgico.

Le indagini strumentali più utili risultano essere la radiografia e la risonanza magnetica.

La risonanza magnetica consente di valutare la presenza di ernie e/o protusioni discali.

ernia lombare

Quali sono i sintomi del mal di schiena lombare?

I sintomi del mal di schiena lombare sono diversi e hanno come base un dolore a livello del rachide lombare.

Sarà presento senso di stanchezza e pesantezza della schiena, tensione eccessiva a carico dei muscoli lombari, dorsali e glutei, formicolio e parestesie agli arti inferiori, perdita di forza e sensibilità, zoppia, difficoltà nella deambulazione.

Nel caso in cui vi sia una stenosi del canale vertebrale lombare il sintomo predominante sarà il dolore ad entrambe le gambe con addormentamento di entrambe, fenomeno non presente in una sciatalgia dove un solo arto viene colpito, e soprattutto il senso di stanchezza durante una camminata che costringe il soggetto a fermarsi ripetutamente.

Inoltre da non sottovalutare risulta essere là sindrome del piriforme. Tale sindrome da un dolore pseudo-sciatico poiché il muscolo piroforme è situato sopra il nervo sciatico e se contratto lo comprime.Quindi la sindrome del piriforme può essere confusa con una sciatica vera. La differenzia tra le due patologie risiede nella sintomatologia avvertita dal paziente e se nella sciatica vera il dolore arriva fino al piede nella sindrome del piriforme il dolore arriva fino al cavo popliteo dietro al ginocchio.

Quali farmaci utilizzare?

I farmaci più usati o a base di cortisonici che sono particolarmente indicato in caso di ernia discale per ridurre l edema vertebrale.

Possono essere assunti Farmaci antinfiammatori fans sotto prescrizione medica e/o iniezioni di farmaco antinfiammatorio e miorilassante.

L’ assunzione dei farmaci appena descritti è da intendersi solamente per la fase acuta che dura in genere 7 giorni.

Molto spesso tali farmaci non funzionano poiché alla base del mal di schiena non vi e’ un infiammazione ma semplicemente delle contratture muscolari croniche.

Mal di schiena rimedi

I rimedi naturali consentono un sollievo dal dolore e dalla tensione muscolare ma non una risoluzione della patologia.

Abbiamo pensato ad una guida per il dolore lombare e i rimedi naturali che consigliamo vivamente di leggere.

Potranno essere eseguiti impacchi di arnica, di sale, borsa dell acqua calda.

Nel caso in cui la lombalgia  sia traumatica di può applicare del ghiaccio nella zona di dolore e infiammazione per un massimo di 10/15 minuti.

La cintura lombare è utile?

 fascia per il dolore alla schiena

La cintira lombare con o senza stecche risulta molto utile nella fase acuta che come detto precedentemente non dura più di 7 /10 giorni.

Risulta invece molto importante la ripresa alle normali attività quotidiane dopo i 7 giorni di riposo, farmaci, rimedi naturali e bustino lombare per accelerare i processi di guarigione. La sedentarietà, passata la fase acuta, non giova alla risoluzione della patologia.

Quale terapia in caso di mal di schiena?

Come detto precedentemente la fase acuta viene gestita con il riposo e i farmaci. In questa fase potranno inoltre essere eseguite terapie strumentali come la Tecarterapia L, la laserterapia yag o la ionoforesi che verranno eseguite in modalità atermica per ridurre L edema e l’ infiammazione locale.

Passata la fase acuta si continuerà con i trattamenti strumentali incrementando la temperatura delle strumentazioni per favorire una rigenerazione cellulare e un aumento della vasodilatazione locale per migliorare l9ossigenazione dei tessuti lesi. Verrà eseguito un trattamento manuale del rachide lombare a livello dei muscoli e delle verterete dopo una valutazione approfondita tramite una serie di test muscolari e articolari

Superata la fase infiammatoria e a guarigione avvenuta si eseguira’ un’abitazione Valutazione globale del paziente, dall’-appoggio podalico all’ occlusione dentale e mettere in evidenza eventuali alterazioni.

Di grande efficienza risulta essere nelle lombalgie il trattamento di rieducazione Posturale Mezieres.

Esistono esercizi per il mal di schiena?

Si assolutamente. In base alla Valutazione Fisioterapica saranno consigliati ed insegnati esercizi da ripetere al proprio domicilio per accelerare l’anno guarigione. Potranno essere proposto esercizi per il muscolo possa, respirazione diaframmatica, allungamento dei muscoli paravertebrali lombari e dorsali e dei muscoli femorali. Inoltre molto importante sarà il lavoro di stretching dei muscoli piccolo/medio/grande gluteo e del m. Piroforme.

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Cervicale: cause, sintomi e rimedi

Cervicale: cause, sintomi e rimedi

Cervicale: cos’è?

Quando si parla di cervicale, spesso, il termine viene utilizzato, in modo erroneo, per indicare dolore dietro la testa e che si estende anche alla zona del collo e del capo.

In realtà, la cervicale è una regione anatomica, composta da ossa, muscoli, tendini, vasi sanguigni e nervi, mentre il dolore cervicale sopra descritto prende il nome di cervicalgia.

Se soffrite della sintomatologia tipica della cervicale, che indicheremo più nel dettaglio in seguito, allora vi sarà utile continuare a leggere, per scoprire quali sono i rimedi adeguati e come possiamo aiutarvi a risolvere questo problema.

Il rachide cervicale contiene sette vertebre, di cui la prima prende il nome di atlante e si articola con il cranico: tale articolazione permette di ruotare e flettere il capo, mentre le altre vertebre cervicali ne sostengono il peso.

Tra una vertebra e l’altra, è situato un cuscinetto, chiamato disco intervertebrale, che si occupa di ammortizzare i traumi, permettendo alle vertebre di non urtare l’una contro l’altra.

Si parla, invece, di cervicobrachialgia quando il dolore interessa collo, braccio, gomito, mano e dita.

Cervicale cause

sintomi-cervicale

A provocare la cervicalgia possono concorrere diverse cause, tra le quali fattori di tipo posturale, oculo-motorio, discopatie cervicali, malocclusione mandibolare, traumi, neoplasia, deficit respiratori o somatizzazione.

Vediamole più da vicino una per una.

Cause posturali

Queste sono dovute ad un appiattimento o inversione della fisiologica lordosi cervicale o da uno scorretto funzionamento del muscolo del diaframma, il quale è deputato alla respirazione primaria e, ove malfunzionante, può causare la messa in azione dei muscoli respiratori accessori, quali scaleni e scom.

Dovendo lavorare per molto tempo, i muscoli cervicali saranno sottoposti ad una tensione eccessiva e a rischio di una contrattura collo, provocando una forte rigidità e rendendo la cervicale infiammata.

Cause oculomotorie

Se mal funzionante, il recettore oculomotorio può comportare problemi anche a livello cervicale, in quanto un occhio convergente, anche detto occhio pigro, è deficitario rispetto al controlaterale, per cui può provocare un’anomalia muscolare dallo stesso lato e conseguenti patologie cervicali e squilibri posturali.

Discopatie cervicali

ernia cervicale

Tra le discopatie cervicali, troviamo problematiche a carico del disco, spesso causate da una sua disidratazione.

Molto comuni sono l’ernia cervicale e la protusione, schiacciamenti vertebrali, artrosi vertebrale o dell’uncus, stenosi del canale, antero-listesi o postero-listesi.

Malocclusione e cervicale

Una malocclusione mandibolare, che comporta il digrignare i denti, ossia il bruxismo, possono provocare deficit muscolari a carico dei muscoli massetere e temporali, oltre che un disallineamento posturale del rachide cervicale e della muscolatura annessa.

Trauma al rachide cervicale

Un colpo di frusta o un trauma diretto sul capo, dovuto ad uno scontro, può verticalizzare il rachide cervicale, provocando problematiche anche a questo livello.

Neoplasie

Le neoplasie, invece, possono provocare un dolore sia locale che periferico, in quanto tale massa va a comprimere sia i muscoli che le radici nervose.

Somatizzazione

La somatizzazione è una problematica a carico del sistema psico-emozionale, la quale comporta che un soggetto stressato o con molte responsabilità tenderà ad avere una tensione eccessiva a livello dei trapezi e dello splenio, muscoli della cervicale.

Cervicale e Cuscino sbagliato

L’utilizzo di un supporto cervicale non adeguato durante il riposo notturno può portare all’instaurarsi di contratture antalgiche e dolorose, che provocano spesso mal di testa e limitazione di movimento al risveglio.

Nonostante il paziente stia eseguendo cura indicate e d’avanguardia, spesso, ci troviamo di fronte a situazioni dove i risultati vengono vanificati soprattutto dal riposo notturno.

Inoltre, una causa spesso trascurata risiede nella presenza di cicatrici trofiche non correttamente curate e trattate, che, nel tempo, possono provocare danni a carico del sistema fasciale e posturale.

Cervicale sintomi

postura errata dettata dal telefonino

I sintomi della cervicale possono essere vari e, in base alle vertebre o ai muscoli interessati, possono comportare una particolare sintomatologia.

Pertanto, un problema a carico dei dischi o delle vertebre che vanno da C4-C7 provocherà una neuropatia, con un dolore al collo, alla spalla, al gomito e alla mano, uniti a formicolii, parestesie, mancanza di forza, intorpidimento e rigidità del collo e dell’arto superiore.

Sarà molto importante eseguire una diagnosi medica differenziale, poiché anche alcuni muscoli cervicali possono dare una sintomatologia simile alla neuropatia sopra descritta: starà alla bravura del medico e del terapeuta individuare la causa e risolverla nel miglior modo possibile.

Una discopatia a carico delle vertebre superiori, quali C1/C3, invece, darà problematiche nella zona del cranio, con cefalea, mal di testa, cerchio alla testa, giramenti di testa, nausea, vomito, instabilità e sbandamenti.

In caso di tale sintomatologia, andrà eseguito un esame clinico e strumentale approfondito, poiché anche una compressione dell’arteria vertebrale può provocare un senso di sbandamento, dovuto alla riduzione dell’apporto di ossigeno al cervello.

Il torcicollo, invece, è una problematica che deriva da forti contratture, dovute ad un non corretto riposo, come l’addormentarsi sul divano.

Cervicale diagnosi

torcicollo

La diagnosi di questa patologia è di tipo medico, clinico e strumentale: ortopedico o fisiatra eseguiranno test ortopedici e neurologici.

Nella valutazione del tratto cervicale e delle patologie annesse, oltre a queste due figure professionali, ricoprono un ruolo importante anche il fisioterapista e il neurochirurgo.

Nei casi in cui vi siano gravi deficit di tipo neurologico, sensitivo e/o motorio, dovrà essere assolutamente e precocemente effettuata una visita neurochirurgica.

Dopo una diagnosi di tipo medico, il fisioterapista provvederà ad eseguire una valutazione fisioterapica e funzionale del rachide cervicale, dorsale, dell’articolazione scapolo-omerale, del diaframma, dell’ATM, ossia l’articolazione temporo-mandibolare, e dei muscoli annessi.

Ricordiamo che un problema cervicale non è sempre di natura locale e che, quindi, la causa va ricercata anche a distanza.

Esistono dei test ortopedici specifici per la diagnosi di compressione dell’arteria vertebrale.

Cervicale come curarla

tecarterapia-spalla

I trattamenti fisioterapici più indicati e con un alto indice di efficienza sono perlopiù i trattamenti di tipo strumentale, manuale e posturale.

Nella fase acuta, verranno preferiti e consigliati trattamenti con elettromedicali, come la tecarterapia, la laserterapia antalgica, la ionoforesi, la TENS e la magnetoterapia: tali terapie hanno lo scopo di ridurre l’infiammazione e l’edema locale e di rilassare i muscoli e, quindi, ridurre il dolore.

Il trattamento strumentale migliore risulta essere la tecarterapia, poiché permette di agire simultaneamente sulle strutture muscolari, discali e nervosi, unendo al trattamento strumentale quello manuale.

Superata la fase acuta, saranno eseguite tecniche riabilitative manuali per migliorare ulteriormente l’elasticità muscolare, per il ripristino della mobilità articolare e della forza muscolare dell’arto superiore in caso di compressione nervosa della radice brachiale.

Molto utile risulta essere il trattamento miofasciale dei trigger point, oltre che il trattamento osteopatico.

Metodo Mezieres

metodo mezieres napoli

Inventato nel 1947 in Francia dalla fisioterapista Françoise Mézières, il metodo Mézières prevede un approccio in via schematica, che prevede la normalizzazione della struttura del corpo, secondo determinati criteri, per evitare che si manifestino disformismi, quali iperlordosi, scoliosi o cifosi, a causa di disarmonie morfologiche.

Questo metodo si basa sull’idea che molto spesso sintomo e causa del dolore non risiedono nello stesso posto, ma il dolore può essere provocato da una compensazione sbagliata: proprio per questo, in molti casi il fastidio compare in zone di compensazione, pur non manifestandosi in modo chiaro il vero male.

Il trattamento Mezieres consiste in un lavoro strutturale, fatto di posture, ossia di stiramenti, di movimenti articolanti e nel far funzionare gruppi muscolari, senza che siano condizionati da cattive sinergie abituali.

I principi del metodo Mezieres sono semplici, ma applicarli ad un trattamento è storia ben diversa: questo richiede al terapista una grande precisione e un’attenta osservazione di comportamenti adattivi assunti dal corpo.

Scopo della tecnica Mezieres è allentare le tensioni muscolari e ridare ai muscoli accorciati la loro lunghezza originaria; ciò viene perseguito mettendo il paziente in posizioni di stiramento globale, esercitando trazioni continue e simultanee alle estremità delle catene muscolari e impedendo che si attuino compensazioni e adattamenti.

Le posizioni globali devono essere mantenute in modo corretto e per un tempo abbastanza lungo e vanno abbinate ad un lavoro di espirazione, per combattere le lordosi e allungare il diaframma.

Cervicale rimedi farmacologici

I farmaci più utilizzati sono i Fans, gli oppiacei, i cortisonici o i miorilassanti.

Nei casi di infiammazione acuta, si prescrivono soprattutto i farmaci a base di cortisonici, per ridurre l’edema locale e dare un effetto antinfiammatorio.

Se vi è, invece, una problematica di tipo muscolare, come un torcicollo, verranno consigliati dei miorilassanti.

Cervicale rimedi naturali

Esistono molti rimedi naturali per i problemi relativi ai dolori cervicali, come integratori per i nervi, ad esempio il Nicetile, l’utilizzo di una borsa dell’acqua calda o di sciarpe per proteggere il collo da colpi di freddo.

Possono essere utilizzati localmente impacchi di arnica, di Voltaren o di sale iodato, utili solo per avere un rilassamento muscolare o per alleviare il dolore momentaneamente.

Collare cervicale

collare-cervicale

Il collare è utile solo in caso di un trauma diretto, un colpo di frusta e in tutti gli stati infiammatori acuti.

Questo va utilizzato solo per 7 o 10 giorni ovvero il tempo di durata della fase acuta.

Esercizi per la cervicale

Vi è una serie di esercizi consigliati per coloro che soffrano di dolori alla cervicale: questi possono essere eseguiti per migliorare sia il dolore che il movimento e l’elasticità muscolare e solo a patto che non vi sia una fase acuta in atto, per evitare il peggioramento della sintomatologia dolorosa.

Possono essere eseguiti tutti i giorni e più volte al giorno, sia durante la fase di guarigione di una patologia a carico del rachide cervicale che per la prevenzione della stessa.

Regole ergonomiche

Vi sono alcuni comportamenti e abitudini, che, innocui per la maggior parte delle persone, possono, invece, rivelarsi dannosi per coloro che soffrano di cervicale.

Tra questi, ecco alcune regole ergonomiche da seguire, per aiutarvi a migliorare l’aspetto posturale e la relativa sintomatologia dolorosa:

  • leggere a letto: si corre il rischio di assumere posizione sbagliate, che provocano maggiore tensione alla zona di collo e nuca e conseguenti dolori cervicali; prediligete una poltrona o un divano, che vi facilitano nel mantenere una corretta postura durante la lettura, a patto che vi poggiate allo schienale, mantenendo una postura di 90°; però, se proprio non riuscite a star comodi in questa posizione, potete sdraiarvi, per poco tempo, assicurandovi di mantenere la curva naturale della colonna vertebrale e di non poggiare la testa su braccioli rigidi e scomodi;
  • materassi e con cuscini non adeguati: evitate cuscini troppo alti o troppo morbidi e sceglietene di quelli che seguano la naturale curva del collo, magari quelli cilindrici in lattice, pensati proprio per chi soffra di cervicale; inoltre, evitate di addormentarvi sul divano o su supporti privi di un materasso comodo;
  • i capelli bagnati: in qualunque periodo dell’anno, asciugate sempre i capelli prima di mettervi a letto, per evitare di assorbire umidità nella zona cervicale;
  • ignorare il bruxismo: se digrignate i denti durante il sonno, contraendo la muscolatura masticatoria, probabilmente soffrite di bruxismo, che può causare una tensione muscolare eccessiva e conseguenti disturbi nella zona cervicale, con affaticamento dei muscoli del viso e rigidità di spalle e collo;
  • stare seduti alla scrivania in modo scorretto: una posizione sbagliata può portare fastidi e dolori nella zona lombare e cervicale; i principali problemi cervicali sono dovuti a posture scorrette avanti al PC, per cui è importante:
    • regolare l’altezza della sedia: il soggetto deve occupare completamente il sedile, appoggiandosi allo schienale e, inoltre, le ginocchia non devono mai essere più alte del bacino;
    • regolare l’altezza della scrivania: avvicinare la sedia alla vostra scrivania e appoggiare le braccia; inoltre, servirsi di un poggiapiedi fornisce un appoggio ideale alle persone di bassa statura;
    • installare correttamente il PC: la distanza visiva deve essere di 50/80 cm, con il bordo superiore dello schermo ad altezza occhi e, soprattutto, disposto in modo frontale;
    • dotarvi di una corretta illuminazione permette agli occhi di non affaticarsi ulteriormente;
    • inoltre, non sporgete il collo troppo in avanti, non accavallate le gambe, mantenete la schiena dritta e concedetevi una pausa, circa ogni 30 minuti, per non mantenere troppo a lungo la stessa posizione.

Altri consigli utili per il rachide cervicale

  • evitare movimenti sbagliati: il rischio di compiere anche solo un piccolo movimento sbagliato, che coinvolgano e affatichino la zona muscolare del collo e la zona cervicale, è dietro l’angolo;
  • fare attenzione ai colpi d’aria: se soffrite di dolori al tratto cervicale, proteggete sempre questa da correnti d’aria e spifferi e fate attenzione ai rapidi cambi di temperatura, prendendo l’abitudine di portare con voi una sciarpa;
  • alle donne, sconsigliamo di abusare delle scarpe con tacco troppo alto: i tacchi troppo alti sono fortemente sconsigliati a coloro che soffrano di problemi alla schiena e alla zona cervicale, in quanto vanno ad alterare le curve della colonna vertebrale, mettendo sotto sforzo i muscoli di schiena e collo; quindi, limitate il ricorso al tacco 12 e limitatevi ad un più modesto tacco da 3 o 4 cm;
  • evitare eccessi di ansia o stress emotivi: pressioni emotive o psicologico possono causare ad un accumulo di tensioni muscolari in collo, spalle e muscoli che sostengono il cranio, andando ad inficiare sulla zona cervicale.
Pubalgia

Pubalgia

Cos’è la Pubalgia?

Con il termine pubalgia si intende definire un dolore a livello del pube, del basso addome e/o nella regione adduttoria.

In realtà il termine pubalgia è alquanto generico poichè le cause di tale sindrome sono molteplici e proprio per questo motivo effettuare una diagnosi e una cura efficace risulta fondamentale per risolvere tale problematica, talvolta invalidante quando colpisce sportivi agonisti.

In questo articolo andremo ad evidenziare le principali cause della sindrome pubalgica, come diagnosticarla e come curarla.

Quali sono i sintomi Pubalgia?

Il sintomo della pubalgia principale è rappresentato dal dolore in sede retto-adduttoria e un dolore all’inguine.

Tale dolore può comparire a riposo, durante uno o più movimenti, dare dolore al testicolo.

I movimenti che evocano dolore sono la flessione del tronco da supino quando si attivano i muscoli anteriori ( addominali) e i movimenti di intra-extra rotazione dell’ anca o di adduzione e abduzione d’anca.

Quando il dolore è presente la notte o a riposo bisogna indagare a livello viscerale e potrebbe esserci un’infiammazione in atto. Bisogna inoltre differenziare anche questi sintomi con la coxartrosi.

Quali sono le cause della pubalgia?

Le cause di Pubalgia come detto precedentemente sono molteplici circa 70 ma il più delle volte si tratta di una problematica da sovraccarico funzionale.

Colpisce principalmente gli sportivi quali calciatori, ciclisti, tennisti i quali sollecitano la regione retto-adduttoria con movimenti ripetuti e protratti nel tempo causando un’ infiammazione e un accorciamento muscolare e tendineo eccessivo.

problemi di pubalgia

Gli uomini sono più colpite delle donne che possono avere dei problemi di pubalgia dopo il parto a causa della dilatazione del bacino e quindi dell’osso pubico e tessuti annessi per consentire la fuoriuscita del nascituro.

Le principali cause sono uno squilibrio eccessivo tra i muscoli adduttori e addominali, deficit posturali quali intrarotazione femorale, antiversione di bacino o un deficit viscerale.

Un trauma come una caduta su un arto crea una disfunzione del bacino che altera il movimento dell’ilio, dell’osso sacro e del pube.

Una problematica a carico del colon crea una tensione eccessiva nella regione addominale che può provocare dolore in sede retto-adduttoria.

Pertanto nella cura di tale sindrome risulta fondamentale la cura si del sintomo ma valutare il paziente nella sua globalità.

Come si diagnostica?

La diagnosi di pubalgia è di tipo clinico obiettivo e prevede test ortopedici di mobilità articolare, di attivazione muscolare e di forza oltre che digito palpazione dell’area interessata da infiammazione.

Molto spesso il dolore è causato da un infiammazione del tendine adduttore e questo può essere riscontro tramite una semplice ecografia muscolo tendinea.

C’è da sottolineare che esistono vari gradi di pubalgia:

  • 0 grado: dolore quasi assente che compare dopo uno sforzo eccessivo e va via con il riposo e col passare dei giorni;
  • 1 grado : dolore presente durante l’attività agonistica e che va via anch’esso con il riposo funzionale;
  • 2 grado dolore presente durante e dopo l’attività sportiva, durante la deambulazione, durante movimenti come sopra descritti
  • 3 grado: infiammazione cronica dei tendini che talvolta sono affetti da calcificazioni inserzionali, il dolore è sempre presente sia a riposo che durante il movimento, i farmaci non hanno alcun effetto.

Come detto precedentemente la diagnosi risulta fondamentale e pertanto dopo l’accurata diagnosi medica è importante una valutazione da parte di un esperto terapeuta che abbia conoscenza in ambito posturale e osteopatico.

Il terapeuta esperto deve valutare le curve di lordosi e cifosi, gli angoli di valgismo e varismo e valutare singolarmente il movimento di tutte le articolazioni dell’arto inferiore partendo dal piede, passando per ginocchio e anca e valutando la mobilità del pube, dell’osso sacro e dell’ ilio, valutare l’eleasticità dei muscoli adduttori , addominali flessori d’anca(ileo-psoas) e se questi sono soggetti a contrattura.

La differenza nella cura di tale sindrome fastidiosa la fa proprio la valutazione globale del paziente.

La causa di un dolore quasi mai è dove lo si avverte.

Cura Pubalgia : fisioterapia e riabilitaizone.

La Pubalgia cura prevede l’utilizzo di tecniche strumentali e manuali.

La terapia fisica strumentale prevede applicazione che mirano a ridurre dolore, infiammazione, contratture e eventuali calcificazioni tendinee inserzionali.

Gli strumenti più indicati in tale situazione sono la laserterapia , la tecarterapia e le onde d’urto.

La laserterapia e la tecarterapia sono utilizzate in una prima fase laddove vi sia un grado 0 o grado 1 mentre le onde d’urto sono molto indicate in caso di calcificazioni o in presenza di un infiammazione cronica (tendinosi).

La fase di terapia manuale prevede, dopo un accurata valutazione, la manipolazione articolare e muscolare dei tessuti interessati da disfunzione per migliorare il dolore, la mobilità articolare, ridurre le tensioni e contratture, migliorare la forza muscolare.

Molto importante risulta essere il metodo di rieducazione posturale mezieres per riequilibrare la muscolatura posteriore e anteriore sia nella fase di cura che nella fase di prevenzione della pubalgia.

Video di Esercizi a cura di Physio Energy

Se anche tu soffri di pubalgia prenota una visita gratuita allo 0813419278

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